L’intervista

di , 10 Giugno 2013 10:36

Ne sentivamo proprio la necessità urgente. I grandi vecchi della politica e del giornalismo faccia a faccia. Eugenio Scalfari intervista Giorgio Napolitano. Più invecchiano e più sono convinti che senza di loro il mondo si fermi. Ne era convinto anche quell’altro grande vecchio, Enzo Biagi, che ormai, alla veneranda età di 87 anni, doveva essere accompagnato nel suo studio in Galleria, a Milano, su sedia a rotelle e con l’ascensore. Ma non demordeva. Così ebbe la sua rubrichetta in televisione, su RAI 3, dove continuava a fare interviste. Forse lo reggevano con una speciale impalcatura, per tenerlo dritto davanti alla telecamera, ma lui, stoicamente, con lo sguardo quasi perso nel vuoto, aveva l’aria di chi sente l’imprescindibile dovere di sacrificarsi per l’umanità; perché l’intervista è fondamentale per il progresso umano e come le faceva lui le interviste non le faceva nessuno. O almeno, forse, lui ne era convinto.

Si sbagliava, ovviamene. Il mondo continua a girare, le interviste si fanno ancora ed oggi un altro grande vecchio, novantenne,  anche lui convinto che come le fa lui le interviste non le fa nessuno, invece che godersi il meritato riposo, si sacrifica per il bene dell’umanità e, dando fondo alle poche energie residue, dopo l’enorme sforzo intellettuale che lo portò a scoprire che “L’uomo è come una mosca“, affronta un’altra fatica improba; intervista Giorgio Napolitano. In realtà più che un’intervista è una lunga ed amichevole conversazione fra “vecchietti” che rievocano avvenimenti della giovinezza per arrivare, poi, ai giorni nostri. Il video compare su Repubblica e l’intervista viene ripresa da tutti i media: “La mia vita, da comunista a Presidente”.

Meno male che si ricorda di essere stato comunista. Non come Veltroni che, dopo una vita passata nel PCI, PDS, DS, PD, ricoprendo tutti gli incarichi possibili, dichiarò “Non sono mai stato comunista”. Napolitano era comunista. Così comunista che approvò l’invasione dei carri armati russi a Budapest perché, secondo lui, la protesta popolare contro il regime comunista era un “pericolo per la democrazia“. Poi ebbe qualche piccolo ripensamento ed una piccola crisi di coscienza e divenne esponente di spicco di quelli che chiamavano  “Miglioristi“, termine che lascia intendere chissà quale linea politica distante o in contrasto con l’ortodossia del PCI. Invece no, “Miglioristi” sì, ma sempre comunisti erano.

E’ giusto intervistare Napolitano. Si hanno pochissime notizie di lui. Non si vede mai sulla stampa o nei TG, qualche notizia o servizio che lo riguardi. E’ così schivo, riservato, discreto, restio a rilasciare dichiarazioni e commenti, quasi timido.  Lo si vede raramente in televisione, appare in pubblico due o tre volte all’anno, solo in occasione di cerimonie ufficiali o quando, a reti unificate in TV, saluta gli italiani con il consueto messaggio di fine anno. Poi scompare nella sua modesta dimora che fu del Re e dei Papi, con 1200 stanze, arredi ed opere d’arte di inestimabile valore, cortili, giardini, scuderie, 2000 dipendenti (che ci costa circa 240 milioni di euro all’anno). Perché mai dovrebbe abbandonare la sua reggia per andare a trovare  regnanti e potenti della Terra?   Perché mai dovrebbe rilasciare dichiarazioni quotidiane su argomenti non di sua competenza? Ecco perché, a parte quelle occasioni ufficiali, il nostro Presidente preferisce non comparire e non invadere campi di competenza altrui. Preferisce defilarsi, ritirarsi nel suo angolino dorato. Cala il ”silenzio Quirinale“. (Vedi Il galletto del Colle)

Più che giusto, quindi, che una volta tanto, vincendo la sua naturale ritrosia e riservatezza, rilasci un’intervista per raccontarci qualcosa della sua vita privata e riveli il suo pensiero sulla politica, l’attualità, l’economia, la nebbia in val padana, la corrente del Golfo, il banco di bassa pressione sull’Europa, le polveri sottili, i pollini primaverili e gli ingorghi stradali a Roncobilaccio. Ed è giusto che ad intervistare il grande vecchio della politica sia il grande vecchio del giornalismo. Fra vecchi ci si intende.

Che scoop ha fatto Scalfari! Fa un’intervista esclusiva per far parlare Napolitano che, tutti i santi giorni, immancabilmente, è sempre in prima pagina con dichiarazioni e commenti su tutto lo scibile umano. Ma Scalfari deve essere convinto di aver fatto qualcosa di speciale. Già, perché come le fa lui le interviste non le fa nessuno. Parla più l’intervistatore dell’intervistato. Scalfari usa il pretesto dell’intervista a Napolitano per esprimere il suo parere personale ed i suoi ricordi. Non è un’intervista, è un confronto di idee, ricordi, opinioni. Tanto per riuscire, ancora una volta, ad essere in primo piano, far notizia, comparire sui media, riaffermare la propria presenza nel mondo. Ma Scalfari è convinto di essere un grande intervistatore. Anche Napolitano, del resto, è convinto di avere l’obbligo morale di intervenire quotidianamente su tutti gli argomenti, anche quelli che esulano dalle sue competenze e prerogative. La gente, spesso, ha strane convinzioni. Specie quando invecchia.

La vecchiaia è una brutta malattia. O ti prende alle gambe o ti prende alla testa“, dice Luciano De Crescenzo.

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