Blog, frati e misticanza

di , 28 Giugno 2014 13:56

Che relazione c’è fra il New York Times, i frati di Assisi e l’insalata mista? Vediamo. L’informazione è uno dei miei argomenti preferiti e, data la sua influenza spesso determinante nella creazione dell’opinione pubblica,  dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione da parte di chi ha la responsabilità di governo. Ma forse  a chi detiene il potere va bene così com’è perché sa benissimo come usare i media per i propri fini. I cittadini, invece, non conoscendo i metodi ed i trucchi usati dai persuasori occulti che gestiscono i media, sono del tutto indifesi.

Ne parlo spesso in maniera critica per evidenziare certi  meccanismi perversi e subdoli che si nascondono dietro la facciata del “diritto di cronaca” e la libertà di stampa. L’informazione è usata ed abusata non sempre in maniera chiara e trasparente. Spesso, dietro la facciata dell’informazione, della cronaca, del servizio pubblico, della libertà di stampa, si celano scopi alquanto discutibili: manipolazione dell’opinione pubblica, propaganda politica, pubblicità occulta, creazione di miti, idoli, modelli e stili di vita (vera e propria operazione commerciale che è funzionale al lancio ed alla diffusione di alcuni prodotti) o pura e semplice operazione editoriale al solo scopo di creare profitti, indipendentemente dalla qualità dell’informazione. In quest’ultimo caso, poco conta l’utilità delle notizie. Conta riempire le pagine e, usando richiami forti per incuriosire i lettori, vendere più copie possibile. Come dicevo anche di recente, il 90% delle notizie sono del tutto inutili. Solo un 10% può essere di qualche utilità.

Ecco il punto; l’utilità dell’informazione. E’ davvero un segno di progresso e miglioramento della conoscenza il fatto che ogni giorno siamo inondati da migliaia di news provenienti da ogni angolo del mondo, su argomenti e fatti che non cambiano una virgola della nostra esistenza e non accrescono di una virgola la nostra cultura o le nostre conoscenze specifiche, né hanno una qualche utilità per la nostra attività professionale? Esempio pratico. Vi interessa sapere che ieri, al bar dello sport di Trascagheras, Cicittu concheddu ha perso una partita a scopa con Balloi susuncu ed ha dovuto pagare da bere? Immagino che l’interesse sia zero. Ecco, la maggior parte delle notizie che leggiamo ogni giorno su giornali, riviste, internet, sono di questo tipo. Al massimo possono interessare gli amici di Cicittu e Balloi.

Bene, fatta questa premessa, passiamo alle notiziette del giorno.

Il New York Times chiude i blog (Vedi Tiscali news). Si tratta di blog tenuti da giornalisti dello stesso quotidiano, all’interno del sito. Un’appendice delle pagine ufficiali, un luogo dove i giornalisti possono scrivere più liberamente  e senza troppi vincoli. Ormai anche i quotidiani nostrani hanno questi spazi riservati ai blog tenuti dagli stessi giornalisti. Ma che senso ha che un giornalista che già scrive su un quotidiano abbia anche un suo blog personale, all’interno dello stesso giornale? Mistero. Ma la questione è se questi blog siano o non siano utili. Ecco perché il NYT si è posto il problema ed ha deciso di chiudere la maggior parte dei propri blog. Succede, infatti, che un blog deve essere seguito e per farlo, si finisce per inserire notizie inutili o quasi, giusto per aggiornare il blog e riempire le pagine. Ma niente di drammatico, anzi, secondo i dirigenti del quotidiano, migliorerà la qualità dell’informazione, perché “i lettori saranno contenti e la qualità del Times migliorerà perché i giornalisti non saranno costretti a riempire artificialmente il blog con contenuti artificiali o di scarsa rilevanza“. Appunto, ed io cosa dico da anni?

La questione dell’utilità o meno dell’informazione è così rilevante che, dopo il New York Times,  lo hanno notato perfino i frati francescani di Assisi. Ecco, infatti, una breve news LaPress di stamattina: “Appello frati Assisi a Facebook: rafforzare “Mi piace” con “Mi è utile“. I nostri fraticelli, poveri e snelli, devono essere assidui frequentatori dei social network. Così hanno deciso di scrivere direttamente al patron di Facebook, Mark Zuckerberg, per fare una proposta: “Perché non rafforzare il ‘Mi piace’ con ‘Mi è utile’ per segnalare e far propri certi contenuti della rete – articoli, video, foto – sottolineandone l’importanza agli amici con i quali si è in contatto?”. Ottima idea. Ma, soprattutto, evidenzia il vero problema dell’informazione ai tempi di internet: l’utilità o meno di tutto ciò che passa in rete. Non seguo facebook, ma so che diventa una specie di gara ad avere più amici e che il successo (?) si valuta anche in base a quanti “Mi piace” vengono registrati.

Ma la differenza fra “Mi piace” e “Mi è utile” è fondamentale. E’ la stessa differenza fra ciò che è necessario e ciò che è superfluo, fra le inutili gossipate del giorno e le notizie davvero importanti per i cittadini. Ma noi oggi stiamo creando una società che è fondata sull’immagine, sull’apparenza, sul vuoto culturale, sulla forma più che sul contenuto, sull’apparenza più che sulla realtà. Abbiamo sostituito il necessario e l’essenziale con il superfluo, la persona reale col suo avatar, la vita reale con la realtà virtuale. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che la stragrande maggioranza di tutto ciò che quotidianamente ci passa sotto gli occhi è del tutto inutile ed ininfluente. Mi sa che hanno ragione i fraticelli di Assisi.

Vediamo ora una dimostrazione pratica di questo genere di notizie che sembrano non avere altro scopo se non quello di riempire le pagine e di far guadagnare la pagnotta a giornalisti che, invece, potrebbero impiegare meglio il loro tempo e le loro energie e, soprattutto, in maniera più utile per la società. E’ solo una delle tante che riempiono ogni giorno i TG, i siti in rete, giornali, forum, blog e agenzie di stampa.

La cosa più semplice da preparare in cucina, dopo il panino con salame, è l’insalata. O almeno questo è ciò che può pensare la gente comune. Finché qualcuno che non ha di meglio da fare (e per portare a casa la solita pagnotta), non decide di complicarci anche questa elementare e semplicissima insalatina mista, che ognuno fa a piacere secondo i propri gusti, con le verdure ed il condimento che preferisce. Ci pensa il solito Corriere con una rubrica dedicata alla cucina e che due giorni fa lanciava un titolo allarmistico: “I 7 errori più comuni che rovinano l’insalata”. Oddio, e quali saranno i gravissimi errori nel preparare l’insalata? Il primo, gravissimo, è quello di prepararla sempre con le solite cose, quelle che conosciamo e che ci piacciono. Fate la solita insalatina di lattuga? Magari aggiungete qualche pomodorino? Condite con sale, olio e aceto? Errore. Bisogna variare i componenti, fare la “Misticanza” (o mesticanza) che significa miscuglio, miscela, mescolanza. Se siete romani o laziali o siete in zona, forse sapete cos’è (pare che si tratti di un’usanza romana). Altrimenti, se vi trovate nelle valli tirolesi o nelle assolate campagne della  Marmilla, forse avete qualche dubbio. Ma il Corriere dice che è assolutamente necessario conoscerla e prepararla e non accontentarsi della solita insalatina: “Vietato accontentarsi invece, e accanto alle lattughe e alle indivie più comuni, meglio cercare erbette di stagione, la misticanza, non lesinare nel cercare produttori (o commercianti) che amino differenziare.”.  Chiaro?  Già, ma cos’è questa benedetta Misticanza? Nessun problema, oggi in rete si trova tutto. Basta una breve ricerca ed ecco svelato l’arcano “La misticanza romana; cos’è e come si prepara“. Semplicissima, pochi ingredienti (devono esserci tutti per una perfetta misticanza) che non mancano di sicuro in ogni casa italiana. Eccoli: Indivia, rucola chiamata rughetta, crescione, pimpinella, cicoria selvatica, finocchio selvatico, erbanoce, caccialepre, cresta di gallo, porcellana, tarassaco (pisciacane in dialetto), erba stella, porcacchia, raperonzoli, crespigni, la minutina, la papala (papavero), la barba di frate, il cerfoglio, l’orecchio d’asino. Volendo, aggiungete anche dei fiorellini di campo. E guai se manca anche solo una di queste erbette, vi rovinerebbe la misticanza.

Facile, no? Chi è che non ha in casa, a portata di mano,  tutte queste erbette? E se non le avete poco male, ve le procurate. Signora Gavina, lei si trova ad Aggius, vuole preparare una insalatina veloce per pranzo, ma non ha tutte le erbette per fare la “Misticanza“? Non c’è problema, va ad Olbia, prende il primo volo del mattino per Roma (solo lì può trovare quella originale),  così, forse,  è di ritorno per il pranzo.  Una volta nella capitale, cerchi di introdursi nell’ambiente della mala, perché solo lì potrà reperire le erbette giuste, e si rivolga al puscher della Misticanza. E’ roba che si vende di nascosto, come la droga. Più facile trovare l’eroina che la “Misticanza”. Una volta recuperata la giusta miscela  di erbette (stia attenta che ci siano tutte, altrimenti la Misticanza non viene bene, e che la barba di frate sia proprio di frate e non di un jihadista islamico di passaggio), ora prenda un taxi per Fiumicino, salti sul primo volo per Olbia, torni ad Aggius e prepari finalmente la sua bella Misticanza. Facile, no?  Magari le costa un po’, ma vuole mettere la soddisfazione di fare un’insalata a regola d’arte, secondo i consigli del Corriere?

Fondamentale, quindi, la ”Misticanza” nella preparazione di pasti semplici e veloci. Veloci, si fa per dire, a parte la disperata ricerca su e giù per i  colli romani per trovare la barba di frate, la cresta di gallo  o la porcacchia. A parte il fatto che a casa vi aspettavano per pranzo, con l’insalatina fresca, e dopo  tre giorni di assenza,  dandovi per dispersi,  chiedono l’intervento di pompieri e protezione civile per rintracciarvi, con o senza misticanza. A parte questo, ci sono altri preziosi consigli per le vostre insalate. Per esempio, come usare l’insalata “Iceberg” nella preparazione della “widge salad“, classica ricetta di Canicattì e della Val Camonica. O ricordarvi che la verdura bisogna lavarla. Ma va? E ancora che bisogna dare una spruzzata di sale e poi condire a piacere con olio e aceto. Chi l’avrebbe mai immaginato! E non vi venga in mente di usare le posate da insalata per mescolare le verdure durante il condimento; errore gravissimo, bisogna usare le mani!

Ecco un perfetto esempio di articoli scritti per riempire le pagine, con notizie che non sono notizie o consigli strampalati con ricette improponibili ed irrealizzabili. Ma chi è che conosce tutte quelle erbe elencate per la “Misticanza” e chi è che le ha in casa o riesce a procurarsele  senza ricorrere ai servizi segreti, alla mafia o alla CIA ?  La dimostrazione dell’inconsistenza di questo tipo di “informazione” (?) è che questo pezzo non è nemmeno firmato; forse si vergognano.

Lascia un commento

Codice di sicurezza:

Panorama Theme by Themocracy