Marxismo liberale

di , 30 Novembre 2012 20:10

Sembra un ossimoro. Anzi lo è proprio. Eppure è esattamente quanto ha dichiarato Bersani ieri, ospite a Porta a porta. Rispondendo ad una domanda, ha affermato che “essendo liberale…” apprezza il riconoscimento del merito e del valore, aggiungendo che, però, occorre anche tutelare l’uguaglianza. Da qualche tempo questi ex/post comunisti pentiti, ma non troppo, usano farsi paladini della meritocrazia. Parola che solo fino a qualche anno fa, fra i comunisti non ancora pentiti, suonava come una vera bestemmia.

Poi hanno avuto una crisi esistenziale, hanno cambiato bandiera, stemma, segretari, canzoni (da Bandiera rossa a Over the Rainbow), fanno il tifo per Obama, fanno le primarie e, per miracolo, diventano “democratici e liberali“. Così trasformati, cambiano anche  abitudini e stile di vita. D’Alema si trasforma in lupo di mare e veleggia su una elegante barca, Ikarus,  da 18 metri, partecipando alle regate veliche (roba da ricchi, mica da proletari). Quelli che anni fa erano in piazza, un giorno sì e l’altro pure, a protestare contro la Nato e gli americani “brutti, sporchi e cattivi“, oggi parlano inglese, copiano gli slogan made in USA ,”I care“, e si sentono tutti Yankee: Veltroni acquista casa a New York, non nel Bronx o ad Harlem, ma nell’esclusivo quartiere per ricconi di Manhattan e Bersani vola in USA per portare una corona di fiori sulla tomba di J.F.Kennedy. Roba da farsi venire le convulsioni dal ridere.

Gli ex segretari di Rifondazione comunista, Bertinotti e Giordano, per riposarsi dopo decenni di lotta di classe e dure battaglie contro i padroni ed i ricchi borghesi, acquistano vecchi cascinali in Umbria, a Massa Martana, li fanno restaurare da prestigiosi architetti e ci ricavano delle ville con piscina e parco intorno, roba da ricchi borghesi (alla faccia dei proletari). Da comunisti mangiapreti diventano pii e devoti chierichetti (giusto per rimediare qualche voto in più, in occasione delle “Primarie“, fra i cattocomunisti confusi); Vendola ha dichiarato di avere come modello il defunto cardinale Martini (!) e Bersani dice di ispirarsi a Papa Giovanni (!). Trasformazione completa che li rende irriconoscibili, come nuovi.  In verità, sotto sotto, sono quelli di sempre. Hanno solo cambiato pelle; come i serpenti!

E’ come se, dopo la caduta del muro di Berlino, avessero preso i comunisti sbandati ed in fuga in ordine sparso, li avessero sistemati dentro un enorme shaker, avessero agitato con forza a lungo e poi li avessero lasciati liberi. Sono rimasti storditi, confusi e non sanno più chi sono, chi erano, da dove vengono e dove vanno. E così esaltano la meritocrazia e si dichiarano liberali. Ho la sensazione che questi non sappiano di cosa parlano. Se lo sapessero capirebbero che è un concetto totalmente in contrasto con tutta la loro ideologia e che meritocrazia ed uguaglianza, così come libertà ed uguaglianza, sono concetti opposti, contrastanti ed inconciliabili.

E’ una contraddizione che si stanno portando appresso da anni, dai tempi della fusione con quella specie politica altrettanto stordita e confusa, i cattolici pentiti della ex Margherita, con i quali hanno consumato un matrimonio contro natura. Dissero, comunisti e cattolici, che avevano radici comuni e volevano le stesse cose (!). Più confusi di così non si può. Ecco casa scrivevo 5 anni fa, in occasione di quella fusione a freddo fra ex/post comunisti e cattolici in crisi esistenziale.

Marxisti liberali e gattopardi rosa. (14 settembre 2007)

Si dice che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Il che non significa, però, che coloro che cambiano idea non possano essere, al tempo stesso, imbecilli, né che gli imbecilli debbano, necessariamente, non cambiare idea. E’ uno di quei luoghi comuni che apparentemente sembrano avere una loro saggezza di fondo, ma che vanno presi con le pinze; anzi, con le pinzette, perché talvolta quel pizzico di verità che contengono può essere, se usata male, vanificata del tutto.

Se si assume come verità il fatto che cambiare idea sia sintomo di intelligenza, allora bisogna concludere che coloro che cambiano spesso idea, che smentiscono alla sera ciò che dicono al mattino e che sono in perenne mutazione, siano molto intelligenti. Se ne deduce, allora, che nel centro sinistra, siano tutti intelligentoni, una succursale del Mensa. E che Prodi, ovviamente, sia un genio!

Va da sé che, in tal caso, visto che, da quando è stata inventata la matematica, 2+2 fa sempre 4, tutti i matematici che in millenni non hanno mai cambiato idea, siano dei perfetti idioti! N’est ce pas?

E veniamo al dunque. Ultimamente, nella sinistra storica, è tutto un rimescolio generale, un riassestamento, una continua evoluzione verso posizioni lontanissime da quelle di partenza. Cominciano a preoccuparsi di sostenere le aziende, l’artigianato, il commercio, la piccola e media industria, promuovono ed incentivano la produttività e la competitività nazionale ed estera, elogiano il libero mercato e favoriscono la concorrenza, costituiscono società quotate in borsa, si preoccupano della sicurezza dei cittadini, adottano drastiche misure per liberare i centri urbani da accattoni, prostitute, nomadi e lavavetri. Insomma, sono talmente cambiati che se un emigrato tornasse in Italia, dopo 20 anni, e sentisse parlare gli ex/post comunisti penserebbe che siano diventati tutti di destra.

Per avvalorare questo cambiamento stanno scendendo in campo, al fine di fornire una spiegazione scientifica del fenomeno, fior fiore di intellettuali, giornalisti ed illustri studiosi. Si organizzano convegni, si pubblicano studi e ricerche, si organizzano dibattiti, si sta mettendo in atto una portentosa macchina mediatica per convincere gli ancora dubbiosi ex compagni a “cambiare idea”, a rinnegare decenni di ideologia marxista per diventare come il baffetto velista D’Alema, il pezzo da novanta della sinistra, che, dopo anni ed anni di pane e Marx, considerando che anche vivere da borghesi benestanti non è poi disprezzabile, è diventato “liberal“.

Ed ecco che appare un libretto, di Alesina e Giavazzi, intitolato “Il liberismo è di sinistra” nel quale i due autori cercano di dimostrare che siccome il liberismo favorisce la crescita dell’economia e, quindi, della ricchezza, e che questa ricchezza comporta un miglioramento dei salari e delle condizioni di vita dei lavoratori, significa che il liberismo comporta conseguenze positive per il proletariato. Ergo, il liberismo è di sinistra.

Il che è come affermare che l’erba favorisce l’attività mentale; perché nutre le vacche che producono il latte che viene trasformato in formaggio che si grattugia sugli spaghetti che ci forniscono carboidrati che, come tutti sanno, fornisce energia al cervello. Ergo, l’erba fa diventare intelligenti!

Il concetto è lo stesso; una cavolata. Ma gli autori ci scrivono un libro che venderà un sacco di copie che produrranno tanti soldoni in diritti d’autore e vai col liscio. Ma ecco che, ad avvalorare ulteriormente questa bizzarra tesi, arriva, fresco fresco di stampa, un altro libello “d’autore“: “Il  partito democratico per la rivoluzione liberale” di Michele Salvati.

La differenza fra i due libri, come riferisce oggi un articolo del Corriere.it, è che Salvati, contrariamente agli altri due giornalisti, è “dentro il partito democratico“. Così dentro che, già quattro anni fa scrisse un altro libro “Il partito democratico“, anticipando la svolta attuale dei DS. Così “dentro” che “…la sera lo si può incontrare in una sezione dei Ds o in un circolo della Margherita, a Milano come a Modena, a discutere animatamente fino a notte fonda dei controversi destini della sinistra italiana“.

Ora, le sezioni dei DS sono le stesse sezioni dell’ex PCI dove ancora fanno bella mostra, come capita di vedere in alcuni servizi TV, le immagini dei “padri” del comunismo, da Marx a Lenin, a Gramsci, a Togliatti. Allora mi viene un po’ da sorridere pensando a cosa mai potranno pensare questi “padri gloriosi” sentendo i discorsi dei loro nipotini che sono diventati “liberali“.

Comunque la si rigiri è una bella contraddizione, un paradosso, un ossimoro politico. Ma ricordando la iniziale premessa, dovremmo riconoscere che, visto che cambiano idea, non sono imbecilli. Allora a cosa è dovuto questo brusco cambiamento di rotta?

Le ragioni sono diverse, ma sostanzialmente la ragione di fondo è che, dopo la caduta del muro di Berlino, ed il disfacimento dell’impero sovietico, questi nipotini di Marx si sono trovati col sedere per terra. Non potevano continuare a farsi portatori e sostenitori di una ideologia che ormai era morta e sepolta ed il cui fallimento era sotto gli occhi di tutti. Correvano il rischio di scomparire e seguire la loro ideologia nella tomba. Allora bisognava trovare una soluzione che consentisse di non perdere il patrimonio di consensi e di voti. Anche perché, negli anni seguenti, in piena epoca di “mani pulite“, la magistratura stava facendo il “lavoro sporco“; stava facendo piazza pulita di tutta la nomenclatura politica della prima Repubblica, partiti e dirigenti compresi; escluso, guarda caso, proprio il PCI, perché loro, si sa, sono “Persone perbene” (se lo dicono da soli, ma ne sono convinti).

Non restava che raccogliere i frutti e predisporre quella “gioiosa macchina da guerra” che Occhetto vedeva lanciata inevitabilmente verso la vittoria e la conquista del potere. Poi la macchina si è inceppata ed è rimasta la ineludibile esigenza di cambiare faccia e di inventarsi una nuova identità. E sono cominciati i cambiamenti, da PCI a PDS e poi DS. Fra congressi, lacrime e dichiarazioni d’amore: “Quel simbolo (alludendo alla falce e martello) lo porteremo sempre nel cuore“, disse un D’Alema commosso dal palco del congresso che decretava la morte definitiva del vecchio PCI.

Ma è vero cambiamento? Oppure è solo un modo per presentarsi diversi e continuare a gestire il potere? Non metto in dubbio che qualche ripensamento sincero, all’interno dei DS, ci sia stato e ci sia tuttora. Del resto, se proprio non si hanno i paraocchi e la mente obnubilata da decenni di marxismo, è difficile continuare ad essere comunisti. Alcuni ci riescono, ma, sempre se dobbiamo prendere per buona l’affermazione iniziale, significa che, visto che non cambiano idea,  dovremmo considerarli almeno un po’ “imbecilli“. Beh, non si può accettare quella affermazione solo quando fa comodo.

In questo contesto nasce l’ulteriore svolta DS, la costituzione di un nuovo partito “democratico“, insieme ai cattocomunisti confusi della Margherita. Il diavolo e l’acqua santa. Ma loro dicono che le diversità arricchiscono la dialettica interna, che hanno un fine comune. Contenti loro!

Ma torniamo alle nuove idee liberiste e liberali. C’è un qualcosa di più che la necessità di adeguamento a idee più moderne. E’ qualcosa che non viene detto esplicitamente e pubblicamente. Forse se lo dicono fra loro, in quelle lunghe discussioni nelle ex sezioni PCI, ma resta un segreto perché fa parte della strategia interna del partito.

Eppure non ci vuole molto a capirlo. Basta ricordare il lungo discorso di Fassino all’ultimo congresso, quando si è deciso di andare avanti e di costituire ufficialmente il partito democratico. Lo si potrebbe prendere come esempio del classico discorso politico che dice tutto e niente, che vuole accontentare tutti, secondo la vecchia utopia di chi vuole avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Come si costruisce un discoso politico d’effetto e che raggiunga il massimo del consenso? Semplice; si fa un lungo elenco di tutti i mali possibili della società, di tutti i possibili problemi delle varie categorie, li si espone con forza e passione, come se chi li pronuncia non dormisse la notte pensando alle soluzioni possibili, si lascia intendere che tutti i problemi esposti saranno affrontati e risolti, ma si evita accuratamente di proporre soluzioni precise, perché si corre il rischio di creare conflitti fra le varie categorie ed i gruppi di potere.

Non c’è bisogno, per esempio, che si dica chiaramente come si intende risolvere il problema del potere d’acquisto di stipendi e salari. Basta rimarcare con forza che “la gente non arriva a fine mese, che gli stipendi sono bassi, le pensioni ridicole…”. Ecco, basta e avanza, tutti sono d’accordo e applaudono al tribuno di turno. Non c’è bisogno di dire chiaramente come si combatte la disoccupazione ed il precariato. Basta urlare “Bisogna garantire la certezza del posto di lavoro. Dobbiamo garantire un futuro ai giovani…”. Basta e avanza, tutti soddisfatti e riapplauso. Perché questo è stato, stringi stringi, il lungo ed appassionato discorso di Fassino, con lacrimuccia finale che fa sempre effetto e la gente pensa “Come è bravo e sensibile…”.

Se poi si chiude il congresso con un classico “inno” storico della sinistra…Internazionale? Bandiera rossa? No, no…”Over the rainbow“. Beh, allora le lacrime si sprecano, baci e abbracci, commozione e pianto generale.  Più che un congresso di ex/post comunisti sembra una riunione delle dame della carità. Il discorso di Rutelli, al congresso della Margherita, è esattamente dello stesso tipo, una fotocopia di quello di Fassino (forse lo hanno preparato e concordato insieme). Veltroni, ora in tour propagandistico, sta applicando le stesse regole del bravo tribuno. Il suo motto, a proposito di tasse, “Pagare meno, pagare tutti“, aggiornamento del vecchio “Lavorare meno, lavorare tutti” (ma che fantasia!), è uno splendio esempio. Visto che c’era poteva anche annunciare di aver scoperto l’acqua calda. Qualcuno gli avrebbe creduto sulla parola.

Allora, cosa c’è dietro questo riformismo e trasformismo del vecchio PCI? Ce lo dice chiaro e tondo lo stesso Salvati. Ma, onestamente, lo avevamo già capito da soli: “…la taglia dei consensi che avrà il Pd non la si può decidere a tavolino, ma dipende dalla capacità di individuare i temi giusti e le soluzioni più corrette, di essere elettoralmente competitivi“. Ecco cosa c’è. Non conta  tanto l’avere delle idee e programmi precisi nei quali credere e difenderli, costi quel che costi, conta trovare quelle  proposte giuste, anche se non ci si crede (basta far finta di crederci), che possano raccogliere consensi e voti per raggiungere il potere.

Tanto poi, una volta al governo, non è detto che si debbano rispettare i programmi. Qualche buon motivo per giustificare modifiche e cambiamenti lo si trova sempre. E’, dunque, un partito costruito a tavolino su misura per raccogliere consensi. Tutto il comntrario di ciò che i partiti politici, nel bene e nel male, sono stati fino ad oggi. Al diavolo l’ideologia, al diavolo i principi, al diavolo le cause giuste in cui credere e per le quali battersi, al diavolo i “padri nobili”, al diavolo anche i nonni, i cugini, i cognati, al diavolo tutti. Ciò che conta è che la gente li voti. Questo conta, mantenere il potere.

Alla faccia di chi crede ancora nella forza delle idee. Questo partito democratico è, né più, né meno, che una sapiente operazione di mercato, mercato politico e di voti, ma pur sempre operazione di mercato, costruita scientificamente a tavolino per conquistare quote di consenso. Come quando si lancia un nuovo detersivo; è sempre lo stesso, ma ve lo presentano in maniera nuova, vi dicono che “lava più bianco“, la gente ci crede e lo compra.

Allora questi nuovi “marxisti liberali” appaiono per quello che sono, i soliti gattopardi che fanno finta di cambiare tutto per lasciare tutto com’è. In questo caso, per mantenere il potere e le poltrone. Tant’è che con tutti questi cambiamenti e sconvolgimenti annunciati e le primarie farsa, chi resterà a capo del “nuovo” partito? Sempre loro, i Fassino, D’Alema, Veltroni, Rutelli e compagnia cantante. E non credo che si alimenteranno a pane e cicoria. Ma giusto per dare una parvenza di cambiamento hanno abbandonato i temi a loro tanto cari, la lotta di classe, il padronato che sfrutta i lavoratori e amenità simili. Sono diventati meno rossi, tutto qui. A forza di gustare le prelibatezze e le comodità del benessere economico, hanno cominciato a cambiare colore; da rosso fuoco a rosso sbiadito, rossiccio, rosa carico, rosato, rosa tenue, rosatino, rosa sbiadito…Si sono trasformati in una strana nuova specie animale: i gattopardi rosa!

Come se non bastasse, in merito ai cambi di rotta degli ex/post comunisti pentiti (o quasi), leggete questo illuminante post del 2007: “Lavavetri e comunisti bucolici“.

Insonnia: rimedio sicuro

di , 29 Novembre 2012 13:36

Milioni di persone soffrono d’insonnia, con gravi ripercussioni sulla salute e sull’attività quotidiana. Ora è stato scoperto un rimedio efficace, garantito e che non comporta alcun effetto collaterale. Il segreto è racchiuso in un semplice CD. Presto sarà messo in vendita, a modico prezzo, un CD contenente un discorso del premier Mario Monti. Basterà ascoltarlo ed in pochi minuti crollerete fra le braccia di Morfeo, abbandonati finalmente ad un sonno profondo. Soddisfatti o rimborsati!

Si ammali chi può.

di , 27 Novembre 2012 15:52

Variazione sul tema del più classico “Si salvi chi può“. Ormai ci siamo. Giusto ieri dicevo nel post ”Di male in peggio“, che ogni giorno ci propinano notizie contrastanti e poco rassicuranti. Il premier Monti afferma cheIl peggio è passato…”. Confindustria, nello stesso giorno, dice cheIl peggio deve arrivare, nel 2013“. Beh, ragazzi, mettetevi d’accordo!

Oggi, tanto per restare in tema, ancora Monti, in merito alla sanità, rivela che “La sostenibilità del SSN non è garantita nel futuro“. Ma il peggio non era passato? Beh, sì, ma con qualche eccezione! Le prime avvisaglie di quanto afferma Monti ci sono già. Ecco un’altra notiziola rassicurante sul tema “sanità”. A Napoli mancano i posti letto in ospedale. Soluzione? Semplice, fare a meno dei letti e sistemare direttamente i pazienti sopra i materassi…per terra! E va ancora bene, perché di questo passo, una volta occupati anche tutti gli spazi per terra, negli ospedali ci saranno solo…posti in piedi!

Adesso, dopo questa edificante notizia e le dichiarazioni allarmanti di Monti, è chiaro che non resta molto tempo a disposizione. Quindi chi può permetterselo dovrebbe ammalarsi subito. Finché c’è ancora qualche speranza di trovare un posto per terra in corridoio. Prima che sia troppo tardi. Si ammali chi può.

E non basta, perché non solo non è garantito il diritto all’assistenza sanitaria, ma, a quanto riporta la stampa, in futuro non è garantita nemmeno la pensione. Anzi, pare che ci si stia avviando al collasso: “Pensioni: presto esplode tutto“. Ma che bella notizia. Ma Monti non ha detto che il “Peggio è passato”? Ma questo governo tecnico non era la cura di tutti i mali d’Italia? Beh, ma non è detto che un governo tecnico debba essere, necessariamente, anche serio. La serietà in Italia è un optional!

Di male in peggio

di , 26 Novembre 2012 15:39

Al peggio non c’è limite, si dice. Già, ma cos’è il “peggio“?. Non è mica facile rispondere. Specie di questi tempi, quando ogni giorno si leggono notizie contrastanti e si smentisce oggi ciò che si è affermato ieri, in attesa che domani si smentisca ciò che si è affermato oggi. La gente è confusa da queste notizie usa e getta e la crisi è senza controllo, senza via d’uscita e, soprattutto, senza un’informazione seria ed attendibile.

La classe politica, che dovrebbe essere ricompresa fra le categorie delle calamità naturali, di tutto si occupa, meno che della crisi. Parlano di primarie, di legge elettorale, di alleanze, di nuovi movimenti che nascono come i funghi, di rottamatori e rottamazioni, di accuse reciproche fra i vari schieramenti, di unioni civili, di adozioni gay, della commovente storia d’amore fra Eddy e Nichi, della grande vittoria in Sicilia di tale Crocetta, una specie di incrocio fra Renato Zero e Cristiano Malgioglio.

Di tutto si occupano, ma nessuno, dico nessuno, ha ancora fatto una proposta concreta e praticabile per migliorare l’economia dell’Italia e superare la crisi. Nessuno che abbia uno straccio di idea, anche di seconda mano, e riesca a dire qualcosa di realistico. Neanche a pagarli a peso d’oro. Eppure, a sentire lor signori, sono tutti impegnati a lavorare per il bene del paese. Mah, visti i risultati, magari sarebbe meglio se non lavorassero tanto, Anzi, se si riposassero un po’, anche per qualche decennio, il paese ne ricaverebbe un gran beneficio. Ne sono certo. Ed invece, purtroppo per noi, è tutta gente che non ha la più pallida idea di come contrastare la crisi, però sono tutti in prima fila e si candidano a governare l’Italia. Poveri noi!

Ed ecco una ennesima diomostrazione di come l’informazione continui a confondere le idee dei cittadini. Forse perché la stessa informazione, nell’ansia quotidiana di riempire le pagine, ormai è in stato confusionale. Questa mattina nella Home page del portale Tiscali figurava questo box che, poco rassicurante, ci avvisa che il “Peggio” (eccoci al punto)) deve ancora arrivare, nel 2013. Prepariamoci dunque ad un nuovo anno di lacrime e sangue.

Beh, ci consola il fatto che, se ci sarà un 2013 in cui arriverà il peggio, significa che, contrariamente a quanto annunciano i catastrofisti, basandosi sul calendario Maya, il 21 dicembre 2012 non ci sarà la fine del mondo. Saremo in piena crisi, dovremo sopportare il “Peggio“, ma saremo vivi. E’ già qualcosa!

Sorge, però, un dubbio. Ma cosa si intende per “Peggio”? Ed ancora, ma sarà vero quanto dichiarato dalla Confindustria? Sarà il caso di accertarsi meglio? Mai fidarsi di ciò che leggiamo sulla stampa. Meglio dubitare e verificare leggendo altre fonti, altri quotidiani. In questo caso, però, non c’è bisogno di scomodarsi a leggere altre fonti e andare su altri siti per accertare la verità. Nella stessa pagina web, stamattina, figurava quest’altro box in cui il premier Monti dice esattamente il contrario di Confindustria ed afferma che il “Peggio“ è superato. Voilà…

Ora, ogni commento è superfluo. O le previsioni sulla crisi le ha fatte il mago Otelma, oppure Monti e Confindustria hanno un concetto diverso di cosa sia il “Peggio” e del suo significato. In tal caso farebbero bene a spiegarcelo, giusto per orientarci in questa informazione casual. Mah, sembra proprio che i media e i nostri politici, tecnici e non tecnici,  facciano a gara per tenerci sulle spine, confonderci le idee, fornirci notizie contradditorie e lasciarci nella massima incertezza su quale sarà il nostro futuro. Peggio di così non si può.  E’ la stampa, bellezza!

P.S.

Vedo ora che il box di Monti è stato cambiato. Forse si sono resi conto dell’incongruenza e della troppo evidente contraddizione dei due titoli e l’hanno sostituito con un articolo sull’evasione fiscale. Ma ormai la gaffe è fatta. Coraggio, domani è un altro giorno. Magari, state un po’ più attenti a ciò che pubblicate. E poi, tranquilli, siete in buona compagnia. Ormai leggendo le notizie via internet non sappiamo più se ridere o piangere. E forse è proprio vero che…il Peggio deve ancora arrivare. Coraggio!

 

Teste e testicoli

di , 22 Novembre 2012 13:39

Scandalo e indignazione per la foto di un politico spagnolo (Carlos Delgado, responsabile del Turismo per le Isole Baleari) che si fa fotografare con un cervo morto e, soprattutto, con i testicoli del cervo in testa come trofeo. Tanto clamore per due testicoli in testa. E nessuno, invece, si meraviglia che ci sia un sacco di gente, lo capisci da come parlano e ragionano, che hanno la testa nei testicoli.

Il duo comico-parlamentare-creativo Bongiorno-Carfagna ha presentato un ddl che prevede l’ergastolo per il femminicidio: l’omicidio di una donna in quanto donna! Sembra una battuta, invece, purtroppo, è una notizia vera. Successivamente presenteranno, forse,  un altro ddl che prevede l’ergastolo per l’omicidio dell’uomo in quanto uomo, per l’omicidio dei trans in quanto trans, per l’omicidio degli idraulici in quanto idraulici e l’omicidio della suocera in quanto suocera. In futuro, forse, presenteranno un ddl in cui si prevede l’ergastolo per l’omicidio di un politico in quanto politico. In questo caso, però, si potrà godere delle attenuanti generiche.

E ridono! Cosa avranno da ridere? Boh, forse ridono perché la loro non è una proposta seria, magari è uno scherzo molto in anticipo sul 1° aprile. No? E dire che ci sarebbe tanto da fare in campagna. E’ appena finita la stagione dei pomodori, comincia quella dei carciofi. C’è tanto bisogno di braccia in agricoltura.

In casa PDL, intanto, ci si prepara alla lotta, tutti contro tutti, per le annunciate “primarie“. Sono candidati in 12, come gli apostoli.  Già partita la caccia e le scommesse su chi sia il Giuda. Fra gli altri c’è Samorì, quello che parla come quel personaggio comico di Zelig; l’assessore alle varie ed eventuali. C’è anche Giorgia Meloni, quella specie di Gian Burrasca che ha eternamente gli occhi sbarrati dalla meraviglia perché continua a chiedersi incredula: “Ma davvero io ero ministro?”.

Sempre nel PDL un gruppetto di una decina di parlamentari annuncia di uscire e formare un nuovo movimento “Italia libera“. Fra i firmatari, gente di grande prestigio e carisma; Bertolini, Stracquadanio, Stradella, Pecorella e Tortoli. Il loro livello di prestigio e notorietà è lo stesso del “Carneade, chi era costui?“ di don Abbondio. Ma tant’è, loro ci credono. Ormai anche tata Lucia e Gigi er macellaro sono convinti di poter fare politica: più bistecche per tutti!

Mentre è in corso il fuggi fuggi generale nell’Italia dei valori, Massimo Donadi, ha annunciato la nascita di un nuovo soggetto politico. Ne sentivamo proprio la mancanza. Si chiamerà “Diritti e libertà“. Anche l’ex ministro Giulio Tremonti, per non essere secondo a nessuno, ha annunciato la nascita di un suo movimento “Lavoro e libertà” e parteciperà a tutte le consultazioni elettorali. E’ scoppiata una specie di partitomania, una corsa a chi riesce a farsi il suo partitino personale fai da te. Anche Cicciolina, del resto, ha annunciato la nascita di un suo partito “D.N.A. Democrazia, natura, amore“.  Manca solo Rocco Siffredi che fondi un suo partito “Gnocca e libertà“.

La libertà c’è sempre di mezzo, come il prezzemolo: Diritti e libertà, Popolo della libertà, Futuro e libertà di Fini, Sinistra e libertà di Vendola, Italia libera dei fuorusciti PDL, Lavoro e libertà di Tremonti. Sembra che gli italiani siano tutti schiavi in catene che lottano per la liberazione dalla schiavitù. In verità di libertà ce n’è fin troppa. Tanto è vero che questi “furbetti del parlamentino” sono liberissimi di continuare da decenni a prendere per i fondelli gli italiani, facendo finta di occuparsi di politica. Tanto fanno e sbraitano, inneggiando alla libertà, con l’unico scopo di mantenere i privilegi acquisiti. E per farlo, ogni tanto fanno finta di rinnovarsi; cambiano nome, stemmi, bandiere, segretari, inni. Insomma, per sopravvivere, periodicamente cambiano pelle: come i serpenti.

Ma ormai, dopo Rutelli che ha un partito che rappresenta l’1% e pretende di governare l’Italia, Fini che ha fondato Futuro e libertà e che nel futuro avrà molta libertà, tanta libertà che potrà starsene a casa a giocare al piccolo Giuda, Grillo che, stanco di fare il comico, fonda il movimento M5S, Flavia Vento (!?)  e Rocco Casalino (!?) che vogliono candidarsi con Grillo, Montezemolo che scende in campo e anche lui fonda un nuovo movimento “Italia futura“, fra poco ci saranno tanti partiti quanti sono gli italiani. Non ci sarà più bisogno di fare primarie, né secondarie. Ognuno vota per sé.

Anche Rosi Bindi che, a norma di statuto PD, non potrebbe ricandidarsi alle prossime elezioni, ha annunciato che chiederà una deroga al partito per ripresentarsi. Un grande rischio, perché in tempi di radicale rinnovamento e di rottamazione dei vecchi dirigenti, la nostra pasionaria cattocomunista rischia di non essere votata. Ma forse è proprio questo il fine segreto della lungimirante e furbacchiona Rosi. E’ l’unico modo per sperare di essere…trombata!

Migranti e clandestini

di , 16 Novembre 2012 10:08

Una volta quelli che entravano illegalmente in Italia li chiamavano “immigrati clandestini“. Poi, visto che chiamarli clandestini poteva urtare la sensibilità degli stessi,  la stampa, per tacita intesa, ha deciso di chiamarli semplicemente “migranti“; con grande soddisfazione dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati. Contenta signora Boldrini? Bene, bene, ne siamo felici.

Oggi, però, leggiamo nella home page dell’ANSA, questa notizia: “Scoperti 10 clandestini dentro piloni cemento“.

Ma come, non era stato abolito il termine “clandestino“? E come mai tutti gli altri che quotidianamente arrivano in Italia sono “migranti” e questi, invece, sono “clandestini“? Ora, o l’articolo è scritto da un novellino appena assunto, magari apprendista aspirante precario praticante giornalista in prova, oppure deve esserci un’altra spiegazione, visto che tutti quelli che continuano ad arrivare via mare su scalcagnati gommoni, sono chiamati “Migranti“. La spiegazione non può che essere data dal fatto che questi clandestini sono arrivati via terra, stipati dentro un tir e nascosti dentro piloni di cemento. A quanto risulta dall’articolo, questi clandestini sono stati identificati e verranno rimandati in Grecia da dove provenivano.

La differenza di trattamento è evidente. Se arrivi clandestino su un tir ti rimandano a casa, se arrivi su un gommone via mare sei “Migrante“, ti accolgono, ti sistemano in un centro di prima accoglienza e poi trovano il modo di concederti un permesso di soggiorno, o lo stato di rifugiato. Anzi, molto spesso, non aspettano nemmeno che sbarchino a Lampedusa, vanno a prenderli direttamente, subito dopo la partenza, a poche miglia dalla costa libica. Insomma, se arrivi via mare, sei “Migrante” e ti è andata bene.

Già, perché tutto dipende da come vieni considerato e definito. Del resto, l’importanza dei termini l’avevo già segnalata in “Migranti e balseros” in cui riportando ancora una notizia ANSA, facevo notare la sostanziale differenza fra quelli che arrivano in Italia e sono semplici “Migranti” e quelli che, scappando da Cuba, arrivano in Messico e si chiamano non migranti, ma balseros, e emigranti illegali! Beh, basta intendersi.

La differenza sostanziale, nel caso di questi clandestini provenienti dalla Grecia, nei confronti di quelli che sbarcano a Lampedusa, sembra essere, quindi, il mezzo di trasporto.  Se arrivi in gommone sei migrante, se arrivi su un tir sei clandestino. Allora mi permetto di suggerire ad eventuali migranti interessati a venire in Italia via terra un semplice trucchetto. Venite pure in tir, ma con l’accortezza di sistemare sul tir un vecchio gommone, anche se bucato e ridotto in brandelli. E passate la frontiera così, facendovi trovare ben in vista dentro il gommone. Automaticamente sarete considerati non clandestini, ma semplici migranti, con tutti i vantaggi del caso. Facile, no?

 

Un buon affare.

di , 14 Novembre 2012 19:25

E’ vero che siamo in crisi e che non si riesce a vedere la fine. E’ vero che  aumentano le tasse, invece che diminuire le spese, per sopperire alle necessità di bilancio e che tutta l’Europa soffre di questa prolungata crisi che ci sta mettendo in ginocchio. L’effetto pratico è che le aziende chiudono o falliscono e  aumenta l’esercito dei disperati che perdono il lavoro, spesso anche la casa perché non riescono più a pagare i mutui bancari, e che sopravvivono grazie alle mense della Caritas. Una situazione drammatica. Però noi siamo sempre caritatevoli e pronti ad aiutare il terzo mondo e chiunque sia in difficoltà.

Così leggiamo una delle ultime notizie ANSA di oggi: “UE-Egitto, aiuti per 5 miliardi di euro“. E’ quanto comunicato dopo un incontro fra il presidente egiziano Morsi e l’alto rappresentate UE  per la politica estera Catherine Ashton, raggiante per questa ennesima prova di attività umanitaria europea. In cambio dei 5 miliardi di euro, sarebbero 10.000 miliardi di vecchie care lirette (!), l’Egitto, a giorni alterni, ci fa arrivare direttamente a casa, barconi pieni di immigrati (vedi “Africa for Italy“), che dobbiamo soccorrere in mare, ospitarli nelle nostre strutture di accoglienza, garantirgli, possibilmente, un lavoro, una casa, l’assistenza, la scuola, la pensione, il ricongiungimento familiare, etc, etc; tutto, ovviamente, a spese nostre. Con grande soddisfazione della signora Boldrini ”Alto commissario ONU per i rifugiati”. Ma quanto sono alti questi alti commissari ONU? Boh!

Siamo col sedere per terra, però aiutiamo mezzo mondo, accogliamo chiunque arrivi in Italia, e gli italiani disperati devono mangiare alla mensa Caritas. Ma noi, è risaputo, siamo buoni. Oh, quanto siamo buoni! Così buoni che, invece che pensare ai cavoli nostri europei (i famosi cavolini di Bruxelles), pensiamo alla tutela dei datteri egiziani.

Ma dobbiamo ricordarci che, come ripetono spesso i nostri illuminati politici e intellettuali terzomondisti, gli immigrati sono una risorsa preziosa (vedi “Migranti: una risorsa“). E se lo dicono loro deve essere vero. Quindi dobbiamo essere felicissimi di regalare miliardi ed aiuti vari ad Egitto, Libia, Tunisia e paesi limitrofi, se in cambio ci mandano migliaia di immigrati che svolgeranno una funzione utilissima per il superamento della crisi, vendendo cianfrusaglie in spiaggia, agli incroci e nei parcheggi. E’ un ottimo affare. No?

Sono sempre più convinto che l’umanità, specie dalle nostre parti, stia perdendo progressivamente il ben dell’intelletto. Ecco una ulteriore prova; una tela di Rothko, battuta all’asta per circa 60 milioni di euro. Una tela rossa e blu che potete ammirare qui: “La tela di Rothko“. Una tela rossa e blu per la misera somma di 120 miliardi di vecchie lire. Che volete che sia, è regalata. Beh, anche questo è un ottimo affare. No?

Santoro boom boom…flop!

di , 9 Novembre 2012 17:53

Viene da sorridere a vedere cosa passa nella stampa nazionale. Ormai ci siamo talmente abituati alle bufale, alle notizie taroccate, alla verità travisata e piegata alle esigenze di parte, che quasi non ci facciamo più caso. Anzi, ogni volta che leggiamo una notizia viene spontaneo aprire mentalmente una vignetta con un enorme punto interrogativo: sarà vero o non sarà vero?

Ecco l’ultimo esempio, fresco fresco, di giornata. Sito ANSA, box riservato al solito Santoro del quale tutta l’informazione nazionale segue le vicissitudini con anticipazioni, spazi su stampa, su TV, su internet, polemiche, commenti, critiche. Tutto serve alla causa; tenere Santoro sempre in primo piano. E’ un trattamento speciale riservato al nostro “bravo conduttore“. Perché a lui sì e ad altri no? Semplice, perché, come Sanremo, Santoro è Santoro! Ecco il box che annuncia trionfante l’ennesimo “Booommm” del suo programma Servizio pubblico che raggiunge l’11% di share.

Ora, come dicevo, si apre la vignettina in testa con il solito punto interrogativo, anzi tre punti (???) e mi viene un dubbio. Sarà vero che è stato un boom? Mi sembra di ricordare che alla prima puntata, il 25 ottobre scorso, avesse raggiunto il 13%. Brevissima ricerca in rete ed ecco la conferma. Messaggero del 26 ottobre…

Oh, bella, ma se alla prima puntata ha fatto il 13%, e viene salutato come “Boom” di ascolti, oggi che si annuncia un altro Ri-Boom, dovrebbe aver fatto ancora meglio, magari un 15%, un 20%. No? Ma se, invece, come viene riportato dall’ANSA, ha fatto solo l’11%, ovvero meno della puntata precedente, non si tratta di un nuovo Boom, ma, più onestamente, di un “Flop“.  E allora come si spiega il titolo dell’ANSA? Si spiega con i motivi che ho detto prima: perché Santoro è Santoro. Quindi, per la nostra stampa “libera e indipendente” (?), Santoro, anche quando fa flop, è sempre Boooommm! E’ la stampa, bellezza.

Ho l’impressione che questa nuova serie di Servizio pubblico si stia incamminando verso la china già vista in occasione della precedente serie dell’anno scorso, quando, dopo il 12% della prima puntata, dopo poche puntate scese al 5% (Michele flop, flop). Eppure anche allora, dopo ogni puntata si parlava di grande successo di ascolti. Ora voglio ricordare un piccolo dettaglio che ho già scritto in passato e che nessuno fa mai notare (chissà perché?). E vale non solo per Santoro & C, ma per tutti coloro che considerano i dati share e auditel come un totem da adorare. E lo fanno perché, lavorando a vario titolo nella televisione, ci campano benissimo.

Il fatto che Santoro faccia il 5% di ascolti è irrisorio. Ma anche se facesse il 10% significa esattamente che…il 90% degli spettatori non lo vede, non lo guarda, non lo segue. Capito, signori commentatori della stampa “libera ed indipendente“, opinionisti ed acuti osservatori e critici televisivi? Non è poi così difficile da capire: è matematica. Al 90% degli spettatori non gli passa nemmeno per la testa di seguire Santoro, Travaglio, Vauro e compagnia cantante; non li pensa proprio. Chiaro? La continua esaltazione dei loro “presunti” successi televisivi è solo una montatura mediatica che è funzionale alla strategia della propaganda di sinistra. Su Santoro & C. e sulle loro malefatte vedi “Santoreide“.

Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Obama e il lacrimatoio di bronzo

di , 9 Novembre 2012 11:21

Ha vinto di nuovo, il nostro Barack. La volta precedente, a pochi mesi dall’elezione, forse per effetto di un improvviso ed inaspettato innamoramento collettivo obamiano (una specie di virus diffuso in maniera inarrestabile dagli USA all’Europa)  fu insignito del Nobel per la pace, assegnato in via preventiva sulla fiducia. Questa volta, visto che sembra ripetersi la pandemia affettiva,  quale premio inventeranno? Certo un premio di prestigio, come si addice ad un presidente tanto amato ed osannato. Ho la sensazione che, tanto per cominciare,  gli verrà assegnato l’Oscar, sempre in via preventiva e sempre sulla fiducia.

Sembra che, visto il precedente di Ronald Reagan, il quale cominciò come attore e finì da presidente, Obama, in ossequio al suo motto “Change“, voglia invertire il percorso e, una volta finito il mandato come presidente, visto che non potrà ricandidarsi,  diventerà attore. Il suo primo film sarà il remake di “Indovina chi viene a cena“, celebre film con Spencer Tracy e Sidney Poiter. Il titolo sarà “Indovina chi viene alla Casa bianca“. Narrerà la storia del piccolo Barackino che, partendo dalla Capanna dello zio Tom, crescerà temprato da mille ostacoli e, finalmente adulto, diventato Barackone, approderà alla White House.  Si prevede uno straordinario successo di pubblico e critica.

In verità gli Oscar saranno due: uno come “miglior attore esordiente ex presidente” e l’altro, grazie alla sua appassionata e convincente recitazione nell’nterpretare il ruolo di candidato progressista nella campagna elettorale, come “miglior presidente ex attore“. Una menzione speciale, inoltre, gli verrà attribuita come riconoscimento per la sua caratteristica camminata che lo fa somigliare, stranamente, ad un Gianni Morandi molto abbronzato.

Ma non è tutto. Fonti bene informate assicurano che ad Obama verranno assegnati altri numerosi premi. Fra i tanti anche il prestigioso premio Pulitzer per il giornalismo; grazie ad un tema che scrisse da ragazzo, una specie di reportage  sui localini di Chicago in cui si mangiavano i migliori hamburger, di cui Obama è notoriamente ghiotto.

La notizia non è confermata, ma pare che sia in arrivo anche un altro prestigioso riconoscimento: il Grammy Award, quale miglior interprete di “I’m singing in the rain“, che Obama usa cantare sotto la doccia.

Intanto, anche in Italia, tanto per celebrare degnamente il presidente USA e le sue straordinarie doti, pare che gli verrà assegnato l’ambito premio televisivo “Telegatto“, grazie alla faraonica messinscena della sua campagna elettorale che, secondo gli esperti del settore, è stata giudicata come “il miglior show dell’anno“.

E non finisce qui. Sembra che altri prestigiosi riconoscimenti verranno attribuiti alla premiata ditta Obama and family. Quasi certa l’assegnazione di un premio “La melanzana d’oro” alla moglie Michelle, grazie al suo grande impegno nel curare l’orto biologico presidenziale. La rivista Vogue, dopo aver assegnato per ben due volte un premio all’eleganza di Michelle, inventerà qualche nuovo riconoscimento per l’acconciatura, le scarpe, lo smalto delle unghie, le spalle da scaricatore di Harlem o per il suo incedere da amazzone appiedata. Insomma qualcosa si inventeranno per omaggiare la First Lady.

Un altro premio speciale verrà creato ex novo apposta per Bo, il cane della Casa bianca, il quale verrà insignito della medaglia “Cucciolo d’argento“, quale miglior “First Dog” degli ultimi 150 anni. L’elenco dei vari premi verrà aggiornato periodicamente, con anticipazioni e curiosità quotidiane, in modo che la Baracka family sia sempre in prima pagina.

E non finisce qui. Una delle prime frasi ad effetto pronunciate da Obama, subito dopo l’elezione, è stata: “Il meglio deve ancora venire“. E questa inquietante affermazione (“Il senso lor m’è duro“, direbbe Dante) è subito finita in prima pagina su tuttti i giornali come titolo d’apertura. Grazie a questa arcana ed indecifrabile previsione per il futuro, roba da far impallidire la Pizia del tempio di Apollo, l’associazione Maghi democratici ha conferito a Barack il premio “Nostradamus” per la miglior previsione presidenziale degli ultimi 300 anni!

E’ incredibile come la gente si faccia ancora abbindolare dalle parole, specie quando non hanno significato e senso pratico. Anzi, più sono vaghe e senza significato e più fanno presa, specie se a pronunciarle è Obama (Come acqua fresca). Ed è ancora più incredibile come la stampa dia tanto spazio a queste emerite sciocchezze e le esalti come grandi affermazioni programmatiche. Già, ma loro ci campano. Questa “perla” presidenziale ha lo stesso valore di “Domani è un altro giorno“, di Rossella O’Hara nella scena  finale di Via col vento!

Ma il momento più toccante della sfida elettorale è stato il discorso del presidente subito dopo l’annuncio dei risultati. Davanti ad un pubblico in delirio (così riportava la stampa), ha esordito, rivolto alla moglie Michelle, affermando che non l’ha mai amata come in quel momento. E che se lui poteva festeggiare la vittoria era perché Michelle, 20 anni prima, aveva accettato di sposarlo. E concludeva dicendo che era felice che l’intera America la amasse. Più che il discorso di un presidente eletto, sembra una scena da una telenovela brasiliana degli anni ’80. Una bella e commovente storia d’amore. Mancava solo il sottofondo con una adeguata colonna sonora, tipo “Love Is A Many-Splendored Thing”!

Oggi, invece, leggiamo che Barack, rivolgendosi ai suoi collaboratori di Chicago per ringraziarli dell’impegno e del lavoro fatto, è scoppiato in lacrime. Davvero toccante, un presidente dalla lacrima facile, si commuove facilmente. Magari, grazie a questa predisposizione alla lacrimuccia, gli assegneranno un ulteriore premio: il “lacrimatoio di bronzo” (tanto per essere in tinta…).

Corriere e la gaffe di Romney

di , 5 Novembre 2012 14:23

Seguo ogni giorno le notizie sulle imminenti elezioni in USA. E’ un buon esercizio per capire come i media trattano l’argomento e come cercano maldestramente di nascondere le loro preferenze per i candidati, spacciandosi per informazione indipendente. In questa sottile arte della mistificazione il Corriere è maestro. Tutto ciò che riguarda Obama è sempre presentato come positivo. Romney non ne fa una giusta, neanche a pagarlo a peso d’oro. Obama è sempre rappresentato sorridente e circondato dai fan in delirio. E, se non bastasse, si riportano le comparse in pubblico anche della moglie Michelle, impegnatissima a sostenere il maritino Barack, tralasciando per un po’ la cura del suo orto della Casa bianca in cui produce ortaggi “democratici” di ogni genere. (Vedi “La patata di Michelle” e “Il cetriolo di Michelle“)

Sono arrivati perfino ad inventarsi una notizia sfruttando il nome della figlia Malia. Era troppo invitante per i cronisti con poca fantasia. Così il 10 ottobre scorso, sempre sul Corriere.it, sezione Io donna, compariva un breve articolo di Candida Morvillo con questo titolo: “Malia (Obama) ora ammalia“. Tutto per dedicare lo spazietto quotidiano alla famigliola del Mulino bianco in versione Casa bianca e dire che la ragazza è talmente brava (e bella!) che “incanta sui campi da tennis della scuola“!

Ancora di recente, in occasione delle Olimpiadi di Londra, la rivista Vogue eleggeva Michelle Obama come la più elegante fra le presenti alla manifestazione. Parlare dell’eleganza di Michelle è come parlare dell’intelligenza del Trota! Eppure è già la seconda volta che Vogue premia Michelle per la sua eleganza. Di Romney, al contrario, si evidenziano errori e “Gaffe“! Ed Obama ha commesso qualche gaffe? No, non se ne ha notizia. E se anche l’avesse commessa non lo sapremmo perché la stampa non lo riporterebbe. E’ la strategia tipica dei democratici, sia di quelli americani, sia di quelli di casa nostra: esaltare i propri candidati e leaders e ridicolizzare gli avversari in tutti i modi, in ogni occasione, anche a costo di stravolgere la realtà.

Ecco l’ultimo esempio. Da ieri sul sito del Corriere compariva questa notizia come titolo di apertura a tutta pagina. Ancora stamattina era in apertura.

Come dicevo, ecco l’ultima (presunta) ”gaffe” di Romney che diventa notizia di apertura. Qual è la gaffe? E’ la frase “Vittoria di Obama possibile ma non probabile“. Questa frase è corretta, sia come forma, sia come contenuto. Ma per il nostro solerte cronista trattasi di una gaffe. E ne è talmente convinto che commenta “E il pubblico fischia“. Letta così, a prima vista sembrerebbe che il pubblico abbia fischiato Romney per la gaffe commessa. In effetti, è proprio ciò che vuole ottenere quel titolo. In realtà, invece, la frase non è assolutamente una gaffe ed il pubblico non ha fischiato Romney, ma ha fischiato la possibilità che Obama vinca. E’ una differenza sostanziale. Su queste sottigliezze di significato la stampa, non solo il Corriere, gioca spesso e volentieri, ben sapendo che è anche così che si esalta o si distrugge l’immagine di un leader e si crea l’opinione pubblica, specie di quei lettori distratti che leggono solo i titoli, e si può contribuire al successo  o meno di un candidato.

Ma è una vecchia storia d’amore fra il Corriere ed Obama. Leggete questo post di due anni fa: “Obama incanta il Corriere“. Ed ancora: “Obama fan club” e  ”Tutti matti per Obama“.  A proposito, quella presunta gaffe contiene un errore, ma non di Romney. Un errore di trascrizione della frase. Prima di “…ma non probabile” va inserita la virgola; sempre la virgola prima di “Ma”. E’ una regoletta elementare che una volta si imparava già alle scuole medie. Ma evidentemente i preparatissimi cronisti del Corriere saltano direttamente dalle scuole materne all’università. E subito dopo cominciano a scrivere articoli da prima pagina.

- 24 luglio 2008:Obama the One“.

- 25 luglio 2008:Come acqua fresca

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