Come vivere felici con 5 euro

di , 25 Maggio 2006 16:13

"I giovani hanno il compito di distruggere i valori della generazione precedente: Se non fanno questo hanno fallito." Non è la dichiarazione di un pazzo ad un convegno di anarchici rivoluzionari, è l’affermazione, fatta in televisione, da uno dei guru mediatici più in auge: Raffaele Morelli. Quando sento certi "maestri del pensiero" moderni mi chiedo se si rendano conto di quel che dicono. Mi viene in mente Moretti che invitava D’Alema a dire "qualcosa di sinistra". Io mi accontenterei che coloro che usano i mezzi d’informazione e che hanno il potere di condizionare l’opinione pubblica,dicessero "qualcosa di sensato".  

La televisione: una specie di plaza de toros dove al centro della scena ci sono vari animali, cornuti o meno, che combattono per sopravvivere, e intorno tanta gente che applaude.

Confutare questa affermazione di Morelli è facile. Lo si può fare scrivendo un saggio, oppure in poche righe. Io opto per la seconda ipotesi e ci provo. I valori di una società, o di una generazione, in un certo luogo ed in un dato momento storico sono la risultante, il punto di arrivo, dell’esperienza di centinaia di generazioni precedenti. Sono il risultato di tentativi, più o meno riusciti, attraverso millenni, di trovare delle regole di vita che siano condivise ed accettate dalla maggioranza degli appartenenti ad una stessa comunità umana. Sono il risultato, quindi, di esperienze diverse, di aggiustamenti, modifiche, compromessi, correzioni e miglioramenti continui che, dopo millenni, costituiscono il patrimonio culturale di una comunità. Non nascono da improvvise ed improvvisate rivelazioni di qualche illuminato profeta, ma dalla continua ricerca di regole di coesistenza che siano le migliori possibili. Questa è la regola del progresso umano. E come tutte le regole ha le sue eccezioni, anzi una eccezione in particolare: la consegna delle tavole della legge a Mosè sul monte Sinai.

Distruggere questi valori consolidati nel tempo significa annullare, di punto in bianco, tutta l’esperienza di millenni di storia dell’umanità. Allora sarebbe più giusto e corretto dire che i giovani devono far tesoro dell’esperienza delle generazioni precedenti e cercare di apportare dei miglioramenti. Altrimenti è come tornare improvvisamente a vivere nelle caverne e ricominciare tutto da capo. Roba da pazzi. O da plaza de toros!

Mi è tornata in mente questa frase di Morelli perché qualche giorno fa, in edicola, mi è capitato sotto gli occhi un volumetto in offerta speciale (5 euro) "Ciascuno è perfetto" scritto, appunto, da Morelli. L’ho acquistato, pregustando il piacere di scoprire quante amenità riuscirà a dire in poche pagine, e ripetendomi mentalmente il tormentone di una famosa gag (Pasquale) di Totò: "Vediamo questo stupido dove vuole arrivare".

Nell’ultima di copertina già le prime parole indicano chiaramente quale sarà il messaggio del libro "Stare bene con se stessi è un’arte semplicissima". Bene, allora non resta che distribuire gratuitamente il volumetto a tutti gli italiani, a spese, ovviamente, del servizio sanitario nazionale, e di colpo avremo un’Italia felice di persone che risolvono tutti i possibili problemi esistenziali e che "stanno bene con se stesse". E tutti vissero felici e contenti. Facile, no? Una favola.

Non ho dovuto aspettare molto per trovare la prima perla. Non al capitolo 1, ma già alla prefazione, anzi alla prima pagina della prefazione, anzi…alle prime righe. Dopo circa quindici righe in cui ci svela la grande verità che la società moderna vive un’epoca di disagio psichico diffuso (ma va?) arriva la prima chicca: "In questo libro non ho preso in considerazione le cause sociali di questa allarmante situazione: è un compito che spetta, giustamente, ai sociologi. Piuttosto ho cercato di soffermarmi sullo spazio interno, sulla nostra interiorità, sull’uso che ne facciamo."

Sembra tutto regolare, vero? Eppure anche su questa affermazione ci sarebbe tantissimo da dire. E ancora lo si può fare scrivendo un lungo saggio oppure tentare di dirlo in poche righe. Io opto, ancora una volta, per la seconda ipotesi. Tentare di affrontare il problema del disagio psichico e non esaminarne le cause, come egli afferma, è operazione non solo inutile, ma molto pericolosa. E’ come usare dei pannicelli caldi per curare il cancro.

Mi spiego con un esempio. Se rientrate a casa e scoprite che è allagata, la prima cosa da fare non è asciugare il pavimento, ma trovare la causa dell’allagamento. Molto probabilmente avete dimenticato un rubinetto aperto, oppure è scoppiato lo scaldabagno. In ogni caso, la prima cosa da fare è chiudere il rubinetto. Similmente, cercare di rimediare agli affetti del disagio psichico senza studiarne le cause è come trovare la casa allagata e dilungarsi a discutere su quali stracci e secchi usare per asciugare il pavimento e lasciare il rubinetto aperto. Chiaro?

Questo concetto semplicissimo lo si può dire in due righe, come ho fatto io, oppure in un lungo saggio. Il saggio, in compenso, è più gratificante e rende di più. La frase riportata chiarisce l’oggetto dello studio specificando che si limiterà ad osservare "lo spazio interno". Non si tiene conto, ovviamente, che quello spazio interno è strettamente connesso allo "spazio esterno" e che ne viene fortemente influenzato, condizionato, e che proprio dal conflitto fra la realtà circostante "l’esterno" ed il nostro Io o "spazio interno" nasce il disagio, lo stato conflittuale e le diverse patologie psichiche più o meno gravi. Esaminare lo "spazio interno" senza tener conto dell’influenza dello spazio esterno è, ancora come sopra, cercare di modificare gli effetti senza modificare le cause. Insomma, è come discutere sugli stracci e lasciare il rubinetto aperto.

Occorre specificare, tuttavia, che il rapporto fra individuo (spazio interno) e la realtà circostante (spazio esterno) è determinato dalla continua interazione fra l’osservatore (Io) e l’oggetto osservato (la realtà). I due termini sono così strettamente connessi ed interattivi che esaminarli separatamente è operazione del tutto inutile, pericolosa e controproducente, quando si voglia dettare una qualche regola generale del "come vivere felici".

E’ il solito vecchio problema del rapporto fra predisposizione genetica ed influenza ambientale. Si possono esaminare separatamente, ed infatti abbiamo genetisti che studiano solo ed esclusivamente la genetica, ma si guardano bene dal dettare precetti sulla saggezza del vivere basandosi solo su questioni genetiche. Abbiamo studiosi che si occupano degli influssi dell’ambiente sul comportamento umano, ma si guardano bene dal fornire spiegazioni cercandole nella doppia elica del DNA. Sono aspetti della complessità della vita diversi, eppure strettamente connessi.

Ora, voler stabilire delle regole per ottenere una situazione di armonia psichica, eliminando quindi le possibili e diverse situazioni conflittuali, significa prendere in considerazione "contemporaneamente" sia gli aspetti genetici, sia gli aspetti ambientali e la loro complessa interazione. Il mio "spazio interno" è la risultante della continua interazione fra il mio modo di guardare la realtà e la realtà stessa che, nel tempo, può modificare il mio stesso modo di guardare il mondo. Un continuo intreccio di cause ed effetti in cui non è più molto chiaro quale sia la causa e quale l’effetto. In pratica l’oggetto osservato (la realtà) ha la capacità di modificare l’osservatore ed i suoi criteri di giudizio. In tal modo l’osservatore, inconsapevolmente, vede la realtà non per quella che è, ma esattamente come la realtà vuole essere vista.

Un esempio eloquente è costituito dalla propaganda politica o dalla pubblicità. Queste forme di condizionamento dell’opinione pubblica riescono ad incidere fortemente sull’individuo, condizionandone il comportamento e modificandone i criteri di giudizio, tanto da far accettare per vera una realtà che invece è solo una voluta ed intenzionale mistificazione della realtà che è funzionale al potere politico o economico. Non è un problemino di facile soluzione e non lo si può affrontare superficialmente, spacciando regolette del "come vivere felici" con opuscoli in offerta speciale. Questa è psicologia da spiaggia o da sala d’attesa di parrucchiere per signora.

Eppure è esattamente ciò che oggi ha più diffusione e successo. E per il momento mi sono fermato alle prime righe della prefazione. Basta e avanza, ma presumo che troverò molte altre chicche. Sì, sono 5 euro ben spesi, mi divertirò un sacco. In verità, il nostro guru non è il solo ad avere questa strana concezione del mondo, è in buona compagnia. Fa parte di tutta una schiera di "maestri del pensiero" che hanno trovato il modo di campare agiatamente stando al centro della scena con tanta gente intorno che applaude. Come in una plaza de toros…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

7 commenti a “Come vivere felici con 5 euro”

  1. Giano scrive:

    Il mistero della vita si chiama così perché è un mistero; appunto. Sulla bontà degli indigeni che si radunano per cantare e ballare attorno al fuoco, ho qualche riserva. Tutto procede bene finché un’altra tribù non minaccia il loro villaggio e la loro area di caccia. La difesa della proprietà, del proprio territorio, della famiglia e del branco di appartenenza, è una delle componenti istintive più forti di ogni specie animale. Non ho mai creduto nella fondamentale bontà dell’animo umano; è una illusione buona per le favole. La realtà è molto diversa. Le leggi che regolano la natura non sono buone o cattive; sono solo leggi naturali, e sono spietate. In natura la morale non esiste, è un’invenzione dell’uomo. Non esiste il bene ed il male, ma solo ciò che è naturale ed istintivo per ciascuna specie, compreso l’uomo, nelle varie circostanze spazio/temporali. Ciò che è giusto per il leone, non lo è per la gazzella. Gli uomini non sono molto diversi da leoni e gazzelle, solo che sono mascherati meglio e, a prima vista, possono confondersi. La saggezza è anche accettare le regole della natura, e non cercare di cambiare il mondo per adeguarlo alla nostra ideologia e astratta visione di un inesistente mondo perfetto. La scellerata ideologia che persegue l’uguaglianza e la fratellanza universale è destinata a fallire e portare solo odio, guerre e morte. Diceva una vecchia battuta di Woody Allen: “Il leone e l’agnello giaceranno insieme, ma l’agnello dormirà ben poco”. Ecco, basta saperlo, tenerlo presente e non cercare di imporre regole valide indistintamente per leoni e gazzelle. C’è in rete una simpatica storiella (non ricordo chi sia l’autore) che dice più o meno (riassumo): Quando si alza il sole sulla savana se sei un leone comincia a correre…se sei una gazzella comincia a correre… quando si alza il sole sulla savana, che tu sia un leone o una gazzella, comincia a correre.”. Troppo simpatica; e vera.
    La massima che recita “Se c’è la soluzione perché ti preoccupi? E se non c’è perché ti preoccupi?” è una perla di saggezza, ma bisogna interpretarla correttamente ed essere certi di avere la capacità di individuare con certezza due fattori: il problema e la soluzione. E la cosa non è poi così facile; almeno non sempre e non per tutti. Sulla distruzione dell’ambiente e sui danni del progresso ci sarebbe da scrivere un trattato. Ti lascio questo link al post del 2008 “Il cappellino di Lianne”.

    http://torredibabele.blog.tiscali.it/2008/08/13/il_cappellino_di_lianne__1919591-shtml/

  2. dani-Dyodì scrive:

    .. si, succede chi ci si dilunghi ma capita solo a chi ha così tanto elaborato pensieri su pensieri su un argomento che, nonostante la sua risulti una sintesi di ore e anni di ragionamenti, c’è la valanga delle cause da riportare dopo aver dovuto constatare tutti gli effetti disastrosi.
    Probabilmente, tornando all’argomento, è la difficoltà della vita di ogni essere vivente. Come anche quella del seme che muore per far nascere la pianta, come ogni indigeno che deve farsi un mazzetto niente male per ore e ore per procurarsi quattro topi da arrostire, come ogni animale che deve faticare per salvarsi dal più forte… etc… etc… Ma son convinta che in certe tribù di chissà che posti in piena foresta, il lavoro non spaventi, la natura è amica e anche quando è nemica è rispettata, e a fine serata cantano e ballano davanti ai fuochi…
    Noi compriamo al market e se riusciamo a reperire cibo sano bio è una gran salvezza.. Ammazziamo la natura e l’ambiente, cambiamo i corsi d’acqua dei fiumi… senza prevedere i disastri di tutto questo iter illogico che appare però ormai a tutti di una logica lampante: non si può fare che così, ormai!
    Le parole non hanno più senso se ci pensi bene. Ma lo so che ci pensi bene.. :-) La chiamano infatti Civiltà, Democrazia… e civiltà non ne vedo e neppure democrazia.
    Penso quindi che l’unica cosa da fare è, (a proposito di frasi magiche questa è una delle mie preferite):
    _____ “Se hai un problema e lo puoi risolvere datti da fare. Se il problema non lo puoi risolvere perché preoccuparsi??”.

    Dico questo perché pensare ai disastri non conviene. So per esperienza che più osservi un problema più questo si aggrava perché lo si carica di importanza. Questo toglie energie. Frega. Quindi opto per non sentirmi inerme. Se posso combatto per risolverlo dando la mia collaborazione. Se non posso e so che non dipende da me mi dedico a star serena. A vivere con consapevolezza ma senza rimanerne schiacciata. Chissà quanta gente con figli è allarmata! Ma lo erano anche i nostri padri, nonni e avi… Ogni tempo ha le sue miserie. Ma non bisogna dimenticare le bellezze. Ci sono, anche se ai telegiornali non le raccontano.
    Sembra seducano più le disgrazie.

  3. Giano scrive:

    Dall’accenno a scopiazzamenti sembrerebbe che tu abbia letto quel libretto di Morelli. In ogni paginetta c’erano almeno 3 o 4 citazioni di altri autori. Tanto è vero che ho pensato che quel libro, più che di Morelli, fosse una specie di raccolta di frasi e pensieri di altri autori. Ma la cosa succede spesso in quegli ambienti. Scopiazzano spesso e volentieri, come è stato riportato anche dalla stampa, personaggi di successo come Saviano, Corrado Augias, il filosofo Galimberti e altri illustri intellettuali. Anzi, pare che con l’arrivo di internet, sia normale scrivere dei testi attingendo ampiamente dalla rete; basta cercare su Google e ti scrivi un saggio o la tesi di laurea. Credo che fare i genitori sia uno dei compiti più difficili. Comunque ti comporti rischi di sbagliare. Sbagli se sei troppo autoritario e sbagli se sei troppo permissivo. Trovare la giusta misura è molto difficile, anche perché poi l’educazione deve tener conto anche della personalità e del carattere dei figli. Non esiste un sistema valido per tutti. Ogni ragazzo è un individuo diverso, con caratteristiche diverse e con reazioni diverse. Non me la sento di dare consigli, né ai genitori, né ai ragazzi, perché bisognerebbe tener conto di tante variabili che, quando hai finito di studiarle, i ragazzi sono già adulti. Non resta che affidarsi alla fortuna e sperare in bene. Del resto succede che in una stessa famiglia, stesso padre e stessa madre, un figlio cresca bene ed un altro diventi un mezzo delinquente. E allora di chi è la colpa? Bisognerebbe adottare metodi diversi per ogni individuo. E chi è così bravo da stabilire il tipo di educazione giusta per ogni ragazzo? E’ l’intero sistema educativo ad essere inadatto; sia quello familiare, sia quello scolastico. E la nostra società non è certo strutturata in modo da favorire lo sviluppo migliore dei ragazzi e dei cittadini. E’ autoritaria, repressiva, discriminatoria, castrante, alienante e l’elenco dei difetti potrebbe continuare. E’ già un miracolo che qualcuno, nonostante tutte le difficoltà, riesca a realizzarsi pienamente. Esattamente quello che dicevo nel post “Crimini e talenti”. Uno degli errori più comuni è quello di ipotizzare sistemi educativi, ma anche di governo e di convivenza sociale, puramente ideali, utopici, vaghi ed astratti, senza tener conto della natura umana. Tutti vagheggiano di una umanità che vive fraternamente in perfetto accordo, solidarietà e rispetto reciproco. Tutte le ideologie fondate su questa utopia dell’uguaglianza e la fratellanza universale sono fallite. Ti risulta che in Francia, patria della “Libertè, egalité, fraternité”, siano stati applicati quei principi? No, tanto è vero che gli scontri ed i conflitti sociali sono all’ordine del giorno. Ti risulta che il mito del buon selvaggio di Rousseau abbia avuto riscontro? No, i “buoni selvaggi” si scannano fra loro arrivando al genocidio. Ti risulta che il socialismo utopistico di Saint-Simon e Fourier, abbia realizzato i suoi programmi? No, le prime “Comuni” agricole, realizzate in Svizzera già nell’ottocento, su principi di totale collettivismo, sono miseramente fallite. E quando poi, nel ’900, hanno applicato in grande le idee marxiste-leniniste-maoiste, come in Russia e Cina, hanno portato solo miseria, persecuzione degli oppositori e morte. E’ l’idealismo che è fallito, perché non tiene conto di un dettaglio: la natura umana. E temo che non l’abbiano ancora capito. Ciao Dani, scusa se mi sono dilungato. Succede. Buona serata.

  4. dani-Dyodì scrive:

    Non commento circa certi guru che si scopiazzano a vicenda e interpretano pure male i testi che plagiano.. Mi fa pensare a una frase di Emil Cioran; i figli che non si vergognano dei genitori sono condannati alla mediocrità… Ma le frasi, ogni frase, non può essere interpretata senza tener conto del contesto da cui è estrapolata né senza tener conto di chi la dice o scrive.
    Lasciando perdere il Moretti, le 5 € non le spendo mi basta la tua recensione :-) .. vorrei aggiungere una riflessione in più. Purtroppo ci sono genitori che convinti di essere o apparire autorevoli adottano una educazione autoritaria. I figli per sopravvivere o comunque vivere la loro vita che è e rimane unica e differente da quella di chiunque altro, devono ribellarsi fino anche alla possibile rottura.
    Con un genitore autorevole il rispetto reciproco porta quella che ogni generazione auspica: migliorarsi, emanciparsi. Uno sguardo al passato e uno al futuro. Con un genitore autoritario invece questo non è possibile, a seconda dell’indole del figlio. E spesso si distrugge il passato per poter costruirsi il presente. Le religioni portano a dare troppa importanza ai genitori e i figli devono ubbidire. Si ha quindi o figli succubi e mediocri oppure figli ribelli. A discapito di tutti. Questi e quelli.
    Sarebbe davvero così facile evolversi con il rispetto reciproco e l’attenzione reciproca che si potrebbe forse davvero parlare di poter sperare…. di vivere felici.

  5. Cardolino scrive:

    Ccccceeeeeeeeeeeeeee,
    oggiano.

    lo letto tutto.

    Ciai raggione, i 5 euri liai
    spesi bene. Il libro tià fatto
    ridere ettù hai fatto
    sorridere me

    SESIUNENCICLOPEDIA

    A.R.R.O.R.I.G.O’ (detto conla massima stima)

  6. muriel scrive:

    Ciao Giano, sono passata a vedere come stai e ti trovo sempre più impegnato in elucubrazioni di ogni genere… cmq sono sicura che a saperlo non li spendevi 5 euro per comprare una cosa simile, io ne ho speso 7 euro e 40 per un libro di Calvino e mi sembra un investimento migliore. In più Calvino non ha mai detto certe stronzate stile: “Cinque minuti prima di morire era ancora vivo”…

    Un abbraccio forte :)

  7. lucia scrive:

    mi fa riflettere l’ultima frase:”hanno trovato il modo di campare agiatamente stando al centro della scena con tanta gente intorno che applaude.”
    non è la stessa cosa riferibile ai politici?
    è una specie di campagna psicologica,far vedere la realtà per come vogliono sia vista..

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