Tzatziki, grechi e santuari

di , 22 Luglio 2015 13:33

Perle di stampa, tanto per cominciare la giornata in allegria.

Di recente, nel post “Renzi, Fibonacci ed il bulgur“,  ho parlato del “Tabbouleh“, una insalata libanese proposta dal sito “Piattoforte” che ha come sottotitolo “Cucinare italiano“. La stranezza è che un sito che si propone la valorizzazione della cucina italiana proponga una ricetta libanese. Forse si è trattato di un caso isolato? Una concessione occasionale alle ricette esotiche? Vediamo, oggi lo stesso sito propone ancora una salsina particolare, lo “Tzatziki“. E se lo propone “Cucinare italiano“, deve essere una specialità italiana. Chi è che non conosce lo Tzatziki? Lo conoscono tutti, da Gorizia ad Agrigento, da Aosta a Pompu. Siamo cresciuti tutti a pane e tzatziki. O forse no. In realtà si tratta ancora di una specialità mediorientale. E se siete curiosi di sapere cos’è guardate qui “Insalate e condimenti; salse a base di yogurt“. E buon appetito.

Questo titolo compariva ieri sul sito del Giornale. L’articolo parla della ricerca sul DNA dei siciliani per accertare la discendenza dai coloni greci che, per il Giornale, diventano “Grechi“. Nonostante già da ieri i lettori abbiano segnalato l’evidente errore, nessuno si è preso la briga di correggerlo. Lo hanno fatto solo poco fa (intorno alle ore 13).  E questo articolo compare, giustamente, nella sezione “Cultura”. Già, ma chi si occupa di cultura al Giornale? Forse Topo Gigio, Cip e Ciop, Qui, Quo Qua? E’ solo l’ennesima dimostrazione che oggi si scrive con i piedi, solo per riempire le pagine, senza nemmeno verificare quello che si scrive.

Ed ecco un’altra perla, questa volta riportata oggi da L’Unione sardaUna casa santuario…”. La casa-santuario si trova a Sestu ed è quella di Emanuela Loi,  la ragazza morta nella strage di via D’Amelio di 23 anni fa che costò la vita al giudice Borsellino ed agli agenti di scorta. Giusto ricordarla. Ma perché parlare di “casa-santuario“? Perché bisogna sempre esagerare, eccedere, usare iperboli, metafore che spesso sono del tutto fuori luogo? Cos’è un santuario? Lo sanno tutti, anche i bambini, è un luogo sacro, un tempio, un luogo di culto. E se proprio si hanno dei dubbi, si va a consultare un vocabolario.  Basta cercarlo in rete. Ecco cosa dice il sito della Treccani: “Santuario. Nelle varie tradizioni religiose, luogo che ha acquistato carattere sacro per la manifestazione o la presenza in esso della divinità, o perché connesso a eventi e fenomeni considerati soprannaturali; nell’antica religione ebraica, la parte più interna e più sacra del tempio, cioè il sancta sanctorum; nella tradizione cristiana, luogo di devozione legato a eventi o manifestazioni divine della Madonna, dei santi e dei martiri; anche, parte della chiesa dove sono conservate reliquie o immagini miracolose, che perciò è oggetto di particolare venerazione e meta di pellegrinaggi.”.  Chiaro?

Allora, cari cronisti d’assalto, cosa c’entra il santuario con la casa della Loi? Significa che dobbiamo aggiungerla all’elenco dei santuari; Lourdes, Fatima e Sestu? Significa che in Sardegna abbiamo ora due santuari; quello di Bonaria e la casa di Emanuela? Ma che bisogno c’è di ricorrere a questi inutili  trucchetti semantici per parlare della casa di una persona morta in servizio e che non ha alcun bisogno di vedere manipolata la sua immagine ed il suo ricordo? Ma perché certi cronisti non tornano nei campi a zappare? C’è tanto bisogno di braccia in agricoltura. Purtroppo, oggi questa è la stampa.

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