Pesca miracolosa, senza licenza

di , 29 Dicembre 2012 15:49

E’ davvero un miracolo: pesche talmente speciali che valgono oro. Succede in Italia; e dove se no? Succede che l’Italia è invasa da milioni di “migranti” che occupano strade e piazze delle nostre belle città, per vendere cianfrusaglie di ogni genere, senza permesso di soggiorno, senza cittadinanza, senza licenza. Ma guai a toccarli o multarli. Intervengono subito le pie donne, le dame di carità, i boy scout, la Fatebenefratelli, l’ONU e la Boldrini, alto commissario per i rifugiati. Guai a prendersela con i “migranti”, perché…”Poverini, anche loro devono campare“.

Siamo buoni, specie a Natale, tolleranti e disposti a chiudere un occhio su tutto; anche su rapine, stupri quotidiani ed anziani aggrediti in casa, derubati e spesso ammazzati. E quasi sempre queste azioni criminali sono opera di stranieri. Ma non si può dire. Bisogna far finta di non vedere e non sapere, perché se si mette in dubbio l’accoglienza di chiunque arrivi in casa nostra, si è accusati di xenofobia e razzismo, le anime belle ne soffrono (sono così sensibili!) e l’alto commissario ONU ci accusa di non rispettare i diritti umani.

Allora, è vero che un terzo dei detenuti nelle carceri italiane sono stranieri e sono “ospitati” a spese della collettività. Lo hanno riportato di recente anche i media, a proposito del sovraffollamento delle carceri (su circa 60.000 detenuti, più di 20.000 sono stranieri). E’ vero che gran parte dei crimini quotidiani sono compiuti da stranieri, ma non si può dire. Silenzio stampa.

Ed ecco, invece, una notizietta di quelle davvero curiose che ci fa capire che in Italia si usano due pesi e due misure, anche quando si tratta di frutta e verdura: “Pensionato vende senza licenza; multato”. O bella, come si permette di vendere senza licenza. Non è mica un africano “migrante”! Quelli sì che possono vendere senza licenza, senza documenti, senza pagare tasse. Ma un italiano, anche se pensionato al minimo e che cerca di rimediare qualcosa per  campare, mica può permettersi di vendere una cassetta di pesche senza regolare licenza. I pensionati italiani mica sono marocchini! E non sono neppure parlamentari, o consiglieri regionali,  che possono attingere ai fondi riservati ai gruppi per spese personali di ogni genere. No, i pensionati possono solo crepare, per la gioia dell’INPS.

Così succede che a Seravezza (Lucca) un pensionato cercasse di vendere delle pesche. Un camion di pesche? Un camioncino, un carretto, un’Ape? No, molto meno; una semplice cassettina con 35 pesche. Viene fermato dai vigili e, come regalo di Natale (siamo più buoni, no?)  viene multato per 5.000 euro.  Pesche a peso d’oro; un miracolo. Viene spontaneo parafrasare una famosa battuta da “Johnny Stecchino“: “Ma quanto costano le pesche a Seravezza?”.

Ma la domanda ancora più inquietante è questa: “Ma in Italia ci siamo davvero rincoglioniti completamente?”. E come mai gli immigrati clandestini che vendono cianfrusaglie inutili nelle piazze d’Italia sono tutelati dall’ONU, ma non c’è nessun “Alto commissario” ONU che tuteli i pensionati che cercano di vendere 35 pesche per campare? Boh!

Evoluzione del maschio latino

di , 23 Dicembre 2012 20:34

Fa quasi tenerezza questa vecchia istantanea. E’ una foto realizzata da Ruth Orkin a Firenze nel 1951. Erano i tempi del “gallismo“, dei pappagalli e del mito del Latin lover. Per documentare questo aspetto del costume dell’Italia di quegli anni, la fotografa assunse una modella (Ninalee Craig, che oggi ha 83 anni), la fece passeggiare per le strade di Firenze ed immortalò le reazioni del maschio italico al passaggio della ragazza. Questo l’interessante articolo sul Corriere di oggi: “Addio all’uomo sulla Lambretta“.

Tempi di ricostruzione post bellica, ma anche di fiducia nel futuro e, perché no, di svago. Il cinema celebrava la figura del Latin lover, del gallismo e spopolavano le commediette balneari con ragazzotti squattrinati in vacanza, ricchi commendatori sempre alla ricerca dell’avventura galante e storie di sfaccendati che davano sfogo alla fantasia per trovare il modo di trascorrere le giornate. Erano film che in qualche modo riprendevano il nuovo spirito ottimista, scanzonato e la voglia di dimenticare gli orrori della guerra. Film semplici  di storie sentimentali a lieto fine, come “Poveri, ma belli” o più impegnati resoconti di vita come “I vitelloni” (1953) di Federico Fellini.

Erano copioni basati su una realtà verosimile, frutto della fantasia dei soggettisti e degli sceneggiatori. Ma erano storie che,  forse involontariamente (o talvolta volutamente), proponevano, rappresentandoli,  modelli, stili di vita, atteggiamenti, comportamenti, battute e linguaggio da imitare che venivano assimilati dal pubblico e diventavano parte integrante del bagaglio culturale degli italiani. La rappresentazione di una realtà fittizia, nel momento in cui andava in scena, modificava la realtà stessa. Questo era ed è l’enorme potere del cinema e degli altri mezzi di comunicazione. Tale che ha condizionato non poco l’evolversi della società. Oggi, grazie al grande sviluppo tecnologico della comunicazione attraverso stampa, televisione ed internet, questo potere condizionante è centuplicato e, pertanto, enormemente più pericoloso. Ma questa è un’altra storia.

Erano i tempi in cui gli uomini si voltavano a guardare le donne. Gli sguardi maschili seguivano ogni gonna che gli passasse davanti, con la bramosia del cacciatore che segue la preda. Ne osservavano le movenze, l’incedere più o meno elegante, la sinuosità delle forme. E la fantasia si scatenava, perché allora le donne erano molto coperte, le gonne erano lunghe, ben al di sotto delle ginocchia, e più che vedere bisognava immaginare. Erano i tempi in cui cinema e riviste celebravano le maggiorate; belle ragazze floride e dalle forme generose. Erano una specie di rivalsa dopo le privazioni della guerra, una promessa ed una garanzia di un futuro migliore. E gli uomini, come per doveroso omaggio a tanta abbondanza di forme, erano sempre pronti ad ammirare, commentare e, quando possibile, tentare un approccio. Esempio di questa celebrazione delle forme femminili nel cinema è la quasi esordiente Sofia Loren, con un seno ed un lato B (oggi si dice così) prorompenti, nell’episodio “Pizze a credito” nel film del 1954 “L’oro di Napoli di Vittorio De Sica.

Era quel fenomeno di costume che chiamavano “gallismo” e che all’estero destava curiosità e commenti sarcastici. Ma è anche vero che questa fama di italiani come eterni seduttori, sempre pronti a corteggiare qualunque donna gli passasse a tiro, era un richiamo irresistibile e carovane di straniere sbarcavano in Italia con la speranza di incontrare il loro latin lover e godersi un’avventura stagionale.  Per il maschio italiano corteggiare una bella ragazza, specie se straniera, era un fatto naturale, scontato, quasi un dovere civico.

Non c’erano ancora le minigonne che scoprivano le gambe, né le “magliette fini” alla Baglioni, che lasciavano immaginare tutto. Non c’erano nemmeno i “balconcini” che mettono tutto in bella mostra, né i pantaloni a vita bassa che lasciano intravedere il culetto, né i chirurghi estetici che ti montano dei palloncini al posto delle tette. Tutto era naturale, ruspante, fatto in casa. Eppure, al passaggio di una bella ragazza, anche coperta con un cappotto fino ai piedi, l’uomo italico si voltava a guardarla e la seguiva con sguardo avido e peccaminoso. Talvolta si sottolineava l’avvenenza della ragazza con un fischio di ammirazione o con apprezzamenti spesso anche pesanti e volgari. Ma solitamente ci si limitava allo sguardo ammirato. Voltarsi a guardare era una regola, una specie di irrefrenabile predisposizione genetica. Era scontato, istintivo, un riflesso condizionato; come il cane di Pavlov.

Erano i tempi in cui, a fine anno, i barbieri regalavano ai clienti il classico calendarietto profumato con le donnine in costume. Le donne, invece, divoravano i seguitissimi fotoromanzi, sognavano il principe azzurro, amori romantici e tenevano in camera la foto dei loro idoli.  Realtà e fantasia si confondevano creando una sorta di realtà parallela, come narrato stupendamente in un altro celebre film dell’epoca, “Lo sceicco bianco” (1952), ancora di Fellini, con un bravissimo Alberto Sordi. Già, le distrazioni erano poche, i soldi pure e non era ancora esploso il consumismo degli anni del boom economico. Anche una semplice lambretta, quella che si vede nella foto, per moltissimi era e restava un sogno. Costava relativamente poco, infatti, ma sempre più di quanto un ragazzo avesse a disposizione. Quindi quel “poco” era comunque “molto“, anzi troppo.

Molto tempo è passato. Le gonne si sono accorciate, le camicette si sono aperte, le tette sono cresciute di volume, le donne nude le vedi ovunque e non resta più spazio per l’immaginazione e la fantasia. Chissà cosa regalano oggi i barbieri. Mah, forse un CD con l’ultimo film porno. Così, come tante altre cose, sono scomparsi anche i gruppetti di ragazzi che sostavano perennemente nelle strade e nelle piazze. Ora vanno di corsa.  Sono tutti impegnatissimi, non hanno più tempo per regalarsi una mattinata di dolce far niente e crogiolarsi al sole. Oggi anche i disoccupati sono occupati, anzi occupatissimi a correre da qualche parte. Non si sa dove e perché, ma tutti corrono. E non si voltano più a guardare le ragazze, perché la mente è già satura di immagini sexy, erotiche e porno.

Ecco perché oggi una foto del genere sarebbe difficilissima da realizzare. C’è stata una lenta e progressiva mutazione. Sono scomparsi i galletti, i pappagalli, i vitelloni, i latin lover. Dicono che la società si sia evoluta, che sia progredita.  Oggi non si ha più tempo da perdere, la gente va di fretta. Così si è passati direttamente dalle parole ai fatti. Oggi le donne non temono più di essere oggetto di sguardi concupiscenti, di ricevere fischi di ammirazione o apprezzamenti galanti; oggi vengono direttamente aggredite e violentate brutalmente. Dagli innocui galletti e dai mansueti vitelloni si è passati alle belve feroci. Un bel progresso, no? Di questo passo, in futuro compariranno anche gli orchi ed i draghi sputafuoco. E’ l’evoluzione della specie, bellezza!

Mani, cervelli e cronisti

di , 21 Dicembre 2012 14:01

Uno dei tanti esempi quotidiani di pezzi scritti con i piedi. Un errore può sempre capitare a tutti, ma quando si scrive sulla stampa o in rete, specie se si è pagati per farlo, bisognerebbe stare più attenti. Un conto è un errore di battuta su un post qualunque, in un blog qualunque, magari buttato giù di fretta e senza controllare eventuali errori, altro è scrivere titoli che finiscono in prima pagina su quotidiani e siti d’informazione. Ecco la perla del giorno, appena vista sulla Home Tiscali; tanto per restare “in casa“.

Sarà anche vero che la mano umana si è evoluta, ma che lo abbia fatto col preciso scopo di essere funzionale al combattimento è una delle tante sciocchezze d’autore che, quasi quotidianamente, ci vengono propinate come “scoperte scientifiche“, frutto dell’assiduo lavoro delle università americane. Quelle prestigiose università finanziate con sovvenzioni pubbliche e private per consentire alle solite braccia rubate all’agricoltura di campare tranquillamente facendo finta di dedicarsi alla “Ricerca” e produrre cavolate pazzesche. Ma questa è un’altra storia. Se avete dei dubbi, leggete l’articolo: “La mano umana si è evoluta per combattere”.

Ma, del resto, perché mai la mano avrebbe avuto una sua evoluzione tutta particolare ai fini del combattimento? E perché solo la mano e non, per esempio, i piedi? Anche i piedi, vedi le arti marziali, sono importantissimi ai fini del combattimento. E perché non la testa? Chiedetelo ai sardi i quali, notoriamente, nella lotta corpo a corpo, usano (o usavano) sferrare delle tremende capocciate in faccia agli avversari. Anche il cranio si è evoluto, indurendosi, per essere usato in combattimento? Suvvia, cari ricercatori, mi permetto di suggerire una mia teoria in proposito. Non garantisco sulla sua attendibilità scientifica, ma è ugualmente verosimile, almeno quanto la vostra. E non sono nemmeno sovvenzionato da qualche università. La mia è ricerca libera, fai da te. Secondo me le mani si sono evolute, sviluppando la loro particolare capacità prensile, per consentire ai maschietti di farsi delle seghe mostruose. Seghe mentali, s’intende! Un po’ come le vostre. La differenza è che voi siete pagati profumatamente per farvele. Noi, invece, ce le facciamo gratis.

Ma torniamo all’errore in questione. E’ evidente anche ad un ragazzino delle scuole medie (o meglio, le scuole medie di una volta, perché quelle attuali…sorvoliamo) che già nel titolo c’è un errore macroscopico: “IL  sferrare…”. Sarà il solito errore di battuta, come dicevo in apertura? No, perché se leggete il pezzo vedete che lo stesso errore è ripetuto nell’articolo, alla seconda riga. Una svista passi, due sono troppe e non sono più una svista, sono un errore grossolano. E se, una volta pubblicato, non viene corretto significa che  si scrive con i piedi e si pubblicano pezzi in prima pagina, senza preoccuparsi del risultato. Oppure, il che è anche peggio, non si corregge perché non si nota l’errore; ovvero, si è convinti che sia  la forma giusta. Eppure basta solo far attenzione nel leggere “Il sferrare” e ci si accorge che …suona male!

Ammesso e non concesso (anzi, non lo concediamo proprio) che la mano si sia evoluta per combattere, è  anche vero che il cervello si è evoluto per pensare, per creare un linguaggio e per imparare che non si scrive “Il sferrare“, ma “Lo sferrare“.

Attenti, cari cronisti, attenti a quello che scrivete, perché chi legge può pensare che quella sia la forma corretta e, quindi, imitare l’errore. Già, avete una bella responsabilità; forse non ve ne rendete conto, ma è così.  Noi possiamo sbagliare, voi no.

Digiuni, detriti, tumori e pesci rossi

di , 19 Dicembre 2012 20:04

Napolitano: se non ci fosse Non bisognerebbe inventarlo. Non c’è mai stato nella storia della Repubblica un Presidente così invasivo, presenzialista, accentratore ed egocentrico, che tutto vede, a tutto provvede (come il Padreterno), che si occupa di tutto e di tutti e tutto commenta ogni giorno, senza sosta o interruzioni, festivi compresi. Ieri la solita nota del Quirinale, riportata dall’ANSA riferiva che il Presidente ” E’ stato dolorosamente colpito dal crollo della palazzina a Palermo“. Oh, perbacco, certo deve essere stato un crollo particolarmente devastante, più di un terremoto, se calcinacci e detriti sono arrivati fino a Roma, in zona Quirinale, ed hanno colpito “dolorosamente” Napolitano. Ma, visto che il Presidente è ancora vivo e vegeto, deve essere stato colpito solo di striscio. Che fortuna!

Infatti oggi, a conferma del suo ottimo stato di salute, arriva la solita sfilza di comunicati del Colle. Al TG1 delle ore 13.30, dopo la solita deprimente e scontata tiritera sulle novità (!?) della politica (con siparietto d’obbligo riservato alle “Quirinale News“), sulla povertà degli italiani, sui morti ammazzati e sul “Ma che freddo che fa“, si arriva alla fine. Ma ecco che proprio in chiusura, la conduttrice del TG1 annuncia: “Un’ultima notizia, arrivata proprio in questo momento“. Oddio, pensate, cosa sarà successo di grave o di importante, tanto da inserire la notizia all’ultimo momento? Un’altra strage in una scuola americana? Un terremoto? Benigni ha deciso che non parlerà più di Berlusconi? Flavia Vento ha detto una cosa intelligente? Casini ha deciso cosa farà da grande? Rosi Bindi si è fidanzata? No, no, niente di tutto questo.

No, ecco la notizia importantissima: “Il Presidente Napolitano ha appreso con sollievo che Pannella ha accettato la terapia di reidratazione tramite una flebo“. Meno male che il TG ci ha informato in tempo. Eravamo tutti in ansia, l’intera nazione si chiedeva “Ma Pannella avrà ripreso a bere e mangiare?”. Sono decenni ormai che Pannella, periodicamente, come la muta dei serpenti, si mette a dieta e fa lo sciopero della fame. Ed ogni volta rischia la salute e la vita. Coraggio, Pannella, prima o poi riuscirà nell’intento. Ma la vera domanda, ancora più angosciante, che martella la mente degli italiani, è un’altra: “Napolitano avrà saputo di Pannella?”.

La gente si fermava per strada, interrogandosi a vicenda “Napolitano avrà saputo?“. Al bar dello sport ad ogni cliente che entrava si proponeva la solita angosciante domanda “Ci sono novità? Che ha detto Napolitano?”. Questa era la domanda che milioni di italiani, in particolare precari, disoccupati,  esodati, cassintegrati,  pensionati al minimo e la solita casalinga di Voghera,  si facevano durante tutta la mattinata. L’inquietante interrogativo correva di bocca in bocca, da Trento ad Agrigento, evitando la Salerno-Reggio Calabria per non perdere tempo prezioso. Poi, finalmente, è arrivata la notizia tanto attesa a rassicurare l’intera nazione: Napolitano ha saputo di Pannella ed ha espresso il suo sollievo. Oh, meno male. Adesso siamo tutti più tranquilli.

Beh, certo che non è facile doversi occupare di tutto e di tutti; passare dalle palazzine crollate a Palermo ai digiuni di Pannella, dalle bizze dei partiti in cerca di alleanze alla data delle prossime elezioni, dalla “vicinanza” ai minatori del Sulcis ad accendere, via tablet, l’albero di Natale di Gubbio. Ed inviare note, comunicati e dichiarazioni di solidarietà, di vicinanza e di cordoglio, sfornate quotidianamente come pizze al taglio, a tutte le agenzie di stampa, radio e TV per informare il mondo sugli starnuti presidenziali (tutto il Quirinale, minuto per minuto) e sui chicchirichì del Galletto del Colle. Già, dura la vita del Presidente. Ma anche gli italiani, ultimamente, non se la passano proprio bene.

I tumori possono essere maligni o Benigni. Ma sempre tumori sono. In ogni caso è meglio non sottovalutarli; sono sempre pericolosi.  Si scherza,  Robertaccio, si scherza. Anzi, come dite voi “comici“? Ah, già,  è satira! No? A proposito, andare in onda in televisione, su RAI1 in prima serata, non è come fare battute su Berlusconi davanti ai “compagni” sul palco di una festa de L’Unità, dove tutti si scompisciano dalle risate qualunque cosa dica il nostro giullare di corte. C’è una differenza, una grossa differenza, specie quando ci si rivolge ad un pubblico vasto che comprende anche persone che trovano di dubbio gusto certe battute e sberleffi sempre e solo contro lo stesso bersaglio e quando si è pagati a suon di milioni di euro di denaro pubblico di tutti e non solo dai “compagni“.

Specie quando si va in TV col pretesto di parlare della Costituzione e si apre con 40 minuti di comizio contro Berlusconi, mascherato da satira politica. Qualcuno dovrebbe informare il nostro buffone e fargli notare la differenza; tanto perché si regoli in futuro. Precisiamo che “Buffone” si può dire, lo ha stabilito la Cassazione, assolvendo tale Ricca che aveva così apostrofato Berlusconi in tribunale, perché il termine “Ha valenza sociale“.

E se lo ha stabilito la Cassazione significa che è una cosa seria. Sì, perché in Italia la Giustizia e l’applicazione delle leggi è una cosa molto, ma molto seria. Una dimostrazione? Ecco questa esilarante notizia che conferma la serietà dei tutori dell’ordine, vigili e guardie comunali: “Milano, sequestrati due pesci rossi. Vivevano sotto stress“. Breve stralcio del testo: “Il blitz è scattato per presunte violazioni degli articoli 2 e 3 del regolamento di detenzione di animali: “I pesci sono stressati – spiega in una nota il Comune – La boccia impedisce una corretta ossigenazione dell’acqua e risulta scorretta l’ubicazione, sopra a un pianoforte”. Un pianoforte che non può suonare, peraltro, perché privo di tasti.” . Ridete, ridete…e starete sani, diceva un motto nella pagina umoristica di  una vecchia rivista. Il guaio, anzi il dramma, è che viene da ridere, ma non siamo su “Scherzi a parte“. No, purtroppo, siamo in Italia.

Una lacrima sul viso

di , 16 Dicembre 2012 15:02

I potenti si commuovono, hanno la lacrima facile. Non solo gli innamorati, come cantava Bobby Solo, piangono per amore. Anche gli esponenti politici, che sembrerebbero burberi ed insensibili, hanno un cuore tenero e si commuovono facilmente. Che brave persone, che sensibilità!  Il ministro Fornero, tempo fa,  parla dei pensionati, dei sacrifici chiesti agli italiani, si commuove ed una lacrimuccia spunta dagli occhi umidi, in diretta conferenza stampa. Il governatore orecchinato della Puglia, Nichi Vendola, rilascia una dichiarazione ai cronisti, subito dopo l’assoluzione in un processo, ed anche lui si commuove e piange lacrime di gioia. Che sensibile quest’uomo (si fa per dire).

Anche il segretario del PD, Pier Luigi Bersani, ospite a Porta a porta, in occasione delle primarie PD,  rivede alcune foto della sua giovinezza, ascolta le dichiarazioni d’affetto dei compaesani, comprese quelle del parroco, si commuove  e spunta una lacrima sul viso in diretta TV. A proposito, curioso il nome del suo paesello: si chiama Bettola (tutto un programma). Infatti, è da lì che è partita la sua campagna per le primarie; si è fatto fotografare davanti al distributore del padre. Trattandosi, però, del distributore di una Bettola emiliana, invece che distribuire benzina, eroga ottimo lambrusco.

Anche il presidente Obama, appena appreso della strage nella scuola elementare del Connecticut, davanti ai cronisti si è commosso nel commentare la tragedia ed anche a lui è spuntata la lacrimuccia. Ma la più commossa di tutti è stata, proprio due giorni fa, Hillary Clinton. Si è commossa tanto, ma tanto che, come hanno riferito tutti i media, ha riportato una…commozione cerebrale.

Eh sì, commuoversi troppo può essere pericoloso.

Sanremo: Big e tubi

di , 14 Dicembre 2012 22:52

Che ci frega della crisi?  L’importante è che arrivi il festival, puntuale, immancabile, angosciante, come la dichiarazione dei redditi; perché Sanremo è Sanremo! E pazienza se ci costerà milioni di euro; tanto sempre noi paghiamo. Ed ecco che già il conduttore designato, Fabio Fazio, ci crea qualche piccola sensazione di fastidio, come un leggero prurito alle parti basse. Sembra, fateci caso, la controfigura del presidente siriano Assad. Si somigliano come due gocce d’acqua. Solo che Assad è uno spilungone di due metri, il nostro piccolo Fabio, invece, è una versione ridotta, in miniatura. Così, invece che sparare missili sui dimostranti, come Assad, Fabietto spara cazzate in TV. Se in compagnia di un certo Saviano le spara ancora più grosse, doppie. Ma tant’è, a quanto pare è il meglio sulla piazza: il classico “Bravo conduttore“, direbbe Nino Frassica. Quello che ha sempre stampato sul volto un sorrisino da ebete e che fa finta, ipocritamente,  di scandalizzarsi per le battute della Littizzetto.

Così il nostro Fabietto, fresco fresco di nomina, ha annunciato due giorni fa, in diretta al TG1 (Festival di Sanremo: annunciati i BIG“), l’elenco dei 14 cantanti che parteciperanno al festival 2013. Eccoli: Raphael Gualazzi, Elio e le Storie Tese, Chiara, Almamegretta, Malika Ayane, Daniele Silvestri, i Modà, Simona Molinari con Peter Cincotti, Marco Mengoni, Marta sui Tubi, Simone Cristicchi, Annalisa, Max Gazzè e Maria Nazionale.

Questa è la squadra dei “Big“, ovvero i grandi artisti della musica italiana. Se questi sono i grandi, figuriamoci i piccoli. Una volta i Big, i grandi della canzone erano personaggi che avevano anni ed anni di carriera alle spalle. Grandi artisti, nomi conosciuti da tutti; ragazzi, adulti, anziani. Perfino mia nonna conosceva i cantanti di una volta. Ora i Big sono questi: Gualazzi, Chiara, Molinari e Cincotti ed altri. Ma quella che mi incuriosisce di più è “Marta sui Tubi“. Magari dopo mi informo (ma non è detto) su questa Marta “Big“. Ma a prima vista mi fa pensare ad una specie di carpentiere che ama fare l’equilibrista sui ponteggi di un cantiere edile. Forse sul palco, invece che cantare, farà acrobazie sui tubi Innocenti. Boh! Ma forse mi sbaglio.

Dice Fabietto che quest’anno ha voluto puntare sulla qualità:  ”Vogliamo che al centro del Festival ci siano qualità e contemporaneità“. Beh, certo, ha ragione. E’ più facile far cantare dei cantanti contemporanei, che siano vivi e vegeti. Molto più difficile sarebbe stato portare a Sanremo cantanti non contemporanei, morti e sepolti ed in avanzato stato di decomposizione. Ma Fabio è un furbacchione ed ha scelto la via più facile. Ecco perché gli hanno affidato Sanremo. Per giocare sul sicuro si porta dietro anche la sua amata Lucianina Littizzetto. Quella che, in TV a “Che tempo che fa“, davanti ad un Fazio fintamente scandalizzato, ma complice, a quasi 50 anni  continua a dimenarsi come una bambina dispettosa e scosciarsi sul tavolo, ansiosa di farci scoprire il colore delle mutandine e, prima o poi, anche la “Iolanda“, come lei chiama affettuosamente la passerina.

Anche perché, gira e rigira, il suo umorismo ed il suo linguaggio da osteria, sempre lì va a finire, sulle parti basse. Forse per adeguarsi all’altezza, si fa per dire, dell’amico Fazio. Emblematica la sua battuta nell’ultima puntata: “Berlusconi ha rotto il cazzo“. Molto fine, vero? Da notare che se voi usate un’espressione simile in un forum, o commentando un pezzo sui quotidiani, vi censurano perché è un linguaggio scurrile ed offensivo. Ma se lo dice Littizzetto, o Crozza (un altro che usa spesso quel termine nei suoi siparietti a Ballarò), in televisione, in prima serata, allora è satira!  E specie se è contro Berlusconi (come fanno da 20 anni) tutto è concesso. I comici, ormai, sono diventati intoccabili, come i magistrati. Possono dire di tutto e di più, insultare, offendere,  calunniare, ridicolizzare. E tutto diventa lecito e divertente: è satira. Basta intendersi.

Ho l’impressione che quest’anno, vista anche la crisi,  conduttori e cantanti faranno una cosetta in famiglia, alla buona. Una cosa intima, per pochi amici: se la suonano e se la cantano. Sì, pochi, ma…Big!

Telethon for Brunetta

di , 12 Dicembre 2012 14:37

L’ex ministro Brunetta ha dichiarato di essere in difficoltà economica: “Non ho i soldi per pagare l’IMU“. Dice che ha dovuto chiedere un prestito in banca per pagare la tassa! Scatta subito la solidarietà internazionale.  La prima iniziativa è un’edizione speciale di Telethon “L’Imu…rtacci tua!”, per raccogliere fondi da destinare all’ex ministro. Anche all’estero nascono varie iniziative. Dalla  Libia è già partita una nave carica di datteri, nei Caraibi è iniziata una  raccolta di banane ed in Arabia parte la campagna “Un cammello per Brunetta“. Lì, avendo qualche problema a fare campagne tramite Sms, preferiscono gli scambi in natura. A Nairobi stanno organizzando un grande concerto per il nostro Renatino “Africa for Brunetta“. Già, il nostro ex ministro si chiama Renato, come il grande Rascel e Renato Zero. Ma Rascel era più alto e Zero è più serio (il che è tutto dire!).

Anche diverse associazioni umanitarie hanno lanciato una raccolta fondi attraverso l’invio di un sms solidale, chiedendo due euro per la campagna “Salva il ministro povero“. Povero ministro, com’è caduto in basso. Del resto non è difficile per lui cadere in basso, visto che è già terra terra; più basso di così c’è solo la Bassa padana. Così basso che, data la statura, non potendo fare il ministro intero, faceva il ministro part time, a mezzo servizio. Una specie di “Mezzo ministro“. Ce ne vogliono due per fare un ministro intero.

E poi c’è ancora qualcuno che non capisce l’ondata di antipolitica e la disaffezione dei cittadini per questa classe dirigente. Molti anni fa Renzo Arbore costituì un’orchestrina; si chiamava “I senza vergogna“. Se dovessero ricostituire la formazione musicale potrebbero chiamare il nostro ministro senza vergogna e nominarlo direttore della banda. Se lo è meritato sul campo, per alti meriti. Beh, non proprio alti; diciamo alticci!

Il galletto del Colle

di , 11 Dicembre 2012 15:35

Canta ogni mattina il galletto del Colle. E’ convinto che  se lui non canta non sorge il sole. Anche oggi ha cantato, tanto per non sbagliare. E naturalmente tutti i suoi chicchirichì finiscono in prima pagina. Oggi ha cantato “Cambiare ssn senza regredire“  e “Chi ha di più paghi di più“. Per il momento è tutto, ma non è detto che oggi non ci siano altri chicchirichì; la giornata è lunga. Nei giorni scorsi, per esempio, ha trovato perfino il tempo di accendere, a distanza  tramite tablet, l’albero di Natale di Gubbio. Non è detto che, con l’arrivo del freddo, non trovi il tempo di commentare la situazione meteorologica, azzardare le previsioni del tempo e fornirci utili notizie sulla percorribilità autostradale.

Modificare il Servizio sanitario nazionale ed, ancor più,  legare il costo dei servizi al reddito, sono, come è lampante, due proposte di carattere politico. E come tali sono di competenza esclusiva delle forze politiche presenti in Parlamento, che possono fare proposte di legge, discuterle ed approvarle. Fare proposte di legge, commentare le stesse o  suggerire soluzioni politiche non  spetta, quindi, al Presidente della Repubblica. Esula completamente dalle sue competenze e prerogative.

Ma allora, perché Napolitano, dal primo giorno che si è insediato al Quirinale, continua ad occuparsi di tutto e di tutti, anche di ciò che non gli compete? E perché nessuno ha il coraggio di ricordare al Presidente quali sono le sue prerogative ed i suoi limiti? Semplice, perché Napolitano è un ex/post comunista, anche lui “pentito” e diventato “democratico, progressista e liberal“. E per i nostri media, stampa, TV, internet, in gran parte controllati dalla sinistra (anche se sbraitano tanto per convincervi del contrario) tutto ciò che fa la sinistra è buono, lodevole, lecito e sacrosanto.  Se le stesse cose le fa la destra sono sbagliate, sono gravissimi errori, sono un attacco alla libertà, alla Costituzione, sono “Regime“.

Se il Presidente fosse di destra e facesse le stesse cose che fa Napolitano, avremmo ogni giorno i titoloni in prima pagina e le manifestazioni di piazza per criticare il Presidente, la sua eccessiva presenza mediatica ed invitarlo al rispetto delle prerogative e competenze presidenziali. Ma siccome Napolitano è “un compagno“,  tutto gli è concesso. E’ un po’ come la satira. Finché è contro Berlusconi e la destra va tutto bene. E’ consentito ogni sberleffo, la calunnia, l’insulto, l’offesa, E’ propaganda politica sinistra, è un attacco continuo teso a screditare e delegittimare l’avversario, ma la fanno passare come satira e libertà di espressione. Ma se fai una vignetta non gradita su esponenti della sinistra o sulla magistratura (sempre lì siamo!), allora la libertà di pensiero è momentaneamente sospesa e ti querelano o, come minimo, intervengono i legali e ti fanno chiudere il sito. Vero, D’Alema? Vero, Caselli? Vero, Prodi?

Ma torniamo alla geniale proposta presidenziale: legare il costo del servizio sanitario al reddito del cittadino. Chi ha di più, deve pagare di più, dice Napolitano. Sembra una proposta sensata. No? Già, ma perché limitarsi alla sanità? Se questo principio è valido deve essere valido anche in altri settori, dovrebbe applicarsi anche a tutto il resto. Il principio è semplice, ma è quanto di più rivoluzionario si sia sentito da un secolo a questa parte (il plus valore di Marx gli fa un baffo). Il costo di un prodotto, di un bene, di un servizio, non è dato dal suo valore intrinseco o dal costo di produzione e dal mercato, ma dal reddito e dalla ricchezza  dell’acquirente.

Più sei ricco, più paghi; tutto, dal gelato all’automobile, dal giornale alla casa, dal caviale alla carta igienica, dai pannolini alle barche. Anzi no, le barche a vela, specie se da 18 metri e che si chiamino Ikarus, fanno eccezione. Indovinate perché! Un principio in grado di sconvolgere completamente l’economia mondiale e l’organizzazione sociale. Geniali questi  ex, post comunisti pentiti, ma non troppo. Geniali e perseveranti; perdono il pelo, ma non il vizio.

Perché, allora, non applicarlo anche ai trasporti, alla scuola, all’abbigliamento, ai ristoranti, al bar dello sport ed alle tagliatelle di nonna Pina? Se tu sei un poveraccio paghi il caffè un euro. Ma se sei appena appena benestante lo paghi dieci euro. E se sei ricco lo paghi cento euro. Così se un precario acquista un quotidiano lo paga un euro, ma se lo acquista Berlusconi lo paga mille euro. E’ una nuovissima teoria socio/economica scaturita dalle solite menti geniali del sinistrume politically correct. Naturalmente, per garantire la perfetta applicazione di questo principio, i cittadini devono portarsi appresso, ed esibirla all’occorrenza, copia della dichiarazione dei redditi.

Piccola precisazione finale, per restare in tema con i due pesi e due misure usati dai nostri media. Se una proposta simile la fa Napolitano è una cosa seria,  geniale e finisce in prima pagina. Se la facesse Giggi er bullo, al bar dello sport della Garbatella, sarebbe come la Corazzata Potemkin fantozziana: una cagata pazzesca.

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Gallo

Che culo, ragazze!

di , 9 Dicembre 2012 14:30

Sì, hanno proprio un bel cu…pardon, una bella fortuna! Ormai quello che chiamano  “lato B” spopola ovunque, te lo ritrovi anche dove non te lo aspetti. Non mi stupirei, pertanto, se fra i tanti messaggini che il Papa lascerà sul suo account Twitter, aperto recentemente e che sarà attivo dal 12 dicembre, prima o poi compaia anche il “Lato B”…di qualche vecchio cardinale. Mai dire mai!

Ma dove ho trovato questa rassegna di “fortune” in bella esposizione? Su un sito porno? Una rivista di modelle, divette, calendari e belle ragazze in cerca di notorietà e di qualche foto in prima pagina? No, è una foto che compare oggi nella Home page di quel serissimo, composto, intellettuale e professorale quotidiano d’informazione on line che è Il Foglio di Giuliano Ferrara. Olè. E’ una foto di gruppo delle finaliste che hanno partecipato al concorso di “Miss Lato B“, tenutosi di recente in Brasile.

Beh, se anche Il Foglio comincia a pubblicare foto di culi in bella mostra siamo proprio alla fine del mondo. Certo che, in verità, è sempre meglio che la foto di Monti, di Vendola o di Rosi Bindi. No? Ma c’è anche un’altra spiegazione.

L’informazione, sia a mezzo stampa che in TV o internet, è talmente faziosa e inattendibile, che non ci si meraviglia più che i media siano in mano a pseudo giornalisti, intellettuali, opinionisti, editorialisti, esperti di ogni genere che, come suol dirsi, hanno la faccia come il culo. Ergo, uno più, uno meno, non fa differenza. Anzi, almeno questi sono semplicemente quello che appaiono; non scrivono, non emettono sentenze, non giudicano, non lanciano proclami, non si fanno passare per quello che non sono, non si fanno pagare cifre stratosferiche e non hanno un vitalizio, vita natural durante, come i nostri parlamentari. Sono solo culi, semplicemente culi. Grazie al cielo!

Un comunista alla Scala

di , 8 Dicembre 2012 15:55

Sono diventati come le mezze stagioni: non ci sono più i comunisti di una volta. Niente più proletari, braccianti, operai, mangiapreti alla Peppone e don Camillo. Stenti a riconoscerli. Col tempo si sono evoluti, sono diventati artigiani, piccoli imprenditori, commercianti. I più avveduti, riunitisi in cooperativa, hanno costituito gruppi commerciali che registrano fatturati milionari, in euro. Sono quotati in borsa e danno perfino la scalata alle banche. E’ l’evoluzione della specie.

Così i vecchi proletari che lottavano contro i padroni ed i capitalisti, oggi possiedono belle ville in campagna, con piscina e frutteto intorno, fanno le vacanze a St. Moritz, solcano i mari su eleganti barche a vela da 18 metri, indossano pregiati capi d’abbigliamento  in cachemire, partecipano ad esclusivi party nei salotti romani o milanesi con vista Madonnina o Cupolone, vanno a braccetto con nobili e ricchi borghesi, sono diventati democratici, progressisti e liberal. Insomma, hanno abbandonato il vecchio ed anacronistico Manifesto del Partito comunista, ma hanno tenuto “Il Capitale”,  lo hanno investito in Borsa ed hanno realizzato enormi profitti, diventando dei pilastri dell’economia italiana. Chiamali scemi!

Uno degli illustri esponenti di questa nuova specie sociale, derivata dall’evoluzione comunista, è il sindaco di Milano, Pisapia. Dopo una militanza giovanile in Democrazia proletaria, grazie alla metamorfosi in corso, è approdato a Rifondazione comunista e, col sostegno di SEL di Vendola, ha vinto  le primarie del centro sinistra per la candidatura a sindaco e poi ha vinto le elezioni contro la candidata del centro destra, Letizia Moratti. Ed è diventato sindaco di Milano. Immagino che negli anni della contestazione fosse fra quelli che, fra un corteo, una barricata, uno sciopero, un’assemblea studentesca, un’occupazione di facoltà, si ritrovavano, come appuntamento fisso ed immancabile, a  lanciare uova addosso al pubblico che entrava alla Scala; specie alla Prima, notoriamente appuntamento fisso della borghesia milanese.

Ma il tempo passa, cambiano le stagioni, dalle crisalidi nascono le farfalle e Pisapia, da contestatore, diventa borghese, veste un elegante smoking da sera, con regolamentare farfallina, e va ad assistere alla Prima della Scala, nel palco reale, insieme a varie autorità locali, nazionali ed internazionali. Eccolo, immortalato, elegantissimo, in compagnia del premier Monti il quale, dimenticando per una sera lo spread, l’economia a rotoli, i milioni di disoccupati, le aziende che chiudono, i precari, gli imprenditori che si ammazzano perché assillati dai debiti, l’Italia sull’orlo del baratro (lo ha detto lui), si rilassa nel palco reale, assistendo alla rappresentazione del Lohengrin; cinque ore di Wagner. Roba da strapparsi le budella dalla disperazione.

Eccolo il Pisapia in versione Scala. Dalle uova marce sul pubblico al palco reale. Non c’è che dire, questi comunisti hanno avuto proprio una trasformazione radicale; irriconoscibili. Che bello fare i comunisti in Italia!

Sessualità fluttuante

di , 7 Dicembre 2012 08:41

Non si finisce mai d’imparare. Ogni giorno c’è qualche nuova informazione che colma le varie lacune culturali e spesso rimette in discussione tutte le vecchie conoscenze. E ti mette in crisi. Prendiamo, per esempio, il sesso. Siete ancora fermi al vecchio concetto di maschio/femmina, uomo/donna? Roba da medioevo. Oggi siamo molto più avanzati. Ci sono vari generi: gli eterosessuali, gli omosessuali, le lesbiche, i gay, i trans, i bisex, i plurisex, i casualsex e quelli che come viene viene. Non c’è che l’imbarazzo della scelta e puoi anche cambiare preferenze, come l’abbigliamento, da un giorno all’altro.

Del resto ormai in televisione abbiamo ogni giorno un vasto campionario delle varie specie sessuali, presenti ovunque, in tutti i salotti TV, a tutte le ore. Anzi, sembra che non si possa fare un programma TV se non c’è una rappresentanza dei vari generi sessuali in qualità di ospiti, concorrenti, opinionisti o componenti di una giuria. Bene, oggi il sesso incerto va di moda, tira come il pane, specie se a forma di baguette o di filoncino. Così, in certi programmi TV, vedi quella specie di osteria pomeridiana di Mara Venier,  se non c’è presente Cristiano Malgioglio, c’è Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, e talvolta ci sono entrambi. In altri salotti ci trovate Platinette, Alfonso Signorini, Aldo Busi, Cecchi Paone ed altri casualsex più o meno noti, ma ugualmente presenti. E nei programmi impegnati politicamente, ma anche in tutti gli altri, è immancabile la presenza di Paola Concia che, da quando ha dichiarato di essere lesbica, è ricercatissima e staziona in permanenza negli studi televisivi, sempre pronta ad intervenire su tutti gli argomenti. La domanda sorge spontanea, direbbe Lubrano. Ma la Concia è presente in tutti i salotti TV,  perché è parlamentare o perché è lesbica? Beh, certo che il dubbio rimane.

Oggi, però, la nostra prezzemolina televisiva ci sorprende ancora una volta e ci svela un’altra curiosità della sua sessualità “diversamente normale“: “Concia: ho una sessualità fluttuante“. Ecco, questa ci mancava; la sessualità fluttuante! Da aggiungere all’elenco di cui sopra. Come sarà questa sessualità fluttuante? Certo è molto cangiante, aleatoria, confusa, incerta, vaga, indefinita, inqualificabile, impalpabile. Come una nuvoletta di fumo che fluttua nell’aria e pian piano scompare. Come un riflesso che danza sull’acqua. Mi viene in mente quella particella di sodio, in un famoso spot pubblicitario, che si sente sola. Ecco, mi viene da pensare che queste varianti sessuali siano lo strano effetto di poveri neuroni solitari che cercano disperatamente compagnia e fluttuano nel vuoto cerebrale. Fluttuano leggeri, senza meta, senza un fine preciso, senza riferimenti, senza un “centro di gravità permanente“, smarriti nel nulla cosmico.

Questa sembra essere la nuova morale del terzo millennio. Una morale sempre più diffusa e che ogni giorno trova nuovi adepti che propagandano, attraverso i media, la loro morale fluttuante. Così si origina una visione del mondo in cui tutto è vago, sfumato, indefinito e, pertanto, tutto è possibile, tutto è lecito, tutto è “normale“,  tutto è consentito. Un mondo in cui non ci sono limiti, regole, norme e divieti.  Un mondo in cui tutto è vero e, al tempo stesso, è tutto falso; dipende dal punto di vista. Un mondo in cui, alla fine, la maggioranza sarà costituita da una nuova specie umana Ogm di esseri fluttuanti. E quelli che oggi sono normali diventeranno un’esigua minoranza protetta e tutelata dal WWF, come i panda.

Così si buttano a mare duemila anni di storia del pensiero umano e si genera un mondo fondato sul pensiero fluttuante (che, guarda caso,  si accoppia benissimo col “pensiero debole” di Vattimo, altro confusex), sulla cultura fluttuante, la sessualità fluttuante, la vita fluttuante.  Dimenticando, o facendo finta di non sapere, che la Terra non è un corpo celeste  “fluttuante” nello spazio, libero di muoversi e girovagare nell’universo quando e come gli pare. E’, al contrario, un pianeta regolato da precise leggi fisiche e dalla gravitazione universale che ne stabiliscono e determinano la composizione, l’evoluzione e l’orbita attorno al sole. Ma queste leggi fisiche, nella loro validità universale, contrastano nettamente col relativismo etico del pensiero debole e, ovvio, del pensiero fluttuante. Ed allora è meglio, e più comodo, far finta di non sapere, fare gli gnorri, fare i nuovi  umanoidi OGM, felicemente inconsapevoli, contenti e fluttuanti nello spazio. Fluttuate, fluttuate e auguri…

Sorprese solidali (in ritardo)

di , 5 Dicembre 2012 06:13

Nascono come i funghi le associazioni no profit, ONLUS, ONG, umanitarie Fatebenefratelli, sorelle, cugini, zie, comari e via beneficiando. Ogni due o tre giorni spunta una nuova associazione che ti chiede  soldi; due euro inviando un sms. Comincio ad avere molti dubbi sulla serietà di queste campagne di solidarietà e sull’effettiva destinazione dei fondi raccolti. Ma non voglio infierire oltre. Passiamo alla sorpresa di oggi. La trovo nella casella di posta (!). Eccola…

Una delle tante, penso. Ma questa mi incuriosisce. Clicco e leggo l’articolo: “CAF, al via la campagna SMS solidale“. Ed ecco la sorpresa! Oggi è 5 dicembre 2012. E allora? Allora la sorpresa è che questa raccolti fondi, come è specificato nel testo, è iniziata il 4 novembre ed è valida fino al  25 novembre.

Scaduta da 10 giorni. Infatti il comunicato porta la data del 7 novembre e l’articolo risulta pubblicato il 15 novembre; venti giorni fa.  Lo avevano dimenticato? L’hanno ripescato per sbaglio dal cestino? Meglio tardi che mai? Ma i redattori del sito leggono almeno quello che pubblicano, oppure inseriscono questi box a pera, tanto per riempire gli spazi? Non bastano i cibi scaduti che troviamo negli scaffali dei market, ora ci mandano anche gli avvisi solidali scaduti. Ora, si potrebbe ironizzare sulla serietà di quello che passa in rete. Ma sarebbe troppo lungo e ops…tempo scaduto!

 

La fine del mondo

di , 4 Dicembre 2012 13:51

Non parlo del calendario Maya. Parlo del Papa che, come un qualunque ragazzino in cerca di amici e sostenitori virtuali, è sbarcato su Twitter. Dopo 24 ore dall’apertura dell’account conta già 500.000 “follower“. Sono certo, tuttavia, che non è stata una sua precisa volontà, ma la solita geniale idea dei suoi collaboratori i quali, in tal modo, vogliono dare un segno di ammodernamento della Chiesa e del suo adeguarsi ai tempi. Se anche il Papa comincia ad inviare messaggini su Twitter vuol dire che siamo proprio alla fine del mondo. E se il mondo non è alla fine, di sicuro sta molto male.

Primarie e dentiere

di , 2 Dicembre 2012 22:29

Bersani vince le primarie e Prodi perde la dentiera.  Questo almeno è quanto si deduce vedendo l’immagine che accompagna la notizia ANSA di poco fa: “Primarie: Prodi, una battaglia vera“. Sulla risatina sdentata di Prodi scrissi già un post nel 2010, notando come fosse un caso unico nella specie umana. Infatti, l’effetto principale e caratteristico della risata degli umani (quelli normali) è proprio quello di mostrare i denti. Unica eccezione in tutto il creato è Prodi: quando ride spariscono i denti, come se gli fosse caduta la dentiera (La risata: Berlusconi e Prodi).

E’ un fatto molto curioso che dovrebbe  interessare gli esperti di fisiognomica i quali dovrebbero cercare le cause di questa anomalia genetica e, possibilmente, fornire una risposta. Si tratterà di un caso speciale di incidente di percorso nell’evoluzione della specie? Oppure il nostro Mortadella nasconde i denti perché…ha paura che glieli rubino? Mah, certo che vedere la sua risatina è sempre inquietante. Eccolo…

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