Laogai? Ssss, zitti e Mosca!

di , 4 Dicembre 2007 08:51

Una decina di giorni fa Filippo Facci ha intervistato Harry Wu, autore di un libro che denuncia gli orrori dei campi di concentramento cinesi (ma li chiamano campi di lavoro). L’anno scorso era a Roma, a presentare il suo libro, ma la presentazione fu annullata perché i partecipanti, fra i quali lo stesso Harry Wu, furono aggrediti da una cinquantina di delinquenti che non gradivano che si parlasse degli orrori cinesi. Scrissi un post, allora (settembre 2006), che riporterò sotto.

Ma l’intervista di Facci svela nuovi orrori di questi lager. Eppure nessuno ne parla. Non troverete recensioni sulla stampa, né vedrete Harry Wu ospite in uno dei tanti salotti televisivi dove, a turno, i nostri esimi intellettuali vanno a presentare le loro ultime fatiche letterarie. Non lo vedrete semplicemente perché è scomodo. Laogai? Non so, non c’ero, oppure dormivo. E poi con la Cina abbiamo lucrosi rapporti d’affari. Ricordiamo ancora il viaggio del nostro premier in Cina, con codazzo di ministri ed il fior fiore della Confindustria, alla ricerca di instaurare nuovi e più vantaggiosi legami affaristici con i capitalcomunisti cinesi. E poi, fra poco, ci saranno le Olimpiadi. Insomma, tanti buoni motivi per far finta di non sapere. Ci battiamo tanto contro lo sfruttamento del lavoro minorile, ma facciamo finta di non sapere che in Cina ci sono migliaia di bambini, tenuti in stato di schiavitù, a lavorare 15 ore al giorno, praticamente gratis e senza cibo sufficiente, per produrre gadget vari da vendere poi in occasione dei giochi olimpici. Prodi non lo sa e non lo sanno nemmeno i nostri impreditori. Ci siamo fatti carico di proporre all’ONU una mozione per l’abolizione della pena di morte, ma quando si parla di questo si fa riferimento sempre agli USA. Ho sentito una illustre giornalista RAI dire che "Pensate, solo negli Stati uniti, l’anno scorso ci sono state 24 esecuzioni…". Eh, "Pensate, cari telespettatori…", come dice Mike, 24 esecuzioni. Già, perché i cattivoni sono sempre questi americani. Così, quando si parla di tortura, di che si parla? Ovvio, di Guantanamo! Poco importa se le esecuzioni capitali sono centinaia all’anno in Iran e se in Cina, secondo stime ufficiali, sono circa 8.000 all’anno. Ottomila, mica "24". Ma non si deve dire. Già, in Italia ci sono cose che si devono divulgare quotidianamente e cose che è meglio tacere. Per esempio, siamo l’unico Paese occidentale ad avere i comunisti al Governo. Ma facciamo di tutto per non dirlo. Li chiamiamo sinistra radicale, massimalisti, sinistra estrema. Tutto, meno che chiamarli per quello che sono: comunisti. E mica ex/post comunisti pentiti, di quelli che, folgorati sulla via di Damasco…pardon, di Montecitorio, hanno scoperto le delizie del capitalismo, quelli che giocano in borsa, acquistano banche ed hanno la passione per le barche a vela. No, no, proprio comunisti duri e puri, quelli che vanno a Mosca a rendere omaggio alla salma di Lenin, che la porterebbero volentieri in Italia, quelli che non riescono a fare a meno della "lotta di classe", quelli che continuano a parlare di "padronato", senza rendersi conto che molti degli attuali padroni sono, essi stessi, comunisti o ex, post, o rossi sbiaditi. Quelli che ancora nelle relazioni congressuali approvate a maggioranza, auspicano l’abolizione della proprietà privata; principio che è contro la Costituzione, ma tutti fanno finta di non aver sentito, non c’erano o dormivano. E per dimostrare che siamo comprensivi, quel signore che auspica l’abolizione della proprietà privata, che manda gli auguri di buon compleanno a Fidel Castro, esaltando la rivoluzione cubana, lo nominiamo Presidente della Camera, terza carica dello Stato. Una delle prime sue dichiarazioni ufficiali fu dire che avrebbe volentieri ospitato alla Camera il sub comandante Marcos. E’ lo stesso che ha un segretario ex terrorista, che ha portato in Parlamento Caruso e Luxuria e che ha intitolato un’aula della Camera a Carlo Giuliani. In queste condizioni, come volete che si parli di laogai e di torture del regime comunista cinese?

Così tutti coloro che parlano male degli USA trovano ampio spazio sulla stampa ed in TV. Di recente è arrivato persino Moore, con la sua ultima fatica cinematografica, e lo abbiamo visto intervistato su RAI1, insieme alla instancabile Sabina Guzzanti, sempre presente dove c’è qualcuno che critica Bush. Beh, su RAI1 non vedrete Harry Wu. Non lo vedrete nemmeno su RAI2 ed ancora meno su RAI3, dove hai spazio solo se sei comunista, o fai finta di esserlo perché "Tengo famiglia", o sei prometti di diventarlo, se ti chiami come un vecchio segretario comunista, se sei un comico di sinistra che fa propaganda politica facendola passare per satira, se sei un intellettuale ateo che scrive libri per dimostrare che Cristo era solo uno dei tanti profeti che vagavano in Palestina, come da noi gli zingari, insomma, se sei uno di loro. Altrimenti ciccia.

Allora, visto che difficilmente vedrete Wu in televisione e non ne parlerà Ballarò, né Santoro, Nè Gad Lerner, né l’Annunziata, né Benigni, nè Celentano, nè tutti gli altri opinionisti e giornalisti che, siccome anche loro "Tengono famiglia" sono tutti allineati e coperti, zitti e Mosca, allora, forse, è il caso che leggiate almeno questa intervista. Così, tanto perché poi, anche voi, non diciate "Laogai? Non ne so niente, non c’ero e se c’ero dormivo…"

"Vi racconto gli orrori dei laogai, i lager cinesi"

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=44397

A proposito, un avvertimento per le gentili signore che, come è del tutto normale, usano cosmetici per esaltare la bellezza. Non per volervi dissuadere, ma sapete cosa state usando quando usate certi cosmetici? Riporto solo due righe dall’intervista:

"E la faccenda dei cosmetici fatti con la pelle dei morti? «Dai giustiziati prendono il collagene e altre sostanze che servono per la produzione di prodotti di bellezza, tutti destinati al mercato europeo." No comment!

 

 

Ed ecco il post del 21 settembre 2006

"Il lavoro rende liberi" (Anche in Cina)

In Cina ci sono oltre mille campi di concentramento nei quali sono detenuti milioni di persone costrette ai lavori forzati. Si chiamano "Laogai" che significa "riforma, o rieducazione, con il lavoro".
Strana assonanza con quel "Il lavoro rende liberi" che campeggiava all’ingresso di Auschwitz, vero?
Eppure questi campi non sono un ricordo di vecchi regimi totalitari, sono in funzione ancora oggi in quella Cina che il nostro premier Prodi è andato a visitare in cerca di allacciare lucrosi affari per le aziende italiane.
Sapeva Prodi dell’esistenza di questi campi? Ovviamente no.
Sapeva che molti cristiani vengono arrestati semplicemente perché sono cristiani e che proprio qualche giorno prima della sua visita era stato arrestato anche un vescovo? Ovviamente no.
Lo sanno tutti, ma il nostro "Uomo che non deve sapere mai" non lo sa.
Come non sa niente dell’affair Telecom, non sapeva niente del dossier Mitrokin e non sapeva niente della prigione di Moro.
Beata ignoranza!
C’è una differenza con "L’uomo che non deve chiedere mai" di un famoso spot pubblicitario.
Quello profumava, questo puzza.
Sì, puzza di bruciato, di falso, di ipocrisia, puzza di strani intrecci affaristici, puzza di chi "predica bene e razzola male", puzza di propaganda all’ungherese in cui si raccontano balle alla gente per vincere le elezioni, puzza di troppe cose poco chiare. E più si va avanti e più puzza…
Ma lui continua a non sapere.
Così, quando ieri a New York un giornalista gli ha chiesto un parere sulla sicurezza del Papa, in occasione del prossimo viaggio in Turchia, è cascato dalle nuvole e imbarazzato, e bofonchiando come al solito, con la solita aria da "Io non c’ero e se c’ero dormivo" ha risposto:
"Cosa vuole che ne sappia io della sicurezza del Papa in Turchia…ci penseranno le sue guardie!"
Bella risposta ed anche pertinente, se l’avesse detta Boicheddu Bruquittu al bar dello sport di Trescagheras o un delegato del Burundi, ma dal capo del Governo di un Paese come l’Italia forse ci si aspettava qualcosa di diverso.
Sarebbe curioso sapere come la stampa americana abbia riportato questo episodio, ma siamo certi che sulla nostra stampa non ne troveremo traccia.

Torniamo ai nostri campi di "rieducazione" cinesi.
Proprio in questi giorni è in Italia Harry Wu, un cinese che per il solo fatto di essere cristiano era stato arrestato nel 1960 e trattenuto in questi campi di lavoro forzato per 19 anni.
Una volta liberato ed espatriato negli Stati Uniti ha creato una associazione, la "Laogai Research Foundation", che si propone di raccogliere notizie su questi campi di concentramento, sulle esecuzioni pubbliche, la raccolta di organi dai prigionieri giustiziati, la persecuzione per motivi religiosi e l’applicazione coatta della politica riproduttiva in Cina.
Come se non bastasse, pare che i prodotti realizzati in questi campi di "rieducazione" siano destinati anche all’esportazione e che in alcuni casi i detenuti lavorino per le multinazionali.
Quindi lavoreranno anche per le aziende italiane?
Non chiedetelo a Prodi. Lui non lo sa, ovviamente.

Per divulgare queste informazioni e denunciare al mondo la repressione cinese ha scritto un libro che doveva essere presentato al pubblico il 17 settembre scorso presso una libreria del quartiere S. Lorenzo a Roma.
Niente di eccezionale, una delle solite serate in cui un autore presenta il proprio libro, uno di quegli avvenimenti di cui il sindaco Veltroni va tanto fiero ed alle quali partecipa spesso. Ma non a questa serata. Eppure avrebbe fatto bene ad andarci, così, tanto per vedere cosa succede quando il libro presentato non è proprio gradito a quelli che dalla mattina alla sera non fanno che appellarsi all’art. 21 della Costituzione ed alla libertà di esprimere il proprio pensiero.
Cosa è successo? Ecco cosa è successo…

"La presentazione del libro non si è potuta svolgere perché una cinquantina di attivisti dei Centri sociali , armati di mazze, bastoni e spranghe, ha bloccato l’ingresso nella libreria. Successivamente alcune persone che volevano assistere al dibattito sono state aggredite selvaggiamente. Altri giovani sono stati rincorsi e malmenati per le strade del quartiere. Tre di questi sono rimasti feriti. Lo stesso Harry Wu a stento si è sottratto al linciaggio. Soltanto dopo mezz’ora sono intervenute le forze dell’ordine, ma ormai gli aggressori si erano dileguati."
Alla faccia dell’art. 21!

"Sul gravissimo episodio il presidente della Laogai Foundation Harry Wu ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Sono rimasto veramente sconcertato che dopo il fallimento in tutto il mondo dei regimi comunisti, ci sia ancora in Italia chi nel nome della repressione, intolleranza e del disprezzo delle più elementari nozioni di civiltà impedisca la divulgazione dei crimini che ogni giorno si commettono in Cina."
Eh sì, caro Harry Wu, i regimi comunisti sono stati un fallimento in tutto il mondo, ma in Italia i comunisti nostrani fanno finta di non saperlo, come il nostro premier, hanno l’amnesia facile.
Ma stia tranquillo, i nostri comunisti sono "democratici" e poi…si battono a morte per l’art. 21 e la libertà di espressione (la loro).

A poco serve chiedere scusa a Harry Wu.
Chissà cosa ne pensa Santoro che ha iniziato la nuova serie di "Anno zero" proprio citando l’art. 21.
Chissà cosa ne pensano tutti quelli che sbraitano tanto sulla libertà di espressione.
Una cosa è certa, in Italia anche l’art. 21 è da interpretare secondo la convenienza: va benissimo quando ad esprimersi sono i compagni di sinistra, ma non va più bene quando si esprime qualcuno che può essere scomodo. Allora contrordine compagni, l’art.21 è momentaneamente abrogato.
Sì, ci sono oltre mille campi di concentramento in Cina. Ma non se ne può parlare, non si deve sapere. Come non si deve parlare delle prigioni pakistane, iraniane, delle torture, delle esecuzioni, delle persecuzioni religiose. Come non si deve parlare dei gulag sovietici, del KGB, del dossier Mitrokin, dei piani d’invasione sovietica dell’Europa, del collaborazionismo dei comunisti con il KGB, delle foibe, del tesoro di Dongo…
Si può parlare solo di Guantanamo, di quel "criminale" di Bush e, naturalmente, della CIA.
Tutto il resto non ci interessa.
Bello questo art. 21, bello perché uno lo usa un po’ come gli pare.
Più libertà di questa!

Vedi l’articolo completo: "Prodi elogia il regime cinese I suoi alleati picchiano i dissidenti"

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