Scienza da ridere.

di , 9 Ottobre 2010 11:07

La scienza è una cosa seria, ma non sempre. Specie negli ultimi tempi si spacciano per  ”ricerca scientifica” delle strampalate conclusioni che dovrebbero figurare degnamente in una speciale rubrica “La scoperta dell’acqua calda ed il calzascarpe dei pinguini imperatore“. Ovvero, o sono ricerche inutili, oppure i risultati sono talmente scontati ed evidenti che, senza alcuna ricerca specifica, lo sanno anche i pisquani della val Brembana. Ne ho parlato, di recente, in “Ricercatori ricercati“  e “La gaia scienza“. La conferma di quanto dicevo è data dalla incredibile quantità di ricerche di ogni tipo e dalla frequenza quasi quotidiana con cui i media ci informano dei risultati ottenuti. L’ultimissima grande scoperta, riportata oggi dall’ANSA, arriva dall’università scozzese di Glamorgan:”Il senso dell’umorismo muore a 52 anni“. Ecco un esempio, è proprio il caso di dirlo, di una ricerca che fa ridere. 

Già il titolo suscita ilarità. Intanto per la “morte prematura” del senso dell’umorismo (chissà se hanno avvertito i parenti!). E poi per il fatto che se avete 51 anni e sei mesi, vi restano solo sei mesi per farvi raccontare le ultime barzellette e farvi quattro risate. Perché al compimento dei 52 anni, inesorabilmente, il vostro senso dell’umorismo…Puff, scompare in una nuvoletta. Lo dice la scienza. Mah, o questi scozzesi bevono troppo whisky, oppure hanno uno strano concetto del senso dell’umorismo.

La grande scoperta di questi ricercatori, oltre a fissare la data di scadenza dell’umorismo (come i surgelati), è stata che, udite udite, i bambini ridono più degli adulti. Ma guarda tu, chi l’avrebbe mai immaginato, nessuno ci aveva fatto caso. Meno male che ci sono gli scienziati scozzesi a rivelarcelo. Ora, è piuttosto evidente che risata e senso dell’umorismo hanno delle attinenze, ma sono cose diverse. La risata implica il possesso di un sia pur minimo senso dell’umorismo. Ma non necessariamente chi ha il senso dell’umorismo passa la giornata a sbellicarsi dalle risate. Lo sanno anche i pisquani della Val Brembana, bastava chiederglielo. Una minore disponibilità alla risata non significa che sia venuto meno il senso dell’umorismo. Bastava uscire dall’aula universitaria e guardarsi intorno per capirlo.

Questa “morte prematura” dell’umorismo a 52 anni è talmente campata per aria  che basta pensare ai grandi maestri dell’umorismo e della comicità. Pensiamo a Totò, Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio, o a quella maschera muta e mai sorridente di Buster Keaton, il comico dalla faccia triste. O pensiamo a quella grande coppia di ottantenni, Vianello e Mondaini, scomparsi recentemente, che fino alla fine ci hanno deliziato con le loro scenette familiari. O pensiamo a quel genio indiscusso dell’umorismo che è Woody Allen, vivo e vegeto e che, sia pure ormai attempato, non mi risulta che abbia perso il senso dell’umorismo. L’elenco potrebbe continuare a lungo con altri personaggi, magari non di prima grandezza, ma che hanno continuato anche in tarda età ad esercitare, per nostra fortuna e piacere, il loro senso dell’umorismo. Allora che senso ha questa grande scoperta scozzese? Giudicate voi.

In verità, a leggere queste notizie quotidiane, che passano per ricerca scientifica e informazione, ci sarebbe davvero poco da ridere. Anzi, c’è da piangere. A proposito, avete notato che i bambini piangono molto più frequentemente degli adulti? Sì? Bravi, ma non ditelo agli scienziati scozzesi, lasciamogli il piacere di scoprirlo da soli. Così, forse, fra qualche tempo e dopo lunghe e faticose ricerche, ci comunicheranno che hanno fatto una clamorosa scoperta: i bambini piangono più degli adulti. Sì, è proprio vero, questa scienza è tutta da ridere…

2 commenti a “Scienza da ridere.”

  1. Giano scrive:

    Ciao Ivy, hai ragione, sembra una barzelletta. Ma non lo è, purtroppo…

  2. ivy phoenix scrive:

    ho letto quell’articolo dei 52 anni, ma credo che fosse una barzelletta…

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