Ricercatori ricercati.

di , 4 Ottobre 2010 16:18

Si dice che in Italia la ricerca non sia sufficientemente sovvenzionata. Forse è vero, ma con qualche riserva. Di recente, per esempio, il rettore della Sapienza, Frati,  disse chiaro e tondo, come riportatato dalla stampa (vedi Corriere.it), che molti “ricercatori” in realtà sono dei fannulloni: “Non credo che noi non siamo corresponsabili riguardo ai provvedimenti sull’università da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra. Il 30% dei ricercatori della facoltà di Giurisprudenza non ha prodotto nulla nell’ambito della ricerca scientifica e in generale alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni. Queste persone vanno cacciate dall’università“.  Ma siccome questa verità è scomoda, meglio tacere. Infatti la notizia  è subito scomparsa dai media, senza approfondire, senza suscitare dibattiti, chiarimenti e verifiche.

Forse per questo motivo, vista la scarsa considerazione in patria, molti vanno a “ricercare” all’estero, specie negli USA, dove i ricercatori vanno come il pane; ci sono più ricercatori che spazzini. E se la passano anche abbastanza bene, visto che la ricerca gode di lauti finanziamenti pubblici e sovvenzioni private. Meglio fare il ricercatore che il lustrascarpe ad Harlem. Con ciò non voglio sminuire l’importanza della ricerca, che è fondamentale, ma forse, visti certi risultati, bisognerebbe anche interrogarsi e chiedersi se la ricerca sia sempre motivata e se i risultati siano attendibili e giustifichino gli enormi capitali che vengono investiti. Chi segue l’informazione sa che quasi quotidianamente vengono annunciate grandi scoperte in qualche campo. E sa anche che spesso i risultati di queste ricerche ci lasciano molto perplessi sulla loro attendibilità e sulla validità di certe ricerche.

Ricordo, giusto per citare un caso, che proprio di recente venne annunciato il risultato di una importante ricerca che ha stabilito “scientificamente“, dopo chissà quanti anni di studio, che le granchiette femmine usano offrire prestazioni sessuali ai granchietti maschi in cambio di protezione. Ma pensa tu! Queste sono le cose che ti cambiano la vita. Ancora ieri campeggiava in tutti i quotidiani un’altra grande scoperta: “L’amore sviluppa l’intelligenza“. E che gli rispondi? E’ una scoperta scientifica, mica lo dice il manuale delle giovani marmotte. Ma allora i cretini sono cretini per una semplice carenza affettiva? Beh, lo dicono gli scienziati. E gli scienziati…sono uomini d’onore! Come Bruto. L’elenco di queste sconvolgenti scoperte sarebbe lunghissimo, ma non divaghiamo e veniamo all’ultimissima “verità scientifica” frutto di lunghe e costose ricerche; riguarda il sonno.

Ci hanno sempre detto, fin da piccoli, che bisogna dormire almeno otto ore al giorno. Era una di quelle verità scontate che nessuno metteva in dubbio. In verità, io qualche dubbio lo avevo, visto che per me, specie da ragazzo, svegliarmi ed alzarmi alle 6 del mattino per essere a scuola alle otto, era un autentico dramma. Il mio “sogno”, è proprio il caso di dirlo, era di poter dormire almeno due ore in più. Ma non si poteva, perché qualcuno ha deciso che si debba andare a scuola, o in ufficio o in fabbrica, alle otto del mattino. In qualche caso l’orario di inizio attività era anticipato perfino alle 7.30. Io stesso, al mio primo lavoro, ho fatto questo orario per otto d’anni. Avevo un collega che veniva da lontano e per essere in ufficio alle 7.30 doveva alzarsi alle 4.30 della notte per prendere il treno delle 5.30. Significa, appunto, che se non avete l’ufficio proprio sotto casa, al piano terra, e dovete affrontare lunghi percorsi per recarvi al lavoro, dovete alzarvi almeno due ore prima, diciamo alle 5 o 5.30 del mattino; ma si dovrebbe dire della notte. Ho sempre pensato che questi orari li avesse decisi qualcuno che soffriva d’insonnia e non vedeva l’ora di alzarsi, uscire di casa, occuparsi degli affari altrui e stabilire gli orari di lavoro, delle scuole, degli asili e degli uffici pubblici. Insomma, tanto per essere in compagnia. Sadismo puro!

Veniamo al dunque. L’anno scorso venne annunciata l’ultima scoperta, sempre in USA, grazie alla quale si accertò che i bambini ed i ragazzi che frequentavano le scuole soffrivano, in generale, di scarsa capacità di concentrazione, con risultati deludenti sul profitto scolastico. E quale era la causa? Udite, udite, era la scarsità del sonno. In media i ragazzi, per essere a scuola alle otto, dormono almeno un’ora in meno del necessario. Per ovviare a questo inconveniente dovrebbero dormire un’ora in più ed entrare a scuola alle nove. Guarda tu, e io che dicevo? Finalmente un po’ di giustizia, mi sono detto. Ed ora ho anche la conferma della scienza. Ma oggi anche la scienza è ballerina, è variabile come il tempo in autunno. Quindi, mai dare qualcosa per scontato. Infatti…

Infatti, due mesi fa, ecco l’ultimissima ricerca dei ricercatori alla ricerca del sonno perduto. Ma quanto bisogna dormire? Voilà, la risposta scientifica: “Il sonno perfetto dura sette ore“; non un’ora di più, né un’ora di meno. E voi che vi eravate già abituati alle vostre otto ore di sonno, e pensavate di essere “a norma“, entrate improvvisamente in crisi e vi sentite anomali, anormali e ladri di sonno. Può essere l’inizio di una grave crisi esistenziale che potrebbe causare stress, ansia e…insonnia! Ed in questi due mesi, forse, avete tentato con grandi sacrifici, di limitarvi a quelle “sette ore”, perché lo dicono gli scienziati. E gli scienziati…sono uomini d’onore! Bene, e che succede oggi? Tenetevi forte, arriva l’ultimissima scoperta che più ultima non si può: “Cinque ore di sonno sono sufficienti“. Vi scappa da ridere? Anche a me. Eppure sono tutte ricerche serissime fatte da autorevolissimi scienziati. E, ricordiamolo, gli scienziati…sono uomini d’onore!

Mi piacerebbe vedere affissi nelle strade, negli uffici, nei metrò, nei supermercati, in tutti i luoghi pubblici, dei grandi cartelli con la scritta “Wanted…si ricercano ricercatori“. Ma non per assumerli e stipendiarli a vita come ricercatori. No, perché se si riesce a scovare certi ricercatori bisognerebbe sbatterli in galera e buttare la chiave nel fiume.

2 commenti a “Ricercatori ricercati.”

  1. Giano scrive:

    Ciao Gianluigi, tutto vero. Bisognerebbe intanto distinguere fra la scienza vera e propria e quella che si fa passare come tale senza averne, in molti casi, i requisiti. Ma ciò che io tendo a sottolineare è la rappresentazione che della scienza ci offrono i media; spesso con notizie incomplete, generiche, fuorvianti. Ma anche la contradditorietà di molte ricerche i cui risultati sono contrastanti e si annullano a vicenda. Ed in molti casi, queste ricerche appaiono quasi inutili o fatte solo allo scopo di garantirsi i contributi, pubblici e privati, per continuare in ricerche strampalate. E questo succede, in particolare, proprio nel campo delle facoltà umanistiche, dove tutto è ancora aleatorio, senza fondamenti veramente scientifici e, quindi, è possibile tutto ed il suo contrario. In quanto ai “baroni” è una specie di male italico dal quale non credo sia molto facile liberarsi. Ecco perché non vogliono nessuna riforma dell’università; toccherebbe troppi interessi e privilegi acquisiti. Discorso complesso, certo. Ma, a conferma di quanto dico nel post, ecco oggi altre due notiziette fresche di giornata; una sul tennis ed una sul mito dell’insalata leggera. Ora scrivo il post, se non mi passa la voglia. Come volevasi dimostrare. Buona giornata :)

  2. Gianluigi scrive:

    Sai quali sono i problemi, Giano carissimo?
    Innanzitutto che la giurisprudenza non è una scienza: a mio parere non dovrebbero esserci ricercatori in giurisprudenza!
    L’assurdo è che molte facoltà che non avrebbero veramente bisogno di ricercatori, ma solo di docenti, si succhiano una quantità di risorse che i veri ricercatori scientifici se le sognano. Con questo non sto dicendo che un ricercatore di una facoltà umanistica vive nel lusso, ma che le facoltà umanistiche hanno più soldi di quelle scientifiche da destinare ai ricercatori. Non dimentichiamo, infatti, che in una facoltà scientifica parte di questi fondi devono andare inevitabilmente nelle strumentazioni (manutenzione, aggiornamento, e quant’altro).
    I cervelli che fuggono non sono certo ricercatori umanistici o quant’altro, ma quelli scientifici. E nonostante la fuga di così tanti, ce ne sono ancora molti che nonostante restino non trovano posto nemmeno come precari, e sempre per la stessa questione: mancanza di fondi.
    E poi: non ho il dettaglio di quelle ricerche, ma ti posso assicurare che quando i giornali o le agenzie divulgano le nuove scoperte scientifiche, come quelle che hai usato come esempio, si limitano alla parte superficiale delle ricerche, ma quando ti trovi ad approfondire il discorso, ecco che scopri che quella ricerca non racconta solo quello, ma molto di più.

    Il discorso è dunque estremamente complesso e delicato, ma la soluzione che viene in questi giorni proposta non è una soluzione, ma un compromesso tra governo e “baroni” (chiamiamoli con il nome che gli viene oggi dato) affinché i privilegi loro e di certe facoltà non vengano intaccati, nonostante i tagli. Ovviamente a tutto discapito di precari e ricercatori, sia quelli veri, sia quelli non veri (che troveranno la scappatoia più facilmente diventando associati in men che non si dica!).

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