Considerazioni semiserie sul relativismo

di , 8 Giugno 2006 13:07

Uno degli effetti collaterali dell’imperante relativismo casareccio è che chiunque si sente autorizzato ad esprimere pareri, opinioni e giudizi su qualunque materia e ritenere che questi giudizi abbiano lo stesso valore dei giudizi di chiunque altro. Tale relativismo critico trova facile applicazione specie in campi dello scibile umano, quali l’etica e l’estetica, non riconducibili a formule matematiche o dimostrabili scientificamente in via sperimentale.

E’ l’applicazione pratica e pedestre della negazione di una verità assoluta. Tale negazione comporta, come conseguenza logica, l’affermare l’esistenza di molte opinioni diverse che possono assumere valore di verità in un circoscritto ambito spazio/temporale. La verità, quindi, non esiste come valore assoluto universale, ma solo in relazione ad un preciso luogo e tempo e, pertanto, solo come valore relativo.

Questa visione relativistica della conoscenza contiene almeno tre errori di fondo.

Primo errore. L’affermazione "La verità assoluta non esiste", che viene enunciato come un assioma, è un paradosso. Se quella frase è vera significa che non può esistere nessun tipo di enunciato che abbia valore di verità in assoluto e, quindi, anche la frase "La verità assoluta non esiste" non può essere vera. Se non è vera è falsa.

Allora bisognerebbe riformulare la frase in questo modo: "L’affermazione – La verità assoluta non esiste – è falsa". Ma anche questo sarebbe un paradosso poiché la frase principale nega la verità dell’inciso, ma l’inciso nega la verità della principale. In ogni caso, per costruire un qualunque sistema valido, non possiamo che basarci su una affermazione iniziale che sia vera, altrimenti qualunque sistema fondato su un postulato falso non può che essere falso. L’affermazione "La verità assoluta non esiste" nega l’esistenza di un qualunque postulato vero, quindi la frase non può che essere falsa. E qualunque sistema fondato su un postulato falso non può che essere falso. Quindi il relativismo è falso.

Secondo errore. In un mondo di imbecilli qualunque imbecille è autorizzato a pensare di essere simile a tutti gli altri imbecilli. Ma se non esiste "l’imbecille assoluto" significa che tutti gli imbecilli sono diversi e c’è sempre qualcuno che è più imbecille degli altri. Parafrasando Orwell si potrebbe dire che "Tutti gli imbecilli sono uguali, ma alcuni imbecilli sono più uguali degli altri." In sintesi si potrebbe allora affermare che "L’imbecille assoluto non esiste". Ma se questa affermazione è vera significa che esiste almeno una verità assoluta che, quindi, contraddice l’affermazione iniziale "La verità assoluta non esiste". In ogni caso, qualunque affermazione abbia per oggetto gli imbecilli non può prescindere da un postulato di partenza che deve essere necessariamente vero: l’esistenza degli imbecilli.

Terzo errore. Posto che l’imbecille assoluto non esiste e che esistono invece tanti imbecilli diversi nel tempo e nello spazio, tale assunto sembrerebbe confermare la validità del relativismo. Ma è solo un’illusione momentanea. Esiste, infatti, una verità incontestabile, la cui validità si può far risalire ai principi fondamentali della logica aristotelica, che dimostra la falsità del postulato di partenza e l’inconsistenza logica del relativismo e che, nella banalità della sua forma tautologica, suona così: "Tutti gli imbecilli sono imbecilli".
Riferimenti: ( Torre di Babele)

2 commenti a “Considerazioni semiserie sul relativismo”

  1. Cardolino scrive:

    chelli imbecilli
    erano imbecilli
    lo sapevo anchio
    manon melo sapevo spiegarae

    Ora si, grazie a te

    Ciao GIANO

  2. abrasolin scrive:

    Mitico esercizio di logica il tuo!
    ciao, Abr

Lascia un commento

Codice di sicurezza:

Panorama Theme by Themocracy