Eco e gli imbecilli del web

di , 11 Giugno 2015 20:40

Umberto Eco ha ricevuto la laurea honoris causa in “Comunicazione e cultura dei media” dall’università di Torino, la stessa dove, nel 1954, si era laureato in filosofia. Ne aveva proprio bisogno. Oggi una laurea honoris causa non si nega a nessuno, ce l’hanno cani e porci.

E visto che è esperto di “Comunicazione e cultura dei media” può, a buon diritto, esprimere il suo autorevole parere sul web. Ed ecco cosa dice: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli.”.  Il nostro illustre semiologo forse dimentica che il diritto di parola a tutti, compresi gli imbecilli, non è un’invenzione dei social media, è un principio cardine della democrazia, garantito dalla nostra Costituzione. Ed Eco è uno di quelli che, da buon intellettuale di sinistra, dovrebbe difendere con tutte le forze ed a costo della vita, Voltaire insegna, il diritto alla libertà di pensiero e di espressione a tutti: imbecilli compresi. Ma evidentemente il nostro intellettuale, ormai ultra ottantenne, deve aver avuto una qualche piccola crisi d’identità, o forse teme che se tutti hanno diritto di esprimersi possa risultare sminuita la sua autorevolezza. E non se la sente più di accettare il fatto che tutti abbiano diritto di parola (e magari di voto) e che, sui social media,  il suo pensiero  sia sullo stesso piano di quello dello scemo del villaggio.

Insomma, la democrazia sarà una gran bella cosa, la Costituzione pure, ma non è accettabile essere sullo stesso piano di qualunque imbecille perché (come diceva il marchese del Grillo ai popolani): “Io so’ io e voi non siete un cazzo.”. Peccato che il nostro filosofo e semiologo di grido abbia aspettato 83 anni per rendersi conto di questo piccolo inconveniente. Meglio tardi che mai. Eh sì, caro Eco, chi concede il diritto di parola a tutti, idioti compresi, non è internet, è la democrazia. L’ha capito un po’ tardi. Ma non è il solo ad avere i riflessi lenti. C’è una folta schiera di illustri pensatori, specie di area sinistra, che solo in età avanzata scoprono l’acqua calda e si rendono conto delle stronzate che hanno sempre spacciato per ideologia e verità assoluta e per una vita hanno scassato gli zebedei a chi non era d’accordo con loro. Così Umberto Eco oggi scopre che non gli va bene quello strano principio dell’uguaglianza dei cittadini, la libertà di espressione e che  il suo eccelso pensiero sia sullo stesso piano di quello dello scemo del villaggio.

Quindi, caro Eco, visto che l’uguaglianza sancita dalla democrazia le va stretta e ritiene ingiusto il diritto di parola a tutti, cominci a riflettere sui principi fondanti di quella democrazia che si dà sempre per scontata, come miglior sistema possibile, quel sistema così perfetto che lo  si vuole esportare ed imporre, anche con la forza e le bombe, in paesi esotici dove la gente segue ancora i califfi, porta in testa il turbante o un canovaccio da cucina tenuto con una specie di giarrettiera e sembra ferma a Le mille e una notte, è allergica  ai diritti umani come noi li concepiamo ed ha  una congenita idiosincrasia nei confronti dei principi di uguaglianza e democrazia. Ecco, caro professore, faccia un accurato studio sulle contraddizioni della democrazia e cerchi, se le riesce, di trovare la soluzione al problema della quadratura del cerchio “democratico”: come conciliare la libertà di parola a tutti e la necessità di distinguere il pensiero dell’imbecille da quello del premio Nobel.

Più o meno è lo stesso tipo di problema del voler garantire, come fece Fassino nel suo discorso all’ultima assemblea dei DS, quella in cui approvarono la fusione con la Margherita e la creazione del PD, il riconoscimento del merito individuale e la tutela dell’uguaglianza. Fassino non spiegò come avrebbe risolto il problema; non lo spiegò in quel discorso e non lo spiegò nemmeno in seguito. Non lo ha spiegato ancora nessuno: forse perché è una di quelle astruserie ideologiche senza capo, né coda, buone solo per ingraziarsi il popolo e abbindolare gli ingenui.  Ma Fassino non è un filosofo, né un semiologo, né un esperto di “Comunicazione e cultura dei media” come lei.  Ci provi, Eco, ci provi. Provi a conciliare la meritocrazia con l’uguaglianza ed a spiegare razionalmente e logicamente il principio per cui il voto del Nobel e dello scemo del villaggio hanno lo stesso valore. Perché, è bene ricordarlo, questo dice la democrazia. Non internet e i social forum, Eco, ma la democrazia. Magari trova la soluzione geniale e la prossima volta le assegnano un’altra laurea honoris causa in scienze politiche. Auguri.

Statisticamente gli intellettuali, le menti eccelse, i Nobel, i cervelloni, gli accademici, sono una esigua minoranza della popolazione. Significa che tutti gli altri potrebbero essere, secondo il parere di Eco, considerati imbecilli o quasi. Ma questa sarebbe la maggioranza della popolazione. “Il 50%+1 di imbecilli è una maggioranza: di imbecilli“, diceva Clericetti. Allora bisognerebbe ricordare che il rispetto della volontà della maggioranza è un altro dei principi fondanti della democrazia. Quindi se la maggioranza è costituita da imbecilli, gli imbecilli non solo hanno diritto di parola e di espressione sui social media, in piazza, al bar e dove gli pare, ma hanno anche diritto di governare: infatti per governare non è necessario avere un titolo qualunque o superare un esame, una prova o un test. Tutti possono andare in Parlamento; anche gli imbecilli e lo scemo del villaggio. E’ la democrazia, bellezza. Eco dimentica anche questo piccolo dettaglio? Troppe amnesie, professore.

Ho l’impressione che Eco appartenga a quella folta schiera di ferventi e convinti “democratici” che a parole difendono a spada tratta la democrazia e la libertà di pensiero, di parola, di stampa, tutte le libertà possibili, ma a condizione che siano dalla loro parte. La democrazia è bella solo se sei dei nostri, solo se si è omologati al  pensiero unico, solo se è di sinistra; altrimenti non è democrazia e la libertà di espressione è momentaneamente sospesa. E soprattutto gli imbecilli dovrebbero tacere. Solo gli accademici, meglio se hanno anche una laurea honoris causa in “Comunicazione e cultura dei media” hanno diritto di parola; gli altri, il popolino illetterato, gli imbecilli e lo scemo del villaggio, devono solo tacere, ascoltare in religioso silenzio e applaudire il capo. Non devono pensare, devono solo adeguarsi al pensiero unico del partito, perché, come diceva il Migliore, Palmiro Togliatti: “La verità è ciò che conviene al partito“. Questa è la libertà di pensiero, di espressione e di stampa per la sinistra. Si racconta che  Stalin usasse dire ai suoi collaboratori: “Potete esprimere liberamente il vostro pensiero, purché siate d’accordo con me.”.  Chiaro?

Vedi

- Libertà e uguaglianza

- L’idiota e la democrazia

- Democrazia in pillole

- Democrazia e voto popolare

- Democrazia e pentole

- Democrazia e maggioranza

- Lo strano concetto di maggioranza

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