Ballarò e i rubagalline

di , 30 Gennaio 2013 15:07

Ballarò è il nome di uno storico mercato di Palermo. Notoriamente nei mercati e nelle fiere paesane non mancano puttane, truffatori e rubagalline. Ci sono anche, aggiornati e corretti, nella versione televisiva. Ecco perché bisogna stare attenti a non lasciarsi fregare dal giochino delle tre carte nella versione mediatica. Oggi anche i rubagalline si sono evoluti e ricorrono ai più sottili e subdoli trucchetti della comunicazione.

Ieri, subito dopo il siparietto di Crozza (che non ho visto, per fortuna era appena finito) parte la puntata. Dopo l’enorme clamore mediatico sull’affare Monte dei Paschi, ci si aspetterebbe che questo sia l’argomento della puntata. E lo sarebbe stato di certo se MPS, invece che essere  la banca di riferimento del PCI/PDA/DS/PD, fosse stata controllata, a caso, dal PDL o da altra formazione di destra. Ma siccome, lo riferiscono tutti i media, quella banca è ampiamente controllata dal PD, meno se ne parla e meglio è. Quindi, la puntata si apre con il conduttore Floris, (quello che dice di non essere fazioso, né schierato) che afferma di voler affrontare l’argomento delle banche “da un diverso punto di vista“. Così, per cercare di essere originale, il nostro “bravo conduttore” è “diversamente giornalista“.

Quale sia questo punto di vista lo scopriamo subito. Invece che parlare di MPS e degli eventuali legami ed intrecci di potere fra la banca ed il PD (cosa che da diversi giorni, riempie tutta la stampa, compresa quella di sinistra), parla del rapporto fra le banche ed i clienti che, avendo chiesto un prestito o un mutuo, non sono più in grado di pagare il debito. Si parla, quindi, di clienti in difficoltà, di banche in crisi (poverine!) che non riescono a recuperare le somme e di società di recupero crediti. Ed il Monte dei Paschi? Niente di niente, neanche una parola, nemmeno sfiorata lontanamente.  Compagni, zitti e Mosca!

Meno male che Floris è un giornalista indipendente, imparziale, non fazioso, non schierato, neutrale, super partes. Figuriamoci se non lo fosse. Ora facciamo un semplicissimo esercizio di fantasia. Cerchiamo di immaginare cosa sarebbe successo se la banca in questione fosse controllata da, uno a caso, Berlusconi. Floris nella puntata di ieri si sarebbe occupato della difficoltà del recupero crediti delle banche? A voi la risposta, ma siate onesti.

Arrivano, infine, i classici e collaudati “cartelli” di Pagnoncelli, quello dei sondaggi. Ora, giusto per non perdere la memoria, cerchiamo di ricordare che quando, in passato, Berlusconi citava i sondaggi favorevoli al suo governo, l’opposizione lo accusava di fare un uso strumentale di quei sondaggi e che “Non si governa con i sondaggi“. Lo ricordiamo, sì? Bene, da quando i sondaggi sono favorevoli al PD,  i media sono invasi dai sondaggi, con aggiornamenti in tempo reale; sondaggi al mattino, al pomeriggio, alla sera. Tutti i sondaggi, minuto per minuto. Manca poco che se vai al bar a prendere un caffè, ti portino la tazzina, lo zucchero e l’ultimo sondaggio, sfornato fresco fresco, come i croissant.

E veniamo ai sondaggi del giorno. Sono tutti favorevoli al PD che risulta ancora in testa di diversi punti, nelle intenzioni di voto.  Fra i vari sondaggi, però, alcuni riportano le risposte degli intervistati a “domande all’americana” (così le definisce Floris). La prima domanda “all’americana” è questa: “Con chi andrebbe volentieri in vacanza?”. Ecco il cartello che ci svela il risultato. Primo in testa è Berlusconi. Immediata reazione del pubblico che sbotta in una grande risata. Come era prevedibile. Anche Floris, nonostante sia “diversamente giornalista“, ha la sua brava claque ammaestrata, come un qualunque Santoro.

Il secondo sondaggio, invece, è più impegnativo. Domanda: “A chi lascereste le chiavi di casa?”. Qui entra in ballo la fiducia. E la fiducia, si sa, è una cosa seria, come sentenziava un vecchio Carosello. Ma qui arriva la sorpresa. Contrariamente alla consueta impaginazione dei cartelli che vede in testa all’elenco sempre il personaggio o la formazione più votata dagli intervistati, qui Pagnoncelli si concede una variante. Anche lui, ogni tanto, vuole rompere gli schemi ed essere originale; “diversamente sondaggista“. Infatti, visto che la maggioranza  (41%) risponde “A nessuno” e questo dato potrebbe essere visto come un aspetto negativo nei confronti della politica in generale, modifica l’elenco. Quel dato finisce in coda ed in testa alla classifica dei politici che riscuotono maggiore fiducia risulta…indovinate chi…ma lui, ovvio, Bersani.  Questa invenzione è tutta da ridere; roba da far invidia a Crozza.

Questi sono i geni della comunicazione, i nuovi “rubagalline” mediatici. Ma non è la sola invenzione di questi “furbetti del quartierino televisivo“. In perfetto stile Ballarò, arriva un altro servizio sulle spese elettorali sostenute dai partiti e dai singoli candidati. Col solito tono mezzo inquisitorio (da cani da caccia che inseguono la preda) e mezzo sarcastico, in perfetta linea con l’eterno  sorrisino ambiguo del “bravo conduttore“, parte l’inchiesta. Via con le solite interviste volanti (quegli assillanti, irritanti e fastidiosi cronisti di strada con microfono incorporato, che si accaniscono come mosche cavalline su qualunque politico gli passi a portata di microfono).

Beh, non proprio su tutti. Per essere sinceri, intervistano Altero Matteoli, Denis Verdini, Lupi, Dell’Utri; E poi mostrano ancora Mariastella Gelmini, senza intervistarla, ma solo seguendola con la telecamera mentre attraversa un locale interno. Mah, forse vogliono mostrarci la camminata di Mariastella, o l’abito indossato, la pettinatura, la borsa. Non si sa, resta un mistero. Giusto per sembrare imparziali e garantire il pluralismo dell’informazione (loro ci tengono al pluralismo ed alla par condicio), intervistano, per pochi secondi, anche un funzionario del PD che si limita a mostrare un cartello con le spese delle ultime tornate elettorali dei democratici. Intervistano anche un giornalista. E visto che in studio è già presente un altro giornalista, Massimo Giannini di Repubblica, tanto per garantire il pluralismo dell’informazione, intervistano un giornalista de L’Espresso(!?). E’ una interpretazione speciale del pluralismo e della par condicio ad uso di Ballarò; sentire diverse fonti, purché siano dei “nostri”. Alè, Floris.

Cosa c’è di strano in questo servizio? C’è che tutto, dalla premessa alle interviste, alle conclusioni, lascia intendere un atteggiamento di lettura critica delle spese elettorali considerate e presentate come qualcosa di poco chiaro e lecito, un uso spregiudicato di denaro e di fondi sia personali che del partito. Se ne ricava l’idea che i candidati paghino, e profumatamente, per essere inseriti nelle liste e si contendano la posizione in lista, con più probabilità di essere eletti, grazie al più o meno consistente contributo a carico dei singoli candidati. Tutto questo lascia in chi vede il servizio una sensazione spiacevole di qualcosa di negativo e di esecrabile. E dov’è il trucco? Eccolo, tutti i politici intervistati, quelli sopra riportati, sono del PDL. Nemmeno uno, nemmeno per sbaglio, che so, del PD, della lista Monti, di Ingroia, di Grillo o di altre formazioni. No, tutti del PDL.

Quindi l’immagine negativa delle spese elettorali, come un mercato delle vacche, nella percezione degli spettatori, viene abbinato ai rappresentanti del PDL. E gli altri non competono, non hanno spese elettorali, non si accapigliano per avere un posto sicuro in lista? Possibile che i nostri agguerriti inviati speciali non abbiano incontrato un candidato del PD, dico anche solo uno, nelle strade di Roma? No, i brutti, sporchi e cattivi, sono solo quelli del PDL. Gli altri sono tutti puri, disinteressati, anime belle, cavalieri “senza macchia e senza paura” (come Oliviero Beha ha definito Ingroia). Anche questa è cattiva informazione e non rispetta né il tanto sbandierato pluralismo, né la par condicio.

E la Commissione di vigilanza che fa? Vigila? Ma quando mai, quella si sveglia e vigila solo quando in TV appare Berlusconi. Allora tirano fuori il bilancino, il cronometro e contano quanti secondi danno al Cavaliere e quanti agli altri. E guai a chi sbaglia; multa! Non dovrebbero contare solo i secondi. Non basta controllare il tempo assegnato ai vari leader, bisognerebbe vigiliare anche su come viene impegnato quel tempo. Non basta misurare la quantità, occorre valutare anche la qualità dei programmi. Non è par condicio se fai un servizio su Bersani di 5 minuti e lo esalti come un dio in terra e poi fai un servizio su Berlusconi di 10 minuti e lo presenti come un buffone coprendolo di sberleffi e ridicolo. Questa non è par condicio, è uso truffaldino dei media. Ma sono certo che ieri la Commissione di vigilanza non c’era, se c’era dormiva, oppure era momentaneamente in ferie. Oppure, visto il frettoloso rientro in patria di Ingroia, impegnato a fare la rivoluzione (civile), tutti i solerti “Vigilanti” era in missione speciale per conto dell’ONU in Guatemala, per “Vigilare” sulla corretta preparazione del “Fiambre“.

Sono trucchi mediatici ampiamente usati da tutti coloro che fanno informazione in televisione e sulla stampa. Trucchetti apparentemente innocui, ma che a lungo andare, producono il loro effetto. Trucchi che gli esperti di comunicazione conoscono molto bene e sfruttano in maniera scientifica. Trucchetti da mercato, da fiera paesana, da suburra, da rubagalline. O da Ballarò.

A proposito di trucchi mediatici dell’ìnformazione e di pluralismo secondo la sinistra vedi…

- Tiscali e la par condicio

- Titoli subliminali

- Santoro e il pluralismo

- Santoreide

3 commenti a “Ballarò e i rubagalline”

  1. Giano scrive:

    Hai ragione, Mario, lo avevo notato. Ma sono certo che se qualcuno glielo avesse contestato, il nostro Floris avrebbe risposto di aver rispettato le “quote”, intendendo la Meloni e Luttwak “in quota” centro destra. Loro sono così, hanno uno strano concetto della par condicio. Mi sorprende, invece, come nessuno abbia mai il coraggio di fare delle osservazioni sulla conduzione del programma, sugli ospiti “di sinistra” presentati con i loro titoli accademici, invece che con la loro appartenenza politica, sui servizi e sulla loro impaginazione. Per esempio quello che cito nel post. Possibile che Giorgia Meloni non abbia notato che tutti gli intervistati nel servizio sulle spese elettorali, fossero del PDL? Anche lei dormiva come la Commissione di vigilanza? E gli esempi sarebbero decine, sia per quanto riguarda Ballarò che altri programmi. Per esempio, nella stessa puntata, ho sentito Casini citare per l’ennesima volta il fatto che il PDL ha governato negli ultimi 8 anni, giusto per addossargli colpe che, invece, sono anche sue, del nostro asino di Buridano della politica, che ha governato insieme a Berlusconi. Questa storiella che Berlusconi ha governato per 8 degli ultimi 10 anni se la ripetono ad ogni occasione. Bene, non ho mai sentito nessuno rispondere a tono e dire che questa baggianata di citare gli ultimi 10 anni era una menzogna mascherata. Domanda: chi ha governato prima di questi dieci anni? Lo sanno tutti, la sinistra, con Prodi. Ma questo non lo considerano, perché significa che negli ultimi 15 anni la sinistra ha governato per 7 anni. E allora? Siamo pari; 8 anni Berlusconi, 7 anni la sinistra. Possibile che nessuno del PDL, ogni volta che tirano in ballo questa menzogna camuffata, risponda a tono? Dormono tutti? E chiudo qui, altrimenti diventa un romanzo. Buona serata…

  2. sono d’accordo con te, ma sarei più drastico nell’azione contro questi rubagalline. ieri sera mancava un esponente del Pdl posto che la Meloni non è del pdl, per cui s’è guardata bene di difenderlo. ma il Pdl che fa davanti a questi soprusi dell’informazione? Che fa contri che li attacca come quel commissario della commissione europea? Si giustifica e basta? No, deve pretendere le dimissioni. il Pdl deve insorgere contro questo modo di fare, di entrare a gamba tesa nella politica italiana. l’inerzia del Pdl da ragione ai suoi denigratori.
    Maralai
    (marionanni)..

  3. Gianni 2 scrive:

    Giano, ma come: il giorno della memoria (sacrosanto per lo scempio infinito che ricorda), un signorotto più volte capo di governo se ne esce con un lusinghiero giudizio sul sodale più vicino all’autore di quello scempio,e Giano, imperterrito bloghista di assiomi dalla logicità inconfutabile, se la svigna dietro un piatto di spaghetti alla carbonara? In quanto alla fissazione, quella mia, ti giuro che me la farei passare se un giorno, un santo giorno, trovassi in questo piccolo salotto non dico una netta disaprovazione, una contrarietà, una condanna, ma un piccolo appunto, uno spassionato rilievo, una tenue ironia su una qualche sortita del tuo irreprensibile e innominabile Anfitrione. Ne ha dette e fatte tante in questi vent’anni e fin qua, da queste parti, nisba. Ma è certo che la fonte non è ancora a secco. Restiamo in attesa. Coraggio.

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