Santi e sfilate

di , 1 Maggio 2016 21:22

Il 1° maggio è la festa dei lavoratori. La festa dei disoccupati la devono ancora inventare, poi faranno la festa degli esodati, la festa dei precari, ed infine faranno la festa ai pensionati che vivono troppo a lungo, così l’INPS risparmierà sulle pensioni.  Ma in Sardegna il 1° maggio  è anche la festa di Sant’Efisio, che si celebra a Cagliari per sciogliere un voto che risale al 1656, per ringraziare il santo che avrebbe salvato la città dalla peste.  Niente a che vedere con “peste e corna“; infatti salvò Cagliari dalla peste, ma non dalle corna che proliferano ancora oggi. Secondo Wikipedia, Efisio nacque ad Antiochia, in Siria, nel 250, (oggi sarebbe considerato profugo ed ospitato in hotel, vitto e alloggio garantiti).  Secondo l’ufficio stampa del Comune di Cagliari, invece, sarebbe nato a Gerusalemme.  Quando queste fonti autorevoli si metteranno d’accordo vi faremo sapere. 

Nasce come festa religiosa e così è stata celebrata per secoli. Fino a quando, a partire dagli anni ’60, è diventata l’occasione per far partecipare numerosi “gruppi folk” che in quegli anni cominciavano a nascere come funghi. Si era in piena riscoperta delle tradizioni sarde; costumi, usanze, feste, rilancio della lingua, malloreddus, pabassinus, vernaccia  e cannonau. Infatti, per dimostrare l’attaccamento alla lingua, i gruppi che indossano i classici costumi sardi si chiamano “folk“, classico termine sardo della Barbagia. No? Beh, non stiamo a sottilizzare. Il fatto è che, anno dopo anno, i gruppi partecipanti alla processione che accompagnava Sant’Efisio, sono diventati sempre più numerosi (partecipare era motivo di orgoglio, specie da quando a fine anni ’70, le televisioni locali cominciarono a fare la cronaca in diretta della festa) e la processione religiosa è diventata più propriamente una sfilata di gruppi in costume, a beneficio di autorità, turisti, fotografi e TV.

Intanto, sempre più numeroso era anche il pubblico che, pur non partecipando alla processione, assisteva al passaggio delle confraternite, dei miliziani a cavallo e del cocchio col simulacro del santo. La festa, grazie anche ad una campagna pubblicitaria di agenzie ed Enti turistici regionali, oltre ai numerosi sardi provenienti da tutta l’isola, richiamò anche turisti dall’Italia e perfino dall’estero. Si allestirono tribune lungo il percorso, in modo che potessero assistere alla processione comodamente seduti e, giusto per onorare la proverbiale ospitalità sarda, i vari gruppi “Folk” (sempre il termine barbaricino) cominciarono ad offrire dolciumi e bevande. E così la festa di Sant’Efisio, più che una processione religiosa che accompagnava il santo dalla città a Nora (il luogo dove venne martirizzato), divenne una sfilata di costumi a favore di telecamere e fotografi, con gentile offerta di specialità locali. Insomma, finì a tarallucci e vino.

La conferma viene da questo articolo pubblicato di recente sul quotidiano locale L’Unione sarda (In vendita i biglietti per Sant’Efisio), nel quale, circa un mese fa,  si annunciava la vendita dei biglietti per i posti nelle diverse tribune sistemate lungo il percorso della processione. I prezzi variano da 15 a 25 euro, secondo l’ubicazione delle tribune, coperte o meno, per un totale di 1.730 posti a sedere. E’ l’unico caso, per quanto ne sappia, in cui si paga un biglietto per assistere ad una processione religiosa. Come si fa al Circo o in un qualunque spettacolo pubblico all’aperto. Il fatto che siano in vendita i biglietti conferma quanto dicevo, ovvero che non è più una processione religiosa; è uno spettacolo a cui assiste un pubblico pagante. E’ diventato una rappresentazione, una passerella di costumi sardi, gruppi folk e belle ragazze che, in atteggiamento da sfilata di moda più che da processione religiosa, sorridono indossando ricchi costumi e  preziosi monili a beneficio di turisti, fotografi e telecamere. Ma allora non chiamatela Festa di S. Efisio, chiamatela rassegna di gruppi folk e traccas addobbate. Una ulteriore conferma è che, come si vede, la foto che accompagna l’articolo non mostra Sant’Efisio, ma una bella ragazza in costume.  Anche le feste religiose si sono evolute, sono diventate mediatiche. Strano che non abbiano ancora messo sul cocchio del santo il logo di uno sponsor. Ma magari ci stanno pensando.  Eh, signora mia, non ci sono più le processioni di una volta.

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