La semantica sinistra di Gad Lerner

di , 20 Aprile 2006 22:13

Devo riconoscere che ci vuole una buona dose di masochismo per seguire un’intera puntata de “L’Infedele” di Gad Lerner. Per fortuna va in onda sul tardi, fuori dalla fascia protetta. Così si evita che la vista della sua inquietante espressione facciale, tra l’orrido ed il mefistofelico, possa provocare traumi irreversibili ai bambini. Le sue dovrebbero essere puntate “a tema”, nel senso che affrontano un argomento specifico con l’intervento di ospiti in studio. In realtà, più che puntate a tema, sono puntate “a tesi”, nel senso che Lerner, ad ogni puntata, ha una sua tesi precostituita e, per dimostrarne la validità, si avvale di ospiti scelti accuratamente per avallare le sue tesi.

Ma perché non sia troppo evidente il suo gioco, invita anche ospiti che dovrebbero essere ipoteticamente di parere contrario. Per esempio, Baget Bozzo. Lo tiene lì, in collegamento esterno, gli concede la parola due o tre volte in tutta la puntata e così ha la coscienza a posto. Come se dicesse “Vedete che è garantita la pluralità delle opinioni”. In realtà Baget Bozzo ormai parla in maniera tale che per capire cosa dice occorrerebbero i sottotitoli. Però c’è, e la sua immagine appare costantemente in sottofondo, come a garantire il presunto pluralismo, e resta lì come un’icona di par condicio.

La puntata di ieri era dedicata a Papa Ratzinger, ma Lerner si affretta a chiarire che non sarà una “celebrazione”, perché ciò non rientra nelle abitudini del suo programma, ma un esame dell’opera del Papa in questo anno di pontificato. Sappiamo bene che negare un concetto in apertura di discorso significa spesso affermarne la validità. Come dire che, sotto sotto, fare un bilancio di un anno di pontificato, volenti o nolenti, significa riconoscerne il valore e, quindi, in qualche modo cedere alla tentazione di celebrarlo. Ma con Lerner bisogna stare attenti perché, da buon giornalista di sinistra, usa i termini in maniera ambigua.

Come ho detto spesso, la sinistra ha un suo vocabolario, ad uso e consumo di giornalisti, intellettuali, opinionisti, filosofi ed esperti vari (purché siano di sinistra) nel quale il significato dei termini non è quello corrente, ma varia, secondo le circostanze e l’opportunità. Vedasi, a proposito, un recente post “I coglioni sono due” del 13 aprile scorso.

Ora facciamo un passo indietro, ad una precedente puntata de “L’Infedele” dedicata a Bertinotti, della quale ho parlato nel post “Gad Lerner e San Faustino” del 31 marzo scorso e dal quale riporto un breve passo finale: ” Per esempio…Gad Lerner. Nel giro di una ventina di giorni è riuscito a fare due trasmissioni che sono due capolavori di propaganda. La prima dedicata a Rossana Rossanda, una specie di glorificazione della Rossanda, della sua militanza comunista e del “Manifesto”. La seconda, giusto avantieri, una puntata che, dietro il titolo paraculistico di “processo” si è dimostrata quello che era e che voleva essere: una glorificazione di Fausto Bertinotti, della sua militanza comunista (pura combinazione) e del suo impegno prima sindacale e poi politico. Mancavano solo l’altarino, i ceri, gli ex voto e l’aureola. Il resto c’era tutto, compreso il gran sacerdote officiante…Lerner!”

Adesso forse è chiaro il parallelo fra le due puntate. Quella di Bertinotti veniva presentata in apertura come un “Processo” e finiva per essere una glorificazione. Quella dedicata al Papa viene introdotta parlando di “Celebrazione” e finisce per diventare un “Processo”. Ecco perché bisogna stare attenti a quel che si vede e cercare di interpretarlo correttamente. Non sempre le cose sono quello che appaiono. Non sempre le parole esprimono ciò che dovrebbero. Non sempre un processo è un processo ed una celebrazione è una celebrazione. Dipende, è una questione di semantica. E Gad Lerner ha una semantica tutta sua, quella adottata dalla sinistra.

Un processo, dicevo, nel quale il grande accusatore è Paolo Flores D’Arcais, direttore di Micromega, il quale nei suoi interventi riesce a snocciolare tutto il campionario di sciocchezze che costituiscono il bagaglio culturale del cosiddetto “laicismo” di sinistra, che è un termine apparentemente neutro per nascondere un anticlericalismo fanatico di cui sono impregnati fino al midollo. Ma parlare di anticlericalismo è pericoloso, si potrebbe urtare la suscettibilità di qualche ingenuo cattocomunista, e magari fargli aprire gli occhi davanti all’evidenza, col rischio di perdere adesioni e voti. Meglio parlare di laicismo che vuol dire tutto e niente e va benissimo anche per i cattocomunisti che magari votano Pecoraro Scanio perché “difende l’ambiente” e Bertinotti o Diliberto perché “difendono i deboli”.

Per esempio, a proposito di sciocchezze, Flores D’Arcais, ad un certo punto, si mostra perplesso sull’argomento della puntata dichiarando che sono cose che interessano una esigua minoranza, pari al 15% degli italiani; tanti sarebbero secondo lui i cattolici praticanti. Tralasciamo di commentare la serietà di questa affermazione. Eppure lui ne parla e riesce a sciorinare tutto il repertorio del peggior relativismo, avendo anche l’accortezza di dichiararsi “ateo”, nel caso qualcuno avesse dubbi. E’ strano come ultimamente ci siano in giro, per TV e carta stampata, tanti “atei” che si occupano della Chiesa cattolica, del cristianesimo e di morale. E’ come se per parlare di filosofia o di meccanica quantistica invitassero Flavia Vento.

Ma torniamo al nostro “bravo conduttore” Lerner. Una delle sue “tesi”, prospettata in apertura, era quella che vedeva il Papa come una figura “tragica” , pessimista e dall’aria cupa (Sic) e nonostante varie opinioni contrarie degli ospiti in studio, per tutta la puntata ha continuato a ripetere quelle parole che, evidentemente, facevano da asse portante della sua tesi. Ovvio che ci scappasse anche il paragone con Giovanni Paolo II, bonariamente accusato di essere troppo appariscente e considerando la sua “eccessiva presenza mediatica” come qualcosa di negativo. E’ curioso notare come tutti coloro che non sono allineati e coperti a sinistra e funzionali al politicamente corretto siano accusati di “eccessiva presenza mediatica”. Al contrario, a Papa Ratzinger viene contestata una vita eccessivamente ritirata, appartata. Ce ne fosse uno che gli va bene! E, come se non bastasse, gli si contesta l’appello rivolto ai cattolici affinché si ispirino alle radici ed all’identità cristiana. Appello che, ovviamente, è considerato un pericolo poiché prospetta una chiusura dei cattolici nella loro identità e ciò potrebbe essere di ostacolo all’apertura nei confronti di altre religioni e bloccare il processo di integrazione con altre culture.

In pratica si dice che il Papa, la massima autorità della Chiesa, non dovrebbe impartire insegnamenti di ordine morale, né fornire suggerimenti di vita, secondo gli insegnamenti della Chiesa, e che i cattolici non dovrebbero essere cattolici e, per favorire il dialogo con altre culture e religioni, dovrebbero rinunciare alle loro radici ed alla propria identità. Un capolavoro di logica! E chi è che si permette di dire al Papa ed ai cattolici come dovrebbero comportarsi? Un ateo, Flores D’Arcais”, ed un ebreo (è lui stesso a ricordarlo spesso), Gad Lerner.

Ora, che un ateo voglia dare consigli di ordine morale ad un cattolico è quantomeno bizzarro. E’ come se una prostituta volesse dettare insegnamenti morali ad una suora di clausura. In quanto all’ebreo Lerner devo ripetere una considerazione fatta in altre occasioni. Gli ebrei sono considerati notoriamente come un popolo di persone molto intelligenti. Ma anche questa regola, come tutte le buone regole, ha delle eccezioni. Indovinate chi è l’eccezione.

Da questa puntata si ricavano, dunque, alcune preziose “verità” che costituiscono l’asse portante della tesi lerneriana, avallata e supportata da Flores D’Arcais. 1) Papa Ratzinger è tragico, pessimista ed ha un’aria cupa. 2) I cattolici in Italia sono una esigua minoranza, il 15% della popolazione, e comunque non seguono le indicazioni ed i consigli della Chiesa. Come dire che i cattolici sono pochissimi e non vivono da cattolici. Quindi in Italia i cattolici veri non esistono. In aperta contraddizione con quanto affermato al punto 2) si passa al successivo punto… 3) I cattolici che vivono da cattolici, seguendo i principi cattolici e tutelando la propria identità cattolica “sono un pericolo”.

Ora, non si può pretendere, come sarebbe auspicabile, che rinomati ed autorevoli giornalisti ed intellettuali applichino le semplici regolette della logica aristotelica, ma certo è impresa ardua per chiunque trovare una qualsiasi corrispondenza logica nell’affermare prima che i cattolici veri in Italia non esistono e poi affermare che questi cattolici, che non esistono, costituiscono un pericolo. Vuoi vedere che questi, oltre ad una semantica propria, hanno anche una logica tutta loro? Sì, ci vuole una buona dose di masochismo per seguire un’intera puntata di Lerner.

Ma ci sono anche degli effetti positivi. A forza di sentir parlare questi giornalisti, intellettuali, opinionisti ci si rende conto di una amara verità: “Un cretino ignorante ha un pregio: è meno pericoloso di un cretino istruito”. Perché è una verità amara? Perché mentre il numero dei cretini nella società è statisticamente stabile nel tempo, il grado di istruzione è costantemente in crescita. Il che significa che in futuro ci saranno sempre più cretini istruiti. Si salvi chi può…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

2 commenti a “La semantica sinistra di Gad Lerner”

  1. colasantiv scrive:

    Io sinceramente non sono mai riuscito a guardarlo Gad Lerner e soprattutto non sono mai riuscita a leggere un solo articolo della sua rubrica du Vanity Fair che compro ogni settimana.
    A me fa ridere perchè non si rende spesso conto dic he cose assurde sta dicendo.
    Ma che ci vuoi fare?

  2. sibillasi scrive:

    Seguo molto la /, soprattutto la mattina, ma de L’infedele non sono mai riuscita a guardarne una puntata…

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