Prodi a Porta a porta (e la penna cosa c’entra?)

di , 18 Settembre 2007 09:58

E’ cominciata la nuova stagione di Porta a porta. E comincia col botto: ospite, nientepopodimenoche, Romano Prodi. Lo studio è lo stesso, solo le porte sullo sfondo pare che siano state adattate alla circostanza: una dava sullo sgabuzzino dove si tengono scope, spazzoloni, stracci, detersivi e la busta della spazzatura; l’altra sul bagno. Tanto per creare l’atmosfera giusta.

La prima inquadratura ci mostra Prodi, in perfetta forma, abbronzato e truccato come si conviene. La prima cosa che si nota è che tiene in mano una penna bianca, bella, lucida, dev’essere di marca.  E’ il solo ad averla. Nessuno dei presenti ha in mano una penna; né gli ospiti, né il conduttore Vespa il quale, se l’avesse, sarebbe anche giustificato dalla necessità di prendere, eventualmente, appunti sull’andamento della discussione. Ma nessuno nel corso del programma prende appunti. Allora, la penna?  Tenere una penna in mano può essere giustificato se si è seduti ad una scrivania, magari con dei fogli davanti, perché, anche se non la si dovesse usare, si può pensare che in qualunque momento si possa scrivere qualcosa sul foglio. Ma se stai seduto, senza fogli, né quaderni, né altro, a cosa serve?  E’ una invenzione dei suoi collaboratori addetti a curare l’immagine. Avere una penna in mano serve ad evitare l’imbarazzo di chi parla e non sa dove tenere le mani. Usa questo trucco anche il colonnello Giuliacci mentre lillustra le previsioni del tempo. Striscia la notizia, in una precedente edizione, ne fece un tormentone, prendendolo in giro per mesi. E Prodi con le mani (ma non solo con quelle) ha qualche problema. Le usa, in una sorta di linguaggio da sordomuti, per cercare di spiegare con le mani ciò che non riesce a dire con le parole. Ma questo merita un post a parte, che forse farò, sulla “Fisiognomica di un premier”. Ecco perché i cervelloni del suo staff gli hanno messo in mano una penna. Così ci gioca, tiene ferme le mani e sembra una persona normale.

Un’intera puntata dedicata al Presidente del Consiglio è una cosa seria; ci si aspetta delle dichiarazioni importanti, delle anticipazioni sull’attività del Governo, risposte serie alle tante domande che i cittadini si pongono. Ovvio che un programma simile, anche perché è la prima volta che il premier appare in un dibattito pubblico in TV dopo la sua elezione, debba avere il massimo della visibilità. Infatti va in onda alle 23.45, ora in cui la maggior parte degli italiani sta andando a letto, e finirà dopo l’una. Ma c’è una ragione. In relazione all’utilizzo della TV come mezzo di comunicazione, e di promozione della propria immagine, i politici si possono dividere in due grandi categorie: la prima comprende coloro che, dotati di particolari doti oratorie, di buona dialettica ed uso accorto dell’arte retorica, traggono vantaggio dall’apparire in TV; la seconda comprende coloro che meno si fanno vedere, meno parlano e meglio è. Prodi appartiene a questa seconda categoria. Quindi, andare in onda a mezzanotte ha uno scopo preciso; meno italiani lo vedono e meglio è per lui.

Coloro che non hanno seguito la puntata saranno forse dispiaciuti perché immaginano di aver perso chissà quali rivelazioni. Tranquilli, non avete perso niente perché non c’è stata alcuna rivelazione, né dichiarazioni impegnative, non ha annunciato particolari ricette per risolvere i grandi problemi, non ha detto niente di importante. Anzi, non ha detto proprio niente. E se anche avesse detto qualcosa di impegnativo non bisognerebbe credergli, perché tanto il giorno dopo verrebbe regolarmente smentito da qualcuno dei suoi ministri.

L’ unica risposta a tutte le domande fattegli da parte degli interlocutori è stata sempre e solo “Sono d’accordo…”, spingendosi talvolta oltre fino ad un inequivocabile “Sono d’accordissimo con lei…”. E’ stato d’accordo con tutti e su tutti i problemi tirati in ballo, aggiungendo, tanto per confermare che i problemi li conosce benissimo e che per tutto ha una soluzione, “Ci stiamo lavorando…”.  Questo è stato il mantra dell’intera puntata: “Sono d’accordo con lei. Ci stiamo lavorando.” Risposte concrete? Zero!

E’ stato d’accordo anche con i sondaggi di Mannheimer che riferiva su quali siano i problemi più sentiti dagli italiani, dalle tasse alla sicurezza. Risposta di Prodi? Ovvio, è d’accordo con gli italiani e, naturalmente, “sta lavorando” per risolvere tutto. Ma non ha detto “come” intende risolvere i problemi. E’ un po’ come il “vedo-non vedo” della moda femminile. Solo che in politica si traduce in “Dico-non dico”, con una forte prevalenza del “Non dico”. Se Mannheimer gli avesse sottoposto i sondaggi dai quali risulta che l’indice di gradimento di Prodi è sceso al 23% avrebbe risposto seraficamente che anche su questo “Sono d’accordo…”. Certo che se la popolarità di Prodi continua a scendere in questo modo, al prossimo sondaggio non ci daranno la percentuale dei consensi, ci daranno direttamente i nomi di chi ancora lo sostiene: la moglie Flavia, pochi parenti stretti, alcuni amici d’infanzia; insomma, una paginetta di roba!

Gli unici dati certi che ha riferito sono i 70 miliardi di euro che paghiamo di interessi ogni anno, presentandolo come se fosse un suo handycap personale “Sono partito con 70 miliardi di interessi da pagare”. Come se quell’enorme debito pubblico, e i relativi interessi, gli fosse piovuto dal cielo e non ce lo portassimo appresso da decenni. Il secondo dato, per dimostrare il mantenimento degli impegni elettorali e i “grandi interventi” a favore dello sviluppo economico, è stato ricordare che il Governo ha abbassato di 5 punti il cuneo fiscale. E gli sarebbe andata bene, e la gente gli avrebbe anche creduto, se uno degli ospiti, il vice presidente di Confindustria, non lo avesse subito smentito ricordandogli che quei 5 punti erano diventati 3, applicati solo al 50%, e che, quindi, la riduzione per l’anno in corso non è stata di 5 punti, ma di 1.5!

Ma l nostro premier non si scompone e tira dritto continuando a ripetere per tutta la puntata che lui non ha aumentato le tasse. Strano, perché ricordiamo tutti, oltreché averlo purtroppo verificato praticamente giorno per giorno, che anche La Corte dei Conti aveva stigmatizzato un eccesso di nuove tasse nalla finanziaria precedente e perfino il Governatore della Banca d’Italia aveva criticato quella finanziaria specificando che c’erano una sessantina di nuove tasse. Allora, mettiamoci d’accordo. Draghi e la Corte dei Conti hanno raccontato balle? I cittadini che, giorno per giorno, si ritrovano a pagare  sempre di più, sono dei visionari?

Non si scompone nemmeno quando gli chiedono lumi sulla tenuta della sua coalizione, in perenne litigio interno. Sorride e si dichiara, anzi, fortunato (sic) se pensa alle grandi divisioni del centro destra (!!!). Sì, perché, secondo lui, è il centro destra ad avere grandi problemi interni, lui no. Anzi la sua coalizione non solo va bene e non c’è alcun conflitto, ma negli ultimi tempi va ancora meglio, c’è più dialogo e intesa. Il bello è che lo dice seriamente e ne sembra convinto.

C’è tanto dialogo e intesa che solo una settimana fa annunciava, con grande sollievo, che ormai i conti erano a posto e che si poteva pensare a ridurre le tasse. Infatti, forte del dialogo e dell’intesa, il ministro Padoa Schioppa, nello stesso giorno, lo smentiva affermando che prima di ridurre le tasse bisognava ridurre la spesa pubblica diminuendo le spese correnti, a cominciare dai ministeri. A stretto giro di posta gli rispondevano i ministri Mastella, Di Pietro e Ferrero i quali smentivano sia Prodi che TPS affermando che di ridurre le spese del ministero non se ne parla neanche. Anzi, chiedevano nuovi fondi. Quindi la palla torna indietro a TPS, poi a Prodi il quale, ovviamente, si deve rimangiare le dichiarazioni. Contrordine compagni, le tasse non si possono ridurre, prima bisogna diminuire le spese. Ma che bell’esempio di dialogo e di intesa!

Ma De Bortoli, direttore di Sole 24ore, forse non proprio convinto  che ci sia tanto dialogo e tanta intesa, azzarda una domanda piccante chiedendo a Prodi se pensa che la manifestazione del 20 ottobre (quella organizzata da partiti della sua coalizione) non possa rendere più debole il Governo e lo stesso premier. Risposta di Prodi? Eccola, con perfetto accento romagnolo: “Ma non ci ho neanche pensato…”. Se avesse aggiunto anche “Sciorbole” sarebbe stata perfetta; un capolavoro. Infatti, si sente un leggero brusio nello studio, De Bortoli, invece, subito inquadrato, ride proprio. E così penso facesse il pubblico presente. Ma anche quello a casa, me compreso. Almeno ci fa ridere. Ora, onestamente, non si tratta di essere di destra, di sinistra, di centro, o in panchina, ma vi sembra accettabile che un capo del Governo, ad una domanda seria, tanto seria che dall’andamento di quella manifestazione dipende forse anche il futuro e la tenuta del Governo, possa rispondere “Ma non ci avevo neanche pensato”?

Solo qualche giorno fa, a Berlusconi che annunciava la fine del dialogo, dopo il colpo di mano sulla sostituzione di Petroni alla RAI, risponde “Faccia quel che vuole.” Del resto, ormai le sue battute bisognerebbe raccoglierle in un libro da lasciare ai posteri. Almeno riusciranno a capire perché l’Italia è andata a puttane.

Gli chiedono, infne, se conosce Franco Prodi. “E’ mio fratello“, risponde Romano, con la solita tipica risatina sdentata. Ora bisogna aprire una piccola parentesi per capire il perché di quella domanda, in verità piuttosto maliziosa di De Bortoli. La settimana scorsa si è tenuto un importante convegno sul clima. Non una riunioncina fra i soliti ambientalisti, ecologisti, naturalisti, nudisti e pacifisti. No, un “Convegno nazionale” di climatologia. Si presume che ad un convegno così importante partecipasse il fior fiore di studiosi, ricercatori, esperti vari. Invece no. E’ stata una passerella di politici, con lo stesso Prodi, ed i rari climatologi presenti bisognava cercarli con il lanternino. Non c’era, per esempio, nemmeno (ecco la malizia della domanda di De Bortoli) il prof. Franco Prodi, direttore di un importantissimo Istituto nazionale di climatologia. Perché? Ah, saperlo! Romano non ce l’ha spiegato. Però da quanto abbiamo visto del convegno, trasmesso da RAI News24, abbiamo apprezzato il grande impegno dei politici e la serietà delle proposte fatte per rimediare al grave problema del riscaldamento della terra.

Per esempio, Prodi ha detto che “Occorre una nuova alleanza con la natura“. Ecco la soluzione. E dovrebbe bastarvi, a patto che vi accontentiate della soluzione proposta e non siate i soliti pedanti e provocatori che vogliono entrare nei dettagli e chiedere cosa si intenda per “nuova alleanza con la natura”. Queste domande non si fanno perché possono essere imbarazzanti. E poi perché lo stesso Prodi non saprebbe darvi una risposta.

A segure abbiamo visto il ministro Mussi, quello che dovrebbe occuparsi delle Università che, come si diceva una volta, preparano la nuova classe dirigente del Paese. Mussi, invece, ha le idee molto chiare sul problema, ed anche sulle soluzioni. Tanto chiare che apre il suo intervento con una dichiarazione lapidaria: “Il capitalismo, nella sua forma attuale, è incompatibile con la Terra.” Bella frase, anche giustificata, se detta durante una riunione di attivisti del partito comunista. Ma cosa c’entra col clima? Niente, ma questi hanno il cervello talmente omologato che anche quando vanno in bagno la fanno attenendosi ai “metodi di eliminazione dei residui metabolici, secondo la dottrina marxista, contro lo Stato borghese e per la vittoria del proletariato“.

Ed infine ecco l’intervento del ministro per l’Ambiente, Pecoraro Scanio, quello che dovrebbe saperne più di tutti. Afferma Pecoraro che l’Italia ha avuto negli ultimi decenni il maggiore innalzamento della temperatura, pari a 4 volte tanto quella media registrata nelle altre aree del pianeta. Urca! La cosa è tanto seria che ho sentito un TG  affermare, prendendo per buone e riportando le dichiarazioni del ministro, che “L’Italia è la zona più torrida della Terra“. Roba che ti viene subito in mente di emigrare nel Sahara, tanto per godere di un po’ di fresco. Succede poi che, il giorno dopo, il CNR smentisce le dichiarazioni allarmistiche del ministro, specificando che l’aumento della temperatura è molto inferiore e che non riguarda solo l’Italia, ma anche Spagna, Francia, ed altre aree del Mediterraneo. Voi penserete che, stando così le cose, il giorno stesso compaia in TV il Pecoraro a scusarsi con gli italiani per il madornale errore. Sbagliate, non c’è stata nessuna smentita, né rettifica. I nostri ministri non sbagliano mai; al massimo è un “errore di comunicazione”.  Ora, se il ministro dell’Ambiente, ecologista, ambientalista, verde, sbaglia così grossolanamente i dati sul clima significa che o non conosce i dati, o li ha letti, ma non li ha capiti, o li ha capiti, ma li ha dimenticati, oppure…(a piacere).

Un collegamento esterno con tre famiglie campione che hanno posto a Prodi domande varie dall’occupazione alle tasse, dalle retribuzioni alla sanità, non ha cambiato di molto la “serata valium“, per citare Grillo. La risposta del premier a tutte le domande e le osservazioni è stata sempre la stessa: “Sono d’accordo…stiamo lavorando per…”. Insomma, tranquilli italiani, lui sa tutto, è d’accordo su tutto e sta lavorando su tutto. Visti i risultati, forse, ci conviene sperare che non lavori tanto e cominci a riposarsi.

Alla fne della prima parte della puntata vediamo un Prodi quasi piangente lamentarsi del fatto che gli italiani non donano il sangue e che dobbiamo importare dall’estero il 40% del fabbisogno di sangue. Ma benedetto Romano, dovresti saperlo il perché. Tu due volte sei stato al Governo, La prima volta hai dissanguato gli italiani col pretesto che dovevamo entrare in Europa. Amato fece anche un colpo da maestro, furto con destrezza, penetrando nottetempo nelle banche e prelevando, senza alcun preavviso, il 6 per mille da tutti i depositi in c/c. Ricordi Romano? Oggi sei tornato e continui a dissanguare gli italiani con 60 nuove tasse col pretesto che bisogna risanare i conti pubblici. Romano, certo che dobbiamo importare il sangue dall’estero; gli italiani non hanno pià una goccia di sangue nelle vene. Sopravvivono con le flebo!

In chiusura della prima parte. alle 24.45, sono tutti tranquilli, Prodi, Vespa, gli ospiti, il pubblico; non è successo niente, non si è detto niente di nuovo, non ci sono state dichiarazioni importanti, non si sono annunciati provvedimenti concreti, niente di niente. Anche le attese degli italiani restano senza risposta. Si potrebbe chiudere la puntata con le note di un vecchio valzer “Speranze perdute”. L’unica ad avere sentito la pesantezza della puntata è la penna bianca di Prodi che, a furia di sentirsi girata e rigirata fra le dita per un’ora, comincia ad avere un leggero mal di testa; la penna. Prodi no, non ha mal di testa. Anche perché per avere mal di testa bisogna almeno averla (la testa) ed usarla. E Prodi non corre questo pericolo.

Ma in fondo, povero Romano, fa quasi tenerezza nel suo disperato tentativo di arrampicarsi sugli specchi ed argomentare con frasi fumose, vaghe e generiche per tentare di salvare la faccia e la poltrona. Non deve essere neanche cattivo, anzi, sembra una brava persona, un brav’uomo, di quelli che incontri seduti nelle panchine del parco pubblico a lamentarsi degli acciacchi della vecchiaia, della pensione che non basta, del tempo, delle stagioni di una volta e del Governo che aumenta le tasse. Ha proprio l’aria di un vecchio curato di campagna, come lo disegna Forattini, con le idee, forse un po’ confuse, che usa un ciondolo con la falce e martello al posto del crocifisso. Sì, è un brav’uomo con un solo difetto: essere al posto sbagliato. Quando si deciderà a lasciar perdere la politica, che tante preoccupazioni gli crea, fare il bravo pensionato e trascorrere il suo tempo a chiacchierare seduto su una panchina del parco, sarà più tranquillo. E noi anche.

Dopo il V-Day di Grillo, Bertinotti ha detto che queste manifestazioni di protesta “riempiono gli spazi lasciati vuoti dalla politica“. Giusto, allora bisognerebbe incrementare queste manifestazioni perché di vuoti da riempire, in Italia,  ce ne sono molti.

 

 

4 commenti a “Prodi a Porta a porta (e la penna cosa c’entra?)”

  1. Mary scrive:

    Interessantissimo post, caro Giano. Non ho visto la puntata di Porta a Porta, ma mi sono “ammazzata” dalle risate ieri sera con la puntata di Ballarò. Le solite facce, le solite risatine, i soliti discorsi, le solite statistiche…

    Ad un certo punto della trasmissione, alla proposta dell’imprenditrice Todini di eliminare le Province, si è sentito un “… che cazzo sta dicendo!” dell’educatissimo on. Tremonti. Mi sarebbe tanto piaciuto far parte del pubblico e rivolgere ai nostri fantapolitici una frase del genere. Ma non sarebbe stato carino da parte di una signora…

    Ciao Gianino

  2. jetset scrive:

    Perfetto, Giano, perfetto. Un articolo super! Ho visto anch’io Porta e Porta ed ho avuto le stesse identiche sensazioni. Però ora ti rivelo quale è stato l’errore di Pecoraro Scanio, quello dei 4 gradi in più: Pecoraro ha confuso 4 gradi con 1/4 di grado (era questa la stima reale dell’innalzamento termico). Se si aumentasse di 4°C la temperatura si darebbe vita a tali e tanti sconvolgimenti da spazzarci via dalla faccia della terra. Pecoraro (mai cognome fu più azzeccato) invece di cercare di fare il ministro dell’ambiente dovrebbe andare a pascolare ovini. Fortuna che non è stato eletto come governatore alla BCE: sai che panico in borsa se annunciasse un aumento dei tassi di 4 punti invece che di 1/4 di punto?

  3. daemm scrive:

    Accid… propio ora che non ho tempo trovo un post che fa per me!

    Ritorno prestoooooooo

    Iintanto: complimenti

  4. Piero P. scrive:

    Giano, ma questo è un “blog di servizio” (magari potresti chiedere alla Rai un po’ di canone…)! Grazie per aver sopportato la vacuità di “testa quedra” e del resoconto completo. Ora sappiamo quando possiamo andare a letto tranquilli: abbiamo la nostra “piccola vedetta lombarda (?)”.

    Ciao e buona giornata.

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