Foibe, profughi e smemorati.

di , 11 Febbraio 2009 13:16

Ieri si è celebrato "Il giorno del ricordo", dedicato alla memoria di tutte le vittime delle foibe ed al dramma dei profughi istriani. Al Quirinale si è tenuta una cerimonia ufficiale con la presenza delle più alte cariche dello Stato. Abbiamo seguito nei vari TG un breve intervento del Presidente Napolitano che ha letto un passo del suo discorso. Ecco il testo:

"La memoria che coltiviamo è innanzitutto quella della dura esperienza del fascismo e delle responsabilità storiche del regime fascista, delle sue avventure di aggressione e di guerra, che ci fa ricordare le sofferenza inflitte alla minoranza slovena negli anni del fascismo e della guerra. Ma non possiamo nemmeno dimenticare le sofferenze, fino a un’orribile morte, inflitte a italiani assolutamente immuni da ogni colpa."

Questo è quanto abbiamo ascoltato in TV e quanto leggiamo nelle prime pagine dei quotidiani. Parole sacrosante, non c’è che dire, niente da eccepire sulle responsabilità storiche del fascismo. Del resto non mancano certo le occasioni per ricordarle. Ce lo ricordano da 60 anni quotidianamente. Parole giustissime che sarebbero andate molto bene anche in occasione della recente "Giornata della memoria" in ricordo delle vittime del nazismo. Già ma quella giornata era il 27 gennaio. Oggi è il "Giorno del ricordo" ed è dedicato alle vittime delle foibe. E chi sono i responsabili della carneficina nelle foibe carsiche? I fascisti? No, i comunisti di Tito. Ma guarda! Eppure il nostro Presidente nel giro di quattro righe cita tre volte il fascismo, ma mai il comunismo. Come dire che amche i crimini commessi dai comunisti sono sempre e comunque colpa del fascismo. Distratto, amnesia o ha fatto un po’ di confusione fra giornata della memoria e giorno del ricordo? Ma non è solo il Presidente ad essere distratto, deve trattarsi di una amnesia generale, visto che anche sui quotidiani, (vedi articolo su Corriere.it) si riporta quel testo, ma la parola "comunismo" non compare da nessuna parte. Non è strano che proprio nel "Giorno del ricordo" siano tutti smemorati?

 

 

Era presente anche il sottosegretario Gianni Letta. Anche del suo intervento i TG hanno mostrato un brevissimo passo in cui Letta accennava al "colpevole silenzio" che ha coperto per 50 anni quella tragedia di migliaia di italiani gettati nelle foibe e di atre centinaia di migliaia di italiani costretti a lasciare le loro case ed i loro beni per sfuggire alla pulizia etnica dei comunisti titini. Ma nemmeno lui, nel breve intervento fatto nei TG, e neppure nei resoconti della stampa, sembra abbia accennato alle responsabilità dei comunisti. Eppure, anche se non fosse direttamente informato dei fatti, poteva sempre chiedere ad un vecchio comunista di allora eventuali chiarimenti. Per esempio, uno a caso che aveva proprio di fronte, poteva chiederlo al presidente Napolitano. Ma poteva anche chiedersi chi e perché ha volutamente coperto con il silenzio quei tragici fatti. Avrebbe scoperto che ancora la responsabilità era dei comunisti che impedivano a chiunque fosse a conoscenza dei fatti di parlarne, nemmeno con i familiari. E così per mezzo secolo non si è saputo nulla di foibe, di campi di concentramento e di tutti gli episodi di torture ad opera dei comunisti di Tito.

Ma, si dirà, erano fatti avvenuti lontano da noi, in terre occupate dalle truppe iugoslave. Già, allora veniamo a fatti più recenti, dopo la fine della guerra, nel 1947, in territorio nazionale. Questo almeno dovrebbe essere noto. Parliamo dell’arrivo in Italia dei profughi istriani. Ecco come venivano accolti:

"I 300.000 profughi italiani fuggiti dall’Istria e dalla Dalmazia per non finire nelle foibe furono distribuiti su tutto il territorio nazionale, dove non sempre furono bene accolti. In Emilia, ad esempio, al passaggio dei treni carichi di profughi i ferrovieri comunisti chiusero le fontanelle delle stazioni per impedire loro di dissetarsi. A Bologna la Pontificia Opera di Assistenza aveva predisposto un pasto caldo per i profughi destinati alla Liguria, ma non riuscì a distribuirlo, perché il sindacato comunista dei ferrovieri minacciò dagli altoparlanti che se i profughi avessero consumato il pasto uno sciopero generale avrebbe paralizzato la stazione, e il treno fu costretto a passare senza fermarsi. Ad Ancona il 16 febbraio 1947 il piroscafo "Toscana", che approdava da Pola carico di famiglie italiane, fu accolto sul molo da una selva di bandiere rosse, fischi, insulti e gestacci col pugno chiuso." (Vedi articolo completo: Foibe, stragi, esodo)

 

 

Ancora un edificante esempio di accoglienza e solidarietà ad opera di comunisti e sindacalisti rossi. Almeno questo dovremmo ricordarlo. Anche perché i comunisti sono quelli che oggi si stracciano le vesti per garantire l’accoglienza, senza limiti e controlli, a tutti gli immigrati da qualunque paese provengano. Sempre pronti ad accogliere tutti, bianchi, neri, gialli e rossi, ma…non i profughi italiani, accusati di essere "fascisti" e traditori perché preferivano tornare in Italia, invece che restare nel "paradiso dei lavoratori" del comunista Tito. E’ un tipo di solidarietà il cui senso sfugge a molti. Bisogna essere comunisti per capirlo. Loro hanno una logica tutta speciale.

Riporto ora un altro articolo, che pubblicai già due anni fa, che è molto eloquente e ci fa capire molto bene quale fosse il clima di quel periodo.

Il giorno del ricordo ed il treno della vergogna. (A Bologna il treno dei profughi istriani fu preso a sassate dai comunisti)

Era una fredda domenica, quella dei 16 febbraio dei ’47, quando da Pola s’imbarcò con i sacchi, le pentole, le ultime lenzuola e un piccolo tricolore il quarto convoglio marittimo di esuli. Qualcuno aveva voluto portare con sé le ossa dei morti. Tutti avevano gli occhi rivolti alla città che sempre più rimpiccioliva. "Era come voler trattenere dentro l’incomparabile visione della nostra cittadina. Nessuno poteva immaginare quello che ci attendeva in madrepatria".

A ricordarlo è uno di quei profughi, Lino Vivoda, allora quindicenne, che s’era imbarcato con i genitori sul piroscafo "Toscana". Una delle tante storie di addio a una terra amata e cancellata per sempre vissuta da chi, a guerra finita, scelse l’esilio per continuare a sentirsi italiano. "Ad Ancona l’impatto fu tremendo. C’era un cordone dell’esercito a proteggerci e tanta gente che scendeva dalla parte alta della città. Noi, dal ponte della nave, agitavamo le mani in segno di saluto, con le bandiere al collo, anche perché faceva freddo, nevicava. E loro rispondevano col pugno chiuso". Possibile che nessuno la pensasse diversamente. che non sentisse fratelli quei "veneti di la de mar"? Uno episodio, toccante ci fu. "Da quella folla vennero fuori in tre, due con la fisarmonica, e cominciarono a cantare vecchie canzoni istriane. Erano esuli pure loro, accettati per aver combattuto a fianco dei partigiani. Una scena commovente che un po’ ci rincuorò. Anche chi ci insultava per un po’ smise.

Da lì partimmo con un lungo treno di vagoni merci la sera di lunedì 17 febbraio, sdraiati sulla paglia, attraverso l’Italia semisepolta dalla neve. Dopo innumerevoli soste in stazioncine secondarie arrivammo a Bologna. Era martedì, poco dopo mezzogiorno. La Pontificia Opera di Assistenza e la Croce Rossa Italiana avevano preparato un pasto caldo, atteso soprattutto dai bambini e dai più anziani". Ma dai microfoni "rossi" una voce gridò: "Se i profughi si fermano, lo sciopero bloccherà la stazione". Poco prima il convoglio, che i ferrovieri chiamavano il "treno dei fascisti", era stato preso a sassate da un gruppo di giovanissimi che sventolavano le bandiere con la falce e il martello. Ci fu perfino chi, per eccesso di zelo, versò sui binari il latte destinato ai bambini già in grave stato di disidratazione.

Il treno scomparve nella nebbia con il suo carico di delusione e di fame: la meta finale sarebbe stata una caserma di La Spezia. I pasti della Poa nel frattempo vennero trasportati a Parma con automezzi dell’esercito e distribuiti dalle crocerossine. "Vi giungemmo a tarda sera, la gente potè rifocillarsi dopo 24 ore di viaggio. C’erano tanti poveri tra noi, ma per i comunisti i poveri non avevano neanche il diritto di essere poveri". A inquadrare la drammatica vicenda del "treno della vergogna" in un contesto storico più ampio è Guido Rumici, goriziano, ricercatore di Storia ed economia regionale, autore di "Infoibati", "Fratelli d’Istria" e "Istria cinquant’anni dopo il grande esodo" per i tipi di Mursia. "Si trattò di un episodio nel quale la solidarietà nazionale venne meno per l’ignoranza dei veri motivi che avevano causato l’esodo di un intero popolo. Partirono tutte le classi sociali, dagli operai ai contadini, dai commercianti agli artigiani, dagli impiegati ai dirigenti. Un’intera popolazione lasciò le proprie case e i propri paesi, indipendentemente dal ceto e dalla colorazione politica dei singoli, per questo dico che è del tutto sbagliata e fuori luogo l’accusa indiscriminata fatta agli esuli di essere fuggiti dall’Istria e da Fiume perché troppo coinvolti con il fascismo. Pola era, comunque, una città operaia, la cui popolazione, compattamente italiana, vide la presenza di tremila partigiani impegnati contro i tedeschi. La maggioranza di loro prese parte all’esodo".

C’era chi istigava all’odio anche dalle colonne dei giornali. "Tommaso Giglio che allora scriveva per l’edizione milanese dell’Unità e che poi diresse l’Espresso, in quei giorni firmò tre articoli . In uno titolò "Chissà dove finirà il treno dei fascisti?"". Bruno Saggini, fiumano, residente a Bologna, unica città italiana in cui, fino a pochi anni fa, non esisteva una sola via dedicata all’Istria e alla tragedia dell’esodo, sottolinea la forte valenza ideologica di episodi come quello dei treno. "Gli attivisti di sinistra non capivano che gli italiani abbandonavano in massa le loro terre d’Istria, Fiume e Dalmazia per sfuggire alla snazionalizzante dittatura slavocomunista. Chi aveva fatto questa scelta doveva per forza essere etichettato come fascista".
(Gian Aldo Traversi)

Eppure in questo giorno del ricordo sembra che nessuno ricordi che sia le foibe, sia la vergognosa accoglienza fatta ai profughi abbia dei responsabili: i comunisti, iugoslavi e italiani, ma sempre comunisti. Ma allora perché nel giorno in cui si dovrebbe parlare dei crimini comunisti si parla, invece, delle responabilità del fascismo? I comunisti erano buoni? Non se ne deve parlare, non si deve dire, non bisogna chiamare le cose col loro nome? Bisogna che quel silenzio che è durato per 50 anni deve continuare ancora? Bisogna dimenticare? Ma allora siate onesti e coerenti. Non chiamatelo "Giorno del ricordo". Chiamatelo "Giorno dell’amnesia".

6 commenti a “Foibe, profughi e smemorati.”

  1. ariela scrive:

    Sono allibita. So delle foibe ma non sapevo del vergognoso comportamento degli italiani verso altri italiani. Che brutto!

  2. Libero Italiano scrive:

    Qualche anno fa, Tullio DE MAURO, comunista, in una edizione del vocabolario da lui curato, alla voce foibe scrisse: CAVITA’ CARSICHE presenti nel territorio… ecc. ecc. Guardandosi bene dall’aggiungere, spiegare e specificare che in quelle cavità pochi decenni fa i COMUNISTI titini gettarono tanti innocenti italiani. All’epoca Togliatti e company se ne strafregarono della sorte di migliaia di italiani inacappati sotto il COMUNISTA, brutale, oppressivo regime del COMPAGNO Tito.

    Addirittura Trieste rischiò di finire nelle fauci COMUNISTE.

    I nostri COMUNISTI, Napolitano in testa, da 60 anni, giustamente, ci ricordano le nefandezze del FASCISMO, ma mai che fanno un minimo cenno delle nefandezze del COMUNISMO, che ha oprresso e per un periodo lungo, molto lungo, milioni di europei (polacchi, cecoslovacchi, ungheresi, bulgari, rumeni, tedeschi dell’est, ucraini,bielorussi,lettoni, lituani, estoni,serbi, croati, sloveni, bosniaci, macedoni, montenegrini, moldavi, georgiani, russi e altri ancora) che solo da pochi anni, dalla caduta del vergognoso muro di Berlino, respirano libertà. Come può pronunciare la parla COMUNISMO uno (NAPOLITANO)che approvò nel 1956 l’invasione dell’Ungheria da parte dei sovietici che repressero nel sangue con i loro carri armati gli aneliti alla libertà di un popolo che voleva affrancarsi da una dittatura COMUNISTA crudele e spietata?

  3. ivy x sandro scrive:

    vieni a trieste a sentire da chi ha vissuto queste cose di chi è la colpa…

    a che serviva la gladio che voi avete tanto diffamato..

    qui noi tutti abbiamo almeno un parente esule o finito in foiba… io metà del parentado.

    …….

    Il commento di Sandro è chiaramente ironico. Ciao Ivy…

  4. ivy scrive:

    quello che scrivi è tutto vero.

    Mia madre è un profugo… abitavano ad abbazia oggi opatja.

    scacciata da casa dai comunisti di tito… si è trasferita in un paese oggi slovenia, all’epoca zona B.. anche da lì è stata cacciata, ovviamente perdendo tutto, terre, case etc..

    mio padre ha rischiato le foibe… a trieste indossava divisa tedesca… arrivati i titini, cominciarono a scrivere “trieste è nostra” sui muri e andare casa per casa a prelevare i triestini per le foibe..

    si è salvato solo chi scappava a nascondersi nella trieste sotterranea o su per il carso.

    purtroppo non è stata l’italia a venire in nostro soccorso ma gli americani. l’italia era pronta a sacrificarci… come in questi anni, per poter andar d’accordo con le sinistre, è stata pronta a mettere tutto sotto silenzio.

    ….

    Grazie Ivy per questa testimonianza.

  5. albix scrive:

    Sono d’accordo con te! Troppi colpevoli silenzi ci sono stati sulle foibe (e non solo). E’ giunto il tempo di squarciare il velo sui silenzi della storia!

  6. sandro scrive:

    Caro Giano, ma allora provochi, hai fatto tutto un discorso ma non hai mai nominato il vero colpevole delle foibe e dei gulag, la tua ignoranza mi stupisce ma lo rivelerò: il colpevole è Berlusconi, non il colpevole meteriale, ovviamente ( ma può darsi che in una vita precedente…) ma l’informazione distorta delle sue televisioni, dei suoi giornali e del suo libro sul comunismo che ha distorto la realtà dei fatti, le foibe, infatti, furono un atto di giustizia decretato dal popolo sovrano nei confronti degli sporchi fascisti che si nascosero dietro la maschera di inermi e incolpevoli cittadini, quindi si è trattato dell’esecuzione di una giusta sentenza, altro che crimine. I gulag sono anche loro la punizione comminata a chi si macchiò del reato più abbietto, la cospirazione contro la “democrazia” dell’unione sovietica e i lavoratori del popolo. Questa è la verità che Berlusconi ci ha nascosto per diffamare i compagni proletari e impedirgli di prendere il potere per il bene del popolo italiano. Devi cambiare il titolo del post e scrivere ” foibe e giustizia” questo democraticamente Noi ti ORDINIAMO.

    …..

    Mi sa che hai ragione, dimenticavo che, comunque, è sempre colpa di Berlusconi. Per esempio non ha fatto niente per fermare lo tsunami di due anni fa alle Filippine. E nemmeno per fermare i congiurati che assassinarono Cesare.

    Qualche giorno fa, leggendo vari commenti su un quotidiano in merito a Eluana, mi è capitato di leggere di un tale che accusava Berlusconi di aver utilizzato il caso Eluana in maniera strumentale. Però, continuava il commento, non ha fatto niente 17 anni fa quando ci fu l’incidente. Lo so, roba da Zelig…ma lui era serio, convinto di dire cose serie. Coraggio…

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