Non è vero, ma ci credo.

di , 19 Luglio 2008 13:11

Ancora un titolo "letterario"; è una celebre commedia di Peppino De Filippo, scritta negli anni ’40, dalla quale venne ricavato anche un film, costruita sulla credenza popolare del malocchio. Sono quelle antiche superstizioni dure a morire; razionalmente ci rendiamo conto che non è vero, però, siccome non si sa mai, tra sapere e non sapere, prendiamo le dovute precauzioni. Mi piace usare questi titoli perché sintetizzano il concetto che poi intendo esprimere.

In questo caso intendo riferirmi ad un aspetto della nostra società che critico spesso: l’informazione. L’accusa che rivolgo spesso ai media è quella di manipolare le notizie in maniera che siano funzionali ad una tesi precostituita, alla propaganda o ad altri aspetti ancora più gravi. Oltre che, naturalmente, inondarci di notizie del tutto inutili, tipo il gossip, che spacciano per informazione e diritto di cronaca e che sono solo spazzatura. Cosa significa manipolare, alterare o mistificare l’informazione? Vuol dire che ci forniscono informazioni false? Sì, talvolta, ma non sempre. Spesso l’inganno è più subdolo perché si mischiano mezze verità e mezze bugie, evidenziando di volta in volta le une o le altre, secondo l’effetto che si vuole ottenere. E’ un argomento che affronto di frequente; basta leggere le notizie del giorno per rendersi conto di quanto questo uso spregiudicato dell’informazione sia reale e continuo. Ma può darsi che qualcuno pensi che io esageri e, forse, non vede questa "manipolazione". Allora facciamo un esempio concreto. Prendiamo un articolo che compare oggi nella home dell’ANSA, la principale agenzia di stampa italiana. E per evitare che succeda, come spesso accade, che questo articolo sparisca dopo qualche ora, lo riporto per intero.

Titolo: "Scuola: emendamento cancella obbligo 16 anni, PD insorge". Il titolo è chiaro e non si presta ad interpretazioni di sorta. E siccome non tutti leggono gli articoli per intero, ma molti si limitano a leggere i titoli, il concetto che resta in chi dà uno sguardo veloce alla pagina ANSA è che il Governo intende abolire l’obbligo dell’istruzione fino ai 16 anni e che Il PD "giustamente" lo contesta. Sarà così? Vediamo l’articolo per intero:

"ROMA - L’obbligo scolastico a 16 anni rischia di saltare e il Pd insorge. "L’ obbligo di istruzione si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale … e anche nei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale…": recita così un emendamento al decreto legge sulla manovra approvata dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera e che è stata assorbita dal maxi-emendamento del governo. Una dicitura che, secondo il sindacato e l’opposizione, di fatto cancella l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni di età, segna un ritorno all’era Moratti e reintroduce un doppio binario nella formazione con scuole di serie "A" e scuole di serie "B". "Si nega il principio delle pari opportunita" tuona il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, ma il ministro Gelmini smentisce questa "lettura" del provvedimento e rassicura: "L’emendamento proposto dal governo non incide minimamente sull’obbligo di istruzione, che rimane a 16 anni. Evidentemente Veltroni è stato male informato dai suoi collaboratori.

L’obbligo rimane e può essere assolto nei percorsi di formazione professionale che aveva introdotto, in via sperimentale, il governo di centrosinistra". "A essere colpiti – insiste il segretario del Pd – saranno i figli delle famiglie povere a cui si dirà: ‘tu se vuoi dopo i 14 anni puoi fare la formazione professionale’. E’ un’idea contro cui si batteva Don Milani". Spara a zero contro la scelta del Governo il leader della flc-Cgil, Enrico Panini, secondo il quale in questo modo "si riporta l’orologio della storia agli anni ’50” e " si spacca l’unitarietà del sistema creando per i meno fortunati un canale parallelo discriminatorio, si regionalizza e si privatizza un pezzo di formazione". Fortemente critica anche il ministro ombra dell’Istruzione, Mariapia Garavaglia: "ogni tanto – dice – il Governo si dimentica delle sue stesse affermazioni e allora è bene ricordargliele: il criterio da valorizzare nella scuola è il merito, non il censo". E l’esponente del Pd propone una modifica al testo che, dopo l’approvazione alla Camera mediante fiducia, dovrà essere sottoposto all’esame del Senato: "Negli istituti di formazione professionale nei primi due anni si deve poter apprendere le materie fondamentali che vengono insegnate nel primo biennio delle scuole superiori". Per l’ex sottosegretario alla Pubblica istruzione, Mariangela Bastico, infine, così si "torna alla Moratti, imponendo ai ragazzi in terza media la scelta tra l’istruzione e la formazione professionale e regionale". (ANSA)

Questa notizia era già stata diffusa die giorni fa, ampiamente riportata dalla stampa e per due giorni ha occupato gli spazi dell’informazione. Il fatto è che da subito è stata smentita dal ministro competente Gelmini. Ma nonostante la smentita, questa notizia, ancora stamattina, compare in bella evidenza al centro della home dell’ANSA. Come dire, per tornare al titolo del post "La notizia è falsa, ma facciamo finta che sia vera, così diamo spazio alle proteste dell’opposizione. Infatti è esattamente ciò che fa l’ANSA in questa nota, inserendo, è vero, la smentita del ministro in due righe: "L’emendamento proposto dal governo non incide minimamente sull’obbligo di istruzione, che rimane a 16 anni. Evidentemente Veltroni è stato male informato dai suoi collaboratori.". Quindi non si può accusare l’ANSA di non aver pubblicato la smentita, perché c’è, due righe, ma c’è.  Ma quelle due righe sono precedute da una ventina di righe in cui non si tiene conto di quella smentita e si dà, invece, per possibile il rischio della riduzione e si riferiscono le proteste dei sindacati, dell’opposizione e di Veltroni. 

Però la smentita c’è, a metà del pezzo. Allora si immagina che, dopo la smentita, il pezzo cambi tono. Invece no. Tutto procede come prima, come se quella smentita non esistesse. E via, per altre venti righe con altre proteste ancora di un sindacalista che "Spara a zero", di esponenti dell’opposizione, di "ministri ombra" ed ancora di Veltroni. Ecco, questo è uno splendido esempio di come si può manipolare l’informazione. Non ci sono notizie false; tutte le dichiarazioni sono vere. Ma sono messe in modo tale che due righe di smentita vengono oscurate e, di fatto, "smentite" da 40 righe di proteste su un problema che non esiste. Però offre l’occasione di dare spazio alla protesta dell’opposizione.

Ora, non credo che tutti i lettori dell’ANSA, dei quotidiani, dei vari siti in rete, stiano molto attenti a queste sottigliezze. Spesso, come ho già detto, si leggono solo i titoli o, anche se si leggono gli articoli, non sempre lo si fa in maniera critica. Il risultato è che una lettura superficiale lascia al lettore esattamente il messaggio che gli autori del pezzo intendono comunicare. E gli addetti ai lavori questo meccanismo mentale lo conoscono molto bene e lo usano in maniera costante, scientificamente, volutamente, al fine di dimostrare le loro tesi. Se ci facciamo caso, molte delle informazioni che riempiono colonne dei giornali e spazi web sono di questo tipo. Si lancia una notizia, anche falsa o non sufficientemente accertata, spesso basata su una semplice battuta raccolta in strada, e per un giorno o due si riempiono gli spazi. Il giorno dopo si riempiono gli stessi spazi con le smentite. Ed il gioco può continuare per giorni. Poi si ricomincia il giro. E questa la chiamano informazione!

Se anche l’ANSA usa questi squallidi mezzucci di propaganda, possiamo immaginare cosa facciano i quotidiani e fogli vari schierati apertamente o gli organi di partito.

Anche Di Pietro, recentemente ha denunciato la "manipolazione dell’informazione", lasciando intendere che questa manipolazione sia perseguita ad opera della destra. Ma basta guardare con un minimo di serenità il panorama dei media per rendersi conto che la manipolazione esiste, ma a praticarla quotidianamente e senza scrupoli è proprio quella sinistra che poi ha la faccia di bronzo di rivendicare la libertà di opinione, di espressione e di stampa. Sanno bene che la stragrande maggioranza dei giornalisti sono di sinistra, così come la maggior parte dei quotidiani, settimanali e riviste varie, ma vogliono farci credere il contrario. Sono il classico esempio di quelli che, come direbbero a Napoli, "Chiagneno e fottono….".

3 commenti a “Non è vero, ma ci credo.”

  1. Giano scrive:

    Piero, la stampa italiana, lo sai bene, è anche peggio dell’ANSA. La TV è peggio della stampa. La cultura ufficiale è peggio della TV. Non c’è scampo. Possiamo solo sperare che la gente cominci ad aprire gli occhi e valutare con un minimo di senso critico ciò che viene diffuso dall’informazione. Ecco perché ritengo utile evidenziare questi esempi di manipolazione; sperando che qualcuno cominci almeno a porsi qualche dubbio. Ciao :)

    Ciao Fiore, dici bene, oggi la libertà di espressione è riservata alla sinistra. E se non sei con loro sei fascista. E se sei fascista sei morto. Perché non mi boicottano? Forse perché non ho tanti lettori, se non quei pochi amici che hanno la pazienza di leggere i miei post. Ma forse è meglio così.

    Buona serata :)

  2. Fiore scrive:

    Che strano…. è sei libero di pubblicare? Viviamo in un mondo … in cui da tempo mi rifiuto di leggere giornali e guardare i TG, perchè in questo che tu hai scritto ritrovo ciò che da tempo avevo capito da sola, quello che più mi sembra strano è che tu non venga boicotatto qui…

    La libertà, quella di pensiero è accettata solo se va in una direzione.

    personalmente penso che chi si ritrova ad essere di sinistra, volta le spalle alla sinistra appunto, e guarda gli errori della destra, e quelli che stanno a destra fanno la stessa cosa….

    Farsi etticchettare è già un primo passo per imbavagliare il libero pensiero…

    (lo so che spesso vado fuori tema e te ne chiedo scusa…)

  3. Piero P. scrive:

    L’Ansa ha mostrato più e più volte la sua faziozità e cialtroneria in particolare trattando delle questioni che investono, direttamente o indirettamente, Israele e i palestinesi. Sarebbe il caso che la stampa italiana -che la tiene in vita- decidesse se può essere considerata una vera “agenzia di informazioni” o unicamente uno strumento utile per fare disinformazione.

    Ciao e buona domenica.

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