Scuola di giornalismo

di , 7 Aprile 2006 17:29

Oggi sul Corriere c’è un interessante articolo " Da Lotta continua a Silvio: mi danno del traditore", dedicato a Toni Capuozzo ed alla "farsa" del mancato faccia a faccia fra Prodi e Berlusconi a Terra. Ma la cosa interessante è un’altra. Leggendo l’articolo si scopre che anche Capuozzo proviene dalle fila di Lotta continua. E così si allunga la serie di giornalisti , intellettuali, opinionisti di vecchia militanza in formazioni di estrema sinistra come Lotta continua, Potere operaio et similia. Anche Paolo Mieli e Giampiero Mughini provengono da quella scuola. Ed anche Gad Lerner, Giuliano Ferrara, Sofri, Deaglio (quello che di recente è stato ospite a "L’Infedele" di Gad Lerner per presentare il suo film contro Berlusconi, tanto per gradire). Ma il nostro Lerner nazionale è abituato a fornire spazio ai vecchi compagni di lotta e così il suo programma diventa spesso luogo di "rimpatriate" fra vecchi amici che se la suonano e se la cantano.

Nell’ultima puntata, per esempio, ha ospitato l’autore di un libro "Gemelli diversi", una comparazione fra Benito Mussolini e Berlusconi. Ma era in piena sintonia con l’argomento della trasmissione che era dedicata a dimostrare che Berlusconi è un emulo di Mussolini e che tutta la sua politica è semplice populismo. Il tutto in piena campagna elettorale, in regime di par condicio, a pochi giorni dalle votazioni e, naturalmente, senza che l’imputato Berlusconi potesse replicare. Alla faccia della par condicio.

Ma evidentemente "L’Infedele" è una specie di zona franca esente da regole. E così, alla schiera degli ex sessantottini estremisti, si unisce anche Capuozzo e, udite udite, perfino Paolo Liguori. Certo che questa Lotta continua è stata un buona scuola di giornalismo, visti i risultati. Sarebbe interessante conoscere l’elenco completo dei giornalisti che provengono da scuole simili. Così, tanto per avere un’idea della formazione professionale, culturale, delle matrici ideologiche e per capire come sia possibile che tanti esponenti di spicco del giornalismo nostrano provengano da formazioni politiche minoritarie di estrema sinistra che, a rigore, avevano ben poco potere economico e contrattuale in ambito editoriale. Miracoli italiani!

E dire che poi, se qualcuno si azzarda a dire che la maggior parte dei giornalisti sono di sinistra e che è la sinistra a controllare l’informazione, lo si fa passare per vittimista, visionario, o peggio. Mistero. Ciò non implica alcuna valutazione professionale dei giornalisti citati, alcuni dei quali, come Capuozzo, onesti, bravi e degni del massimo rispetto. Altri un po’ meno, ma forse è solo questione di gusti personali…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

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