RAI3, Kennedy e L’Unità

di , 28 Novembre 2013 14:12

Venerdì scorso, 22 novembre,  RAI3 ha dedicato la serata alla commemorazione dei 50 anni dalla morte di J.F. Kennedy. Prima ha mandato in onda il film “Parkland” ed a seguire la “Serata Kennedy” curata dallo staff di Agorà, con il conduttore Gerardo Greco coadiuvato da Mia Ceran. Niente di particolarmente sconvolgente, se non fosse per un piccolo ed insignificante dettaglio che sembrerebbe casuale, ma non lo è. (Vedi qui il video della puntata “Agorà serata Kennedy“)

Ma partiamo con una piccola osservazione generale. La prima cosa che salta all’occhio è la presenza in studio di un’auto, una Lincoln Continental, simile a quella dove viaggiava Kennedy quando fu colpito. Viene spontaneo ricordare  quante volte Bruno Vespa è stato sbeffeggiato per aver usato a Porta a porta dei modellini, il famoso “plastico“, di luoghi teatro di avvenimenti tragici (classico il plastico della villetta di Cogne). I plastici di Vespa sono diventati un tormentone da usare per farsi beffe del suo programma. Se però certe cose le fa RAI3 allora diventano invenzioni da grande giornalismo.

Così, invece che un modellino di auto, i “compagni” di RAI3 fanno le cose in grande, non badano a spese e portano in studio una vera Lincoln Continental (tanto paghiamo noi). E’ l’occasione per il conduttore per illustrarci le caratteristiche del modello, dirci che è lunga quasi 6 metri (ma l’originale di Kennedy era anche più lunga), che ha 7.000 di cilindrata e che con un litro di benzina fa solo 3 chilometri. Forse nel corso del programma (non lo so perché l’ho seguito solo per una ventina di minuti) avrà rivelato anche la pressione delle gomme anteriori e posteriori.

 

Come se non bastassero le note sulla Lincoln, Greco ci mostra anche una vecchia cinepresa Bell & Owell degli anni ’60, e ci spiega che si caricava a molla. Tutti dettagli, ovviamente, fondamentali per capire e spiegare l’assassinio di Kennedy. Magari se l’auto fosse stata di un’altra marca e la cinepresa pure, forse non avrebbero ammazzato Kennedy. No? Se così non è che senso ha portare in studio una Lincoln ed una cinepresa Bell & Owell? Eppure deve esserci una relazione. Tanto è vero che la corrispondente da Dallas, Giovanna Botteri, azzarda un’osservazione acutissima, ripresa subito dopo anche da un altro acutissimo commentatore, Vittorio Zucconi. Dice la Botteri che se quel giorno a Dallas fosse stata una giornata di pioggia, la Lincoln sarebbe stata coperta e, quindi, non sarebbe stato possibile sparare al presidente. Per la serie “Se mio nonno avesse le ruote sarebbe una carriola“. Questo è grande giornalismo, ragazzi, mica quello di Vespa che porta in studio il plastico di Cogne!

Ma la sorpresa è un’altra. Quasi subito la telecamera riprende la Lincoln da dietro ed in primo piano appare, ben visibile,  una copia de L’Unità con il titolone in caratteri cubitali che annuncia la morte di Kennedy.

Domanda per i più distratti: perché si mostra in primo piano la testata de L’Unità? Anche questo è un dettaglio fondamentale per capire l’assassinio di Kennedy? Oppure? Direi “oppure“. La cosa strana è che  da una ripresa dello studio dall’alto si nota la postazione della giornalista Mia Ceran ed il suo tavolo  sul quale sono disposti a caso dei quotidiani che, immaginiamo, siano del giorno della tragedia. Ma su quel tavolo la copia de L’Unità con il titolone in grande non c’è.

E ancora, da una inquadratura frontale dell’auto si vede che dietro non c’è niente.

Ma allora come si spiega quella inquadratura con L’Unità in primo piano quando riprendono l’auto da dietro? Mistero! In realtà è probabile che la telecamera mobile, quella che fa le riprese da dietro, si sposti dietro un piccolo leggio seminascosto sul quale è posata quella copia de L’Unità. Bene, quella inquadratura viene riproposta ben 4 volte nel corso dei primi dieci minuti (esattamente 10′.5″, lo si può verificare rivedendo il video). Quattro volte in dieci minuti, fra collegamenti con Dallas ed interventi in collegamento esterno di Vittorio Zucconi, Paolo Guzzanti e Oliviero Toscani. Se tanto mi dà tanto, presumo che quella inquadratura sia stata riproposta ancora nel corso della puntata. Non ne sono sicuro perché, come ho già detto, non ho visto tutta la puntata.

Ora si pone un’altra domanda: perché tanta evidenza proprio all’Unità e non ad altri quotidiani? Perché? Perché L’Unità non è insieme agli altri quotidiani sul tavolo della Ceran e viene ripreso a parte con grande evidenza? E perché viene dato tanto rilievo  solo, dico solo, a L’Unità? Si tratta, forse, di una caso di pubblicità occulta?

Ora dovremmo ricordare che qualche anno fa Michele Cucuzza conduceva “La vita in diretta“, un programma pomeridiano di informazione ed intrattenimento, con servizi esterni registrati in varie località. In uno di questi servizi, curato da Gianfranco Agus, girato all’interno di un ristorante, venne inquadrato il nome del locale. Fu uno scandalo, scattò l’accusa di pubblicità occulta e sia Agus che il regista Pillittieri  furono sospesi. Più di recente, marzo 2013,  un altro conduttore televisivo, Alessandro Di Pietro, che conduceva in RAI “Occhio alla spesa“, un programma mattutino di informazione su prodotti alimentari, ebbe l’infelice idea di presentare nel corso di una puntata una “pasta alla soia” specificando la marca.  Per decantarne le proprietà salutari intervistò due “esperti” che ne consigliavano il consumo a diabetici, sportivi e donne in menopausa, senza specificare che quegli esperti erano anche soci dell’azienda produttrice della pasta.  Altro scandalo, altra accusa di pubblicità occulta, multa di 25.000 euro alla RAI, programma chiuso e Di Pietro allontanato dalla RAI.

Già, alla RAI sono molto severi in quanto a pubblicità occulta. Basta un niente e ti chiudono il programma o ti licenziano. A meno che non lo si faccia su RAI3 ed il prodotto non sia “L’Unità“. Allora non è pubblicità occulta, è grande giornalismo. Del resto, fare pubblicità a L’Unità non è una novità per RAI3; nella rete dell’ex PCI è normale fare marchette al quotidiano dei “compagni“, giochiamo in casa. Tanto la Commissione di vigilanza non se ne accorge, quelli si svegliano solo quando devono verificare lo spazio che si dà a Berlusconi, poi dormono. Avevo già segnalato in passato un altro caso evidentissimo di pubblicità a favore de L’Unità. Succedeva ogni volta che a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio era ospite Gramellini che leggeva il suo vangelo sullo stile di Travaglio. Dedicai un post a questa sfacciata “Marketta“. Guardatelo qui (“Fazio e la pubblicità occulta a L’Unità“).

 fazio 2

Naturalmente nessuno ha mai protestato e la Commissione di vigilanza dormiva. Nemmeno Brunetta lo aveva notato; si è svegliato solo pochi mesi fa ed ha scoperto che, udite udite, in televisione c’è una sperequazione di programmi, conduttori ed ospiti, a favore della sinistra. Ma va, sa Brunetta che non lo avevamo mai notato? Ben svegliato Brunetta.

Sarebbe bene prestare più attenzione a questi piccoli e apparentemente insignificanti dettagli. Sono parte integrante ed essenziale di una strategia mediatica funzionale alla creazione dell’opinione pubblica. Sono gli strumenti di lavoro quotidiano dei cosiddetti “persuasori occulti“. La cosa insopportabile di questi professionisti della manipolazione dei cervelli è che sono convinti di essere furbi, più furbi dei cittadini normali, e di poter usare tutti i trucchi possibili della comunicazione, tanto la gente non se ne accorge. Ecco perché i sinistri sono insopportabili. Hanno la pretesa di farci fessi e contenti. E magari in molti casi, purtroppo, ci riescono davvero.

Ma in questo caso non si tratta solo dell’ennesima “marketta” a favore dell’Unità. C’è di più e peggio. Quella inquadratura ripetuta più volte con L’Unità in primo piano, svolge anche un’altra funzione ancora più importante e subdola. L’abbinamento fra L’Unità ed il nome di Kennedy ha una spiegazione più complessa che va ricercata nelle regole e nei principi della comunicazione (pane quotidiano dei nostri persuasori occulti) e nei meandri della mente e dei riflessi inconsci. Ha uno scopo preciso: avvalorare l’idea che gli ex/post comunisti siano equiparati a tutti gli effetti ai democratici kennedyani USA.

E’ una campagna mediatica che va avanti da anni, da quando i nostri “compagni” orfani dell’URSS, dopo la fine dell’impero sovietico, il fallimento e la condanna storica del comunismo, hanno dovuto rifarsi un’immagine credibile, una nuova verginità. Così hanno cominciato a cambiare bandiere, nome, segretari, inni, per far credere che siano qualcosa di diverso dai comunisti. Così sono diventati “democratici“, progressisti, liberal, americani a Roma, fan di Obama e nipotini di Kennedy. Il gioco è fatto. Per mascherarsi e far dimenticare le origini hanno cambiato tutto, hanno smesso le bandiere rosse, non si chiamano più comunisti, Veltroni compra casa a Manhattan, Bersani porta corone di fiori sulla tomba di Kennedy, usano slogan tipo “I care…”, si presentano in maniche di camicia come Obama  e invece che Bandiera rossa cantano “Over the Rainbow“. E se gli si chiede quali siano i loro “padri nobili di riferimento” Bersani dice di ispirarsi a Papa Giovanni (!?) e l’orecchinato Nichi Vendola indica il cardinale Martini (!?). Sembra una battuta da Zelig, invece è vero (Papi e cardinali ispiratori della sinistra).  Solo a sinistra si può trovare tanta falsità ed ipocrisia in quantità industriale.

Questa trasformazione degna di Fregoli è un’autentica truffa culturale, mediatica, ideologia e storica, messa in atto e portata a compimento con la complicità compiacente dei media nazionali, di  imprenditori in crisi d’identità con simpatie proletarie, di cattocomunisti confusi, di ricchi borghesi radical chic e di intellettuali di regime che si vendono per un premio letterario o una comparsata televisiva. Ma essi, gli americanini di  borgata, sono sempre gli stessi. Sono gli stessi che negli anni ’60/’70, un giorno sì e l’altro pure, scendevano in piazza per protestare contro la NATO e l’America imperialista, cresciuti a pane e Marx, assemblee, collettivi, 6 politico, anticapitalismo, lotta di classe, eskimo, libretto rosso di Mao, comuni e promiscuità, amore libero, spinello e lotta di classe. Sono sempre loro, un po’ invecchiati, pelati, ingrassati, imbolsiti, con la pancetta e la pappagorgia, ma sempre quelli sono. Hanno solo cambiato aspetto. Per sopravvivere hanno cambiato pelle: come i serpenti.

 

 

 

2 commenti a “RAI3, Kennedy e L’Unità”

  1. Giano scrive:

    Proprio così, Malo, sono sempre gli stessi, subdoli e ipocriti. Solo gli ingenui si lasciano ingannare dal loro nuovo look. Grazie, buona giornata

  2. Malo scrive:

    Articolo perfetto soprattutto nella parte finale, dove si spiega in maniera ineccepibile che i “democratici” di oggi sono esattamente gli stessi vecchi “kompagni” degli anni 70-80, dotati delle regolamentari tre narici e nascostamente nostalgici delle grandi scorpacciate di bambini che all’epoca si facevano con grande appetito e soddisfazione.
    Hanno cambiato tutto per non cambiare proprio nulla, secondo l’insegnamento sempre attuale di Tommasi di Lampedusa.

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