Evoluzione della specie…

di , 28 Ottobre 2004 20:55


"Ma è ormai tempo di andar via, io per morire, voi per continuare a vivere: chi di noi vada verso una sorte migliore è oscuro a tutti, tranne che al dio." Così si conclude " Apologia di Socrate" di Platone. Quel dubbio socratico sull’al di là è tuttora valido. Se in 2400 anni l’umanità ancora non è riuscita a trovare una risposta soddisfacente a questo dubbio, di cosa continuano a "cianciare" i nostri pseudo pensatori? Boh…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Sbatti il mostro in prima pagina…

di , 22 Ottobre 2004 12:58

A meno che… Lo chiamano “Diritto di cronaca”, sacrosanto, intoccabile, che consente agli addetti all’informazione il diritto di passare su tutto e tutti pur di adempiere alla essenziale funzione di informare il pubblico perchè, come amano ripetere spesso, ” La gente vuole sapere “. A meno che… Eh sì, perchè ci sono sempre le eccezioni, a conferma del fatto che l’informazione nostrana usa spesso due pesi e due misure, anzi, forse anche più di due. A meno che…il “mostro” in questione non sia il figlio di un alto dirigente della RAI. Infatti, ecco un altro bell’esempio di coerenza, onestà e deontologia professionale. Riporto il pezzo tratto da TGCom. ” Un padre e una madre sono stati feriti con un coltello e un’accetta. Sono in ospedale a Legnano: lui grave, lei no. È stato il figlio di 17 anni. Era la vigilia del suo compleanno. Aveva festeggiato con i genitori e la sorella maggiore in un ristorante: è una famiglia importante, benvoluta, seria. Poi il ritorno a casa, a Busto Arsizio. Il figlio ha colpito padre e madre nella stanza sacra per un ragazzo, quella matrimoniale, dove non si entra dopo i dodici anni. È balzato dentro, come una maledizione, menando colpi alle gambe, al volto di chi l’ha generato. Una faccenda del genere avrebbe calamitato le telecamere della Rai, se ci fossero stati di mezzo Pinco e Pallina. Ci sarebbe stata una conferenza stampa delle forze dell’ordine. La “Vita in diretta” avrebbe rubato immagini segrete commentate da Michele Cucuzza, poi Porta a Porta avrebbe ospitato Paolo Crepet e il criminologo Bruno. È la sfacciataggine dei giornali e della tivù: ma di questo vivono. Invece ci sono volute almeno dodici ore perché trapelasse una notizia dall’ospedale. Fino a sera il comandante dei carabinieri ha poi negato l’evidenza, spaventando i cronisti. Poi a denti stretti qualcosa si ammette. Ma si minimizza. Nessun arresto né accusa di tentato omicidio. Se la prognosi fosse stata di 20 giorni, secondo il codice la magistratura avrebbe dovuto procedere d’ufficio: si ferma opportunamente ai 19 giorni. La televisione tace. Perché? Facile. L’uomo ferito, prima che un padre è un leader della Rai e della politica locale, insomma è il notabile cui si deve rispetto. In Rai avrebbero preso sul serio la sua telefonata dove asseriva di essere in clinica per un ictus. Dunque una delicatezza assolutamente particolare. Rispetto? Osiamo chiamarlo servilismo. Ad una famiglia di poveri diavoli avrebbero di sicuro propinato il menu sopra descritto. Abbiamo detto Rai, ma questa censura ha dominato anche Mediaset. Persino “Studio aperto” del grande Mario Giordano, dove si mandano telecamere segrete negli antri delle balene, e non si guarda in faccia a nessuno, stavolta ha glissato. Siamo tutti rispettosissimi delle persone. Specialmente se contano, non è vero?” E che fine ha fatto il ” Diritto di cronaca” ??? Boh…
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Bell’esempio di pacifismo democratico dei democratici pacifisti…

di , 21 Ottobre 2004 14:04

Perchè nessuno ne ha parlato? Scomodo? Riporto questo articolo tratto da " Il Foglio". Un gruppo di studenti ha cacciato Cohen dandogli di fascista. Molto rammarico a parole, nessun nuovo incontro fissato ——————————————————————————– Roma. L’università di Pisa è in ritardo. Ormai sono passati sei giorni da quando il consigliere dell’ambasciata d’Israele, Shai Cohen, è stato cacciato dall’aula magna della facoltà di Scienze politiche, in seguito a un’azione squadrista di un gruppo di studenti “pacifisti” che ha lanciato un messaggio violento, per lo meno a parole: “Fuori da quest’aula, altrimenti la nostra violenza si trasformerà da verbale a fisica”. Questo silenzio imbarazzante danneggia l’immagine di uno tra i più antichi atenei d’Italia, nato nel 1343. Giovedì il professor Maurizio Vernassa ha invitato gli studenti di Storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici ad ascoltare il diplomatico israeliano per una lezione intitolata: “Israele, l’unica democrazia in medio oriente”. Cohen non è arrivato di nascosto, è stato invitato a entrare nell’università dalla porta principale, dove si trovava un gruppo di manifestanti con kefiah al collo. “Sharon assassino, Israele boia, il sionismo è un crimine contro l’umanità”, erano alcuni degli slogan dei manifestanti, ricorda Cohen al Foglio. I cori da fuori sono entrati nell’aula magna. “Uno squadrone di oltre venti ragazzi ha cominciato a urlare verso di me: fascista, assassino, e altri insulti personali che non vorrei ripetere”. La situazione ha rischiato di diventare pericolosa, c’è mancato poco che l’attacco verbale si trasformasse in una rissa totale, che avrebbe potuto mettere in pericolo l’incolumità del diplomatico e di decine di studenti. I tentativi di altri ragazzi, pronti ad ascoltare l’ospite, di calmare i manifestanti, sono falliti. Il messaggio di terrore diretto alla direzione della facoltà è stato chiaro: “O lo cacciate oppure rimaniamo qui. Questo israeliano non apre bocca”. “Non siamo antisemiti, ma antisionisti – hanno precisato i manifestanti – Israele non ha diritto d’esistere”. Il preside della facoltà di Scienze politiche, Alberto Massera, ha preso il microfono e ha annunciato: tutti a casa, incluso l’ospite. Niente polizia, niente lezioni d’ordine pubblico, niente educazione di tolleranza verso l’altro. Massera ha spiegato la sua decisione al Foglio: “In 14 anni a Pisa, soltanto una volta sono stato costretto a chiamare la polizia, quando un ragazzo si era rifugiato nel mio ufficio, perseguitato da un gruppo di studenti che lo minacciavano per le sue opinioni politiche. Questa volta il clima era molto acceso. Se avessi deciso di chiamare la polizia, in quei cinque minuti poteva accadere un disastro”. Potrebbe ricapitare ad altri Se è successo oggi a un ebreo israeliano, domani potrebbe accadere a qualcun’altro che non è visto bene da alcuni studenti. E’ una minaccia reale. Fonti all’interno dell’Università di Pisa confermano: “Si tratta di un gruppo radicale che i professori non vogliono affrontare perché hanno paura di finire sulla lista nera. Sanno che potrebbero essere minacciati a loro volta”. Eppure lo “squadrone” dei ragazzi della sinistra della facoltà di Scienze politiche conosce la parola democrazia. Due di loro fanno persino parte del consiglio di Facoltà. Il giorno dopo i fatti non si è sentita alcuna voce ufficiale. Il professor Massera precisa che si è scusato con il diplomatico israeliano che è stato costretto a tornare a casa, ma non è stato presentato alcun progetto che miri a ripulire l’immagine della facoltà e dell’università. 48 ore dopo la vicenda, secondo un giornale locale (a livello nazionale soltanto il Giornale ha raccontato i fatti di Pisa), il presidente della regione Toscana, Claudio Martini, ha preso carta e penna e ha scritto al consigliere Cohen il suo rammarico. Passano altre 48 ore e anche il rettore dell’Università presenta le sue scuse, e così anche il professor Massera ieri ha scritto all’ambasciata d’Israele. Ma manca un aspetto essenziale in tutte queste lettere, che servono a poco: una proposta che dimostri che a Pisa un ebreo e un israeliano hanno il diritto di esprimersi, una data in cui si reinvita Shai Cohen e lo si fa parlare nell’università che lo ha cacciato. E poi, forse, servirà anche una giornata di studio in cui intellettuali della sinistra italiana ed europea si chiedano, insieme agli studenti, come sia stato possibile arrivare a questo punto. Se la conclusione fosse la stessa, con ragazzi che accusano altri ragazzi di essere fascisti, e loro stessi si comportano come tali, affermando che Israele non ha diritto d’esistenza e di parola, allora non ci sarà differenza tra pacifismo finto e odio radicale e vero verso gli ebrei e gli israeliani. No comment!
Riferimenti: ( Torre di Babele)

La realtà apparente…

di , 21 Ottobre 2004 13:23


Tutto appare, tutto sembra ciò che non è o, almeno, qualcosa di diverso da ciò che è. Ma allora di cosa stiamo parlando? Anche parlare e scrivere sembra essere comunicazione e come tale appare e viene accettata. E forse, in qualche misura, lo è. Ma se l’essenza della realtà è inconoscibile cosa stiamo comunicando? Apparenze, ecco cosa comunichiamo, solo vaghe impressioni di realtà, mai certezze. In realtà anche questa affermazione è un semplice paradosso. Se fosse vera sarebbe in contraddizione con l’assunto. Non c’è scampo. La vita intera è un solo, unico, grande paradosso. Immagine " Vertumnus" di G. Arcimboldo
Riferimenti: ( Torre di Babele)

L’arte…di arrangiarsi (2)

di , 19 Ottobre 2004 16:03


Oggi districarsi nel mondo dell’arte è, a sua volta, un’arte. Meglio stare molto attenti e fare come la pubblicità dei farmaci “Seguire attentamente le istruzioni“. Come si fa a distinguere un’opera d’arte? Bisogna osservare bene tutte le indicazioni possibili. Faccio un esempio pratico. State passeggiando tranquillamente e passate davanti ad un vasto locale aperto. Entrate incuriositi e vedete sparse alla rinfusa ferraglie varie. Prima osservazione: mai lasciarsi influenzare dalla prima impressione. Uscite e guardate attentamente l’insegna. Se c’è scritto “Officina meccanica” avevate ragione di pensare che quello che sta dentro sia semplice ferraglia. Se, invece, nell’insegna c’è scritto “Galleria” non si tratta di ferraglia, ma di opere d’arte. Sempre ferraglia è, ma costa un sacco di soldi!

Chiaro l’esempio? La differenza sta tutta nell’insegna. Nell’immagine sotto vedete un’opera “La freccia” di Arnaldo Pomodoro. Non è semplice ferro, è una scultura, un’opera d’arte. Ma se doveste vederla sistemata in un cortile aperto, senza nessuna indicazione, cosa pensereste? Ecco che è importante, a questo punto, il parere dei critici. Esempio pratico di un giudizio critico riferito alle sculture di Pomodoro. “Le opere di Arnaldo Pomodoro, uno dei più importanti e noti scultori contemporanei, hanno forme classiche e primordiali – il disco, la colonna, la sfera – che una straordinaria ricchezza tecnica trasforma in oggetti che, “aprendosi” in squarci profondi, rivelano un mondo più complesso di quanto non appaia in superficie”. “Forme primarie lucenti e sgomente (…) fratturate da voragini inquiete“, come le ha descritte lo scrittore Alberto Arbasino. Chiaro? E se lo dice Arbasino…

Non avete capito il significato di ” Forme primarie lucenti e sgomente…fratturate da voragini inquiete“??? Tranquilli, non l’hanno capito nemmeno loro. Ma loro ci campano su queste astrusità. Facciamo un altro esempio pratico, rubato ad un famoso film di De Crescenzo. Ipotizziamo che, a causa di un cataclisma, queste opere finiscano sotto terra e vengano scoperte dopo secoli da qualcuno. Secondo voi chi ritrova l’opera riprodotta nell’immagine pensa di aver trovato un’opera d’arte o un pezzo di ferro arrugginito? Onesti eh? Rispondete onestamente. Chiaro?

E prima di esprimere un giudizio su certe opere d’arte, ricordatevi di leggere attentamente le istruzioni. Se anche le istruzioni non sono chiare fatevele spiegare da un critico. Se anche il critico è incomprensibile, lasciate perdere l’arte ed andate  a cercare funghi. Una bella passeggiata fra i boschi è tutta salute.

Riferimenti: ( Torre di Babele)

La classe non è acqua…

di , 18 Ottobre 2004 12:57


Breve zapping TV, ieri pomeriggio. Mara Venier intervista Catherine Deneuve. Prima considerazione: ma non c’era un’altra conduttrice disponibile? Mara Venier, con la sua grazia da ippopotamo e la sua risata sguaiata che condivide con un’altra "signora" della TV, la Carrà. Mara e Catherine, una di fronte all’altra. Ecco un bell’esempio pratico di cosa sia un confronto e di quanto possa essere utile avere un termine di paragone. E di come certi personaggi sembrino brillare di una presunta bravura solo quando sono fra i propri simili. E, cosa non trascurabile, di quanto possano essere pericolosi certi accostamenti fra chi "pensa" di essere bella, brava, elegante ed intelligente e chi lo è davvero. Mara Venier è quella "signora" che, in una puntata precedente dello stesso programma, espresse considerazioni poco piacevoli su Naomi Campbell, colpevole, secondo la Venier, di aver preso un sacco di soldi e di non aver risposto alle sue domande sulla vita privata. E tanto per dimostrare la sua signorilità ( ma non ce n’era bisogno), conclude esclamando, in diretta e guardando la telecamera, come ha insegnato Bonolis," A Naomi, ma vaff…". Proprio un bell’esempio di signorilità. E la pagano pure. Ma se qualcuno si fosse azzardato a contestarla o punirla, o peggio, cacciarla dagli studi RAI ( come sarebbe stato più che giusto), i libertari ad oltranza avrebbero gridato allo scandalo ed avrebbero, ancora una volta, denunciato il fatto come "censura". Clou dell’intervista alla Deneuve, ancora le solite domande personali per accertare se sia innamorata o se abbia intenzione di sposarsi. Il tutto intervallato da previsioni astrologiche e grandi risate da mercato del pesce, alternando il "Tu" al "Lei", con evidente imbarazzo di scelta. Ma Venier non è la sola a puntare su questi argomenti di notevole interesse pubblico. Ormai il leit motiv delle interviste è sempre quello: la vita privata degli intervistati, con particolare riferimento ai legami affettivi e con qualche puntatina sui gusti e preferenze sessuali. Questo è il massimo che possano partorie le geniali menti dei nostri conduttori e conduttrici TV. Se per qualche miracolo dovessero tornare in vita Leonardo, Michelangelo o Dante, state pur sicuri che l’intervistatrice di turno gli chiederebbe se sono innamorati o cosa dica il loro oroscopo su eventuali nuovi incontri amorosi. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. E’ proprio in questi casi che è evidente a tutti quale sia la differenza fra la classe e la volgarità. Del resto, c’è poco da fare zapping, si cade dalla padella nella brace: dalla Venier a Platinette. Fine dello zapping; meglio chiudere e fare altro.
Riferimenti: ( Torre di Babele)

L’arte…di arrangiarsi!

di , 16 Ottobre 2004 08:52


Qualche giorno fa cercavo, come al solito, di trovare qualcosa di guardabile in TV. Solito zapping, solita spazzatura. Capito su una TV locale dove era in corso la solita vendita di quadri. Mi fermo incuriosito con in mente la famosa battuta di Totò nella scenetta di Pasquale " Vediamo questo stupido dove vuole arrivare…". Una persona apparentemente seria, giacca e cravatta e l’aria suadente, che si inventa espressioni di stupore davanti a quelle che chiama "opere d’arte, belle da impazzire, capolavori dell’arte degli ultimi 50 anni, imperdibili…" tutto quasi regalato, ma a suon di milioni. E così via, sapete bene di cosa parlo. Ora, molte di queste opere erano semplicemente delle tele dipinte con un colore grigio uniforme, senza nemmeno l’abbozzo di un disegno, una forma, una linea; niente di niente, se non un uniforme colore grigiastro. Ed il "critico", quasi in estasi davanti a tanta bellezza, che continuava a decantare, dimostrando notevoli doti interpretative ( infatti non gli scappava da ridere nemmeno per un attimo), ne consigliava caldamente l’acquisto, anche come investimento. Ora, che ci siano persone che campano su questa "arte" moderna passi, che ci siano persone sprovvedute è risaputo, che ormai l’arte nessuno sa più cosa sia è scontato, ma che qualcuno abbia il barbaro coraggio di dare ad una tela grigia il titolo di "Cosmocromia"… Beh, signori, questo è umorismo puro, da far ridere i polli, da far invidia a Zelig. Anche questa la chiamano "Arte". Sì, l’arte di arrangiarsi e campare alle spalle dei…polli!
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Scherzi della mente

di , 13 Ottobre 2004 05:29

E’ un passatempo affascinante giocare con la mente e con le sue stranezze. Tentare di scoprire il confine fra ciò che è conscio e ciò che non lo è può essere davvero coinvolgente, ma ha i suoi rischi. E’ in quella sottilissima linea di confine che andrebbero ricercate le risposte a tante domande sulla psiche umana. C’è uno spazio intermedio fra conscio ed inconscio, una linea di confine, in cui si intersecano vaghi barlumi di consapevolezza e vibrazioni bioenergetiche.

E’ lì che le informazioni “biologiche” si trasformano in pensieri e parole. Ed è sempre lì, in quella sottile striscia di terra di nessuno, che, per uno strano scherzo della mente, prendiamo coscienza dei pensieri. E’ davvero una crudele illusione quella che ci fa credere che sia la nostra volontà conscia a creare i pensieri. In realtà è come se un lettore, davanti ad un testo scritto, fosse convinto di creare egli stesso le frasi nello stesso momento in cui le legge. Buffo, falso, ma è proprio ciò di cui siamo convinti.
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Cos’è la giustizia?

di , 12 Ottobre 2004 22:43

Brusca; un nome, una garanzia. Brusca, l’uomo che ha fatto saltare in aria Falcone, la moglie e gli uomini di scorta. L’uomo che è responsabile di circa cento omicidi. L’uomo che ha fatto sequestrare un bambino di 12 anni, lo ha ammazzato e poi lo ha sciolto nell’acido. Brusca…ogni tanto potrà andare in vacanza. Brusca, a quanto sembra, potrà addirittura godere degli arresti domiciliari. Alla faccia di chi magari è in galera innocente, o per aver rubato un pollo. E’ giustizia questa? Ma cos’è la giustizia? Esiste ancora? E’ mai esistita? Ah, già, dimenticavo che oggi va di moda la tolleranza. Bisogna essere tolleranti con tutti, sempre e comunque. Bisogna perdonare, rieducare, reinserire e bla bla bla… Chissà se i buonisti sarebbero così buoni se fossero parenti di Falcone o di una delle cento persone ammazzate da Brusca, o se fossero i genitori di quel bambino sciolto nell’acido…!? Facile essere buonisti e tolleranti sulla pelle altrui. Troppo facile. Facile parlare di giustizia quando nessuno sa più cosa sia la giustizia. Già, ma l’importante è seguire le fiction, i reality, o, per i più impegnati, dibattere sulle ultime dichiarazioni dei politici di turno, pensando di essere nel giusto, di avere la verità in tasca, di essere i "buoni". L’importante è che vinca la Ferrari o Valentino Rossi. L’importante è che ci diano il nostro calcio quotidiano. L’importante è illudersi di essere buoni e sensibili scambiandosi le frasi da cioccolatini Perugina. L’importante è partecipare a tutte le manifestazioni con la bandiera della pace. L’importante è mettere una candela alla finestra. Ma quanto siamo buoni! Giustizia? Volete sapere che fine ha fatto la giustizia? Scrivete a "Chi l’ha visto". A proposito, se cercate la giustizia, visto che ci siete, guardate anche, se vi capita, di trovare l’intelligenza. Anche quella è scomparsa, dispersa… Ma mi faccia il piacere!
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Il giochino dei perchè…

di , 11 Ottobre 2004 08:27


E’ un giochino che tutti abbiamo fatto, da bambini: chiedere "perchè?". E spesso i perché dei bambini sono imbarazzanti perché riguardano cose che gli adulti danno per scontate, ma non sono in grado di spiegare in maniera semplice. Poi, crescendo, si smette di giocare. Per una serie di motivi, non ci si chiede più "perché?" e si comincia, invece, ad accettare per scontato tutto ciò che viene proposto dai "grandi". Ad un certo punto si ha la sensazione che porre troppe domande sia quasi irriguardoso e sconveniente. E così si comincia a dare per scontato tutto ciò che dice il papà o la mamma. E poi si continua con l’accettare come sacrosanta verità tutto ciò che dice la maestra all’asilo o alle elementari. E poi ancora alle scuole superiori. E poi ancora nei rapporti quotidiani. C’è sempre qualcuno che dall’alto di una cattedra ci dice cosa dobbiamo pensare, cosa dobbiamo credere, come dobbiamo comportarci. C’è sempre qualcuno che ci insegna la "verità". E così si evita di chiedere spiegazioni anche quando, invece, sarebbe proprio opportuno, come a scuola. Ma si preferisce tacere per evitare di passare per quello che "non ha capito". Ma l’importante non è tanto l’aver capito esattamente i concetti studiati, quanto superare, bene o male, l’esame. E così si diventa professori che non hanno capito, i quali, a loro volta, insegnano cose che non hanno capito a persone che continueranno a non capire e che diventeranno, anch’essi, professori. In altre circostanze si tace per evitare di mettere in imbarazzo l’interlocutore o il conferenziere di turno, o il capo ufficio. Si tace per timidezza o per insicurezza. Si tace anche, o soprattutto, per evitare di porre in dubbio le certezze acquisite, quelle rassicuranti certezze collettive che ci fanno sentire parte integrante della società. E le domande restano sospese nella nostra mente, inappagate. E così ci si abitua ad accettare passivamente l’idea che il nostro rapporto con il mondo sia un rapporto fra chi "non sa" (noi) e chi "sa" ( i genitori, gli insegnanti, i vari superiori di turno, i politici, gli scienziati, i media, insomma…gli altri! ). E così, smettiamo di "giocare"! E ci teniamo dentro una sensazione vaga e fastidiosa. La sensazione che in questo mondo ci sia qualcosa che non va per il verso giusto, che non quadra, che non ci convince, qualcosa che pure deve essere importante, fondamentale, e che, tuttavia, ci viene tenuta nascosta. La sensazione di vivere in una sorta di mistificazione totale della realtà. E viviamo con la segreta speranza che, prima o poi, arrivi un innocente bambino ad urlare al mondo che… " Il re è nudo ! ".
Riferimenti: ( Torre di Babele)

Uno slogan facile facile…

di , 5 Ottobre 2004 21:05

Uno slogan fa presa, si ricorda facilmente e diventa quasi un segno di riconoscimento per chi lo pronuncia. Una specie di distintivo. Uno dei più usati e abusati è questo: " Un mondo migliore è possibile ". Questa affermazione è vera? E’ davvero possibile un mondo migliore? Certo che è possibile, e sarà anche semplicissimo da realizzare non appena tutti si saranno messi d’accordo sul significato di " migliore ". Ciò che è difficile non è migliorare il mondo, ma mettersi d’accordo sugli obiettivi e sui metodi per raggiungerli. P.S. Avete presente una riunione condominiale? Sì? Allora come fate a pensare che sia così facile mettersi d’accordo su come amministrare il mondo?
Riferimenti: ( Torre di Babele)

La ricchezza della povertà…

di , 3 Ottobre 2004 16:45

Ci sono idee come boomerang. Partono dalla mente di qualcuno, fanno il giro del mondo e, quando tornano al punto di partenza, sono talmente modificate nella forma, nella sostanza, nel significato e nei contenuti, che coloro che le avevano partorite stentano e fanno fatica a riconoscerle. Taluni affermano che la diversità sia una ricchezza. Anche povertà e ricchezza sono diversità. Ma allora, se anche la povertà, essendo una diversità, è una ricchezza perchè la si vuole eliminare? O non è vero che la diversità sia una ricchezza, oppure non è vero che la povertà sia diversa dalla ricchezza. Taluni affermano che il terrorismo non si combatte con le armi, ma col dialogo. Come dire: contrastare la guerra con la pace. Non ci sarebbero stati 50 milioni di morti nella seconda guerra mondiale se gli americani, dopo Pearl Harbor, invece di rispondere con le armi, avessero "dialogato" con i giapponesi. E se, ancora, francesi, inglesi e russi, invece di rispondere con le armi all’aggressione tedesca, avessero dialogato con Hitler. A pensarci bene, anche Abele avrebbe voluto dialogare con Caino, se solo ne avesse avuto il tempo. O no?
Riferimenti: ( Torre di Babele)

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