Ama il prossimo tuo

di , 12 Febbraio 2015 19:12

Amare il prossimo: anche se il prossimo è il tuo peggior nemico?  Sembrerebbe di sì. Questo dice il Vangelo e ripete spesso il Papa: “Ama il prossimo tuo come te stesso“. E se il prossimo è un criminale? Amarlo “come se stesso” significa identificarsi nel prossimo, significa che tu e il criminale siete simili; ovvero che anche tu sei o ti consideri un criminale. E se il “prossimo” è il tuo carnefice, significa che ti identifichi nel carnefice e diventi carnefice di te stesso. Non vi pare che ci sia qualcosa di contorto e aberrante in questo concetto? Amare il prossimo come se stessi significa, quindi,  amare anche il proprio nemico, amare chi ti odia e chi mette a rischio la tua stessa vita. Significa amare i malvagi, i truffatori, i ladri, gli assassini, i criminali. Significa mettere sullo stesso piano il bene ed il male, l’amore e l’odio, la vita e la morte. Significa cancellare di colpo l’etica dalla storia del pensiero umano ed annullare tutti i precetti morali.

E si arriva al paradosso che, mentre si invita all’amore universale, al tempo stesso, si dice che al mondo esiste il male, il diavolo, Satana, e che il male va combattuto con tutte le nostre forze. Si dice che alla fine dei tempi il male sarà sconfitto ed il bene  trionferà. Significa che è da sempre è in atto una lotta fra il bene ed il male. Sono, quindi, due entità perfettamente distinte, inconciliabili ed in eterno conflitto. Non sono sullo stesso piano, né simili, né equivalenti, né interscambiabili, né eticamente assimilabili; sono due entità che si combattono e cercano di annullarsi a vicenda. E, subito dopo, si afferma che dobbiamo amare il male come noi stessi. Ovvero, è come affermare che noi stessi siamo il male.

Se il male esiste ed è una minaccia  costante, significa che è diritto-dovere di ognuno combattere il male con tutti i mezzi. Significa che è diritto-dovere salvaguardare la propria esistenza e difendersi da chi la minaccia.  Amare il prossimo che ci minaccia è contro la prima legge di natura insita nel profondo dell’animo umano e di qualunque essere vivente: la sopravvivenza. L’istinto di conservazione, di riproduzione, di sopravvivenza, di perpetuazione della specie,  è la prima e più forte pulsione che anima qualunque forma di vita nell’universo; che sia uomo, animale, vegetale, che sia un santo, un filo d’erba o un’ameba. E’ la causa stessa della vita, della sua espressione e della sua perpetuazione. E qualunque forma vivente, fin dalla nascita, lotta per la propria sopravvivenza, anche a scapito e danno di altri membri della stessa specie. Chi attenta a questo principio, quindi, commette un crimine contro natura, perché tende a stravolgere ed annullare il primo e fondamentale principio della vita. E come si può mettere sullo stesso piano chi segue, ama e rispetta le leggi di natura e chi le combatte, le disprezza, le odia e vuole annullarle? Come si può affermare la necessità di combattere il male, se, al tempo stesso, si insegna ad amarlo? Come si può pretendere di identificare la vittima con il carnefice? Come si può amare chi ti odia? Come si può considerare simile a se stesso chi ti aggredisce, ti tortura e ti  toglie la vita?

Quel principio è chiaramente contradditorio, è un tragico paradosso. E’ un principio che genera una morale da schiavi, da sottomessi, da vittime designate e consenzienti, da aspiranti martiri che hanno in totale dispregio il dono più grande, la vita. Ed è deprecabile predicare la necessità di amare il prossimo come se stessi, a prescindere da qualunque considerazione, distinzione e valutazione di carattere morale. E’ deprecabile il principio e la sua attuazione pratica, poiché le conseguenze sono catastrofiche per chi le applica. Amare chi mette a rischio la nostra vita non solo è un peccato gravissimo contro la legge naturale che alberga nel cuore dell’uomo fin dalla nascita, ma è un evidente sintomo di grave patologia masochistica, quando non è vera e propria idiozia. Proprio i credenti dovrebbero avere molti dubbi sulla validità di questo precetto. Se è vero che l’uomo è creato di Dio è nostro dovere rispettare e difendere la vita come il dono più grande e prezioso che Dio ci abbia donato. Metterla a rischio porgendo l’altra guancia a chi ci offende o ci minaccia e, ancor più, amando il nemico che mette in pericolo la nostra vita, è come disprezzare il dono divino, è sminuire il valore della vita, è un peccato gravissimo contro Dio. Amare il nemico che ci minaccia e rinunciare ad usare tutti i mezzi per difendersi equivale a suicidarsi. Ed anche il suicidio, per i credenti, è peccato gravissimo. Amare il nemico non è da santi, è da idioti. Checché ne dica il Papa.

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