Quando i blog sardi finiscono sul giornale…

di , 20 Luglio 2006 11:36

Mi è stato segnalato un articolo apparso, credo di recente, su "L’Unione sarda", che parla di blog e cita, in particolare, alcuni blog presenti sulla piattaforma Tiscali, prendendoli come spunto per fare delle riflessioni sul mondo blog. L’articolo viene ripreso e pubblicato anche sul sito "Unica.it". Avrei fatto volentieri a meno di parlare di questo articolo, se non fosse per il fatto che uno dei blog citati è quello di Giò/Prof "Incontrieaffini" e che seguo fin da quando è nato. Mi colpì l’autoironia di Giò ed i suoi primi post che raccontavano le sue disastrose esperienze in cucina. Nacque quasi contemporaneamente con un altro blog "Piuttosto che niente meglio piuttosto" dl Dott.Stefan, alias "Cardolino", altro blog che cominciai a seguire per gli spassosissimi post in slang cagliaritano, forse incomprensibili ai "non residenti", ma di sicuro godimento per chi ne apprezza l’ironia e la capacità di trasformare anche le più insignificanti faccende quotidiane in motivo di ilarità.

Più o meno nello stesso tempo nasceva un altro blog "Misantropos" di Skizo. Tre blog legati da un comune denominatore: l’ironia. E non è poco. L’ironia è una delle caratteristiche dell’intelligenza. E l’intelligenza, in tempi di "Grandi fratelli e isole di più o meno famosi" è merce rara. Ho voluto citarli perchè poi li porterò come esempio di un errore fondamentale di valutazione contenuto nell’articolo in questione. L’articolo si apre con tre affermazioni categoriche:

- Secondo la Mazzoli chi non sa affrontare il prossimo discute nascondendosi dietro lo schermo

- Blog, per chi ha paura di parlare.

- La sociologa avverte: «Internet aggrega ma isola».

Bene, visto che la sociologa "avverte" devo dire che anch’io, per onestà nei confronti di chi legge, devo "avvertire" che, come sanno coloro che forse si degnano di seguire le mie "esternazioni" bloggarole, nutro una sorta di idiosincrasia nei confronti di alcune categorie speciali, direi quasi categorie "protette", categorie alle quali appartengono tutti coloro che, a vario titolo, si occupano di comunicazione e problematiche sociali. Sono categorie che, per la loro forte influenza sulla società e la capacità di condizionare l’opinione pubblica, hanno una responsabilità particolare che spesso dimenticano. Ne fanno parte, con ruoli e responsabilità diverse, politici, giornalisti, intellettuali ed opinionisti vari ed assortiti. Fatta questa necessaria premessa, passiamo ad esaminare il testo che prosegue così:

"Trascorrete il vostro tempo a bloggare? I sintomi sono quelli di chi non ha il coraggio di affrontare il prossimo vis à vis. Faccia a faccia, insomma. Bisogna crederci come ci crede la sociologa Lella Mazzoli: «Il blog aggrega ma isola».

Posto che non credo che tutti coloro che hanno un blog "trascorrano il tempo a bloggare" e che nella vita facciano anche qualcos’altro, che senso ha l’affermazione "I sintomi sono quelli di chi non ha il coraggio di affrontare il prossimo vis à vis."? Si tratta di una nuova e grave patologia del comportamento tipica di chi ha un blog? Se è così significa che circa un milione di italiani ne sono afflitti e che, quindi, è una patologia sociale scoppiata improvvisamente in forma epidemica e di cui dovrebbe occuparsi il ministero della salute. Peggio dell’aviaria! Ma visto che le autorità sanitarie tacciono, forse questa affermazione è un po’ esagerata, per non dire…una bufala. Prosegue la sociologa Lella Mazzoli della quale l’articolista enumera tutti i titoli accademici e professionali, come se compilasse un curriculum vitae, giusto per affermarne l’autorevolezza:

"La società vuole scendere in piazza, comunicare con il pianeta. Lo sta facendo con i blog, strumento a doppio taglio. C’è di più, l’uso illimitato è sintomatico: le persone cercano il confronto ma nascondendosi dietro lo schermo di un computer. Potrebbe significare il timore del contatto fisico e il confronto relazionale".

E qui si ripete il solito concetto del PC dietro al quale ci si "nasconde" aggravato dal fatto che ciò dimostrerebbe il "timore del contatto fisico e del confronto". Sono concetti che vengono ripetuti spesso dagli studiosi più o meno illustri, ma chissà perché nessuno si prende la briga di dimostrarne la validità con argomentazioni inconfutabili e prove scientifiche. E dimenticano anche un fatto evidente; internet è solo l’ultimo ed il più moderno mezzo di comunicazione inventato dall’uomo. Già, è un mezzo di comunicazione, né più, né meno. Ma se l’ipotesi della sociologa fosse vera, allora bisognerebbe rivedere anche alcune abitudini, legate all’introduzione di innovazioni tecnologiche, del nostro recente passato.

Per esempio, quando ancora non esisteva il telefono, le persone dovevano per forza parlare "vis a vis", non c’era alterntiva. Significa, secondo l’interpretazione della Mazzoli, che anche coloro che cominciarono ad usare il telefono lo facevano per "nascondersi" dietro una cornetta e che ciò significasse "timore del contatto fisico"? A rigore bisognerebbe concludere che ciò sia vero.

E che dire dei mezzi di trasporto? Fino all’ottocento la gente si spostava a piedi, ritrovandosi magari a percorrere lunghi tratti in compagnia di altri viandanti, oppure a cavallo, o in carrozza, ma quasi sempre in compagnia. Significa che con l’avvento delle automobili, rinchiudersi dentro un apparato meccanico adibito al movimento, significava "nascondersi" agli altri viandanti ed aver "timore del contatto fisico"?

Ancora, secondo l’ipotesi Mazzoli e più, dovrebbe essere vero. Strano che nessuno se ne sia accorto prima. Una volta, molto tempo fa, come nelle fiabe, la gente viveva in comune, all’aperto o dentro delle grotte. Poi qualcuno ebbe la felice idea di cominciare a costruirsi una capanna per ripararsi dalle intemperie. E gli altri, visto che l’idea era buona, continuarono a costruire capanne. Significa che i nostri antenati, costruendo capanne, volevano "nascondersi" ed avevano "timore del contatto fisico"? Ebbene, ancora dovremmo rispondere di sì! Giudicate voi la fondatezza di questa tesi.

Non aggiungo altro, se non riportare un’ultima perla: "È la prova che i figli non parlano con i genitori – sostiene Mazzoli – e i genitori fanno altrettanto con i figli." Oh bella, e ci voleva una sociologa plurititolata per ricordarci una ovvietà come quella della mancanza di comunicazione fra generazioni? E per dimostrare non si sa bene cosa, si prendono come esempio alcuni blog, non si sa con quale criterio di scelta. Per esempio quello di Giò/Prof che "dialoga in rete" con le alunne. "Lella Mazzoli giudica interessante dialogare con gli alunni su internet, ma «così facendo – avverte – il rapporto tradizionale si riduce, non è positivo trascinarli in Rete".

E non si rende conto che il dialogo in rete non può ridurre il rapporto tradizionale per il semplice fatto che si esplica in modi e tempi diversi. Quindi, caso mai, è qualcosa che si "aggiunge" al rapporto tradizionale, non lo limita di certo. Ma il bello è che subito dopo aver criticato il rapporto in rete dell’insegnante cagliaritana, continua, udite udite, in questo modo:

"I ragazzi sono attratti da ipod, pc. Ma è un chiaro segnale: hanno voglia di parlare. All’università li ho coinvolti in un progetto da svolgere al computer. Niente carta o penna». Il risultato? «Aumenta la cognizione e la preparazione, ma alla fine vengono a cercarti fuori dall’aula per fare altre domande». Un blog universitario? «Accrescerebbe la qualità degli studi e potrebbe essere un luogo di confronto fra studenti e insegnanti".

Propone esattamente un uso a fini didattici della rete, ma… Se lo propone lei è giustificato, se invece lo fa Giò/Prof…"riduce il rapporto trdizionale". Questa diversa interpretazione dei fatti e della loro validità, non secondo l’oggettività della proposta, ma secondo chi ne è il promotore, mi ricorda molto, ma davvero molto, una certa "etica" tutta particolare di una certa ideologia (indovinate quale).

L’articolo prosegue citando vari esempi di comunicazione tratti da vari blog. Non so cosa volesse dimostrare, anzi faccio finta di non saperlo (è meglio). Mi chiedo perché abbia preso ad esempio proprio dei blog sardi. Forse i blogger di altre regioni sono diversi? Il blog non è altro che uno strumento di comunicazione come tanti altri e ciascuno lo usa come gli pare e piace. Lo si può usare per raccontare fatti personali, per riportare le proprie composizioni poetiche, per divulgare idee e proposte, per fare informazione non allineata, per tanti scopi e tutti giustificati. Nessuno ci obbliga a leggere tutto e tutti sono liberi di esprimersi. Non è altro che uno strumento di comunicazione. Anche la scrittura lo è. Si può usare per scrivere "La Divina Commedia" o per scarabocchiare su un muro "Fesso chi legge".

Anche i giornali sono mezzi di comunicazione. Si possono usare per informarsi o per incartare il pesce. Dipende. Anche i giornalisti scrivono per mestiere. Possono scrivere per comunicare notizie importanti, oppure semplicemente perché c’è una pagina da riempire. Dipende. Anche la sociologia è una branca importante dello scibile umano. La si può usare per tentare di spiegare fenomeni sociali complessi, oppure per dire che non c’è dialogo fra le generazioni. Dipende. Anche Alberoni è un sociologo! Appunto.

In quanto agli amici Giò, Stefan, Skizo…ora ci arrivo. Secondo questo articolo, come abbiamo visto in apertura, Internet aggrega, ma isola, e viene usato da chi "non sa affrontare il prossimo" oppure "ha paura di parlare". Si dà il caso che, invece, a dimostrare il contrario, ci siano proprio gli esempi degli amici citati i quali, conosciutisi proprio tramite i loro blog, spesso e volentieri si sono incontrati, insieme ad altri blogger cagliaritani (ma non solo, ci sono stati anche "non isolani") per fare una passeggiata al mare o per intrattenersi in piacevole compagnia intorno ad una tavola apparecchiata.

Già, perché a noi sardi piace usare il blog, ma piace ancora di più ritrovarci fra amici a chiacchierare, specie a tavola. Non mi pare che questo sia proprio un esempio di voglia di "nascondersi" o sia "paura di parlare" o, peggio, "paura del contatto fisico". Ma in fondo oggi internet ed i blog sono argomenti ricorrenti, se ne parla a proposito ed a sproposito. L’importante è parlarne, specie se ti pagano per farlo. Ma poi tutti questi "profondissimi" discorsi sull’uso di internet sono come le previsioni del tempo: lasciano il tempo che trovano! Bloggate, bloggate e…moltiplicatevi!

P.S.

Grazie all’investigatore Cseno, che ha scoperto il blog della giornalista.

Chi volesse lasciare direttamente un commento sul suo blog può andare a questo indirizzo: Ilenia Mura Se volete lasciare anche il link del vostro blog spuntate, sotto la finestra di scrittura, il pallino "Altro" ed inserite nick e indirizzo blog.
Riferimenti: ( Torre di Babele)

19 commenti a “Quando i blog sardi finiscono sul giornale…”

  1. falivenes scrive:

    Straordinario pezzo questo tuo, condito e reso ancora più appetibile dai continui sillogismi eh sì la ‘Signora e più’ troverebbe pane per i suoi dentini in un “vis à vis” di quelli in cui modestamente risulto pure io “essere famosa”, ti invio un messaggio col contatta autore…
    ‘Scolta, se hai un pò di tempo, passa a leggere Manouche è tra i miei link e credimi, vale la pena leggerla.Bacio:-)Sà

  2. mariateresabianchi scrive:

    conoscono le signore in questione blogdidattici.splinder.com e quanto tempo extra-scuola gli insegnanti dedicano al blog didattico?
    Articolo … che avrei voluto scrivere io.
    Complimenti Giano!
    mtb

  3. Farfalla scrive:

    Complimenti!!!
    Sai che mi piacerebbe fare?
    Dimostrare alla carissima dottoressa che si sbaglia di grosso e che dice solo una marea di ca…
    Si, ci vorrebbe un bel “vis à vis” come dice lei, poi vediamo chi sa affrontare il prossimo.
    Ciao…ciao e di nuovo complimenti!

  4. Cardolino scrive:

    Ccccccceeeee,
    giacciai diffeso poco bene
    a noi blogghers…Oggiano

    CAPUZZUPURU…nomacchè

    Secondo me, acquella signora
    sociologa le ammanca qualcosa

    e sissà che quando noncelanno
    diventano axere e sparano cavolate (di brussèl)

    ma dimmelo tu (Maria)…
    Secondo lei io nonavrei il coraggio
    daffrontare il “prossimo” visavì

    MATTAE’SCIMPRA

    Non solo affronto il prossimo manche laltro

    Ciao GIANO
    grazie per avermi citato
    in giudizio e…
    per tutte le VITAMINE DAMORE
    KEMMY REGALI OGNI VOLTA
    KETTY LEGGO ^_^

  5. kysra7 scrive:

    E’ molto bella la tua risposta a questa provocazione lanciata in rete. La mobilitazione di noi blogger dimostra quanta concretezza passi attraverso la blogosfera, ma il fatto che questa giornalista abbia il suo blog dimostra anche la sua malafede nel fare certe affermazioni… credo si sia messa proprio nella vergogna da sola.

  6. muriel scrive:

    Mi sono trovata in una situazione simile l’anno scorso, stavo seguendo una lezione di pedagogia e una tipa si mette a dire che le chat non sono reali, che non hai contatto con chi stai parlando. La cosa strana è che io avevo accanto a me un amico che avevo conosciuto prima in chat e poi ci siamo incontrati una volta che mi sono iscritta in accademia e ogni tanto ci guardavamo e per poco non ridevamo. Stavo per alzare il braccio e dire: “Io e lui ci siamo conosciuti in chat più o meno 4 anni fa, vi crea qualche problema?”. Cmq, come mi disse uno psicologo tempo fa, sono le persone (lui disse i giovani) che hanno umanizzato la tecnologia.

    Un abbraccio :)

  7. Skizo scrive:

    Devo dire che stavo per scrivere un post che riportava un esempio di “innovazione che disgrega” come hai fatto tu!
    Sicuramente sei più abile di me a parlar di cose serie!
    Ma che scemenze ci tocca leggere sui giornali, eh?
    Io appoggio l’idea dell’amica qui sotto e propongo di indirizzare all’esimia sociologa una mail personale con su scritte le vere motivazioni per cui blogghiamo.
    Qualcuno rientrerà sicuramente nella sua cerchia di “non comunicanti”, ma dieci volte di più saranno quelli che le faranno capire di aver sbagliato mestiere!
    Ciao Giano e grazie per la citazione!

  8. lucia scrive:

    perchè non scriviamo alla dottressa?

    mazzoli@soc.urbino.it

    ho trovato l’indirizzo sul suto dell’università di sociologia per cui accessibile a tutti

  9. silvia scrive:

    Ben fatto!!!
    Io sono con voi… anche io ho pubblicato un bel post… ma non può competere con il tuo… Bacioni silvia

  10. lucia scrive:

    ahh dimenticavo.moggi con le sue 400 e rotti teleonate al giorno è un caso patologico!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  11. lucia scrive:

    nn sarà che fuori di qui nn si trova più nessuno disposto a parlare?che come dici ci rinchuidiamo nel nostro appartamento e nn vediamo più nessuno?almeno qua ci ritroviamo tra persona che ahnno voglia di parlare,no?
    sono 3 mesi ormai che vivo nella mia nuova casa e di altri 11 appartamenti conosco solo 2 “abitanti”……..
    la sociteà cambia,cambia anche il modo di comunicare.
    e come per i 3 soggetti presi a riferimento,anche io posso dire che il blog mi ha portato delle amicizie fantastiche con cui da vivo ho più da parlare che con le amicizie nate classicamente

  12. gio scrive:

    il tuo bel post non ha niente da spartire con l’articolo della signora Ilenia…
    che sai… ha scoperto Cseno… ha anche lei un blog!
    Incredibile… con chi si aggregherà o si dividerà?
    Bacioni Giano

  13. stellina12 scrive:

    Confermo e sottoscrivo! Tutto, ma proprio tutto, sia la tua analisi molto più puntuale di quella di questa sociologa, sia le considerazioni sulla “aggregazione” che crea il confronto di idee sul blog, che portano alla diretta conoscenza: io Gio, che ho commentato nel suo primo post, la conosco di persona fin da subito, pur non essendo dell’isola (ma nell’anima si!), come ho conosciuto anche Cardolino e Skizo… A proposito, amici di blog, io arrivo il 13 a Cagliari (Gio lo ha saputo per prima!…).
    Bacio

  14. Ely scrive:

    Alcune cose che hai detto le ho scritte anche io! Ehehe

    Ciao Giano

  15. zampa scrive:

    Passo solo per un saluto, per dirti che la mia famiglia sta bene.
    Ciao, un abbraccio.

  16. Giano scrive:

    Grazie per la solidarietà.
    Buona giornata a voi…:)

  17. una bloggher molto vicina ai miei amici blogghers scrive:

    Grazie per questo bel chiarimento, credo la signora elencando i pensieri della sociologa si sia dimenticata di farci sapere quali sono i suoi, e quali motivi l’hanno spinta a spendere tutti quei soldi sull’unione sarda isolandosi e non parlarne a tu per tu come tutte le persone che si incontrano sui blog…con questo ti saluto contenta per tutto ciò che hai scritto.pa

  18. cseno scrive:

    ….ritmi da blogger, perché la nostra cara pennivendola (masterizzata – e qui cito l’esimio cardulen-) ha un blog (agevolante una fase rem quasi istantanea) che vi sconsiglio dall’andare a vedere ma, colto da sadismo improvviso, vi offro indirizzo http://ileniascrive.blogspot.com/
    gran mattina!

  19. lore scrive:

    Allucinante. Dalle lodi in sestine tessute alla sociologa alle succulente perle che si susseguono a ritmi… da blogger!

    Lasciando perdere, colgo l’occasione per ringraziarti del blog, che seguo assiduamente da qualche mese e che mi regala momenti di riflessione uniti a un’ironia che non guasta… e, cosa più che apprezzabile oggi, NON SIMPATIZZA A SINISTRA!

    Saluti

    Lorenzo

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