Quando libertà e democrazia sono concetti "Relativi"…

di , 7 Maggio 2005 19:36

Nei nostri atenei violenza, silenzi e compiacenza, intervista a Giorgio Israel A pagina 18 di Corriere della Sera del 2005-05-07, Costantino Muscau-Stefano Montefiori firma un articolo dal titolo «Troppo amica di Israele -Se gli atenei non si ribellano,il virus dilagherà» Sulle aggressione e intimidazione subita dalla prof.Daniela Santus all’Università di Torino, pubblichiamo la cronaca di Costantino Moscau dal CORIERE della SERA di oggi 7 maggio 2005. E una intervista di Stefano Montefiori a Giorgio Israel sullo stesso numero del giornale. Ecco la cronaca: Daniela Santus presa di mira due volte dai centri sociali all’università Aveva invitato un diplomatico dello Stato ebraico. « Resterò al mio posto » « Sono stati due episodi sgradevoli, quelli del 20 aprile e del 2 maggio all’Università di Torino. Sono stata contestata io, in quanto docente ebrea, e anche il viceambasciatore israeliano, Elazar Cohen, che avevo invitato per una lezione di economia, da un gruppo di giovani dei centri sociali, non dai miei 150 studenti, con i quali faccio lezione splendidamente: con essi affronto i problemi israeliano palestinesi senza difficoltà. Ho invitato spesso diverse personalità, anche giordane alle mie lezioni… Un mio assistente è arabo… Di quelle contestazioni preferisco non parlare, perché voglio dialogo, non lo scontro » . Cerca di smorzare il tono delle polemiche Daniela Santus, 40 anni, professore associato di Geografia culturale alla Facoltà di Lingue e letterature straniere di Torino, vittima del clima di « terrorismo psicologico » ( antisemita), che si va diffondendo negli atenei italiani, per usare un’espressione di Riccardo Pacifici, vicepresidente e portavoce della Comunità ebraica di Roma. La docente il 20 aprile venne accusata di propaganda sionista dal Collettivo Universitario Autonomi ( Cua), che interruppe la lezione, accese fumogeni e, pare, lanciò uova e pure pesanti insulti e minacce. Il 2 maggio la contestazione fu ripetuta, ma all’esterno dell’ateneo. Il Collettivo negò poi di essersi espresso in termini antiebraici, anche se rivendicò il diritto di « criticare duramente la politica di Sharon senza per questo essere giudicato antisemita » . LE REAZIONI — Immediate e di diverso segno furono le reazioni dei deputati Alberto Nigra ( Ds) e Gianni Vernetti ( Margherita), e del rettore Ezio Pelizzetti, che a nome dell’Università degli Studi di Torino rese pubblico un duro comunicato. Condannò « gli episodi di intolleranza, provocazioni e intimidazioni » e ribadì come « l’Università sia sempre stata e continuerà ad essere il luogo privilegiato del libero confronto delle idee, del dialogo e della reciproca tolleranza. L’ateneo non consente discriminazioni che intacchino la libertà di insegnamento » . In realtà — come dimostra anche ciò che è successo giovedì nel campo dell’Ostiense, dove sono stati attaccati i giovani calciatori del Maccabi — il clima di « terrorismo psicologico » sembra diffondersi in modo allarmante. « Tira una brutta aria — ha detto ieri Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, commentando sia la vicenda torinese sia quella dei giocatori — . Si tratta di episodi di segno diverso, che però minacciano non solo gli ebrei, ma la società civile del nostro Paese e gettano le premesse per violenze maggiori e per il rinnovo di discriminazioni e odi che durante la Se conda guerra mondiale hanno imbarbarito l’Europa. Invitiamo tutte le forze che amano la democrazia a mobilitarsi contro queste minacce ed ad operare perché la vita civile dell’Italia non sia turbata da una cultura di odio, teppismo e guerra civile » . CLIMA DIFFICILE — Questo clima aveva cominciato a manifestarsi, negli atenei, il 14 ottobre 2004, quando alla facoltà di Scienze politiche di Pisa fu impedito di parlare al consigliere d’Ambasciata d’Israele, Shay Cohen, da un collettivo di autonomi. Il 22 febbraio scorso è seguito un episodio analogo: all’Università di Firenze, l’ambasciatore di Gerusalemme, Ehud Gol, è stato accolto da fischi e insulti. E quel clima sempre più ostile ha spinto l’ 8 marzo scorso l’ateneo di Bologna a cancellare l’incontro tra l’israeliana Angelica Calò e la palestinese Samar Sakkar previsto per il giorno dopo sul tema « Sotto lo stesso cielo, l’impossibile convivenza » . E almeno in Italia ( ma non solo) la convivenza, o il pacifico confronto di idee sul tema Israele Palestina sembra stia diventando davvero difficile, se non impossibile. La prima a ribellarsi a questa ipotesi, però, è la stessa professoressa Daniela Santus, che ( convertitasi all’Ebraismo dalla Chiesa Valdese col nome di Ruth) ha invitato al dialogo e a chiudere la questione « Anche se — sottolinea — vedere il proprio nome affisso sui cartelli non fa molto piacere. Questo non significa che io lasci Torino o questa università — ha detto al Corriere — . Resterò qui e continuerò a insegnare » .
Riferimenti: ( Torre di Babele)

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