Il ’68 di Pupi Avati

di , 24 Agosto 2008 13:45

Il regista, intervistato in occasione dell’uscita del suo film "Il papà di Giovanna", parla di cinema e dei suoi esordi negli anni ’60: "Io e Faenza i soli sopravvissuti al ’68".

Quest’anno sono in molti a celebrare i 40 anni da quel ’68 che segna una svolta nella società e nella politica italiana. Alcuni ne parlano con nostalgia, con ammirazione, altri ne contestano l’eccessiva carica eversiva che portò a duri scontri di piazza e disordini, culminando negli anni di piombo e nel terrorismo.

Dipende da come lo si guarda. Non bisogna però confondere i "favolosi anni ’60" con quello che venne subito dopo, negli anni ’70, che fu tutt’altra cosa ed anzi pose fine proprio a quel periodo di spensieratezza, grazie anche al boom economico, del decennio precedente.

(Foto di scena dal film "Il papà di Giovanna")

 

Che ricordi ha del 68?
"Un’ingenuità imbarazzante: facevamo film alternativi alla grande produzione romana con idee di fantasia al potere ma senza saperi alla base. Quando uscì il mio primo film, a metà tempo la gente abbandonò la sala lamentandosi con la cassiera e noi sgomitavamo dicendo: "Li abbiamo colpiti". Non capivamo che stavamo solo svuotando le sale, inaugurando quel disamore tra pubblico e cinema che solo ora si sta ricomponendo. Eravamo poveri pazzi supponenti."

Secondo lei è giusto continuare a parlare del 68?
"Sì, perché non si ripeta quella ubriacatura. In ambito cinematografico, non si deve commettere ancora l’errore di mettere nelle mani di disgraziati come me una tale macchina. Anche perché il nostro nemico di allora, qual era? Il cinema italiano vero. Quello per cui ancora oggi andiamo orgogliosi nel mondo".

Mi sembrano dichiarazioni oneste di chi ha capito, magari dopo decenni, che combatteva una battaglia perduta e, soprattutto, sbagliata. E che ciò che combatteva e voleva distruggere, senza sostituirlo con niente di altrettanto valido, era quel cinema vero che ci portò tanti riconoscimenti internazionali e che, ancora oggi, costituisce patrimonio della storia del cinema italiano e mondiale.

Purtroppo l’entusiamo giovanile e la voglia di stravolgere le regole e cambiare il mondo comporta questi inevitabili e gravi errori. Molti dei protagonisti, nel bene e nel male, di quei tragici anni seguiti al ’68, oggi riconoscono l’errore. Dovrebbe servire da stimolo e riflessione per tutti coloro che oggi stanno ricadendo nello stesso tragico errore. Ma ho paura che sia insito nella natura umana il destino di non riuscire ad imparare dagli errori del passato. Peccato…

2 commenti a “Il ’68 di Pupi Avati”

  1. Giano scrive:

    Non ho capito se hai 68 anni o se sei nata nel ’68 e ne hai 40. In ogni caso bella iniziativa. Tutto ciò che serve a socializzare e stare allegramente insieme va benissimo. Auguriiii….:)

  2. Marina68 scrive:

    Noi del ’68 di Samugheo ci stiamo preparando da un anno a questa parte per onorare Santa Maria come si usa nel nostro paese l’otto settembre ma vorrei raccontarvi l’esperienza che vivremo insieme.

    Tutto è iniziato un anno fa ad organizzare, ad invitare tutti i sessantottenni del mio paese tra qui ci sono anch’io.

    Ebbene ora ti dirai cosa avremmo fatto in queste riunioni abbiamo ricordato i bei tempi lontani rimasti in quello scrigno da alcuni di noi da me no perchè quel periodo ero in viaggio tra un ospedale e l’altro per tanti anni.

    Ma sono i miei compagni che ricordano e io dico loro:”ma c’ero anch’io?”

    Loro mi rispondevano sempre di si e mi dicevano che ero molto brava a scuola.

    Ora io non ricordo i momenti trascorsi con loro e questi che vivrò tra un pò non li voglio dimenticare.

    Ma prima di raccontarti cosa succederà l’otto settembre ti dico solo che ne riparlerò nel mio blog spero solo di fare un filmato.

    In poche parole qui nel mio paese ci sono le prioresse e le massaie che si occupano dell’organizzazione della chiesa quest’anno non sono non c’è la prioressa di Santa Maria ma neanche le altre e a quelli del sessantotto ai quarantenni c’è il compito di organizzare la festa.

    Si inizia dalla sera prima, e noi indossiamo le magliette tutte uguali blu con in mezzo la scritta dell’anno, accompagnamo la santa in una chiesa campestre che abbiamo e facciamo festa tutta la sera con i balli sardi, ma noi ci saremo da sabato per preparare la grande festa.

    E un occasione per noi per stare tutti assieme cosi come faremo quando festeggeremo tutti i compleanni ogni tre mesi chi compie gli anni si mette daccordo con altri che lo fanno e ognuno porta un piatto o un qualcosa e si sta assieme.

    Poi per la festa ve ne parlerò a settembre evviva il ’68

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