Cuperlo e il complesso di superiorità

di , 3 Dicembre 2013 02:49

La gente “normale” al massimo ha il complesso d’inferiorità. Al contrario, gli ex/post comunisti (quasi) pentiti hanno sempre avuto e continuano ad avere, chissà perché,  il complesso di superiorità. Ergo, se sono “superiori” non sono normali. E’ un concetto che ho ripetuto spesso in passato, anche con esempi pratici. Ma ancor meglio lo ha spiegato qualche anno fa Luca Ricolfi in un volumetto dal titolo eloquente “Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori“.

Dubito, visti i risultati, che i militanti di sinistra lo abbiano letto. E se lo hanno letto forse non l’hanno capito. Oppure, tanto per evitare problemi di coscienza, lo ignorano. Vale la pena di riportare, perché chiarissime, le poche righe di presentazione del libro nel sito sopra linkato:

Un malato d’eccezione: la sinistra italiana. Una malattia subdola: l’antipatia. Una cura possibile: prenderne coscienza e correre ai ripari. In questo libro si evidenzia come la sinistra sia antipatica non solo alla destra, ma anche ai non schierati, al vasto arcipelago degli elettori che non si sentono né di destra né di sinistra. Quattro sono le sue malattie: il linguaggio codificato (io sì che la so lunga), il politicamente corretto (tu non devi parlare come vuoi), gli schemi secondari (tu non puoi capire) e la supponenza morale (noi parliamo alla parte migliore del paese). Luca Ricolfi insegna Metodologia della ricerca psicosociale all’Università di Torino, dirige l’Osservatorio del Nord Ovest e una rivista di analisi elettorale.”

Se pensiamo che l’autore è uno degli intellettuali (come quasi tutti) che gravitano nell’area della sinistra, i “compagni” dovrebbero  prendere in seria considerazione le sue affermazioni. Ma a quanto pare, purtroppo, non si riscontrano segni di presa di coscienza. Questa “supponenza morale“, la vediamo e la constatiamo ogni giorno, sulla stampa, in TV, radio, internet, ovunque queste menti “superiori” abbiano un microfono, una telecamera o uno spazietto a disposizione per illuminare l’umanità con la luce della verità rivelata. Sembra che la superiorità ce l’abbiano connaturata, innata, genetica, come dotazione di serie.  La “sindrome dei migliori” gli viene assegnata di diritto unitamente alla tessera.

Così li riconosci subito, appena accennano anche poche frasi. Riconosci subito quello sguardo di sfida, altezzoso, arrogante, presuntuoso, quel tono da sapientoni “So tutto io“, quell’atteggiamento spocchioso, borioso, supponente, saccente, di chi ti guarda dall’alto in basso perché loro sanno, conoscono, sono illuminati, loro “hanno le mani pulite“, loro sono “persone perbene“, loro sono depositari della “superiorità morale“, loro…sono migliori. E ne sono davvero convinti.

Ne sono talmente convinti che anche quando, in rari momenti di lucidità, sembrano riconoscere onestamente questo loro insopportabile difetto, subito dopo ci ripensano, si pentono e negano quando avevano appena riconosciuto. Affermano qualcosa che subito dopo negano. Negano qualcosa che subito dopo riaffermano. Sembra un giochino paradossale e forse lo è davvero. Facciamo un esempio pratico. Ecco la dichiarazione, parole testuali,  di un esponente di primo piano di quella classe di eletti: Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del PD, ospite a Porta a porta, puntata del 27 novembre 2013 (Qui il video. Vedi h. 01.39.29)

Noi non possiamo più, se mai l’abbiamo fatto abbiamo sbagliato,  presentarci davanti al Paese  e dire: votate per noi, venite da questa parte perché siamo i migliori. No, è un argomento che non regge perché abbiamo delle cose da farci perdonare da parte degli italiani. Però io penso che altra cosa, alla luce delle cose che stiamo discutendo questa sera, è dire al Paese e agli italiani: credeteci, abbiate fiducia perché questa è la parte giusta in termini di principi, di valori, di ricostruzione di un’etica pubblica per questo Paese che è venuta clamorosamente a mancare.”

Sembra una dichiarazione onesta, saggia e del tutto accettabile.  Sembra, ma non lo è. Anzi, è un paradosso. Afferma, infatti, che non possono più presentarsi come “i migliori“, riconoscendo apparentemente che Ricolfi ha ragione. Ma subito dopo afferma che la sua è “la parte giusta“. Ora, se la sua, e quella dei compagni di sinistra, è la “parte giusta” significa che quella degli avversari è la “parte sbagliata“. Significa inoltre che la parte giusta sia, implicitamente,  anche la parte migliore. Altrimenti la sua affermazione non avrebbe alcun senso.

Per un principio di logica elementare quelli che militano nella parte migliore, sono “migliori” di quelli che militano nella parte sbagliata che, pertanto, sono peggiori. Non si rende conto che “i migliori” e “la parte giusta“, concettualmente si identificano, sono la stessa cosa. E non avendo le idee chiare sul significato dei due termini non si rende conto che negando la validità di uno dei termini, nega automaticamente anche l’altro. Oppure li afferma entrambi, cosa che genera un paradosso.

Dice in sintesi: “Non siamo i migliori, siamo la parte giusta“. Se non sono migliori non sono nemmeno la parte giusta. Ma se ritengono di essere la parte giusta sono anche migliori. Le due affermazioni, tuttavia, così come vengono formulate, si escludono a vicenda. Il principio di non contraddizione (caposaldo del pensiero filosofico), evidentemente, non è il suo forte. Magari a quella lezione sulla logica aristotelica era assente, oppure era impegnato nell’ennesimo corteo contro la NATO e l’imperialismo americano.

Bisogna concludere che il buon Cuperlo, ha avuto un attimo di lucidità,  ma subito dopo ha prevalso la fortissima, dominante e ineludibile “sindrome dei migliori“, quella che gli fa credere sempre e comunque di essere migliori degli altri. Non c’è niente da fare, ce l’hanno nel sangue. Così, mentre afferma un principio subito dopo lo nega affermando un altro principio che contraddice il primo. Questa è la strana logica dei “migliori“. Ecco perché applicano costantemente il doppiopesismo e vivono in uno stato di perenne contraddizione, crisi d’identità e di confusione mentale. Difettano di raziocinio e logica. Forse hanno studiato filosofia per corrispondenza e qualche dispensa è andata smarrita per un disguido postale. Oppure, tutto è possibile,  si sono laureati a Tirana, come il Trota.

 

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