Razzismo o cosa?

di , 23 Gennaio 2014 13:38

La nuova pestilenza del 2000 si chiama “razzismo“. E così, al grido di “Dagli all’untore…”, di manzoniana memoria, si scatena la caccia quotidiana ai razzisti. I cacciatori sono i media impegnati a smascherare il razzismo anche dove non c’è. I nuovi “untori” razzisti sono tutti coloro che diffondono il morbo e che, con parole o azioni, forniscono il pretesto per sbattere ogni giorno in prima pagina “gravissimi” episodi di presunto razzismo. Basta un’azione, un comportamento, una  battuta, un’allusione, una dichiarazione, un gesto che anche vagamente possa apparire come insulto, offesa, discriminazione nei confronti di persone di diversa cultura, colore della pelle, religione, etnia, gusti sessuali, e scatta immediatamente l’accusa gravissima di “razzismo“. Ogni giorno vediamo esempi di mostri sbattuti in prima pagina al grido di “Dagli al razzista…”. Ne ho già accennato di recente nel post “Razzismo o idiozia?”.

 Vediamo, tanto per fare degli esempi pratici, alcuni di questi casi di razzismo, riportati recentemente dai media.

1) Razzismo 1 – Cinema e locandine.

Per pubblicizzare l’imminente arrivo nelle sale italiane del film “12 anni, schiavo“, al fine di sfruttare come richiamo l’immagine  di attori famosi, sono stati stampati dei manifesti mettendo in primo piano i nomi ed i volti di due protagonisti conosciuti dal grande pubblico: Brad Pitt e Michael Fassbender, invece che mettere in primo piano lo sconosciuto interprete nero del film. Mai l’avessero fatto, si è gridato subito alla discriminazione e quello che è un normalissimo espediente pubblicitario diventa un gravissimo atto di “razzismo“.

2) Razzismo 2 – Il campo nomadi.

Una poliziotta in servizio in Questura ha fatto pulizia in uno sgabuzzino ed ha commentato l’operazione su Twitter, descrivendo così la confusione del locale in cui erano accatastati alla rinfusa oggetti di vario genere: “Ho risistemato lo sgabuzzino.. m’è sembrato lo sgombero in un campo nomadi… “. Errore gravissimo, guai a citare i campi nomadi come esempio di confusione, sporcizia e di degrado. Anche questo è, ovviamente, un caso di “Razzismo“, così grave che la Questura ha annunciato l’apertura di una indagine e minaccia sanzioni nei confronti dell’incauta poliziotta.

3) Razzismo 3 – Affitti in “nero”.

 Airbnb è una società che offre affitti e scambi di case e camere. E’ presente in 35.000 città e 192 paesi nel mondo ed opera attraverso un portale su internet in cui, oltre ai dati e le immagini degli immobili, compare anche la foto del proprietario del locale offerto.  Cosa c’è di strano? C’è che la Harvard Business School ha condotto uno studio sugli scambi effettuati, prendendo in considerazione la città di New York. Ed ecco che si scopre  l’inaccettabile “discriminazione“, come riferisce il Corriere.it: “Airbnb è razzista’“. Sembra che il fatto che negli annunci compaia anche la foto degli inserzionisti possa influenzare gli scambi a favore dei bianchi ed a scapito dei neri. E quindi lo studio conclude denunciando la “discriminazione” contro i neri (!?). E’ colpa di Airbnb se la gente preferisce locali offerti da bianchi? E’ responsabile la società se i neri, avendo meno scambi, realizzano guadagni inferiori a quelli dei bianchi? Si possono obbligare gli utenti a preferire le case offerte dai neri a quelle dei bianchi?  Questo è “razzismo“?

4) Razzismo 4 - Poltrone in pelle umana (alla Fantozzi)

 Altra notiziona comparsa due giorni fa  ancora su Corriere.it: “La signora Abramovich accusata di razzismo“. Cosa ha fatto di così grave la signora Abramovich? Ha rilasciato una intervista seduta su una poltrona, che poggia su  un manichino che rappresenta il corpo di una donna “nera”,  ispirata alla collezione disegnata dall’artista  pop inglese Allen Jones nel 1967 ed esposta al museo Tate Gallery di Londra. L’immagine, e l’intervista, è stata pubblicata dalla rivista russa  on line Buro 24/7.  proprio il 20 gennaio scorso, giorno in cui negli USA si celebra il Martin Luther King Day. La cosa è stata subito denunciata come estremamente offensiva e, ovvio, “razzista“. Ma allora perché non hanno denunciato l’artista e le sue opere esposte in un museo di Londra? E perché proprio adesso, dopo 40 anni,  scoprono che quella poltrona è razzista?

5) Razzismo 5 – Maschere e caramelle

Pochi giorni fa, sempre su Corriere.it, c’era quest’altra esilarante notizia: “Liquirizia razzista“. Ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate, se non fosse una cosa seria. La ditta tedesca Haribo da decenni produce caramelle gommose molto apprezzate, specie dai bambini. Ma di recente in Svezia  le caramelle gommose alla liquirizia  della linea “Skipper mix“, che riproducono diverse immagini, fra le quali anche antiche maschere africane, sono state oggetto di accese polemiche e contestazioni; sono accusate di sfruttare stereotipi antichi e negativi. Insomma, le maschere africane sono una rappresentazione negativa e, quindi, sono “razziste“. La Haribo, dopo le forti proteste, sia in Svezia che in Danimarca, ha dovuto ritirare dal commercio le sue rinomate caramelle alla liquirizia. Anche le caramelle sono razziste?

Sono solo gli ultimi esempi di un lunghissimo elenco di fatti, dichiarazioni e comportamenti che vengono, senza appello, denunciati come “razzismo“, ma che spesso col razzismo non hanno nulla a che vedere.  E’ una campagna culturale e mediatica che va avanti da anni.  Credo sia spontaneo, visti questi esempi, chiedersi se si tratti di razzismo o di qualcos’altro. Non si sta esagerando con questa campagna di “Dagli al razzista…”? Cosa vogliono ottenere? Non si sta esagerando nel voler vedere razzismo ovunque, anche dove non c’è? Non si corre il rischio di ottenere, per reazione,  l’effetto contrario e di far diventare razzista anche chi fino ad oggi non lo è mai stato? Se si arriva all’assurdo che anche le caramelle alla liquirizia sono “razziste”, non si ha l’impressione di vivere in un mondo surreale completamente fuori dalla realtà? La fine della storia è che a questi maniaci che vedono razzismo ovunque  viene proprio voglia di rispondere che…

 

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