Cane e padrone.

di , 30 Novembre 2008 06:02

E’ il titolo di un racconto di Thomas Mann, la storia del bellissimo rapporto fra Bauschan, un pointer mezzo bastardo, ed il suo padrone, le loro passeggiate quotidiane, le riflessioni del padrone e le immaginarie reazioni del cane, il tutto narrato in prima persona dal protagonista. Il termine "padrone" è orribile, ma è ormai nella consuetudine.  Non ho mai pensato di essere il padrone dei molti cani che ho avuto la fortuna di avere, né ho mai pensato che i cani fossero miei schiavi. Abbiamo solo fatto insieme un pezzo di strada, di vita, tenendoci compagnia, giocando e dividendo il cibo. Ma non voglio parlare dei miei rapporti con gli animali, cani e gatti, né del racconto di Mann, che consiglio di leggere. Mi è venuto in mente quel titolo leggendo questo allucinante articolo sulla Stampa: "Caro dottore sopprima il mio cane".

L’articolo si presta a diverse riflessioni. Sembrerebbe che molte persone debbano rinunciare al proprio animale a causa della spesa eccessiva. Siamo ridotti a questo punto? Dice una signora: "Quello di qualità costa anche 10 euro al giorno, 300 euro al mese.". Ma che gli dà da mangiare…caviale, il filetto, risotto al tartufo, aragosta? Ma anche fosse, quanto mangia questo cane? Ma siamo sicuri che sia un cane e non un leone africano, magari arrivato in barcone, camuffato da bassotto? L’altra spesa "eccessiva" sembra essere proprio quella del veterinario. Gli ambulatori sono sempre pieni di persone preoccupate per la salute dei loro piccoli amici. Bene, giusto. Ma c’è bisogno che portiate il gatto dal veterinario ogni volta che starnutisce o che il cane vi sembra depresso?

Ho la sensazione che, così come per tutto il resto, anche nel nostro rapporto con gli animali domestici abbiamo smarrito il senso della realtà e della misura. Forse, piuttosto che far curare i cani depressi, in certi casi bisognerebbe curare i "padroni". Certo, può capitare che il cane o il gatto abbiano bisogno di cure, ma non esageriamo. Loro hanno naturalmente delle difese che il più delle volte li aiutano a superare senza difficoltà i piccoli acciacchi. Ma bisogna dire, per correttezza, che costringerli a vivere in appartamento, che non è la loro condizione ideale, può attenuare e inibire proprio queste loro difese naturali. Già, perché questo è il punto. Noi ormai viviamo in luoghi dal clima artificiale e stiamo diventando come quelle apparecchiature elettroniche sensibilissime che devono essere tenute a temperatura costante. Quindi d’inverno abbiamo il riscaldamento al massimo, più o meno la temperatura di un forno da pizza, e d’estate il condizionatore pure al massimo che fa concorrenza al frigo. Poi ci sorprendiamo che ci venga il mal di gola.

Ora facciamo un passo indietro. Una volta cani e gatti avevano un compito preciso: il cane faceva la guardia alla casa o collaborava attivamente nelle battute di caccia, il gatto aveva il compito di dare la caccia ai topi. E vivevano all’aperto. Oggi li teniamo in bilocali da 60 metri quadri, con 40 gradi di temperatura d’inverno e 15 d’estate. Quando va bene portiamo fuori il nostro cucciolo, ma se è un mastino napoletano o un alano è lo stesso, a fare due passi intorno all’isolato e poi di nuovo a casa. Sfido io che si deprimono.

Il fatto è che abbiamo dimenticato cosa sia un cane o un gatto. Loro hanno bisogno di spazio vitale, hanno bisogno di muoversi, di correre, di giocare, di tenere in esercizio il loro naturale istinto alla caccia. Non sono nati per stare in salotto. Anche se, necessariamente, si adeguano, in mancanza di meglio. Privati, quindi, della loro funzione naturale, sono diventati degli accessori domestici. Si prende un cane o un gatto senza pensare a cosa comporti. Ci si diverte un po’, finché si ha tempo e voglia, ed al minimo inconveniente si è pronti a lasciarlo in strada o chiedere al veterinario di ammazzarlo perché "costa troppo". Non sempre e non tutti, per fortuna. Ma c’è molta gente che ragiona così e considera un cane un passatempo momentaneo, un curioso regalo per far giocare i bambini, finchè non si va in vacanza. Allora ci si rende conto che è un ingombro, impiccia, crea problemi, è di troppo; via in autostrada, oppure una bella punturina e voilà, il cane non c’è più. Sapete cos’è la disperazione? Guardate gli occhi di un cane randagio abbandonato dal padrone; quella è l’immagine della disperazione.

Ma a quanto pare costa troppo mantenerlo. Allora ripenso, ancora una volta, a quando non c’erano croccantini, né scatolette prelibate. Già, a qualcuno può sembrare strano, ma c’è stato un tempo in cui non c’erano cibi prodotti dall’industria alimentare per cani e gatti, né prelibati, né quelli a buon mercato da discount. Ma cosa mangiavano? Bella domanda. Sono certo che se chiedessimo ai ragazzi di oggi cosa mangiavano 30 o 40 anni fa cani e gatti, avrebbero qualche difficoltà a rispondere. Beh, ve lo dico io. Mangiavano quello che c’era in casa. Mangiavano gli avanzi del pasto, che fosse minestra, alla quale si aggiungeve un po’ di pane, pasta, scarti della carne, ossicini. E se non c’era altro, si accontentavano di un pezzo di pane duro.  I gatti mangiavano i topi, lucertole, qualche uccellino che riuscivano a sorprendere. E nel caso la caccia non fosse fruttuosa dovevano accontentarsi del menu già detto per i cani. Molti anni fa, quando ancora molti usavano fare il pane in casa, si preparava una specie di pagnotta apposta per il cane; da noi la chiamavano "sa cocca" ed era costituita dalla stessa farina usata per il pane alla quale si aggiungeva del grasso di maiale e della crusca. Se ne preparavano diverse che duravano tutta la settimana. E tira a campare…

Oggi, probabilmente, molti padroncini vanno in panico se finisce la busta dei croccantini, perché non sanno cosa dar da mangiare al loro cucciolo. Come se quel prodotto artificiale fosse l’unico pasto naturale del cane. Allora forse bisogna ricordare anche un altro dettaglio. I cani, ed i gatti, non hanno bisogno di fare tre pasti al giorno, colazione, pranzo e cena, come i padroncini. Come tutti gli animali hanno un ciclo che è regolato secondo i ritmi della caccia. Quando c’è da mangiare fanno il pieno e poi possono stare digiuni anche per giorni. Strano, vero? Non solo, ma mangiano più cose di quante noi immaginiamo. Sapete, per esempio, che i gatti vanno matti per le minestre, specie se ci sono patate? Ho una gattina che va matta per il pomodoro; pensate un po’. E cani e gatti sono golosi di latte e latticini, questo è risaputo. Ma allora, se proprio non c’è altro in casa, perché non preparare una zuppetta con del latte ed un po’ di pane duro? Costa molto meno dei dieci euro indicati dalla signora nell’articolo e forse, il cane gradisce molto di più. Oggi ho quattro gatti ed un cane, Ciccio, un piccolo cane bastardino. Hanno sempre a disposizione i soliti croccantini, ma ogni giorno cerco di dargli qualcosa di cucinato da me, oltre, naturalmente, a dividere con loro quello che cucino per me stesso, qualunque cosa, sia carne o pesce, pasta, riso o minestre. C’è sempre una parte per loro, dividiamo tutto, come buoni amici. L’importante è che non ci siano condimenti troppo piccanti.  E non credo di spendere di più di quanto costino i croccantini. Di certo quello che gli preparo è più sano. Sarebbero tanti i consigli per usare al meglio ciò che abbiamo a disposizione in casa, senza acquistare costose scatolette, ma servirebbe un altro post. Ma una cosa bisogna dire. Ho l’impressione che quelle scatolette siano come le sigarette e che, oltre a chissà quali additivi chimici, contengano qualcosa che crea dipendenza. Tanto è vero che se abituate i vostri gatti da subito a mangiare quelle costose prelibatezze, poi non mangiano altro. Allora, forse, sarebbe meglio abituarli da subito a mangiare altro e poi, giusto occasionalmente, dargli anche croccantini o scatolette.

Ecco Ciccio che scambia due chiacchiere con i i gatti. Cosa avranno da dirsi? Mah, non mi riguarda. Sono…gatti loro!

 

Infine, ricordiamoci che al nostro cane poco importa che gli diate i prodotti di marca o una semplice zuppa ricavata con un po’ di minestra o di sugo. Per lui ciò che conta è stare vicino a noi, sentire l’affetto. Per il resto è pronto a dividere con noi quello che c’è, se c’è, e se non c’è digiuna pazientemente con il padrone. Ma soprattutto, non prendete un animale in casa se non siete più che certi di poterlo accudire garantendogli una vita dignitosa, anche a costo di qualche sacrificio, a costo di dover rinunciare ad una uscita, ad una vacanza. Non sono giocattoli  o soprammobili, provano le stesse nostre sensazioni, gioia e dolore, allegria e tristezza. Avete notato che, contrariamente al gatto che di solito sfugge il vostro sguardo o non lo regge a lungo, il cane vi guarda sempre direttamente negli occhi? Forse capisce più di quanto noi pensiamo. Qualche tempo fa leggevo la solita notizia della solita ricerca sugli animali. Lo scopo della ricerca era quello di accertare se i cani pensano. Pensano? Beh, i cani pensano di sicuro, non sono altrettanto sicuro che certi ricercatori pensino.

Dedicato a Fritz, uno stupendo pastore tedesco, intelligentissimo (pensava, sì, cari ricercatori, lui pensava) che mi ha tenuto compagnia per 8 anni e poi è morto per un tumore dieci anni fa. E non so cosa l’abbia causato, ma ho sempre il dubbio che la causa possa essere in quei pregiati bocconcini che chissà quali porcherie chimiche contengono. Di solito cucinavo apposta per lui, con la carne o il pesce, ma qualche volta gli davo anche quei cibi prodotti industrialmente.  Ed ho sempre il dubbio che…

7 commenti a “Cane e padrone.”

  1. esperimento scrive:

    Che splendore di cane!

  2. Mary scrive:

    Lo sguardo di Fritz mi ricorda quello di Freddy, un pastore tedesco che ci ha fatto compagnia per 11 anni. Viveva in giardino, d’inverno aveva la sua cuccia, non conosceva l’interno della nostra casa (ad eccezione di una sola sera, a sei mesi, perchè fuori era -5° e alle bimbe faceva pena), mangiava gli avanzi della mia cucina, qualche volta solo riso e pane, vaccinazioni quelle di rito e nemmeno molto costose, anche se la veterinaria doveva intervenire attraversando la strada perchè se lo facevamo entrare nello studio diventava matto, giocava con il gatto, correva e faceva la guardia e, soprattutto, rispettava il fatto che non poteva entrare in casa. Conosco persone che fanno dormire nel loro letto pit bull e che trattano il loro cane molto meglio degli esseri umani. E non lo condivido affatto.

    Ora ho una gatta (regalo di mia figlia) da circa tre anni. Anche lei vive fuori, va a caccia di topolini, lucertole e mosche e mangia quello che passa il convento. Difficilmente si allontana ed ora è diventata il giocattolo prediletto delle nipotine.

    Non ho mai fatto “due conti”, ma credo che non abbiano inciso sulla situazione economica familiare. Dov’è il problema?

    Ciao Gianino

  3. elle scrive:

    2 adorabili gattine nella mia casa che non mi hanno mai dato problemi per quanto riguarda il mangiare,l’equilibrio economico familiare non è certo sconvolto dalla pappa che mangiano…certo è che se come mi è successo quest’estate ti “vola” dal terrazzo la gatta e bisogna portarla dal veterinario le cose cambiano…una zampina posteriore rotta,intervento,chiodi,lastre,analisi del sangue (80 euro solo per quelle e devo ancora capire a cosa sono servite),lastre,visite di controllo, medicazioni e quant’altro,e sono a quota 800 euro,senza fatture e la sensazione che si la mia gatta sia stata curata al meglio,ma che ci sia anche una bella sorta di catena di montaggio che ha come primario obiettivo quello di gonfiarsi bene le tasche. E se non avessi potuto pagare le cure veterinarie,che fine avrebbe fatto la zampina della mia gatta?

    Belle le foto di Ciccio con le micette bianche,e splendido e affettuoso lo sguardo di Fritz che sembrava volesse dirti davvero quanto bene aveva per te!

  4. sandro scrive:

    Mi correggo, la scatoletta da 1,50 euro è quella da 1200 grammi.

  5. sandro scrive:

    Niente di più vero. Fcciamo i conti: una scatola di bocconcini per cani da 800 grammi costa circa 1,50 euro e in questa cifra si deve calcolare 1) il costo dell’involucro di latta e dell’etichetta -2) il costo del venditore dell’azienda 3) il costo del trasporto e dell’immagazzinamento 4) IVA e tasse dirette e indirette 5) costo di produzione (materia prima, cottura e pastorizzazione ) 6) Guadagno del produttore 7) guadagno del rivenditore—I punti 1-4-7 sono i più incisivi. A quasto punto mi sono sempre domandato cosa possa esserci dentro di commestibile a costo zero dato che spesso smaltire i rifiuti costa di più.

  6. Serranus scrive:

    io direi che puoi toglierti il dubbio perchè è una verità, da quando gli animali domestici vengono nutriti con questi prodotti “artificiali” sono aumentati in loro di gran lunga i tumori, le malattie gastrointestinali e via dicendo.

    un saluto ai tuoi amici ;) adesso mi metto a guadare a lungo la mia gatta poi ti dico.

    Se non l’hai già fatto vieni a mettermi una firmetta per cercare di far finire il massacro dei delfini in danimarca?

  7. nenet scrive:

    buona domenica …:)

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