Saggi col timer

di , 6 Aprile 2013 21:41

I Sette Savi erano ventidue“. Questo è l’incipit della Storia della filosofia greca di Luciano De Crescenzo.  Già da questo inizio paradossale si capisce quale sarà la visione della storia del pensiero greco dell’autore. Ligio alla verità storica, ma portato inevitabilmente, da buon napoletano, a guardare la realtà e la stessa filosofia con uno sguardo distaccato, ironico e con una buona dose di senso pratico e di saggezza popolare. Se qualcuno, non avendo fatto studi classici,  avesse voglia di avvicinarsi alla filosofia, dovrebbe tenersi lontano da testi impegnativi e perfino dai testi scolastici. Meglio lasciar perdere La critica della ragion pura e leggere De Crescenzo. Tanto per cominciare, poi si vedrà.

Perché i saggi dell’antica Grecia erano ventidue, come dice De Crescenzo, e non sette, come viene comunemente tramandato? Perché oltre ai “saggi” più noti ne esistevano altri che, di volta in volta, gli storici amavano inserire nel loro personale elenco secondo le proprie simpatie. L’elenco dei saggi era, quindi, ballerino; i saggi entravano ed uscivano di classifica secondo i gusti (e forse anche gli interessi) dei cronisti dell’epoca. Ora potremmo aprire una lunga parentesi e, facendo riferimento ai tanti esempi di cronaca quotidiana, constatare che da allora le cose non sono cambiate di molto. Anche oggi i “saggi” entrano ed escono dalla classifica secondo l’appartenenza a gruppi di potere, partiti politici o lobby di vario genere e secondo l’appartenenza agli stessi gruppi di coloro che stilano le “classifiche” o che, come si usava una volta a scuola, scrivono sulla lavagna i nomi dei “buoni e cattivi“.

Oggi, grazie all’adeguamento della pedagogia e della didattica a criteri più moderni, abbiamo superato i vecchi metodi educativi ed abbiamo  eliminato le lavagne, i ceci sotto le ginocchia e gli elenchi “buoni – cattivi”.  Eppure è una pratica che continua anche dopo la scuola e si applica anche agli adulti. Questi elenchi di “buoni e cattivi“, possiamo leggerli ogni giorno sulla stampa o sentirli in televisione. Non sono immediatamente individuabili perché non c’è la scritta in grande sopra gli elenchi, né una precisa linea che divida le due categorie.  Ma per chi sappia leggere fra le righe, la vecchia abitudine di suddividere e classificare le persone in base a giudizi morali è chiaramente riconoscibile. La suddivisione in categorie non è scomparsa. Ce la portiamo appresso per tutta la vita. Non c’è più il capo classe che segna sulla lavagna. C’è, al suo posto,  uno stuolo di autorevoli, illustri intellettuali ed operatori dell’informazione e dei media che quotidianamente, secondo i loro gusti, preferenze, simpatie ed interessi del gruppo di appartenenza, stilano classifiche di “saggi” e di idioti. La lavagna c’è ancora, ha solo cambiato forma; è più subdola.

Mi è venuto in mente questo curioso incipit di De Crescenzo pensando alla scelta dei “saggi” del Presidente Napolitano. Fallita la “mission impossible” di Bersani non aveva molte scelte. Allora ecco l’idea geniale: prendere tempo, arrivare alla fine del mandato, ormai è questione di giorni, e lasciare che sia il suo successore a tentare di risolvere il rebus della formazione del nuovo governo. Insomma, il nostro Ponzio Giorgio Pilato se ne è elegantemente e furbescamente lavato le mani. Già, ma come prendere tempo senza che sembri una fuga dalle responsabilità o una furbata pilatesca? Semplice, come si usa sempre fare in Italia in queste circostanze: si nomina una Commissione.

Lo ricordavo anche di recente, a proposito delle ridicole ed inutili consultazioni di Bersani, nel post “Sogni e bisogni“: “Tavoli e commissioni sono la nostra specialità nazionale. Quando c’è un problema da risolvere e nessuno sa che cavolo fare, si nomina una Commissione o si apre un tavolo”. Ed infatti, dopo qualche giorno, a conferma di quanto dicevo (mica avrà letto il mio blog!?), il Presidente, da buon italiano, anzi il più illustre degli italiani, cosa fa? Ovvio, nomina una commissione di dieci “Saggi”. Per fare cosa? Niente di speciale, cercare di individuare alcune priorità condivise che dovrebbero trovare il consenso di tutte le forze in Parlamento. Insomma, fuffa! Intanto, però, si dà l’impressione di aver fatto una scelta responsabile, “saggia” e così si arriva alla scadenza del mandato.

Dopo un primo attimo di smarrimento in cui tutti i commentatori sembravano d’accordo nell’esprimere un giudizio positivo sulla scelta di Napolitano, arrivano i primi commenti negativi. In primis quello di Matteo Renzi che, in una intervista sul Corriere, dice chiaramente che si sta perdendo tempo. Immediata reazione del Presidente che si affretta a dire che “Non stiamo perdendo tempo” (Stampa fai da te).

Peccato che uno dei più illustri “Saggi“, Valerio Onida, nel corso di una intervista a Radio24, sia vittima di uno scherzo e, pensando di parlare con l’astrofisica Margherita Hack, rivela candidamente che quella commissione di saggi è inutile: “I saggi? Inutili, servono a coprire questo periodo di stallo. Andremo a votare presto”. ( Il saggio Onida beffato da La zanzara). Inutile tentare di rimediare, ormai il danno è fatto e la verità è sotto gli occhi di tutti. Ed a smentire Napolitano e smascherare la sua genialata per prendere tempo è proprio uno dei Saggi che più saggio non si può.

Già, si fa presto a dire “Saggi”. Questi poi sono diventati saggi da un giorno all’altro, così, di colpo, semplicemente perché li ha nominati Napolitano. Prima erano persone normali, magari autorevoli personalità, ma quasi sconosciuti al grosso pubblico. Poi un giorno ti svegli, ti chiama Napolitano, ti nomina in Commissione e diventi “Saggio”. Di colpo si alza una muraglia cinese fra questi saggi e tutti gli altri che, evidentemente, saggi non sono e che, anzi, forse sono anche un po’ idioti. Bene. E quando finiranno l’oneroso incarico e, non avendo concluso niente di buono, torneranno ai loro incarichi ed alla vita normale? Ovvio, non saranno più “saggi”, saranno comuni mortali, magari non proprio idioti, ma niente di speciale. Insomma, la loro saggezza ha la scadenza, come lo yogurt. Sono “Saggi” col timer, a tempo, come i forni a microonde.

Eppure la saggezza è una cosa seria. Meno seri sono coloro che pensano di essere saggi, di sembrare saggi o si arrogano il diritto di stilare il loro personalissimo elenco di saggi. Ecco perché De Crescenzo ha usato quell’incipit paradossale; per chiarire subito che quando si parla di saggezza non bisogna prendersi troppo sul serio. Non sarebbe saggio.

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