ANSIA press: l’incubo.

di , 9 Dicembre 2010 11:57

Si potrebbe titolare anche “Problemino per i più preparati“. Sì, ricorda i classici problemini delle elementari, quelle di una volta, ora non so. Leggere le notizie del giorno sta diventando operazione sempre più difficile, complessa e, talvolta, frustrante. Per esempio, se non riesci a risolvere il problemino posto dall’articolo. Già ieri, ma c’è ancora oggi, figurava nella home del sito della nostra più importante agenzia giornalistica  il solito box con questo titolo allarmistico…

Ansa incubo

C’è da preoocuparsi, un incubo è un incubo, mica un raffreddore. Ma la prima domanda che un lettore si pone è questa: il 5% di cosa? Leggiamo, quindi, l’articolo: “Mutuo, è ancora incubo“. La prima anomalia che salta agli occhi è il fatto che il dato, fornito da una indagine europea sia riferito agli anni fra il 2000 ed il 2007, anno di inizio della crisi che ancora stiamo attraversando. Vecchiotto, ma serve alla causa catastrofista. La seconda anomalia è che questo dell’Italia sia, insieme alla Spagna il dato peggiore fra i paesi europei presi in esame (il perché è spiegato nella seguente anomalia). La terza anomalia è che, invece che prendere in considerazione tutti i paesi dell’EU, l’indagine è limitata a 7 nazioni: Italia, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda, Irlanda. La quarta anomalia è che fra i paesi in esame ci sia l’Irlanda, che di recente ha sfiorato la bancarotta ed è stata salvata giusto da un intervento della BCE, come la Grecia. E’ difficile, oggi, immaginare che gli insolventi italiani siano più di quelli irlandesi. La quinta anomalia è, quindi, che oggi, fra pochi giorni saremo già nel 2011, si riportino dei dati ormai superati, riferiti alla prima metà del decennio passato. Che valore hanno? La sesta anomalia, e qui viene il bello, è che fra i dati forniti manca quello essenziale, ovvero il numero delle famiglie italiane. Senza questo dato è impossibile calcolare il numero delle famiglie che hanno difficoltà a pagare il mutuo. Troppe anomalie in un solo articolo!

I dati vengono riportati in poche righe. Quindi vale la pena di riportare il brano per intero: “Le famiglie italiane sono tradizionalmente “formiche” e spaventate dal debito, tuttavia quelle che decidono di fare un mutuo (il 13,1% sul totale) circa una volta su venti non lo rimborsano secondo la scadenza. Quasi il 5% delle famiglie sottoscrittrici di un mutuo, infatti, si sono rilevate insolventi. E’ questo “il valore più alto, insieme a quello della Spagna, tra i sette Paesi europei analizzati” (tra cui Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda).

Ecco, ora i più bravi potrebbero tentare di risolvere il problemino: quante sono le famiglie italiane in difficoltà con il mutuo? Armatevi di pazienza e calcolatrice e cominciate a fare i conti. Dovete calcolare il 5% del 13,1% di…di cosa? Non si sa, perché la maestra (ANSA) ha dimenticato di darvi il dato essenziale. E’ un problemino col trucco. Impossibile da risolvere. Beh, ve lo dico io, se non ricordo male, il numero delle famiglie italiane è di circa 20 milioni.  Ecco, ora, se proprio ci tenete a capire il senso dell’articolo, potete calcolare il 5% del 13,1% di 20 milioni. Ed ottenete , arrotondato uno scarso 0,5%. Percentuale irrisoria, vecchia di almeno tre anni, ma utile a titolare “Mutuo, incubo…”. Questa è l’informazione oggi. Mica del giornalino della parrocchia, è la più importante agenzia italiana, quella che fornisce le notizie ai quotidiani che poi le riportano, a loro volta, in prima pagina. E’ serio? No, non lo è per niente. E’ solo uno degli esempi della quotidiana disinformazione istituzionalizzata. Quella che poi scende in piazza rivendicando il diritto di cronaca, la libertà di stampa, paventando censure e bavagli. Ecco, quella…è la stampa, bellezza!

Non credo che tutti coloro che leggono quel pezzo sull’ANSA, si armino di calcolatrice per fare i conti. Si limitano a leggere il pezzo e, forse, senza nemmeno notare alcuna anomalia lo prendono per buono. E l’unica cosa che resta nella mente non sono i dati che, come ho detto, non sono nemmeno ricavabili, ma quel titolo allarmistico “Incubo mutuo“. Così allarmante che finisce per creare ansia anche a chi non abbia alcun mutuo da pagare. Ma questo è esattamente il fine di certa stampa. La nostra autorevole agenzia ANSA dovrebbe cambiare nome e chiamarsi, più propriamente, “ANSIA press“.

 

4 commenti a “ANSIA press: l’incubo.”

  1. Giano scrive:

    Ciao Angelo, è una strategia precisa applicata scientificamente. E’ la volontà di creare un clima di precarietà, di sfiducia, di incertezza nel futuro. E’ il modo per tenere alta la tensione, per creare conflitti sociali, per dare l’impressione di un paese allo sbando, sempre più in crisi. E’ catastrofismo continuo. Perché è in questo clima che nascono, prosperano e realizzano lauti guadagni, i nuovi tribuni del popolo come Santoro, Travaglio, Di Pietro e compagnia sinistrata. Questo stanno perseguendo da sempre, perché è sempre valida la vecchia teoria del “Tanto peggio, tanto meglio”.

  2. Giano scrive:

    Ciao sdat, per mia fortuna non sono molto informato sulle procedure per un mutuo, mai chiesto niente in banca. Ma confermo per esperienza diretta, avendo conosciuto molti colleghi che ricorrevano regolarmente ad un mutuo bancario per pagarsi la settimana bianca e la settimana nelle isole tropicali, che siamo un popolo che ama vivere al di sopra delle proprie possibilità. Storia vecchia, ma oggi è ancora più vero, bombardati da offerte di ogni tipo alle quali non si sa rinunciare. E’ un modo di vivere per me incomprensibile, essendo nato cresciuto ed educato in un mondo in cui il risparmio era un dovere quasi civile. In quella che chiamano civiltà contadina non esisteva lo spreco, nemmeno le vacanze, né il superfluo. E prima di fare qualunque acquisto si valutavano bene gli effetti. E solo se te lo potevi permettere senza problemi potevi pensare di fare una spesa voluttuaria. Altri tempi. Se l’annata era buona ci si permetteva qualche piccolo lusso, un mobile, un abito nuovo. Se l’annata era magra si tirava la cinghia in attesa di tempi migliori. La banca serviva solo per depositare i pochi risparmi, non certo per chiedere soldi per le vacanze, la barca o l’auto di prestigio. Il guaio è che poi, quando questo sistema va il tilt, ne paghiamo le conseguenze tutti, responsabili o meno.

  3. Angelo C. scrive:

    Ciao, quasi quasi mi viene da pensare che il fine sia il solito, ovvero creare allarmismo per potere incolpare il solito Berlusconi!

  4. sdat scrive:

    ciao carissimo,
    l’Ansia press si è dimenticata di dire una cosa fondamentale, l’Italia è il paese Europeo più spilorcio in termini di prestiti, le nostre banche concedono credito solo a chi ha i soldi, prova ad andare in un istituto di credito a chiedere 300.000 euro, se non hai almeno un milione di mattoni al sole non ti danno neanche un centesimo, qualora la cifra dovesse essere finalizzata all’acquisto di un immobile devi avere un sostanzioso reddito che incornicia l’ipoteca e garantisce la quota mensile per un terzo. 1.000 euro di mutuo al mese vengono concessi a chi ne guadagna come minimo 3.000 netti.
    Altro discorso è quello delle finanziarie al consumo che vampirizzano la busta paga, stranamente il quinto dello stipendio non è pignorabile ai dipendenti statali, cosa che induce a riflessioni seriose.
    Il bollettino dei protesti e la black-list dei cattivi pagatori è una prerogativa tutta Italiana che cozza fortemente con la legge sulla privacy e la riservatezza dei dati sensibili.
    Berlusconi, nel suo primo governo, ha ridotto il purgatorio dei protestati da cinque anni ad uno e la cancellazione dei cattivi pagatori dopo circa un solo annetto, cosa che le banche e le finanziarie hanno fatto solo finta di fare, ogni istituto creditizio ha un data-base accessibile alla "concorrenza", spesso aggiornato agli ultimi dieci anni.
    La gestione comunista del credito ha prodotto l’ennesima anomalia, un operaio con un contratto a tempo indeterminato ha più credito di un imprenditore che crea economia e tenta di investire nel proprio lavoro.
    In Germania, un paese che conosco bene, è possibile avere un finanziamento solo presentanto un progetto credibile, sostanzialmente sovvenzionano l’idea, non è un caso il fatto che l’Italia rinunci a miliardi di euro ogni anno non richiedendo gli aiuti economici Europei, non fa parte della nostra cultura, spesso chi lo fa è truffaldino, da non trascurare il fatte che le agenzie preposte sono use scartare le pratiche inferiori ai 100.000 euro, non si sbattono per guadagni esigui.
    Siamo un popolo di risparmiatori/formichine, cioè, lo eravamo, le nuove generazioni sono votate al consumismo, quelle precedenti non avrebbero mai fatto anni di debiti per una vacanza o un cellulare last-generation.

    TADS

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