Il galletto del Colle

di , 11 Dicembre 2012 15:35

Canta ogni mattina il galletto del Colle. E’ convinto che  se lui non canta non sorge il sole. Anche oggi ha cantato, tanto per non sbagliare. E naturalmente tutti i suoi chicchirichì finiscono in prima pagina. Oggi ha cantato “Cambiare ssn senza regredire“  e “Chi ha di più paghi di più“. Per il momento è tutto, ma non è detto che oggi non ci siano altri chicchirichì; la giornata è lunga. Nei giorni scorsi, per esempio, ha trovato perfino il tempo di accendere, a distanza  tramite tablet, l’albero di Natale di Gubbio. Non è detto che, con l’arrivo del freddo, non trovi il tempo di commentare la situazione meteorologica, azzardare le previsioni del tempo e fornirci utili notizie sulla percorribilità autostradale.

Modificare il Servizio sanitario nazionale ed, ancor più,  legare il costo dei servizi al reddito, sono, come è lampante, due proposte di carattere politico. E come tali sono di competenza esclusiva delle forze politiche presenti in Parlamento, che possono fare proposte di legge, discuterle ed approvarle. Fare proposte di legge, commentare le stesse o  suggerire soluzioni politiche non  spetta, quindi, al Presidente della Repubblica. Esula completamente dalle sue competenze e prerogative.

Ma allora, perché Napolitano, dal primo giorno che si è insediato al Quirinale, continua ad occuparsi di tutto e di tutti, anche di ciò che non gli compete? E perché nessuno ha il coraggio di ricordare al Presidente quali sono le sue prerogative ed i suoi limiti? Semplice, perché Napolitano è un ex/post comunista, anche lui “pentito” e diventato “democratico, progressista e liberal“. E per i nostri media, stampa, TV, internet, in gran parte controllati dalla sinistra (anche se sbraitano tanto per convincervi del contrario) tutto ciò che fa la sinistra è buono, lodevole, lecito e sacrosanto.  Se le stesse cose le fa la destra sono sbagliate, sono gravissimi errori, sono un attacco alla libertà, alla Costituzione, sono “Regime“.

Se il Presidente fosse di destra e facesse le stesse cose che fa Napolitano, avremmo ogni giorno i titoloni in prima pagina e le manifestazioni di piazza per criticare il Presidente, la sua eccessiva presenza mediatica ed invitarlo al rispetto delle prerogative e competenze presidenziali. Ma siccome Napolitano è “un compagno“,  tutto gli è concesso. E’ un po’ come la satira. Finché è contro Berlusconi e la destra va tutto bene. E’ consentito ogni sberleffo, la calunnia, l’insulto, l’offesa, E’ propaganda politica sinistra, è un attacco continuo teso a screditare e delegittimare l’avversario, ma la fanno passare come satira e libertà di espressione. Ma se fai una vignetta non gradita su esponenti della sinistra o sulla magistratura (sempre lì siamo!), allora la libertà di pensiero è momentaneamente sospesa e ti querelano o, come minimo, intervengono i legali e ti fanno chiudere il sito. Vero, D’Alema? Vero, Caselli? Vero, Prodi?

Ma torniamo alla geniale proposta presidenziale: legare il costo del servizio sanitario al reddito del cittadino. Chi ha di più, deve pagare di più, dice Napolitano. Sembra una proposta sensata. No? Già, ma perché limitarsi alla sanità? Se questo principio è valido deve essere valido anche in altri settori, dovrebbe applicarsi anche a tutto il resto. Il principio è semplice, ma è quanto di più rivoluzionario si sia sentito da un secolo a questa parte (il plus valore di Marx gli fa un baffo). Il costo di un prodotto, di un bene, di un servizio, non è dato dal suo valore intrinseco o dal costo di produzione e dal mercato, ma dal reddito e dalla ricchezza  dell’acquirente.

Più sei ricco, più paghi; tutto, dal gelato all’automobile, dal giornale alla casa, dal caviale alla carta igienica, dai pannolini alle barche. Anzi no, le barche a vela, specie se da 18 metri e che si chiamino Ikarus, fanno eccezione. Indovinate perché! Un principio in grado di sconvolgere completamente l’economia mondiale e l’organizzazione sociale. Geniali questi  ex, post comunisti pentiti, ma non troppo. Geniali e perseveranti; perdono il pelo, ma non il vizio.

Perché, allora, non applicarlo anche ai trasporti, alla scuola, all’abbigliamento, ai ristoranti, al bar dello sport ed alle tagliatelle di nonna Pina? Se tu sei un poveraccio paghi il caffè un euro. Ma se sei appena appena benestante lo paghi dieci euro. E se sei ricco lo paghi cento euro. Così se un precario acquista un quotidiano lo paga un euro, ma se lo acquista Berlusconi lo paga mille euro. E’ una nuovissima teoria socio/economica scaturita dalle solite menti geniali del sinistrume politically correct. Naturalmente, per garantire la perfetta applicazione di questo principio, i cittadini devono portarsi appresso, ed esibirla all’occorrenza, copia della dichiarazione dei redditi.

Piccola precisazione finale, per restare in tema con i due pesi e due misure usati dai nostri media. Se una proposta simile la fa Napolitano è una cosa seria,  geniale e finisce in prima pagina. Se la facesse Giggi er bullo, al bar dello sport della Garbatella, sarebbe come la Corazzata Potemkin fantozziana: una cagata pazzesca.

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Gallo

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