Relativismo e imbecilli.

di , 30 Marzo 2009 22:17

Ovvero: perché un imbecille relativista è un relativista imbecille (tra il serio e il faceto).

Uno degli effetti collaterali dell’imperante relativismo casareccio è che chiunque si sente autorizzato ad esprimere pareri, opinioni e giudizi su qualunque materia e ritenere che questi giudizi abbiano lo stesso valore dei giudizi di chiunque altro.
Tale relativismo critico trova facile applicazione specie in campi dello scibile umano, quali l’etica e l’estetica, non riconducibili a formule matematiche o dimostrabili scientificamente in via sperimentale.
E’ l’applicazione pratica e pedestre della negazione di una verità assoluta. Tale negazione comporta, come conseguenza logica, l’affermare l’esistenza di molte opinioni diverse che possono assumere valore di verità in un circoscritto ambito spazio/temporale.
La verità, quindi, non esiste come valore assoluto universale, ma solo in relazione ad un preciso luogo e tempo e, pertanto, solo come valore relativo.
Questa visione relativistica della conoscenza contiene almeno quattro errori di fondo.

Primo errore.
L’affermazione "La verità assoluta non esiste", che viene enunciato come un assioma, è un paradosso.
Se quella frase è vera significa che non può esistere nessun tipo di enunciato che abbia valore di verità in assoluto e, quindi, anche la frase "La verità assoluta non esiste" non può essere vera.
Se non è vera è falsa.
Allora bisognerebbe riformulare la frase in questo modo:
"L’affermazione – La verità assoluta non esiste – è falsa".
Ma anche questo sarebbe un paradosso poiché la frase principale nega la verità dell’inciso, ma l’inciso nega la verità della principale.
In ogni caso, per costruire un qualunque sistema valido, non possiamo che basarci su una affermazione iniziale che sia vera, altrimenti qualunque sistema fondato su un postulato falso non può che essere falso.
L’affermazione "La verità assoluta non esiste" nega l’esistenza di un qualunque postulato vero, quindi la frase non può che essere falsa.
E qualunque sistema fondato su un postulato falso non può che essere falso.
Quindi il relativismo è falso.

Secondo errore.

Affermare che esistono solo verità relative valide in un ristretto ambito spazio/temporale è ancora un paradosso poiché, mentre si nega l’esistenza della verità, si afferma l’esistenza di almeno tre verità: una "verità relativa" che, pur se "relativa" deve essere necessariamente una verità, un luogo ed un tempo determinati e certi che, quindi, sono anch’essi delle verità. Perché tale assunto sia vero è necessario, pertanto, stabilire con certezza due temini: 1) Affemare l’esistenza di una verità da assumere come relativa. 2) Determinare con certezza  un tempo ed un luogo di riferimento. Ma se è vero che "La verità assoluta non esiste", è impossibile sia stabilire la veridicità di una verità relativa, sia individuare con certezza un qualunque luogo e tempo. Quindi l’esistenza di una "Verità relativa" non solo contraddice se stessa, ma è indimostrabile e, pertanto, falsa.


Terzo errore.
In un mondo di imbecilli qualunque imbecille è autorizzato a pensare di essere simile a tutti gli altri imbecilli. Ma se non esiste "l’imbecille assoluto" significa che tutti gli imbecilli sono diversi e c’è sempre qualcuno che è più imbecille degli altri.
Parafrasando Orwell si potrebbe dire che "Tutti gli imbecilli sono uguali, ma alcuni imbecilli sono più uguali degli altri." In sintesi si potrebbe allora affermare che "L’imbecille assoluto non esiste".
Ma se questa affermazione è vera significa che esiste almeno una verità assoluta che, quindi, contraddice l’affermazione iniziale "La verità assoluta non esiste".
In ogni caso, qualunque affermazione abbia per oggetto gli imbecilli non può prescindere da un postulato di partenza che deve essere necessariamente vero: l’esistenza degli imbecilli

Quarto errore.
Posto che l’imbecille assoluto non esiste e che esistono invece tanti imbecilli diversi nel tempo e nello spazio, tale assunto sembrerebbe confermare la validità del relativismo.
Ma è solo un’illusione momentanea.
Esiste, infatti, una verità incontestabile, la cui validità si può far risalire ai principi fondamentali della logica aristotelica, che dimostra la falsità del postulato di partenza e l’inconsistenza logica del relativismo e che, nella banalità della sua forma tautologica, suona così:
"Tutti gli imbecilli sono imbecilli".

2 commenti a “Relativismo e imbecilli.”

  1. ariela scrive:

    D’ora in poi ti chiamerò Giano Talmudista.

  2. La verità non è che una formula inserita in un codice più o meno condiviso che si chiama “linguaggio”. Dentro quel codice rozzo e inaffidabile TUTTO è possibile dimostrare: il vero e il suo contrario. Se si riesce a trovare la verità in questa frase: “io sono di Ferrara e tutti quelli di Ferrara sono dei mentitori” si vince un marameo d’oro. Tempo fa ho letto qualcosa di simile in un articolo di Roberta de Monticelli su Il Manifesto ove si contestava l’idea niciana che non esiste la verità ma solo interpretazioni. In realtà credo che il nostro baffone si riferisse alla… Realtà. Che in effetti non esiste. Che essa sì è assolutamente ( beh sì) da concepirsi come pura percezione e dunque sempre relativa a un determinato soggetto. In effetti esistono solo interpretazioni della supposta Realtà che essendo supposta tende ad infilarsi nei più strAni argomenti.

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