La vecchia, il tiranno e le quirinarie

di , 29 Gennaio 2015 15:24

Sono partite le votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Da un mese non si parla d’altro sui media. Ogni giorno l’argomento principale sulla stampa, su internet, in televisione, è il “Toto presidente“, con elenchi di personaggi che entrano ed escono dalla lista dei papabili. Si stilano graduatorie, si fanno sondaggi, si propongono i nomi più accreditati, si ipotizzano accordi segreti. In queste occasioni si scatenano le nostre menti più acute, gli opinionisti più in voga, gli esperti quirinalisti, le penne più autorevoli della stampa. Insomma, è una gara a chi è, o ritiene di essere, più titolato a fare previsioni.

Mentre ancora non si conosce la posizione ufficiale dei maggiori schieramenti politici (tengono rigorosamente segreto il nome dei propri candidati), i grillini, come loro abitudine e secondo la loro visione di democrazia virtuale, ancora una volta si affidano alla rete per scegliere i loro nominativi, le chiamano “quirinarie“. Ma vista la situazione politica generale ed il totale degrado della nazione, sarebbe più appropriato chiamarle “buffonarie“.

Così arriviamo alla svolta. Si è appena concluso, finalmente, il lungo mandato presidenziale di Napolitano, l’unico nella storia della Repubblica, ad essere stato eletto per la seconda volta; abbiamo avuto il presidente bis, il sequel, “Napolitano 2, la vendetta”.  Cosa penso di Napolitano e di come ha svolto il mandato l’ho scritto tante volte in questi anni. Si capì subito che il suo ruolo non sarebbe stato quello dei presidenti che lo avevano preceduto. Lo disse chiaramente fin dal suo insediamento: “Non mi limiterò a fare l’osservatore“, disse.  Più chiaro di così non poteva essere. In queste poche parole c’era tutto il suo programma. Ha mantenuto fede alle promesse. Non passava giorno che  non intervenisse su tutti gli argomenti possibili, dalla politica interna a quella estera, dall’economia all’attualità, dai lavori parlamentari alla cronaca, e che i media non riservassero ampio spazio a tutte le sue “esternazioni presidenziali“. Questo suo eccessivo presenzialismo e protagonismo lo sintetizzavo così: “Canta ogni giorno il galletto del Colle. E’ convinto che se non canta non sorge il sole.”

Non solo non si è limitato ad essere il rappresentante dell’unità nazionale, imparziale e super partes, ed il supremo garante della Costituzione, come da prerogative costituzionali, ma è stato, a tutti gli effetti, un soggetto politico che ha condizionato fortemente la vita politica, l’attività parlamentare e la formazione dei governi, degli ultimi 9 anni. Ma tutti facevano finta di non accorgersene, perché la stampa ha una innata predisposizione al servilismo nei confronti del potere, perché non si sa mai, perché è meglio averli amici che nemici e perché “tengo famiglia…”. Solo ultimamente,  specie dopo le dimissioni di Berlusconi nel 2011 e l’ascesa al governo di tre personaggi non eletti dal popolo, Monti, Letta, Renzi, qualcuno ha cominciato a dire che, forse, ha esagerato e che spesso è andato oltre il ruolo costituzionale. Ed hanno cominciato a chiamarlo “Re Giorgio” ed a capire quale pericolo sia stato per l’Italia. Ecco uno dei tanti articoli che ne parlano, riprendendo quanto scritto da un ricercatore inglese: “Il nostro Presidente della Repubblica è la vera minaccia della democrazia italiana“.

Si è parlato di golpe, di accordi segreti a livello europeo, con la complicità dello stesso Napolitano, per far cadere Berlusconi. Ne ha parlato chiaramente Alan Friedman nel suo libro “Ammazziamo il gattopardo“, con tanto di interviste a Monti, a De Benedetti, e dettagli e testimonianze che confermano l’ipotesi del complotto. Ma nemmeno questi fatti gravissimi hanno portato ad una seria  valutazione dei fatti. Napolitano si è limitato a dire che tali illazioni erano solo “fumo“, senza specificare, come pensano in molti, se ci fosse anche un po’ di arrosto. I compagni del PD lo difendono, gli altri, per quieto vivere,  si astengono da esprimere giudizi e tutto procede come prima.

Pare che sia stata nominata, su richiesta di Forza Italia, una Commissione parlamentare d’inchiesta. Ma finirà come tante altre inchieste italiane, a tarallucci e vino (specie quando le inchieste riguardano le magagne della sinistra). Eppure gli ultimi avvenimenti sono solo la logica conseguenza di anni di debordante intromissione presidenziale nella attività politica italiana. Con una incidenza nelle scelte e nelle decisioni parlamentari, e nella formazione dei governi, che non si era mai vista nella storia della Repubblica. Ma ormai è tardi per recriminare. Bisognava accorgersene prima. “Del senno di poi son piene le fosse“, recita un vecchio adagio. Non posso fare a meno, però, di ricordare che queste cose le dicevo da subito e le ho ripetute in tutti questi anni.  Ma i piccoli blog di provincia non fanno testo, non fanno notizia, non hanno titolo a rappresentare l’opinione comune e la volontà popolare. Solo le “Signorine grandi firme” della stampa, i tribuni televisivi, i conduttori allineati al politicamente corretto, comici, ballerine, opinionisti di professione e giullari di regime (specie se premi Nobel) sono abilitati a parlare a nome del popolo. Amen.

Bene, ora si cambia. Ma non bisogna esultare, perché se Napolitano è stato un pessimo presidente, non è detto che il prossimo sia migliore. Anzi, bisogna ricordarsi della celebre battuta di Marty Feldman in Frankenstein junior: “Potrebbe andare peggio…potrebbe piovere:”. Già, mai pensare di aver toccato il fondo, potrebbe aprirsi improvvisamente una caverna sotterranea dove continuare a sprofondare. Ma c’è anche una vecchia e simpatica storiella, reminiscenze scolastiche, che è illuminante. E’ l’aneddoto narrato da Valerio Massimo sulla vecchia e Dionigi, il tiranno di Siracusa. Riporto qui una delle tante traduzioni che si trovano in rete.

La vecchia e Dionigi

Mentre tutti i siracusani si auguravano la morte del tiranno Dionigi per  l’eccessiva severità dei modi e la ferocia di animo, soltanto una  vecchia ogni giorno pregava gli dei affinché il tiranno non morisse.  Quando Dioniso venne a saperlo, incuriosito per l’immeritata  benevolenza, fece chiamare la vecchia e chiese il perché facesse questo. Allora quella: lo faccio ben consapevolmente. Quando ero giovane e i  siracusani erano oppressi da un crudele signore, io pregavo per la sua  morte. Quando quello fu ucciso, un tiranno ancora più malvagio prese il  potere e noi chiedevamo agli dei la sua fine. Ora sei venuto a  governarci tu, che sei malvagio quanti altri mai e crudelissimo. E per  tale ragione, nel timore che alla tua morte ti succeda uno ancora  peggiore, prego gli dei che ti conservino a lungo. Così Dionigi non punì la spiritosa  audacia e la vecchia andò via salva e incolume.  

Ecco, mai pensare di aver visto il peggio. Non ci resta che confidare nella buona fortuna e che il Signore ci protegga. Solo un intervento divino può salvarci da questa classe politica indegna, impresentabile e funesta; come una piaga biblica o una gravissima  calamità naturale.

                                                             Re Giorgio e il palazzo

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