Il relativismo è relativo?

di , 4 Settembre 2008 05:42

Il relativismo è quella strana corrente di pensiero che tenta disperatamente di dimostrare che sia una verità il fatto che la verità non esiste. Come se un gelataio esponesse fuori dal proprio negozio un bel cartello in cui è scritto "Il gelato non esiste". Eppure sono in tanti oggi ad essere impegnati nella divulgazione di questo nuovo credo che vuole mettere in dubbio l’esistenza di ogni verità possibile. Poverini, fanno quasi sorridere, perché ascoltando i loro discorsi, la prima cosa che viene in mente è che se non esiste una verità assoluta e nemmeno un’idea che possa essere considerata migliore, superiore o più valida di altre, allora perché mai dovremmo prendere per buone le idee dei relativisti e non quelle dei loro avversari? Perché? Oppure bisogna pensare che anche il relativismo, proprio per i suoi stessi principi, non sia e non debba essere considerato più valido di altri sistemi? Se i principi del relativismo sono veri ed hanno valore universale contrastano con i suoi stessi fondamenti; c’è una evidente contraddizione. E se non sono universali sono solo delle opinioni la cui validità è limitata nello spazio/tempo e sono a loro volta "relativi". Il relativismo, quindi, non è un principio assoluto, ma è esso stesso relativo. Ma allora perché dovrei dare per scontato un principio che può essere valido ed al tempo stesso non valido?

Guardando l’elenco degli eventi del Festival della mente (edizione 2007), di cui ho parlato nel post "Sarzana e la mente", mi ha incuriosito una relazione di Marco Aime "Due non è un numero troppo grande" che prende il titolo da una frase di Amos Oz. Lo si può ascoltare andando nella pagina del sito e scorrere l’elenco degli appuntamenti fino a "Evento n° 17" , cliccando sull’icona rossa. L’ho ascoltato, con pazienza e buona disponibilità a cercare di capire il messaggio, l’idea, le ragioni, le argomentazioni. L’ho ascoltato tutto, fino alla fine, quando mi son chiesto "Ma cosa ha detto?".  Sì, perché ascoltare questi "intellettuali" è una specie di prova di pazienza da fare con lo spirito e le parole di Totò nella scenetta di Pasquale: "Vediamo questo stupido dove vuole arrivare". Ma non voglio commentare il suo intervento, sarebbe troppo lungo e non merita tanta attenzione. La sensazione, però, è sempre quella di trovarsi di fronte a dei sofisti versione 2000, dei "filosofastri" che tentano di confondere le idee affermando che, in pratica, niente è assoluto, niente è certo, niente è universale, non esistono verità, ma solo opinioni diverse e tutte ugualmente valide, non esistono principi etici e criteri estetici più validi di altri, non esistono culture che possano considerarsi "superiori" ad altre; tutto è sullo stesso piano o, come diceva un vecchio carosello, "Tutto fa brodo".  Insomma, tutto è relativo; eccetto, ovviamente, il relativismo. Ovvero, l’unica verità universale è che la verità non esiste. Geniale, vero?  Ora faccio un esempio pratico di come ragionano questi filosofastri:

Peppino e il filosofastro.

Peppino ed il filosofastro stanno chiacchierando all’aperto. Comincia a piovere. "Piove", dice Peppino. "Non essere così sicuro, dice il filosofastro, potrebbe essere un inganno dei sensi. Come si fa a stabilire con certezza che stia piovendo?". "Sì, ma intanto che stabiliamo se piove o se è un inganno dei sensi, spostiamoci al coperto, altrimenti finiamo bagnati fradici", dice Peppino. "Ma anche essere bagnati potrebbe essere un inganno, una nostra sensazione. Niente è certo.", contina il filosofastro. "Può darsi, insiste Peppino, ma se si è bagnati fradici è meglio cambiarsi ed indossare abiti asciutti, altrimenti ti becchi una polmonite.". "Non è detto, insiste il filosofastro, intanto bisogna stabilire con certezza di essere bagnati, poi, bisogna essere certi che si abbiano abiti asciutti, poi che ci sia la possibilità di ammalarsi…". "Ma se hai una polmonite è meglio curarsi, dice Peppino, altrimenti crepi.". "Come si fa a stabilire cosa sia la morte? Non potrebbe essere un’illusione?", afferma il filosofastro. A questo punto Peppino ha due possibilità: o piantare in asso l’amico mandandolo a quel paese, uno qualunque, oppure afferrare un grosso e nodoso bastone, e randellare per bene il filosofastro mandandolo all’altro mondo. In questo modo compirebbe anche un’opera meritoria consentendo all’amico di verificare subito di persona se la morte sia solo un’illusione. Randellato a dovere il filosofastro, Peppino potrebbe continuare a vivere senza tanti problemi filosofici perché è vero che da morti non ci si chiede cosa sia la vita, ma ancora di più, si può vivere tranquillamente senza sapere necessariamente cosa sia la morte. Per vivere basta un po’ di buon senso. Questa è la verità che molti scoprono, purtroppo, molto tardi. Se lo scoprissero prima sarebbe molto meglio per loro ed anche per noi che dobbiamo sopportarli. Diceva Wittgenstein, cito a memoria: "I filosofi fanno un lungo tragitto per arrivare al semplice buon senso.". E se lo dice un filosofo…

Ciò che trae in inganno è che certi "intellettuali" sembrano persone normali. Sì, nel senso che vestono in modo normale, parlano anche bene, di solito hanno una buona capacità dialettica, appaiono simpatici, sorridenti ed accattivanti nella loro apparente semplicità. In realtà, invece, dovrebbero circolare con una targhetta che riporti un avviso di pericolo, come nelle sigarette: "Attenzione, nuoce gravemente alla salute".

Video importato

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(Valentina Igoshina - Chopin: Fantasia improvviso)

Sarò breve.

Questo pezzo è un capolavoro e Chopin è un genio. La cultura occidentale ha prodotto invenzioni, scoperte e capolavori dell’arte; i pigmei e gli aborigeni australiani no. E chiunque tenti di dimostrare che Chopin e Dudumba, che suona il tam tam in uno sperduto villaggio del Congo, sono sullo stesso piano, è un idiota. Punto.

8 commenti a “Il relativismo è relativo?”

  1. Giano scrive:

    Ciao Ivy, ma allora siamo tutti filosofi? Bene, bene…

    Wittgenstein è uno dei filosofi “trendy”, per qualche ragione che non approfondiamo. Forse proprio per il suo modo di affrontare il linguaggio, che oggi è alla base della comunicazione, ma soprattutto per l’uso distorto e strumentale che se ne fa. E’ il trionfo dei ciarlatani. In realtà cercava di risolvere il vecchio problema, già affrontato da Leibniz, della necessità di trovare un linguaggio scientifico universale. Ricordo le sue polemiche con Russel che lo contrastava spesso e volentieri. Compresa quella sua famosa affermazione “Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”. Al quale Russel rispondeva “Di ciò di cui non si può parlare in un linguaggio si può parlare in un altro”. E chiusa la questione. Mi viene in mente, però che tempo fa ho scritto un altro post, uno dei tanti dedicati al relativismo, alla verità e ad altri temi simili, in cui citavo proprio questa frase. Vedo di trovarlo e magari lo pubblico di nuovo.

    Il relativismo è una specie di bugia raccontata male. E non riesco a capire come tanta gente ci caschi. L’unico motivo valido è che cercano di utilizzarlo per demolire tutte le regole di convivenza sociale. Oltre, naturalmente, ad usarlo come formidabile arma di attacco alla Chiesa. Anche in questa relazione di Aime, si capisce benissimo che, in fondo, tutte le argomentazioni sono rivolte a contestare il dogma della Chiesa. E per fare questo finiscono per mettere in discussione ogni possibile verità.

    Concordo con Popper, una delle poche persone, in mezzo a tanti filosofastri, che vedo e sento come onesta intellettualmente, cosa che è per me fondamentale. Grazie per le tue riflessioni. Buona giornata :)

  2. Giano scrive:

    Ciao Giuliano, porta pure a casa; ho visto che è già in bella mostra. Poi facciamo un conto unico. Ma mi sa che tanto pareggiamo, perché io dovrei pagarti i danni morali dovuti alla lettura dei miei sproloqui. Quindi siamo pari, buona giornata :)

  3. Giano scrive:

    Caro Ignazio, benvenuto e grazie per questo commento. Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci; quel commento finale è sempre mio, la brava Valentina è solo l’interprete del brano di Chopin. Non vorrei scaricarle addosso responsabilità non sue.

    Non ho dato dello stupido ad Amos Oz, me ne guarderei bene. Quella frase che dà il titolo alla relazione di Aime è presa da un breve saggio di Oz di qualche anno fa “Contro il fanatismo”. Libro che ho letto circa 4 anni fa, che è nella mia libreria, e sul quale in gran parte concordo. Ma Amos Oz, in quel saggio non dice niente delle cose che Aime pretende di fargli dire. Parla del fanatismo, non del relativismo. E questa è già la prima considerazione errata di Aime che pretende di assimilare il fanatismo all’accettazione di un’unica verità. In questo senso tutti i cristiani sarebbero fanatici. Ma ciò che può essere pericoloso non è il credere in una sola verità, ma voler imporre questa verità con la forza e la violenza. Sono due aspetti distinti che, però, Aime, finge di non vedere per sfruttare l’argomento a favore del relativismo.

    Non ce l’ho nemmeno con i filosofi, anzi, la filosofia è, con la musica, una delle mie più forti passioni. Tanto è vero che quelli che cito non li chiamo filosofi, ma “filosofastri”. Infine, dici bene, ciò che conta davvero non è tanto il raggiungimento di una verità assoluta, che forse è al di là delle possibilità umane, ma la costante ricerca di essa, con tutta l’onestà intellettuale possibile. Grazie ancora, buona giornata :)

  4. ivy scrive:

    ecco sono andata a prendermi il quaderno delle frasette preferite..

    questa è del grande karl popper, falsificazionista (e anche io ho imparato questa forma mentis)..

    “L’idea di verità è assolutistica, ma non si può pretendere l’assoluta certezza: noi siamo cercatori di verità ma non siamo suoi possessori”.

  5. ivy scrive:

    il relativismo casca da solo perchè se tutto è relativo allora è relativo che anche tutto sia relativo.

    ma fa presa solo sugli sciocchi.. perchè un relativismo serio non prende neanche in considerazione una realtà (hegel diceva ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale) con un logos, ossia con un progetto razionale interno tutto suo, come qualsiasi disciplina scientifica e fisica dimostra

  6. ivy phoenix scrive:

    ehm… veramente sarei un filosofo anche io.

    wittgenstein era un bravo linguista ed è stato scambiato per un filosofo del linguaggio.. anche per il titolo che ha dato al suo libro tractatus philosophicus. ma non era filosofo dal momento che ha detto che delle cose di cui (per mancanza di termini lessicali) non si può parlare, allora è meglio non pensarle. Questa per me è castrazione mentale tipo romanzo di orwell 1984 con il dipartimento della verità che modifica i termini del linguaggio

  7. Giba34 scrive:

    Cavolo, questa la porto a casa. Sono anni che mi sento dire che De Mita, in realtà, non esiste. Ci speravo ma tu mi hai tolto le illusioni. Porca miseria, lui c’è davvero, c’è ancora, ci sarà sempre. Grazie Giano! Il masochista Giuliano

  8. Albixpoeti scrive:

    Salve! Posso fare prima di tutto un commento al commento? Cara Valentina Igorisha, pur essendo innamorato di Chopin e del romanticismo musicale (ma forse amo anche di più il barocco) non sono tanto d’accordo sul tuo paragone. Duduma (come lo chiami tu)va inquadrato con il suo tam-tam nel suo contesto socio-culturale: se riuscissimo ad ascoltarlo scrollandoci di dosso le nostre sovra-strutture culturali lo troveremmo grandioso!

    Caro Giano, grazie innanzittutto per il tuo post sul relativismo: è un bell’esempio di chiarezza e di cultura allo stesso tempo (non è un connubio tanto scontato, anzi….). Se fossi Amos Oz mi senirei offeso per essere stato chiamato stupido! Naturalmente non amo molto il relativismo ma non sei stato troppo severo con i filosofi? In fondo è destino degli uomini nascere senza sapere il perchè! Mi pare sia comunque utile il ruolo che essi hanno nella società: quanto alle risposte a quei perchè ci sono filosofi e filosofi! L’approdo alla verità assoluta non è un cammino facile, per questo mi sento di apprezzare chiunque percorra i sentieri della verità, alla sola condizione che la sua ricerca sia in buona fede fede e scevra da secondi fini. Grazie ancora. Ignazio Salvatore Basile

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