L’equivicinanza e l’asino di Buridano.

di , 5 Agosto 2006 18:25

In merito alla crisi ed al conflitto in medio oriente sembra che il mondo occidentale, l’Europa, e l’Italia in particolare abbiano fatto una precisa scelta: hanno scelto di non scegliere. E per giustificare questa "non scelta" hanno anche riabilitato un vecchio motto andreottiano, la "equivicinanza". Così ci dichiariamo vicini ad Israele, ma siamo ugualmente vicini alla causa palestinese, ad hamas ed ora agli hezbollah libanesi. E così pensiamo di tenerci fuori dai conflitti. Facciamo gli "osservatori" esterni, equidistanti e pronti a dialogare e mediare fra i contendenti. Ma davvero pensiamo di restarne fuori? Non abbiamo ancora capito che siamo in guerra? Pensiamo davvero che il nostro mondo occidentale continui ad essere una specie di isola felice, come la HP di Tiscali blog, tutta fiorellini, cuoricini, cani, gatti, poesiole e pene d’amore? E’ così difficle capire che Israele è una specie di avamposto dell’occidente in terra araba, circondata da centinaia di milioni di musulmani che ne vorrebbero la distruzione e che perseguono questo obiettivo da 60 anni? E che combattendo per la propria sopravvivenza combatte anche per la difesa dell’intero occidente dal fondamentalismo islamico? Sta facendo quello che l’Europa non fa, non vuol fare e non ha il coraggio di fare per codardia, vigliaccheria, incapacità di governanti senza palle. Ed anche un po’ idioti perché non hanno capito che dopo Israele il prossimo obiettivo saremmo proprio noi.

Allora non è più tempo di "equivicinanze" o di indecisioni. Non è tempo di tentennamenti, di pilatesche prese di posizione per non scontentare nessuno. Non è tempo di tergiversare e di mettere sullo stesso piano il diritto di Israele ad esistere e la volontà di pazzi fanatici nel volerne l’eliminazione dalla carta geografica. Non si può mettere sullo stesso piano la nostra cultura occidentale, retaggio di due millenni di storia, e la guerra santa proclamata dai fanatici terroristi contro gli infedeli occidentali. Questa non è equivicinanza, è idiozia pura, ancora più grave in quanto applicata da politici che con il loro comportamento decidono dell’esistenza di interi popoli. No, questo non è il tempo delle indecisioni. E’ tempo di dire chiaro e tondo da che parte si sta. Aktrimenti, prima o poi, ci troveremo nella situazione di dover combattere noi stessi per la nostra sopravvivenza, grazie alla nostra equivicinanza incosciente di oggi. E sarebbe un errore fatale, perché ci accorgeremmo troppo tardi che lo schierarsi apertamente può essere rischioso, ma anche l’equivicinanza è rischiosa.

Quelli che si nascondono dietro il comodo paravento dell’equivicinanza sono come l’asino di Buridano, ma meno nobili e sicuramente più pericolosi. Sì, perché non si muore solo difendendo con le armi il proprio diritto ad esistere. Non si muore solo schierandosi apertamente e senza ipocrisie. Si può morire anche per azioni di terrorismo in casa nostra. E allora come giustificheremo queste morti? Diremo che sono morti per "equivicinanza"? P.S. A conferma di quanto ripeto da tempo, ecco, finalmente, un onesto articolo di Angelo Panebianco sul Corriere di oggi: "Il rifiuto europeo".
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Un commento a “L’equivicinanza e l’asino di Buridano.”

  1. Alice scrive:

    Toc toc..ehm mi scusi ha visto mica passare un coniglio? il Signor coniglio?
    Buon non compleanno a te.

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