E’ la pubblicità che ci rovina la vita…

di , 12 Maggio 2005 12:29

L’argomento del post precedente sulla pubblicità di una società che organizza crociere mi fa riflettere, ancora una volta, sull’influenza dei mezzi di comunicazione e sulla loro capacità di farci apparire bello, desiderabile e irrinunciabile ciò che, invece, molto spesso non è né bello, né desiderabile e di cui si può tranquillamente fare a meno e vivere ugualmente felici. L’inganno maggiore della pubblicità non è tanto il convincerci ad acquistare un prodotto, ma è qualcosa di più sottile e subdolo. Lo scopo non è solo quello di farvi acquistare una certa marca di caffè o di detersivo, anziché un’altra. No, è molto peggio. Lo scopo è quello di " creare " nuovi bisogni. Una volta creato il bisogno, allora si scatena la guerra per accaparrarsi fette consistenti del mercato. E questo è il secondo scopo della pubblicità. Ma prima, e innanzi tutto, bisogna "creare il bisogno". Poi si studiano le strategie per sfruttarlo. Questa opera preparatoria del mercato è ampiamente suffragata dai mass media che fungono, spesso volutamente e secondo precise strategie aziendali (ovviamente ben retribuite ), da cassa di risonanza per quelle che sembrano solo semplici notizie di cronaca o di costume, ma sono dei veri e propri messaggi pubblicitari, pur non apparendo tali, e preparano la strada alla successiva vera e propria campagna pubblicitaria. E’ quella che viene definita "pubblicità occulta". E’ una vera e propria macchina da guerra mediatica, con tanto di comandanti, truppe, mezzi adeguati e strategia operativa. E non c’è scampo. Nel nostro Paese c’è una automobile ogni 1,5 abitanti, il numero dei telefonini supera addirittura il numero degli abitanti. Si spendono decine di miliardi solo per scaricare suonerie. Ci sono aziende specializzate che incassano miliardi solo ed esclusivamente vendendo suonerie. Siamo sicuri che non si riuscirebbe a campare benissimo anche senza avere l’ultima suoneria? Faccio un altro esempio molto chiaro di come si crea un nuovo bisogno e di come poi sia quasi impossibile non esserne coinvolti. Una volta si andava a scuola con la borsa e con pochi libri. Poi qualcuno ha avuto la felice idea di creare lo "zainetto". Ma non uno zainetto qualunque, no, lo zainetto "firmato" dallo stilista di moda. E costava un sacco di soldi. Chi non aveva problemi economici non ha avuto problemi a regalare al figlio lo zainetto firmato. Ma anche coloro che, pur non avendo grandi disponibilità economiche, fanno volentieri un piccolo sacrificio pur di accontentare il proprio figlio, non potevano restare indietro e così anche loro hanno regalato lo zainetto firmato. Restano coloro che hanno problemi economici ed anche la spesa per uno zainetto firmato è pesante. Ma pur di non creare traumi psichici ai figli, facendoli sentire inferiori agli altri, anche queste persone, a costo magari di sacrifici e rinunce, si sono rassegnate e regalano al piccolo il suo bello zainetto opportunamente "firmato" dallo stilista più in voga al momento. E’ provato che l’uso dello zainetto ed il peso eccessivo dovuto ad un carico di libri spesso inutili ( ma bisogna comprarli perché così vogliono le case editrici) può causare, a lungo andare, seri problemi alla spina dorsale. Lo zainetto è, quindi, dannoso, inutile, molto costoso e, per dirla papale papale…una stronzata. Tutti lo sanno, tutti concordano, ma tutti continuano a comprarli. Perché? La risposta a questo perché è l’affermazione iniziale sulla premeditata ( sì, è quasi un delitto) creazione del nuovo bisogno e sul successivo sfruttamento commerciale dello stesso. " Pubblicità; se la conosci la eviti. " E non finisce qui. Continua…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

10 commenti a “E’ la pubblicità che ci rovina la vita…”

  1. dr.stefan scrive:

    Ciao Giano,
    anche se è passato molto tempo ricordo che anch’io ho comprato per i miei figli lo zainetto
    “INVICTA”.
    Ero “obbligato” a farlo altrimenti miei figli ci stavano male.
    qualche volta si “vedeva” lo zainetto camminare

    eia perchè “fia prus mannu su zainettu defillumiu”.
    Ciao buona giornata

  2. Mary scrive:

    La pubblicità è l’anima del commercio. Chi lo diceva? Siamo affascinati dalle pubblicità, a volte ci lasciamo anche incantare. Pensa alla fantasia che ha un pubblicista. Vive continuamente nelle favole, ma intanto ti frega.
    Quando era più piccola, la “faccetta d’angelo tra i girasoli” ogni tanto ci provava a dire: Me lo compri? L’ho visto in televisione, dai mamma, me lo compri? me lo compri?
    Lagne inutili… Pensa che il cellulare, a differenza dei suoi compagni delle elementari (dico, elementari, capisci?) lei lo ha avuto in regalo a 16 anni.
    Immagina se le compravo lo zainetto firmato!!
    Ma se la maggior parte della gente la pensa così, perchè poi queste cose si comprano? Boh!!

    P.S. Sono convinta che qualcuno, in rete, si sia fatto una bella scorpacciata!! Povero Giano affamato.

  3. patt scrive:

    Siamo tutti malati!
    La pubblicita’ e’ come una malattia infettiva, te la ritrovi nel sangue e non sai neanche come c’e’ entrata!
    E sei gia’ spacciato….
    (come sono drammatica oggi, vedo tutto nero!)

  4. ekaterina scrive:

    ciao gianino, ho commentato il tuo post precedente e … se riesco a scrivere due parole senza che cada la linea per la centesima volta …
    forse è un pò esagerato dire che la pubblicità ci rovina la vita, una provocazione … io avrei un elenco di altro contenuto !
    personalmente credo che – come per tutte le cose -la mancanza del senso critico, del buon senso, di un minimo di ragionevolezza, stia alla base di una buona parte di comportamenti scriteriati.-
    quando vado a fare la spesa compro ciò che trovo più conveniente nel rapporto qualità – prezzo, mica mi fisso sul sapone tizio se quello caio è in offerta e presenta pari caratteristiche di qualità (proprio a voler essere cavillosi …).-
    lo so che hai ragione, il condizionamento esiste ed è inutile negarlo, ma trovo inaccettabile l’assorbimento a 360° … mi rendo conto che a volte i ragazzi ti prendono per stanchezza ed alla fine compri anche una sciocchezza pur di non sentirli frignare, ma forse anche qui dipende molto dal contesto familiare.-
    sarò stata fortunata io, ma mia figlia non ha mai strepitato per uno zainetto e non mi pare ossessionata da “riti” pseudomusicali …
    non sarà che vede genitori niente affatto sbalorditi per ogni str…., nè a caccia di superfluità e via discorrendo ?
    eppure in crociera c’è stata anche lei … ha visitato l’Hermitage e la Basilica dei santi Pietro e Paolo, Stoccolma e la sala del municipio dove si trovano a convegno ogni anno i premi nobel, il vecchio molo di copenhagen, le bellezze di helsinki, tallin … ah, la nave … l’avevo quasi dimenticata !
    ribuonanotteeeee

  5. sc. scrive:

    fino a qui sei statto bravo, vedremo cosa combini al prossimo appuntamento :)

    Bacino.

  6. Skizo scrive:

    Parole sante amico mio!
    Ma sai che paradossalmente si viene influenzati anche nel senso opposto?
    Prendi mecome esempio: sono attratto versotutto ciò che non è pubblicizzato ed è allo stesso modo inutile!
    Il senso di rigetto verso il prodotto di massa può farci finire nella massa d’acquisti di prodotti nicchia!
    Terribbbbile!!!!

  7. pensierialvolo scrive:

    Ciao Giano!
    E poi ecco al marketing…e l’arte di creare bisogni fittizi o reale esse siano sono il primo passo primordiale alla legge del mercato. Creare il bisogno. E questo c?è stato imposto da molto tempo ormai. Si creano mode, usi e costumi e ci vengono proposti anche tramite messaggi subliminali, quando guardiamo un cartone animato o quando andiamo al cinema e siamo bombardati così ogni momento da pubblicità da ogni genere e attraverso ogni mezzo. E se pensi un po?… a quante cose ormai non potresti fare a meno? Ormai creato il bisogno e la dipendenza!?
    Poi…cosa è la pubblicità se no un strumento di comunicazione persuasiva col fine di proporzionare un prodotto, un evento ecc. Ma poi la maggior parte delle volte viene usata la “propaganda” che utilizza tecniche col fine di manipolar ideologicamente l’individuo, de cambiare le sue idee, abitudini e forma di guardare la realtà, la propaganda ti influenza nel campo religioso, politico o filosofico. Invece la pubblicità col obiettivo commerciale. Ma ahimè! Quando si uniscono propaganda e pubblicità al fine di manipolare e creare poi il bisogno, cambiando poi così la nostra società e il modo di rapportarci con i nostri “bisogni?.

  8. Gio scrive:

    Ciao Giano..
    ricordati di insegnarmi a creare le cartelle su Yahoo per raccogliere le foto.

    A proposito di pubblicità qualche giorno fa hai fatto pubblicità ad un sito… discutibile che ha appena… 1.400.000 ingressi.
    Incredibile.
    Ma non sarebbe stao meglio copiare il testo del post e inserirlo da te, senza citare quella fonte?

  9. _Mati_ scrive:

    Non pensare che io sia un’egocentrica pazzesca!
    Vorrei solo dirti (riguardo al mio post ….triste di ieri) che sto un pò meglio …..che forse in questo periodo sono talmente presa dal turbinio dei miei cambiamenti che poi riesco a mettere da parte anche questi eventi moooolto poco piacevoli!
    Grazie per le tue parole.
    E cmq …com’è vero che l’amicizia sta diventando quasi un’utopia (lo so che puzza di retorica ma è così ahimè)
    Buona serata e un grande abbraccio

  10. luvi scrive:

    purtroppo, ormai, il problema non è così semplice. Non ci sono da una parte i lupi cattivi e dall’altra le pecorelle inermi. Il bisogno di possesso è insito nell’essere umano e a volte siamo noi stessi che anche senza pubblicità desideriamo ardentemente qualcosa visto ad altri. Senza allontanarci dall’esempio dello zainetto, tra i ragazzi delle scuole superiori lo zaino è out e senza che nessuna casa produttrice, credo, abbia “spinto” la loro diffusione, è stato un proliferare di quelle cartelle piatte della Eastpack portate a tracolla. E’ una moda globale che come per tanti altri oggetti o beni non sempre si nutre della pubblicità, palese o occulta che sia, ma di un inesorabile tamtam alla quale anche i ragazzi meno sensibili alle pressione consumistiche si trovano assoggettati

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