La musica è finita…

di , 14 Febbraio 2009 18:34

Purtroppo bisogna riconoscerlo. L’ho già detto in un post precedente dedicato al conduttore miliardario Bonolis. E’ quello che continuo a pensare da molti anni ormai. Io che ero matto per la musica, che conoscevo tutte le canzoni a memoria, che avevo il giradischi sempre in funzione, che passavo ore ed ore al giorno a suonare la chitarra. Io non riesco più ad ascoltare un cantante o una canzone. Quando mi capitava di guardare la TV e di vedere qualcuno col microfono che cantava o stava per cominciare a cantare, cambiavo canale, senza nemmeno aspettare di sentire le prime note. Tanto so già dove vanno a parare; la solita nenia fatta in serie, come i mobili dell’Ikea. Perché? Perché continuano a cantare la stessa musica da decenni, anche se non l’hanno capito o fanno finta di non capirlo. E’ consolante, quindi, vedere che ogni tanto anche qualcuno degli addetti ai lavori ha il coragio di ammetterlo. Come, per esempio, Branduardi in questa dichiarazione riportata dall’ANSA:

"ROMA, 14 FEB – ”Non ho niente contro il Festival di Sanremo, ma non mi e’ mai passato per la testa di parteciparvi’, dice Angelo Branduardi. ‘Me l’hanno chiesto mille volte, anche quest’anno – spiega il cantautore al Gazzettino Illustrato – Non e’ una presa di posizione, ma non faccio gare ‘sportive”. Nel suo nuovo disco, Futuro Antico V, Branduardi riporta a nuova vita le canzoni della Serenissima rinascimentale. ‘La musica occidentale - afferma – e’ finita, e’ un cane che si morde la coda."

Grazie Branduardi, per l’onestà. Ma non è il solo. Qualche tempo fa anche Zucchero disse esattamente la stessa cosa. Eppure anche lui ci campa. Però, evientemente, in un improvviso risveglio di onestà e coscienza. non ha avuto difficoltà ad ammettere che la musica è finita, non c’è più fantasia, non c’è orignalità, niente, si continua a rimuginare sulle stesse melodie monotone e sugli stessi giri armonici. Perfino le voci si somigliano tutte. Vuoi fare il musicista? Facile, puoi farlo in casa con un minimo di attrezzatura. Basta impostare una base ritmica col sintetizzatore, strimpellare due accordi due con la chitarra ed inserire delle parole a caso, più sono incomprensibili ed insensate e più saranno apprezzate.

Eppure tutti fanno finta di essere grandi artisti impegnati nella "creazione" musicale. Ma stranamente quando presentano le loro nuove composizioni non parlano mai, dico mai, della musica. Parlano del testo. Fateci caso. Dicono sempre di aver scritto una nuova canzone che "parla di…". Ecco il nodo della questione. Non scrivono brani musicali, ma testi che parlano di…parlano di politica, di temi sociali, di droga, di sesso, di lavoro, parlano di tutto e talvolta sono anche convinti di scrivere brani poetici. E la musica? Non è importante. Ma allora, se sono così impegnati ed usano le canzoni per parlare di temi sociali, perché non fanno gli scrittori? Perché non scrivono romanzi, poesie o saggi? Elementare, perché se facessero così dovrebbero confrontarsi con i veri scrittori, i veri romanzieri, i veri saggisti ed i veri poeti. Quindi non lo fanno. Continuano a scrivere canzonette lasciando intendere, però, che sono molto, ma molto, impegnati!

Cantava Benigni "In amore le parole non contano, conta la musica…". Bravo Benigni. Ma, a maggior ragione, la musica conta…in musica! O no? Se alla musica togli la musica che resta? Restano parole, inutili parole senza senso e senza scopo. La canzone è fondamentalmente, in primis, innanzi tutto…Musica! Ficcatevelo in testa, strimpellatori da strapazzo e finti poeti. Le parole sono qualcosa in più, ma non sono essenziali, servono ad evitare che il cantante faccia solo dei vocalizzi. Sono davvero pochissimi i cantanti dei quali si possa dire che il valore de testo di una canzone sia apprezzabile quanto o più del valore musicale. Uno per tutti, Bob Dylan o il nostro De Andrè. E pochissime altre eccezioni.

Dirò di più. Ancora oggi si ascoltano con interesse le canzoni degli anni ’60. Per esempio quelle dei mitici Beatles. Ma non solo, c’è tutta la produzione degli artisti di lingua inglese che allora costituivano il pane quotidiano dei giovani. E non solo canzoni, c’erano anche molti complessi che facevano solo musica strumentale ed erano amatissimi, basta pensare al gruppo inglese degli Shadow e l’inconfondibile suono delle loro chitarre Fender, gli americani Santo&Johnny o il celebre duo brasiliano Los indios tabajaras. Ma l’elenco sarebbe lungo. Torniamo alle canzoni cantate. I cantanti più amati e seguiti di allora erano americani o inglesi e, naturalmente, cantavano in inglese. Ma allora la lingua inglese non era conosciuta come oggi. Erano pochissimi quelli che masticavano qualcosa, soprattutto quelli che frequentavano corsi di studio ad indirizzo tecnico e professonale, dove era più frequente che venisse adottato l’inglese come lingua straniera. La maggior parte delle scuole, specie quelle ad indirizzo classico umanistico, preferivano ancora il francese. Allora cosa capivano i ragazzi degli anni ’60 dei testi delle canzoni di Presley, di Sedaka, di Dylan, di Little Richard, di Belafonte, dei Platters, di Paul Anka, dei Beatles, dei Rolling Stones e di tutti gli altri? Nulla, assolutamente non capivano una virgola. E allora perché, nonostante non si capisse una parola di quel che dicevano, quei cantanti avevano tanto successo? Semplice, perché ciò che contava non erano le parole, ma…la musica. Tanto è vero che quelle canzoni sono apprezzate ancora oggi dopo 40 o 50 anni. Non sono tanto sicuro che fra 50 anni qualcuno ascolti con piacere le canzonette degli "artisti" di oggi. Ho molti dubbi.

Che poi gli idoli del pop siano idolatrati dai fans e riempiano gli stadi per i loro concerti è tutto un altro discorso che con la musica ha ben poco a che fare. E’ un aspetto che riguarda gli studi antropologici, la sociologia, la psicologia, gli istinti primordiali che favoriscono i riti collettivi; tutto, ma non la musica. Già, ma il tempo passa, tutto si evolve, il progresso cambia i nostri stili di vita, i gusti e perfino la musica. Infatti oggi non ci sono più muscisti, salvo poche e rare eccezioni, ma…parolai strimpellatori convinti di essere artisti, poeti, filosofi o tribuni del popolo. Coraggio, coraggio, finchè dura la cuccagna…

Un commento a “La musica è finita…”

  1. ivy scrive:

    non so… io non ho mai tempo per niente, figuriamoci se inserisco in agenda quello da ritagliarmi per vedere san remo… è mia figlia quella che riconosce ad orecchio se un cantante ha voce oppure no.. io neanche me ne intendo.

    sto meglio a leggermi un libro in silenzio che a guardar e ascoltare san remo

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