Guelfi e xenofobia

di , 23 Ottobre 2015 20:44

Avantieri su Rete4 il conduttore Del Debbio, parlando ancora di problemi legati all’immigrazione, ha detto che gli fanno schifo gli xenofobi. E perché non si pensasse che l’affermazione gli era sfuggita per sbaglio, lo ha ripetuto “Gli xenofobi mi fanno proprio schifo“.  Bene, abbiamo capito. Certo che una simile perentoria affermazione, fatta da un toscano di Lucca, lascia un po’ perplessi. Ricordiamo tutti le rivalità fra i Comuni toscani, tra Firenze e Siena, tra Pisa e Livorno, tra guelfi e ghibellini; un odio che sfociava spesso in contrasti cruenti, come la battaglia di Montaperti tra i guelfi guidati da Firenze contro i ghibellini guidati da Siena. E Lucca, patria di Del Debbio, stava con Firenze.

Rivalità mai sopite fra le città toscane. Oggi, magari, invece che scontrarsi sul campo di battaglia, se le suonano verbalmente a forza di insulti e battute salaci; ma quell’antico spirito di contrapposizione esiste sempre. E non solo esiste rivalità fra i borghi toscani, ma anche all’interno delle stesse città, fra rioni e quartieri. Basta pensare alla rivalità fra le contrade senesi che esplode in occasione del Palio. La Toscana esprime benissimo, ne è la prova storica più evidente, il fortissimo spirito campanilistico che domina l’Italia e gli italiani (Le eterne rivalità dei campanilismi). Si trova sempre qualche buon motivo per mettersi gli uni contro gli altri. E quando non ci sono rivalità di campanile, ci si schiera gli uni contro gli altri  per questioni di glorie nazionali, tra tifoserie da stadio: Bartali e Coppi, Callas e Tebaldi, Verdi e Puccini, e pure Sant’Ambrogio contro San Gennaro. E quando proprio non c’è di meglio, si scende in campo scapoli contro ammogliati. L’importante è schierarsi “contro” qualcuno. Ed ora questi toscani che non si sopportano nemmeno fra loro, fra gli stessi toscani a distanza di pochi chilometri, vengono a dirci che gli fanno schifo quelli che non sopportano gli stranieri che arrivano dall’altro capo del mondo: da “su corr’e sa furca“, si dice da noi. I toscani, e gli italiani, possiamo prenderli a calci nel sedere, ma gli africani dobbiamo accoglierli a braccia aperte. Non cercate una logica in questo atteggiamento; non c’è. Anche Renzi è toscano; il che spiega molte cose.

Non ci si sopporta tra vicini di casa, spesso ci si ammazza a causa dei panni stesi sul balcone o per il parcheggio condominiale, ma poi si pretende che gli italiani aprano le proprie case a quei disperati che arrivano dall’Africa nera e li accolgano con gioia,  sorrisi, abbracci, la banda musicale, tarallucci e vino, spari di razzi, granate, mortaretti, e gli garantiscano vitto, alloggio e paghetta settimanale a proprie spese. Ecco perché appare molto discutibile l’affermazione di Del Debbio, e suona quasi falsa. Ancor più se consideriamo che il suo programma (sia Quinta colonna che Dalla vostra parte) insiste quotidianamente proprio sui gravi problemi che l’immigrazione sta creando nelle città italiane, specie nelle periferie dove spesso i migranti vengono sistemati in edifici pubblici e privati frettolosamente adattati alla meno peggio per l’occasione, e nei centri e strutture di accoglienza ormai al collasso. E non manca di collegarsi con le varie piazze d’Italia, dove la situazione è più drammatica ed insostenibile, per dare voce e sfogo alla rabbia degli italiani che si sentono minacciati dalla presenza crescente e senza controllo di migliaia di immigrati che occupano strade e piazze e costituiscono un serio pericolo per la sicurezza dei cittadini.

L’atteggiamento più comune alle persone intervistate nelle piazze, lo si capisce benissimo dalle parole di protesta e dal tono degli interventi, è quello di insofferenza verso gli immigrati, visti come causa di degrado delle città e di minaccia alla quiete sociale. E’ xenofobia pura, anche se evitano di dirlo chiaramente, perché andrebbero incontro alla condanna dell’opinione pubblica plagiata dal pensiero unico dominante e potrebbero incorrere anche in sanzioni penali (vedi legge Mancino). E’ quello che pensano tutti, gli si legge in faccia. Sembra che da un momento all’altro qualcuno stia per dirlo chiaramente con un urlo liberatorio e che la folla intorno esploda in un lunghissimo applauso, evocando una delle scene cult del cinema italiano; la battuta di Fantozzi sulla Corazzata Potemkin. Lo pensano tutti, ma nessuno lo dice. Anzi, negano con forza ogni motivazione xenofoba e razzista. Ecco perché anche il conduttore, mentre dà ampio spazio alla rabbia dei cittadini, si affretta al tempo stesso, a dichiarare la propria condanna del razzismo e affermare che gli xenofobi gli fanno schifo; una versione mediatica del “qui lo dico e qui lo nego“.

Forse non si rende conto che in tal modo contraddice, in maniera fin troppo evidente, proprio lo spirito che anima tutto il programma. Come se Santoro affermasse che gli fanno schifo quelli che parlano male di Berlusconi. Ma forse anche Del Debbio ogni tanto, per campare tranquillo, deve pagare un piccolo tributo al politicamente corretto e barcamenarsi tra un servizio che agita le piazze contro gli immigrati, la condanna del razzismo e lo schifo verso gli xenofobi.  Non so se lo faccia volutamente o inconsciamente. Di certo, visto che lo fa,  non gli fa schifo. La coerenza in questo caso non c’entra, è momentaneamente sospesa. L’ipocrisia, invece, in televisione è di casa.

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