Antitesi e priorità…

di , 15 Luglio 2005 19:53

Antitesi e priorità: Causa / Effetto – Domanda / Risposta – Problema / Soluzione – Prima / Dopo Qualcuno pone un problema e qualcuno trova la soluzione. Normalmente si è portati a riconoscere grandi meriti a coloro che trovano la soluzione ad un problema. E passa in secondo piano colui che pone il problema. Eppure non può esistere risposta senza che sia stata posta prima una domanda. Non esiste soluzione ad un problema, se prima non esiste il problema. Non può esistere un "dopo" se non esiste un "prima". E’ evidente che il primo termine delle antitesi citate sia ancor più importante del secondo termine. E’ una questione di priorità che diventano determinanti. La storia del progresso umano è un continuo porsi domane e trovare risposte, è un lunghissimo elenco di problemi ai quali si è trovata soluzione. Ma non ci sarebbero state soluzioni, né progresso, se non ci fossero state prima le "domande".

Cosa significa? Facciamo un esempio concreto riferito al comportamento umano. Le nostre scelte quotidiane ed il nostro comportamento nei confronti della realtà sono un susseguirsi ininterrotto di "risposte" a problemi di diversa natura. La maggior parte dei gesti e delle scelte sono quasi istintive, essendo ormai acquisite come risposte consolidate. Ma di fronte a nuovi problemi e nuovi ostacoli la mente reagisce trovando la soluzione più o meno valida. La validità della risposta è direttamente proporzionale al nostro bagaglio culturale. Si tratta sempre, comunque, di risposte a delle domande, di soluzioni a problemi, di atti comportamentali che percepiamo come pensieri coscienti.

Posto che il "pensiero cosciente" sia la risposta ad una domanda, qual è la domanda stessa? Se la risposta è un pensiero cosciente la domanda non può che essere qualcosa che precede la domanda, ovvero preceda lo stato di coscienza. Ergo, la domanda è un pensiero inconscio. E come tale non è determinato dalla nostra "volontà cosciente". E’ storia vecchia quella della contrapposizione fra genetisti e ambientalisti, in merito al comportamento umano. Quelli che non vogliono far torto a nessuno, magari "tengono famiglia", risolvono il problema affermando che il comportamento è una conseguenza dell’interazione fra patrimonio genetico e ambiente. Il che vuol dire tutto e niente. Ma sembra un saggio compromesso. E poi si sa che…la verità sta nel mezzo (!?).

Ma, se ci fate caso, nessuno si pone la domanda più logica e sensata; quella riconducibile alle antitesi in premessa. Nessuno si pone il problema dell’importanza della "priorità". Se non ci credete provate a fare una ricerca. Ora, se non si è d’accordo con questa ipotesi, dovrebbe essere semplicissimo confutarla; esistono stuoli di psicologi che dibattono l’argomento. Ma se è vero che non esiste risposta senza domanda e non esiste soluzione senza problema, e non può esistere un dopo se non esiste un prima…e non esiste "pensiero cosciente" senza che esista prima un "pensiero inconscio"…beh, allora la prima conseguenza è questa: Il pensiero nasce spontaneo nella nostra mente, indipendentemente dalla nostra volontà.

La volontà, che noi abitualmente riteniamo essere libera e cosciente, non è una caratteristica della coscienza, ma dell’inconscio. La soluzione ad un problema, o la risposta ad una domanda, hanno la loro ragion d’essere nella domanda stessa alla quale rispondono, che ne costituisce la causa e la ragione. La risposta è giustificata dalla domanda. Ma cosa giustifica la domanda? Come nasce, e perché? Evidentemente deve esserci un atto di volontà che faccia nascere, scaturire e formulare la domanda. Allora, come appare evidente, l’esistenza di un atto volontario è caratteristica precipua non della risposta, ma della domanda. La risposta è giustificata dalla domanda, ma la domanda , non essendoci termini precedenti che la condizionino, non avrebbe ragione di esistere se non esistesse una "volontà" che la crea. La volontà è insita nella domanda, ne è la ragione prima della sua esistenza. Ed è inconscia. E’ un atto spontaneo della mente non condizionato o determinato da un atto cosciente. Ma siccome siamo tanto orgogliosi della nostra volontà e del libero arbitrio, immagino che sia molto difficile accettare questa ipotesi. Allora, invece che limitarsi a non condividerla, provate a dimostrare il contrario…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

8 commenti a “Antitesi e priorità…”

  1. Giano scrive:

    Ciao Giò, non solo i miei post sono dei problemi, ma io stesso, probabilmente, sono un unico grande problema.
    Deve essere così, visto che continuo da una vita ad arrovellarmi su questioni difficilmente risolvibili.
    Ma il fatto che non possa fare diversamente è una conferma alla mia tesi.
    Forse sarebbe meglio ridere e scherzare, come mi piace fare spesso, invece che porsi tante domande, ma, come ho già scritto, ogni tanto…mi scappa.
    Confido nella tua comprensione e benevolenza…:)))

    Cara Patrizia, non preoccuparti per il commento cancellato.
    Le domande nascono sempre nell’inconscio.
    Anche le risposte nascono nell’inconscio, ma a noi piace tanto pensare che, invece, sia una nostra scelta volontaria cosciente.
    E questo ci gratifica, ci fa sentire bravi e appagati. E solletica l’orgoglio del nostro”Io”.
    In fondo non c’è niente di male, se la cosa ci fa piacere.
    Anzi…non ci sarebbe niente di male se questa strana concezione della mente umana non comportasse una serie di errori madornali.
    Ma ne riparliamo…

    Buona serata a tutti…:)

  2. Giano scrive:

    La seconda affermazione è la seguente:
    ” Ma in verità coloro che sono felici, e perciò anche necessariamente buoni, non sono felici perché hanno voluto vivere nella felicità – lo vogliono anche i malvagi – ma perché, a differenza dei malvagi, l’hanno voluto secondo ragione.”

    Vi sono in questa frase almeno due punti cruciali.
    Il primo è affermare che tutti, compresi i malvagi, “vogliono” la felicità.
    La conseguente considerazione, quasi scontata, è chiedersi il perché allora, se tutti vogliono la felicità, non tutti la raggiungano.
    Quesito che è il motivo centrale dell’intero commento.
    E’ esattamente il quesito che io mi pongo ed al quale cerco di fornire una risposta.

    Il secondo punto cruciale è la considerazione finale “…l’hanno voluto secondo ragione.”
    Queste poche parole racchiudono il nocciolo di una visione della mente umana che mi lascia sempre perplesso.
    Appare evidente che in quelle parole si affermi implicitamente una differenza fra la volontà e la ragione.
    Come se fossero due entità diverse e separate.
    Affermare che si può “volere secondo ragione” significa ammettere implicitamente che si possa “volere senza ragione”.
    Come è possibile che esista un atto di volontà al di fuori della ragione?
    Anche questa è una classica “distrazione” in cui è facile ricadere.

    Ma in fondo il quesito principale resta il solito: ” Se è vero, come si ritiene comunemente, che l’uomo decida liberamente della propria esistenza con un libero atto di volontà, perché, pur perseguendo e “volendo” la felicità non tutti sono felici?”
    Già, perché?
    Ne riparliamo, ne riparliamo…
    Buona serata :)

  3. Giano scrive:

    Cara Fragmenta, ti ringrazio intanto per il prezioso intervento.
    Forse non dovevo imbarcarmi in questa discussione.
    Cerco sempre di evitare discorsi seri, ma ogni tanto…mi scappa.
    Eh sì, quando un pensiero ti frulla continuamente per la testa, non puoi far finta di niente e prima o poi…ti scappa.

    Dal tuo intervento cerco di estrapolare due affermazioni che mi sembrano fondamentali e mi consentono, forse, di chiarire meglio il concetto.

    La prima è quella iniziale.
    Posto che la prima parte della frase sia da accettare nella sua indiscutibile logica, la domanda seguente la trasformerei, togliendo il punto interrogativo, in una affermazione.

    ” Si attribuisce più importanza alla coscienza, o consapevolezza, della vita, piuttosto che alla vita stessa”.
    E’ niente di più che l’affermazione dello smisurato orgoglio umano.
    Ed è esattamente ciò che contesto.
    A me sembra un classico esempio di inversione del rapporto causa/effetto.
    E’ una distrazione che avviene spesso nella storia del pensiero umano.
    Prendiamo, per esempio, il famoso motto cartesiano “Cogito, ergo sum”.
    Siamo proprio sicuri che sia vero?
    Proviamo a ribaltarlo e diciamo che ” Sum, ergo cogito”.
    Questa affermazione è forse meno vera della precedente?

    Se riteniamo che l’uomo sia un essere pensante e che la facoltà di pensare sia una peculiarità dell’uomo, allora è vero che tutti gli uomini pensano.
    Allora è vero che definire un essere vivente “uomo” equivale a dire che pensa.
    Equivale anche ad affermare che se un uomo “esiste” pensa e non può non pensare.
    Quindi l’affermazione “Esisto, quindi penso” è del tutto corretta, logica e vera.

    Allo stesso modo credo che si scambi la causa con l’effetto quando si ritiene che sia la volontà cosciente a determinare il pensiero.

    Continua…

  4. Giano scrive:

    Ciao Chiara, dici bene: sarebbe assurda una risposta in assenza di una domanda.
    E questo già è una buona dimostrazione di quanto affermo.
    La domanda, infatti, ha un suo valore in sé, anche in assenza di una risposta.
    La risposta, invece, non ha senso se non c’è prima una domanda.
    Se io mi pongo la domanda ” Dio esiste?”, tale domanda ha valore ed è giustificata anche se non troverò mai una risposta.
    Pessoa non sarebbe d’accordo, ma questa è un’altra storia.
    Eppure è evidente che è prioritaria l’importanza della domanda più che la risposta, che può esserci o meno.
    Buon WE…:)

  5. patriziarog scrive:

    Avevo scritto una lunga risposta che ho cancellato.
    Il tuo è un lungo dotto pensiero.
    Che nasce come risposta a una tua domanda inconscia?

  6. gio scrive:

    Ciao Giano anche i tuoi post sono “problemi” cui ognuno di noi da la risposta che in quel momento è in grado di dare.
    Leggere dopo qualche giorno lo stesso post darebbe, per fortuna, anche se non è lo stesso per tutti, risposte diverse.
    Vedi come siamo cambiati dopo i fatti di Londra e non dopo l’oggi, ieri, avantirieri in Iraq…

  7. fragmenta scrive:

    Un pò di Agostino non fa male:

    non ogni vivente è cosciente di vivere, quantunque è necessariamente vivente l’essere che è cosciente di vivere. E sembra più elevata la coscienza della vita che la vita stessa?

    Oppure pensi che la coscienza è una vita più elevata e pura poiché soltanto un soggetto che pensa ne può esser cosciente? E che cos’è pensare se non vivere più consapevolmente e perfettamente nella luce dell’intelligenza? V’è nell’uomo una determinata facoltà, per cui è superiore agli animali, si chiama mente o spirito o meglio l’uno e l’altro. Ma penseresti che ogni individuo non scelga deliberatamente e con pieno impegno la felicità?

    Perché allora non tutti la conseguono? gli uomini per volontà meritano la felicità, per volontà l’infelicità, e così la meritano da conseguirla. Come è possibile che per volontà s’incorra nell’infelicità se nessuno assolutamente vuol vivere nell’infelicità? O come si consegue per volontà la felicità se molti sono infelici e tutti vogliono esser felici?

    Ma in verità coloro che sono felici, e perciò anche necessariamente buoni, non sono felici perché hanno voluto vivere nella felicità – lo vogliono anche i malvagi – ma perché, a differenza dei malvagi, l’hanno voluto secondo ragione. Non c’è da stupirsi dunque se gli uomini infelici non conseguono il fine voluto, cioè la felicità. Non vogliono infatti allo stesso modo l’oggetto che le è congiunto e senza di cui non si può esserne degni e conseguirla, cioè vivere ordinatamente che il merito consista nella volontà, il premio e la pena nella felicità e infelicità.

    Pertanto quando si dice che per volontà gli uomini sono infelici, non si dice nel senso che vogliono essere infelici, ma perché si costituiscono in una volontà, alla quale, anche contro il loro desiderio, necessariamente segue l’infelicità il fatto sta che non tutti vogliono vivere secondo ragione. Soltanto a tale volere è dovuta la felicità.
    ciao e buona lettura

  8. chiara scrive:

    una sola cosa mi è certa…non c’è risposta più assurda che quella data ad una domanda che non si pone!
    sul resto si discute!
    e la babele è certa!
    un caro saluto

Lascia un commento

Codice di sicurezza:

Panorama Theme by Themocracy