Asini che volano

di , 8 Agosto 2008 17:30

Supponiamo che qualcuno vi dica: “Potrei far finta di credere che tu abbia detto di aver visto gli asini che volano. Ma non ci credo perché tu non l’hai mai detto.”. Cosa si può rispondere ad una affermazione così strampalata? Che quel tizio o è scemo o poco ci manca. E che è meglio che si faccia vedere da un bravo specialista. Sì, direte voi, ma a nessuno nella realtà verrebbe in mente di affermare una sciocchezza simile. Errore…

Qualcuno c’è e non è lo scemo del villaggio, è un autorevole giornalista della Stampa, uno di quelli che, siccome lo fanno per mestiere, ogni giorno deve inventarsi il suo bravo articoletto, tanto per portare il pane a casa perché, “Tengo famiglia”. Ecco l’apertura del suo articolo di oggi: “Gli struzzi italiani“.

“Si può anche far finta di credere che il presidente Berlusconi non sia andato a Pechino per dimostrare così, con la sua assenza eloquente, l’indignazione dell’Italia contro il regime cinese …”.

Già. potremmo far finta di crederci, o non crederci, a patto che Berlusconi avesse detto chiaramente che non andava ai giochi per protesta. L’ha detto? No. Infatti, il pezzo prosegue così: “Se fossimo bambini al di sotto degli otto anni, forse – forse – ci avremmo pure creduto. Purtroppo però è stato lo stesso premier a fugarci qualsiasi dubbio. Primo perché non ha mai detto una parola che potesse alimentare questo dubbio.”.

Ma se non l’ha mai detto, che senso ha scrivere che potremmo far finta di credere che l’abbia detto? Niente, non ha alcun senso. Però serve ad introdurre un pezzo per contestare Berlusconi. Il bello è che lo avrebbero contestato comunque, anzi forse più duramente, anche se fosse andato a Pechino, anche se avesse fatto una semplice dichiarazione contro la mancanza di diritti umani in Cina. Sì, perché da quando Berlusconi si è dedicato alla poltica, lo sport nazionale di giornalisti, opinionisti, intellettuali e, naturalmente, avversari politici, è uno solo: parlare male di Berlusconi, qualunque cosa faccia o non faccia, qualunque cosa dica o non dica; se fa lo si critica per quello che fa, se non fa per quello che non fa e se sta zitto, lo si critica perché non si esprime. In fondo è un giochino abbastanza facile e, soprattutto, ci campa un sacco di gente.

L’ultimo esempo è quello di Napoli, fino a due mesi fa sommersa dalla monnezza; non qualche busta, ma migliaia di tonnellate che intasavano le strade ed arrivavano al secondo piano dei palazzi. In 15 anni di amministrazione comunale e regionale, sempre di sinistra, nessuno ha risolto il problema. Bassolino è stato sindaco, commissario straordinario, governatore, ma la spazzatura era sempre lì. In due mesi è sparita. E cosa dicono gli osservatori? Bravo Berlusconi? Ma neanche per idea. Bassolino, nel suo blog, ha addirittura la faccia tosta di accennare alla soluzione del problema come se fosse anche merito suo. Incredibile, ma vero. Iervolino tace, che è meglio. Ma tutti cercano qualche strano motivo per non riconoscere meriti a Berlusconi. Si ironizza, si dice che la spazzatura l’hanno messa sotto il tappeto, che chissà dov’è finita, che comunque alla fine pagano i cittadini, che ha usato metodi fascisti mandando l’esercito, che però il problema non è risolto del tutto. Solita sceneggiata che conosciamo bene. Vero, il problema non è risolto del tutto, ma intanto la spazzatura è sparita dalle strade. Uno a zero.  Quello che mi incuriosisce, e talvolta mi diverte, è vedere cosa non si inventano pur di attaccare Berlusconi. Non mi interessa difendere il Cavaliere, no, mi limito a seguire questi strani equilibrismi mediatici e sorriderne, perché sono lo specchio dei tempi e di quella faziosità quasi insita nella natura umana che ci fa vedere la realtà non per quello che è, ma per quello che ci piace vedere a beneficio del nostro partito o del nostro gruppo di appartenenza. Così è.

Per tornare al nostro articolista che, giusto alla fine del pezzo, si ricorda, bontà sua, del viaggio a Pechino del nostro allora premier Prodi, accompagnato da centinaia di politici e imprenditori, non mi sembra di ricordare che allora la Stampa abbia scritto grandi pezzi per contestare e criticare la visita di Prodi. No, anzi, tutti felici e contenti perché era un’occasione per allargare le nostre prospettive di commercio estero ed instaurare favorevoli accordi economici. Né ricordo che, in quella occasione, Prodi abbia fatto richieste alla Cina per garantire i diritti umani e la libertà. Proprio pochi giorni prima  in Cina, come riportato da tutti gli organi di stampa, era stato arrestato un vescono cattolico. Ma Prodi non lo sapeva o fece finta di non saperlo. Zitto e Mosca! Ricordo, invece, che il nostro premier, prima che si sfasciasse l’Unione e la sua “coalizione unita, coesa, forte…”, si rifiutò di incontrare il Dalai Lama per “Ragioni di Stato”, ovvero per non intaccare i buoni rapporti con la Cina. Se Prodi fosse ancora oggi premier, sono certo che sarebbe a Pechino, in prima fila a stringere tutte le mani cinesi possibili. Eppure nel 2006, al seguito del premier, c’erano tutti, Confindustria in testa, compresi inviati speciali di tutti i giornali, compreso La Stampa, quotidiano degli Agnelli, padroni della FIAT, il più importante gruppo industriale italiano. Ma si sa, gli affari sono affari! Né mi risulta che la Stampa, ed altri grandi quotidiani, abbiano elevato alcuna critica quando Prodi all’ONU fu il primo a correre per stringere la mano ad Ahmadinejad. Né mi risulta che La Stampa, sempre quello, il quotidiano degli Agnelli, abbia sentito il dovere di protestare per il fatto che la FIAT pare voglia aprire degli stabilimenti in quell’altro gran bell’esempio di democrazia che è l’Iran. Curiosi questi giornalisti della stampa; sono ben felici e contenti quando i nostri imprenditori possono fare lucrosi affari con i cinesi o con gli iraniani, ma si scandalizzano perché Berlusconi non condanna gli stessi cinesi per la mancanza di diritti umani. Se anche lo avesse fatto, gli avrebbero risposto come a Bush: “Pensa agli affari tuoi.”. Ma sai com’è, la regola è sempre quella: tutto ciò che fa la sinistra è ben fatto, tutto ciò che fa la destra, fossero anche le stesse cose che fa la sinistra, è sempre sbagliato, comunque…

A proposito: “Quando si dice la coerenza

Oggi impazzano i video sull’apertura dei Giochi. Sarebbe bene ricordare che gran parte di tutto il materiale di ogni genere che viene usato per quella cerimonia viene prodotto nei Laogai (vedi post precedente) o da migliaia di bambini che lavorano per 12/15 ore al giorno, segregati e malnutriti,  in condizioni di quasi schiavitù. E che gran parte di quei prodotti vengono poi esportati, anche in Italia. E’ bene che si sappia. Se nonostante questo vi deliziate a godere della vista della magnificenza della cerimonia, liberi di farlo. Buon divertimento…

2 commenti a “Asini che volano”

  1. Giano scrive:

    Ciao Ariela, non ho difficoltà a credere che tu l’abbia letto due volte; l’ho fatto anch’io. La prima volta sono rimasto perplesso, pensando “Non ho capito, ma che significa?”. L’ho riletto e idem come sopra. Mi son fermato un attimo, pensando che forse la sintassi non proprio corretta e lineare mi impedisse di capire il significato. L’ho riletto con calma, parola per parola. Conclusione: no, non sono io che capivo male, è proprio una grande, enorme sciocchezza. Queste sono le grandi firme del nostro giornalismo. Figuriamoci quelle meno grandi. Buona giornata e coraggio…

  2. ariela scrive:

    Come si dice: incredibile ma vero! Ho letto due volte i brani che riporti, veramente incredibile.

    Se gli asini volassero non forse non avrebbero tempo per scrivere cretinate.

    Un abbraccio.

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