Renzi, Fibonacci ed il bulgur

di , 5 Luglio 2015 22:14

Grecia o non Grecia, vinca il Sì o vinca il No, gli italiani non hanno niente da temere, possono dormire sonni tranquilli: “Gli italiani non abbiano paura“. Lo dice il premier Matteo Renzi.

Forse, per restare fedele alla sua passione per i messaggini veloci, manderà questo tweet a tutti gli italiani: “#italianistatesereni“. Lo dice quello che circa un anno e mezzo fa, subito dopo essere stato eletto segretario del PD, mandò un tweet a Enrico Letta, rassicurandolo e garantendo il pieno appoggio del partito al governo: “enricostaisereno“, scrisse. Una settimana dopo lo sfiduciava in direzione Pd e lo sfrattava da Palazzo Chigi. Ecco, questo è il tipo, l’uomo coerente che mantiene le promesse e la parola data. Uno del quale ci si può fidare ciecamente perché, se fa una promessa, cascasse il mondo e costi quel che costi, la mantiene.

Verba volant, dicevano i latini. Ma oggi non volano solo le parole, volano anche gli scritti e le dichiarazioni firmate (specie se sono fatte tramite Twitter da ex lupetti boy scout).  Non ci si può fidare nemmeno dei media e dell’informazione ufficiale.  Bisogna prendere tutto con beneficio d’inventario, in attesa di verifica e conferma. Spesso si scoprono contraddizioni nello stesso sito, nella stessa pagina. Si usano con leggerezza parole, frasi, espressioni, senza curarsi che il loro uso sia corretto. Un esempio di questa spregiudicatezza linguistica lo constatiamo in uno spot pubblicitario che proprio in questi giorni passa in televisione.

La scena mostra una signora che, seduta nell’auto ferma al distributore di carburante, parla con qualcuno al telefonino e dice che   il gestore le sta consegnando un “codice“. “Il codice da Vinci o il codice di Fibonacci?”, risponde la voce fuori campo, pensando di essere spiritoso. Forse l’autore dello spot vuole essere originale, divertente, dare prova di erudizione usando citazioni letterarie e matematiche. Già, ma cos’è questo “codice di Fibonacci“? Qualunque ragazzino delle superiori lo sa (si presume e si spera). E’ una successione numerica nella quale ogni numero è dato dalla somma dei due numeri che lo precedono (0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13 etc.). Già, ma questa si è sempre chiamata “Serie di Fibonacci“; serie, non codice. La si può chiamare anche successione o sequenza; ma non codice, perché il termine “codice” ha un diverso significato che poco o niente ha a che fare  con quella serie di numeri.

Allora che bisogno c’è di inventarsi una denominazione del tutto arbitraria? Perché si deve per forza dare prova di creatività anche quando è fuori luogo? Perché, senza una ragione plausibile, si  stravolge ciò che è consolidato nel tempo? Ecco un esempio di uso improprio del linguaggio. Ma ormai tutto è casual, anche l’informazione, e la mania di cambiamento, la distruzione di tutto ciò che rimanda al passato è diventato lo sport nazionale degli intellettuali in offerta speciale, dei “creativi” in libera uscita e dei parolai mediatici. Ma non c’è da sorprenderci. Ogni giorno, leggiamo e  sentiamo di più e di peggio. Un esempio del grado di cultura di personaggi pubblici (e purtroppo questo sembra essere il livello medio) lo troviamo qui: “L’onorevole ed il Pi greco“.

Vediamo un’altra curiosità di carattere gastronomico. Oggi le ricette di cucina vanno forte. In televisione, dalla mattina alla sera, i cuochi sono una presenza fissa.  E spazi dedicati alla gastronomia sono presenti su tutte le riviste e siti web di informazione.

Oggi, in bella evidenza nella Home del portale Tiscali, nella sezione   Lifestyle , troviamo questa ricetta:  ”Tabbouleh“. Sembra il nome di una danza haitiana, ma è un’insalata, fresca, facile da preparare (dicono) ed esotica. Difficoltà “facile“, preparazione “10 minuti“, cottura “10 minuti“. Più facile di così non si può. Questa saprebbe farla anche Antonella Clerici. Ingredienti: prezzemolo, cipollotto, pomodorini, succo di limone, menta, olio extravergine di oliva e…due etti e mezzo di bulgur. Tutte cose che abbiamo sempre a disposizione. Chi è che non ha in casa una scorta di bulgur?  E una di quelle cose che non possono mancare in ogni cucina italiana: olio, aceto, sale, zucchero,  prezzemolo e…bulgur. Se momentaneamente siete sprovvisti di bulgur (può succedere), fatevi una classica insalatina mista all’italiana con quello che avete in casa e la  “Tabbouleh” (insieme a chi la propone) mandatela a quel paese (in Libano).  Ma la cosa curiosa è che questa strana ricetta esotica  è proposta dal sito…

Oplà “Piattoforte, cucinare italiano“. Un sito di cucina che, come dice il nome,  si propone la valorizzazione della cucina italiana e dei prodotti italiani e che, invece che parlarvi di lasagne, carbonara, fondua valdostana, risi e bisi e impepata di cozze, propone una ricetta libanese a base di bulgur, un oggetto  misterioso che fa pensare ad un canto popolare bulgaro. Questa è coerenza, ragazzi. Questa è oggi la rispondenza fra parole e fatti. Mi sa che questi, invece di farsi l’insalata libanese, la “libanese” (quella buona) se la fumano in dosi massicce.

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